Ectropion
Si parla di ectropion quando la palpebra inferiore si stacca dal bulbo oculare e si rovescia verso l'esterno.
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Medicinali comunemente utilizzati per Ectropion
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: OPHTHALMIC GEL, 2.5 mg/gPrincipio attivo: artificial tears and other indifferent preparationsProduttore: Laboratorios Thea S.A.Prescrizione non richiestaForma farmaceutica: Eye drops, solution, 50 mgPrincipio attivo: artificial tears and other indifferent preparationsProduttore: Alcon Healthcare S.A.Prescrizione non richiestaForma farmaceutica: EYEDROP, 2 mg sodium carboxymethylcellulosePrincipio attivo: artificial tears and other indifferent preparationsProduttore: Abbvie Spain, S.L.U.Prescrizione richiesta
Si parla di ectropion quando la palpebra inferiore si stacca dal bulbo oculare e si rovescia verso l'esterno. Il bordo smette di appoggiarsi, la superficie interna rosata resta in vista e l'occhio perde quella striscia sottile che per tutta la vita gli ha tenuto sopra il film lacrimale. Di per sé non è una condizione pericolosa e quasi sempre riguarda solo la palpebra di sotto, ma conviverci è fastidioso: l'occhio lacrima e si asciuga insieme, verso sera arrossa, al mattino è incollato. Nella maggior parte dei casi arriva con l'età e si installa nel giro di mesi, perciò a lungo lo si attribuisce alla stanchezza. Eppure è proprio da quanto presto lo si nota che dipende la possibilità di cavarsela con qualche collirio.
A che cosa serve la palpebra appoggiata all'occhio
La palpebra inferiore svolge due compiti insieme, e diventano evidenti entrambi soltanto quando smette di assolverli.
Il primo è quello del tergicristallo. A ogni ammiccamento il bordo percorre la cornea e ridistribuisce su di essa il film lacrimale. Quel film è sottilissimo, resiste pochi secondi e senza rinnovo si rompe; sotto la rottura la superficie dell'occhio si asciuga all'istante. Una palpebra staccata spazza aria, e una parte della cornea resta scoperta, soprattutto quella inferiore, la stessa che nel sonno rimane esposta.
Il secondo compito è quello di scarico. All'angolo interno dell'occhio c'è un forellino, il punto lacrimale, attraverso cui la lacrima defluisce nel naso. Quel punto deve stare immerso nel lago lacrimale e appoggiato all'occhio, e il muscolo palpebrale a ogni ammiccamento funziona da pompa. Basta che la palpebra si allontani perché il punto guardi verso l'aria, la pompa lavori a vuoto e la lacrima trabocchi dal bordo.
Da qui il paradosso centrale di questa condizione: l'occhio cola non perché di lacrime ce ne siano troppe, ma perché non se ne vanno; alla cornea, intanto, quelle lacrime non arrivano e si secca. Ecco perché qui servono i prodotti per la secchezza e non i cosiddetti «colliri contro la lacrimazione».
Esiste anche la situazione opposta: il bordo palpebrale si arrotola verso l'interno e le ciglia sfregano sull'occhio. Quello è un entropion, un'altra condizione con un'altra terapia, anche se i disturbi iniziali si somigliano.
Che cosa si avverte
L'insieme dei disturbi è piuttosto riconoscibile e in genere cresce in blocco.
- Un occhio che cola in continuazione. La lacrima scende sulla guancia con il vento, con il freddo, leggendo, a volte senza alcun motivo. A furia di asciugarla, la pelle sotto l'occhio si irrita e si desquama.
- Sensazione di sabbia e bruciore. È la cornea che si asciuga. Peggiora a fine giornata e davanti a uno schermo, e anche al risveglio se di notte l'occhio non si è chiuso del tutto.
- Rossore. Diventano rossi sia il bianco dell'occhio sia la superficie interna della palpebra esposta, che all'aria si ispessisce e si irruvidisce. Sulla pelle scura il rossore della palpebra si vede peggio: ci si regola sul gonfiore e sulle sensazioni.
- Una vista che oscilla. Le lettere si sfocano e, dopo qualche ammiccamento, si schiariscono per un istante. A comportarsi così non è l'occhio, ma il film lacrimale che si rompe.
- Crosticine al mattino, ciglia incollate, congiuntiviti e orzaioli ricorrenti: una superficie senza protezione si infetta più facilmente.
- Un occhio che non si chiude fino in fondo. Quasi nessuno se ne accorge da solo: di solito lo segnalano i familiari, vedendo la persona dormire con gli occhi socchiusi.
Perché la palpebra si rovescia
Le cause sono diverse, e da esse dipende direttamente che cosa fare dopo.
- L'età. È di gran lunga il caso più frequente: i legamenti che ancorano la palpebra al bordo osseo dell'orbita si allentano, il muscolo perde forza e la palpebra cede sotto il proprio peso. Si sviluppa in anni, di regola su entrambi gli occhi, anche se su uno si nota di più.
- Paralisi del nervo facciale. Il muscolo che chiude le palpebre smette di ricevere comandi e la palpebra si stacca subito, in ore o giorni. Succede con la paralisi di Bell, dopo interventi sulla ghiandola parotide, dopo un fuoco di Sant'Antonio con lesioni nell'orecchio, dopo un ictus. Qui l'ectropion arriva di rado da solo: sullo stesso lato il sopracciglio non si solleva e l'angolo della bocca scende.
- Una cicatrice. La pelle sotto l'occhio si è accorciata e tira la palpebra verso il basso: ustioni, traumi, anni di danno solare e, molto spesso, il segno di un intervento, compresa una blefaroplastica o l'asportazione di un tumore palpebrale.
- Infiammazione cronica della pelle della palpebra: eczema, dermatite seborroica, allergia. Un capitolo a sé, e spesso trascurato, sono gli anni di colliri, soprattutto quelli per il glaucoma: la pelle risponde ai conservanti con una dermatite silenziosa, poi si raggrinza e tira la palpebra.
- Una formazione sulla palpebra. Una cisti o un tumore trascinano il bordo verso il basso con il loro peso, oppure lo deformano cicatrizzando.
- Forma congenita. È rara e di solito accompagna altre particolarità della struttura del viso.
Che cosa non si può attribuire all'età
Una palpebra che scende lentamente si discute con calma a una visita programmata. Ma ci sono situazioni in cui aspettare è sbagliato.
- Il viso si è storto nel giro di poche ore. L'occhio non si chiude, il sopracciglio non si alza, l'angolo della bocca è sceso. Anche se si rivelerà una paralisi di Bell, va valutato lo stesso giorno. E se insieme al viso si sono indeboliti un braccio o una gamba, la parola si è impastata o è mancata la vista, bisogna chiamare subito un'ambulanza (nei paesi europei il numero unico è il 112): un ictus può cominciare esattamente così.
- Un nodulo o una piaghetta sulla palpebra che non guariscono. Devono mettere in allarme un ispessimento che cresce per mesi, una ferita che ogni tanto sanguina, una zona in cui le ciglia sono cadute e non ricrescono, una palpebra deformata in un punto solo. È la riga più importante di tutta la pagina: il tumore cutaneo della palpebra ha un aspetto dimesso e in fase precoce si asporta per intero, mentre trascurato si spinge verso l'interno dell'orbita.
- L'occhio fa male all'improvviso, teme la luce, si è annebbiato o vede peggio. Così si manifesta il danno di una cornea disidratata, fino all'ulcera. La visita serve nell'arco di ore, non «quando c'è posto».
- Una palpebra rovesciata di colpo in una persona giovane, senza alcun antefatto. La causa va cercata: da sola non compare.
Le cure di ogni giorno
Mentre si aspetta la visita o ci si prepara all'intervento, l'obiettivo è uno solo: non lasciare che la cornea si asciughi. Non sono misure estetiche, prevengono complicanze reali.
- Idratare l'occhio a orari fissi, non quando comincia a bruciare. Di giorno lacrime artificiali, meglio senza conservanti se si usano spesso; di notte un gel o una pomata, che reggono fino al mattino pur annebbiando la vista per un po'.
- Asciugare la lacrima nel modo giusto. Tamponare invece di strofinare, e portare il fazzoletto dal basso verso l'alto e verso il naso, cioè spingendo la palpebra contro l'occhio. Il gesto istintivo, verso il basso e verso l'esterno, allunga ancora di più la palpebra e mese dopo mese peggiora la situazione.
- Non strofinare mai gli occhi, né per il prurito né al risveglio. Se prude, meglio appoggiare qualcosa di fresco.
- Coprire l'occhio di notte se non si chiude: il medico mostra come fissare la palpebra con un cerotto adatto o come usare una camera umida. Improvvisare con il nastro adesivo comune non è una buona idea.
- Togliere di mezzo ciò che asciuga: il getto del condizionatore o del ventilatore in faccia, la stufa accanto al letto, il vento, il fumo. All'aperto un paio di occhiali qualsiasi funziona da barriera.
- Curare la pelle e il bordo palpebrale. Un impacco tiepido e una pulizia delicata della rima ciliare al mattino tolgono le crosticine. La pelle sotto l'occhio si tratta con un emolliente e, se è infiammata, va curata: una zona secca e raggrinzita tira la palpebra verso il basso.
- Rivedere i colliri. Se da anni mettete qualcosa per il glaucoma, ditelo: a volte basta passare a una formulazione senza conservanti perché la pelle si calmi.
Che cosa decide il medico
La diagnosi si fa guardando, senza apparecchiature: si esamina la palpebra e se ne verifica il tono tirandone il bordo e osservando con quanta rapidità torna in sede. Una palpebra sana riaderisce all'istante, una distesa resta staccata. Nel frattempo si valuta se l'occhio si chiude del tutto, in che stato è la cornea, se il nervo facciale funziona e se sulla palpebra c'è qualcosa di sospetto.
Se i disturbi sono minimi, curare non è obbligatorio: bastano controllo e idratazione. Quando la cornea si asciuga e la lacrimazione impedisce di vivere normalmente, la risposta è un piccolo intervento in anestesia locale.
- Nell'ectropion dell'età la palpebra viene accorciata e messa in tensione, ancorandola di nuovo al bordo osseo dell'orbita all'angolo esterno. È il più frequente e il più prevedibile di questi interventi.
- Se è rovesciata solo la parte interna della palpebra con il punto lacrimale, la si riporta in dentro con un piccolo punto di sutura sulla faccia posteriore.
- Nella forma cicatriziale la sola tensione non basta: alla pelle va restituita lunghezza con un lembo o un innesto, prelevato in genere dalla palpebra superiore o da dietro l'orecchio.
- Nella paralisi del nervo facciale prima si protegge l'occhio e si aspetta: il nervo spesso recupera da solo in settimane o mesi. Se non accade, la palpebra si mette in tensione e talvolta si aggiunge una lamina sottile che appesantisce la palpebra superiore perché scenda meglio.
- Le formazioni palpebrali si asportano con esame del tessuto, e la palpebra si ricostruisce nella stessa seduta o in un secondo tempo.
La ripresa richiede un paio di settimane: gonfiore e livido durano qualche giorno e per un certo periodo si prescrive una pomata. Il risultato di norma tiene, ma i tessuti continuano ad allentarsi con gli anni, per cui dopo qualche tempo la palpebra a volte va rimessa in tensione.
Consulto online
A distanza è comodo capire che cosa stia succedendo alla palpebra e quanto sia urgente. Il medico chiederà da quanto tempo dura e con che rapidità è peggiorato, se l'occhio lacrima, se c'è sensazione di sabbia, se l'occhio si chiude nel sonno, quali colliri usate stabilmente, se ci sono stati interventi, traumi o ustioni in quella zona, e chiederà di mostrare la palpebra alla telecamera tirandola delicatamente verso il basso. Da quel colloquio in genere è già chiaro se si tratta di lassità legata all'età, di una cicatrice o di una paralisi del nervo facciale, se serve l'oculista entro pochi giorni e che cosa fare oggi stesso per la secchezza. Online si affrontano bene anche la scelta dei lubrificanti, la tecnica di protezione notturna e le domande prima e dopo l'intervento. Non si risolvono invece da uno schermo un viso storto all'improvviso, una lesione palpebrale che non guarisce e un dolore oculare intenso con fastidio alla luce: quelli richiedono una visita di persona, e in fretta.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.



