Demenza
La demenza non è una singola malattia, ma il nome che raccoglie i processi in cui memoria, pensiero, linguaggio e capacità di cavarsela nella vita di tutti i…
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Medicinali comunemente utilizzati per Demenza
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 10 mgPrincipio attivo: memantineProduttore: Exeltis Healthcare S.L.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: ORALLY DISINTEGRATING TABLET/LIOTAB, 10 mgPrincipio attivo: donepezilProduttore: Laboratorios Cinfa S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 10 mgPrincipio attivo: donepezilProduttore: Almus Farmaceutica S.A.U.Prescrizione richiesta
Demenza
La demenza non è una singola malattia, ma il nome che raccoglie i processi in cui memoria, pensiero, linguaggio e capacità di cavarsela nella vita di tutti i giorni si deteriorano in modo progressivo. Dietro c'è sempre una causa precisa: più spesso la malattia di Alzheimer, meno spesso i danni vascolari del cervello, la demenza a corpi di Lewy o la degenerazione frontotemporale. L'età aumenta il rischio, ma la demenza non fa parte dell'invecchiamento normale: una dimenticanza che impedisce di vivere è un motivo per indagare, non qualcosa da mettere in conto agli anni che passano.
I primi segnali
L'esordio è quasi sempre sfumato, e si nota meglio da fuori che dall'interno:
- si ripetono le stesse domande e gli stessi racconti; i fatti recenti si perdono, mentre quelli lontani restano nitidi;
- diventa difficile trovare parole comuni e il discorso si fa vago: «quel coso», «quella cosa là»;
- confusione con il tempo e con lo spazio: la persona si perde in un quartiere che conosce a memoria oppure non sa che giorno sia;
- le sequenze di sempre si complicano: cucinare seguendo una ricetta, pagare una bolletta, organizzare un viaggio;
- cambia il carattere: compaiono irritabilità, diffidenza, apatia, e si spegne l'interesse per ciò che prima piaceva.
Una dimenticanza isolata per stanchezza o stress capita a tutti. A preoccupare non è il singolo episodio, ma il suo andamento: un mese fa se la cavava, adesso non più.
Quando rivolgersi al medico
- il peggioramento della memoria o del pensiero è evidente alla persona stessa o a chi le sta vicino e dura da diversi mesi;
- ha smesso di fare cose che prima faceva da sola;
- sono comparsi cambiamenti di comportamento e di umore che non le appartengono;
- un familiare abbandona le sue attività e i rapporti con gli altri.
Non conviene rimandare, e per una ragione pratica: alcune situazioni che somigliano a una demenza sono reversibili, come la depressione, la carenza di vitamina B12, i disturbi della tiroide, gli effetti collaterali dei farmaci, gli esiti di un colpo alla testa. Si individuano con gli accertamenti e si curano.
Come si arriva alla diagnosi
Con il colloquio e con gli esami. Il medico chiede che cosa è cambiato e da quando, valuta memoria e pensiero con prove brevi, prescrive gli esami del sangue per escludere le cause reversibili e, se serve, invia a una risonanza o a una TC del cranio e allo specialista neurologo o psichiatra.
Alla visita conviene presentarsi accompagnati da una persona vicina: da fuori si vedono cambiamenti che il diretto interessato non percepisce o considera irrilevanti. Aiuta annotare prima che cosa è diventato più difficile e da quando, e portare l'elenco di tutti i medicinali in uso.
Che cosa dà il trattamento
Un farmaco che fermi il processo degenerativo ancora non esiste. Curare però ha senso, per più di un motivo: i medicinali per la malattia di Alzheimer possono migliorare per un certo periodo memoria e attenzione, il controllo della pressione, della glicemia e del colesterolo frena la forma vascolare, e affrontare separatamente depressione, ansia e disturbi del sonno produce spesso un miglioramento che i familiari vivono come il ritorno della persona di prima.
Altrettanto importante è organizzare la vita quotidiana: una routine chiara, etichette sugli armadi, un calendario grande alla parete, un portapillole, le cose di sempre al loro posto di sempre. Tutto questo riduce l'ansia e allunga il tempo dell'autonomia.
Per chi assiste
Assistere una persona con demenza è un carico che dura, e la stanchezza qui non è debolezza: è prevedibile. Conviene informarsi in anticipo su quali aiuti esistono sul proprio territorio, dividere i compiti fra i familiari e ritagliarsi del tempo di riposo. Le condizioni di chi assiste fanno parte della cura, non sono una questione secondaria.
Domande frequenti
La smemoratezza finirà per diventare demenza? No. I cambiamenti moderati della memoria legati all'età possono restare stabili per anni senza progredire.
La demenza si eredita? Nella maggior parte dei casi non c'è una trasmissione diretta. Esistono forme familiari, ma sono rare.
Si può ridurre il rischio? In parte sì: tenere sotto controllo pressione e glicemia, smettere di fumare, muoversi, curare il calo dell'udito e mantenere i rapporti sociali si associano a un rischio minore.
Consulto online
Nel consulto online il medico ricostruisce che cosa è cambiato esattamente, valuta quali cause reversibili conviene escludere per prime, spiega quali accertamenti serviranno e indica a quale specialista rivolgersi di persona.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
Revisionato dal punto di vista medico da
Revisionato il 22 lug 2026
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