Disturbo dell'elaborazione uditiva
È la difficoltà a capire ciò che si sente pur avendo un udito normale. L'orecchio raccoglie il suono senza problemi e l'esame dell'udito risulta pulito, ma…
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È la difficoltà a capire ciò che si sente pur avendo un udito normale. L'orecchio raccoglie il suono senza problemi e l'esame dell'udito risulta pulito, ma lungo la strada verso il significato il parlato perde una parte dell'informazione: le parole si incollano tra loro, i suoni simili si confondono e in una stanza rumorosa la conversazione si sgretola del tutto. Visto da fuori sembra disattenzione o testardaggine, ed è per questo che un bambino viene considerato distratto per anni e a un adulto si rimprovera di non ascoltare.
Che cosa si inceppa davvero
Sentire è in realtà un doppio lavoro. Il primo lo fa l'orecchio: trasforma le vibrazioni dell'aria in impulsi nervosi, ed è esattamente quello che misura l'audiometria comune. Il secondo lo fa il cervello: separa la voce dal brusio, distingue differenze sonore brevissime come «pesce» e «peste», tiene fermo l'inizio della frase mentre arriva la fine. L'inceppo avviene in questa seconda metà del percorso.
Da qui il tratto principale: la persona sente che le si sta parlando, ma non distingue le parole. Chiede di ripetere, indovina dal contesto, guarda le labbra, risponde a caso. In silenzio e faccia a faccia, invece, capisce tutto benissimo.
Come si vede nella vita di tutti i giorni
L'insieme delle difficoltà è piuttosto riconoscibile:
- al bar, in classe, in auto con la radio accesa il parlato diventa rumore;
- le cose più difficili sono il parlato veloce, un accento marcato e le telefonate in vivavoce;
- le istruzioni orali in più passaggi vengono eseguite a metà: la prima parte è fatta, il resto si è perso;
- le parole che suonano simili si scambiano, e per questo il dettato ne risente;
- è difficile capire da dove arriva un suono e isolare una voce sola tra tante;
- verso sera arriva una stanchezza pesante, perché ascoltare richiede uno sforzo continuo.
In uno scolaro sembra un «sente quando gli conviene»: in una stanza tranquilla risponde correttamente, in una classe di venticinque perde il filo. In un adulto si traduce nell'evitare i luoghi rumorosi e nel chiedere di scrivere invece di telefonare.
Con che cosa viene confuso
Un quadro molto simile nasce da cause del tutto diverse, e sono quelle da chiarire prima di accontentarsi di un'etichetta.
- Una vera perdita uditiva. Soprattutto sulle frequenze acute: le consonanti suonano più deboli delle vocali e anche il parlato diventa indistinto. L'esame dell'udito viene sempre per primo.
- Liquido nell'orecchio medio dopo un'otite. Nei bambini può restare per mesi e l'udito oscilla da un giorno all'altro. È una condizione curabile, e con essa se ne va una parte della difficoltà.
- Deficit di attenzione. Il bambino si perde non solo il parlato ma tutto il resto, e nel silenzio il risultato non migliora.
- Disturbo dello sviluppo del linguaggio. Qui è colpita la lingua in sé: vocabolario ristretto, errori di grammatica, e non soltanto l'analisi dei suoni.
- Il modo di comunicare tipico dell'autismo. La difficoltà non sta nel decodificare i suoni, ma nel cogliere il contesto e le intenzioni dell'interlocutore.
Spesso queste cose convivono: il disturbo dell'elaborazione uditiva accompagna di frequente la dislessia e il deficit di attenzione. In quel caso occorre lavorare su tutti i fronti insieme, altrimenti le sedute rendono poco.
Quando non conviene aspettare
Il disturbo dell'elaborazione uditiva in sé non è pericoloso e non peggiora nel tempo. È pericoloso scambiare per esso qualcos'altro.
Rivolgersi al medico al più presto se la difficoltà a distinguere il parlato:
- è comparsa all'improvviso, in ore o giorni: una perdita uditiva improvvisa va valutata entro il primo giorno, qui il tempo conta davvero;
- è nettamente maggiore da un orecchio, soprattutto insieme a ronzio o senso di orecchio tappato dallo stesso lato;
- si accompagna a vertigini, instabilità, formicolio o debolezza di metà del viso;
- è comparsa per la prima volta in un adulto e peggiora di settimana in settimana;
- è iniziata dopo un trauma cranico, un'infezione grave, una meningite o una terapia con farmaci che danneggiano l'orecchio.
I disturbi di un solo lato sono i più importanti: dietro può esserci un tumore benigno del nervo acustico. Cresce lentamente, ma prima lo si trova, più semplice è affrontarlo. Se un adulto inizia a capire male il parlato senza un motivo apparente, vale la pena escludere anche una malattia neurologica. E in una persona anziana questo disturbo si rivela a volte il primissimo segno di un calo della memoria e del ragionamento, molto prima delle dimenticanze.
Da dove nasce
Nella maggior parte dei bambini la causa non si arriva a individuare. Circostanze note che aumentano la probabilità:
- otiti ripetute e liquido persistente nell'orecchio medio nei primi anni, proprio quando il cervello impara ad ascoltare;
- un parto difficile, una grave prematurità, un ittero marcato del neonato;
- una familiarità per difficoltà simili;
- un trauma cranico, una meningite o un'encefalite avuti in passato;
- negli adulti gli esiti di una commozione cerebrale, di un ictus o di una malattia neurologica, oltre ai normali cambiamenti legati all'età nell'elaborazione del suono.
Come si verifica
Prima l'esame dell'udito abituale e l'ispezione delle orecchie: senza questo non ha senso proseguire. Poi lo specialista dell'udito propone prove costruite su parlato distorto o concorrente: capire frasi su un fondo di rumore, ricevere parole diverse nell'orecchio destro e sinistro insieme, cogliere una differenza minima fra due suoni, ricostruire una parola a cui è stato tolto un pezzo.
A volte si aggiungono la registrazione delle risposte delle vie uditive con sensori sulla testa e una valutazione di linguaggio, memoria e attenzione: una parte della difficoltà si spiega proprio lì e non con l'analisi dei suoni.
Prima dei sette anni questo studio di solito non si fa: nei più piccoli i risultati sono instabili e un bambino sano «non supera» la prova solo per l'età. Non è però un motivo per stare fermi: aiutare l'ascolto e il linguaggio si può a qualsiasi età, semplicemente senza una diagnosi.
Che cosa aiuta sul serio
Non esistono pastiglie per questa condizione, e conviene diffidare di chi promette di guarirla. Funziona altro: l'allenamento e la riprogettazione dell'ambiente sonoro.
Le sedute con uno specialista insegnano a estrarre il parlato dal rumore, a distinguere suoni vicini, a trattenere e ripetere istruzioni via via più lunghe. La costanza conta più della durata: esercizi brevi tutti i giorni rendono più di sedute lunghe e sporadiche.
A scuola la differenza maggiore la fa la trasmissione senza fili della voce: l'insegnante parla in un microfono piccolo e il suono arriva direttamente all'auricolare del bambino. La voce smette di affogare nel rumore della classe e il cambiamento si nota spesso dal primo giorno. Aiutano anche accorgimenti semplici: un posto nelle prime file e lontano dalla finestra, i compiti consegnati per iscritto, il permesso di chiedere di nuovo, tappeti e mobili morbidi nella stanza.
Se ci sono anche dislessia, deficit di attenzione o un ritardo del linguaggio, si lavora su di essi in parallelo. E vale la pena spiegare la situazione agli insegnanti: quando smettono di rimproverargli la disattenzione, l'atteggiamento del bambino verso lo studio cambia.
Come parlare per farsi capire
La maggior parte del lavoro non la fa la persona interessata, ma chi le parla. Cosa conviene fare:
- parlare di fronte, con le labbra visibili, senza coprirsi la bocca con la mano;
- richiamare prima l'attenzione con il nome e solo dopo iniziare la frase;
- spegnere televisione e radio, allontanarsi dal punto rumoroso;
- frasi corte al posto di frasi lunghe, un'idea per volta;
- non ripetere la stessa cosa più forte, ma dirla con altre parole;
- mettere per iscritto l'essenziale: l'ora, l'indirizzo, l'elenco delle cose da fare;
- lasciare delle pause, perché decodificare quanto si è sentito richiede qualche secondo.
Cosa invece ostacola: gridare, parlare in modo esageratamente lento e sillabato, rivolgersi a qualcuno da un'altra stanza o di spalle, dare incarichi lunghi e in più passaggi solo a voce, e mostrare fastidio quando chiedono di ripetere.
Consulto online
Nel consulto online il medico ricostruisce in quali situazioni precise il parlato smette di essere chiaro, da quanto tempo e da quale lato, valuta se ci sono segnali che impongono accertamenti urgenti, indica da quali esami dell'udito partire e a quale specialista rivolgersi di persona. Può anche aiutare a formulare la richiesta alla scuola per adattare le condizioni delle lezioni.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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