Lesione del menisco (danno alla cartilagine del ginocchio)

Il menisco si rompe in due modi del tutto diversi. In una persona giovane serve una torsione brusca sulla gamba in carico: il calcio, un atterraggio…

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Il menisco si rompe in due modi del tutto diversi. In una persona giovane serve una torsione brusca sulla gamba in carico: il calcio, un atterraggio sbagliato, un cambio di direzione. Dopo i quarant'anni accade piuttosto il contrario, il ginocchio comincia a scricchiolare e a dolere senza alcun trauma che si riesca a ricordare. Capire in quale dei due casi ci si trova decide quasi tutto il seguito: gli esami necessari e se l'intervento abbia senso.

Che cos'è il menisco e perché si rompe

Tra il femore e la tibia si trovano due cuscinetti di cartilagine a forma di mezzaluna, il menisco interno e quello esterno. Distribuiscono il peso su tutta l'articolazione, approfondiscono il piatto tibiale sotto il condilo arrotondato del femore e danno stabilità al ginocchio quando ruota. Senza di loro il carico si concentrerebbe in un unico punto.

La rottura recente si produce quando il piede resta fermo a terra e il corpo gira: a ginocchio flesso il menisco è schiacciato tra le ossa e non fa in tempo a spostarsi. È così che i menischi si rompono nello sport e nelle cadute.

Il secondo scenario riguarda l'età. Con gli anni la cartilagine perde acqua e diventa fragile, così la fessurazione nasce da un movimento qualunque: alzarsi da un accosciata profonda, uscire dall'auto, girarsi con una borsa in mano. Spesso la persona non collega affatto il dolore a un momento preciso. Alterazioni simili si trovano anche in chi non ha alcun disturbo, quindi vedere una fessurazione in un'immagine non basta a spiegare il dolore.

Il menisco guarisce male e non dappertutto. I vasi arrivano soltanto al bordo esterno, vicino alla capsula articolare; la parte interna si nutre del liquido articolare e non ha nulla con cui saldarsi. Perciò una lesione periferica ha qualche possibilità di guarire da sola o dopo una sutura, mentre una lesione profonda no.

Che cosa si sente nel ginocchio

Il dolore è di solito puntuale e si colloca sulla rima articolare, all'interno o all'esterno, esattamente all'altezza dello spazio tra le ossa. Si individua con un dito.

  • gonfiore che non compare subito ma nell'arco di alcune ore o il giorno dopo;
  • scatti, scricchiolii, la sensazione che qualcosa rotoli o si incastri dentro;
  • il ginocchio cede per un istante durante un passo o sulle scale;
  • difficoltà a distendere del tutto la gamba, ad accovacciarsi, a stare in ginocchio;
  • scendere le scale risulta peggio che salirle.

Nella fessurazione da usura il quadro è più sommesso: dolore sordo e un po' di gonfiore che compaiono dopo una camminata lunga o un lavoro passato accovacciati e si attenuano in un paio di giorni.

Merita un discorso a parte il blocco articolare: un lembo staccato si incunea tra le ossa, il ginocchio resta semiflesso e non si estende affatto. Non è soltanto un dolore forte, è un ostacolo meccanico, e non ammette attese ma richiede una valutazione ortopedica.

Che cosa fare nei primi giorni

Nei primi due o tre giorni si riduce il carico, ma la gamba non va spenta del tutto: un ginocchio immobile perde muscolo in fretta e poi recupera peggio. Camminate quanto riuscite senza che il dolore aumenti, con un bastone se serve.

  • freddo attraverso un panno per 15-20 minuti più volte al giorno, mai ghiaccio a contatto diretto con la pelle;
  • benda elastica o ginocchiera durante il giorno, da togliere per la notte;
  • gamba su un cuscino, più in alto del livello del cuore, quando si sta sdraiati;
  • paracetamolo per il dolore; è adatto anche un ciclo breve di antinfiammatori non steroidei, se non avete ulcera, malattie renali o un divieto del vostro medico.

Nei primi giorni è meglio non scaldare il ginocchio, evitare bagni caldi e sauna, non usare pomate riscaldanti e non massaggiare l'articolazione: calore e frizione aumentano il gonfiore. Non provate a raddrizzare con la forza un ginocchio bloccato. Tornate all'attività per gradi, usando il gonfiore come riferimento: se dopo la seduta il ginocchio si riempie di nuovo, avete esagerato.

Quando rivolgersi al medico e quando al pronto soccorso

Subito, chiamando l'ambulanza al numero unico europeo 112 oppure raggiungendo il pronto soccorso senza mettersi alla guida:

  • il ginocchio è deformato, oppure la rotula o l'articolazione appaiono chiaramente fuori sede;
  • al momento del trauma si è sentito uno schiocco e non è possibile appoggiare la gamba;
  • l'articolazione si è riempita e tesa entro la prima ora dal trauma, il che di solito indica sangue e quindi un legamento rotto o una frattura;
  • il piede è intorpidito, pallido o freddo, oppure non si sentono le dita;
  • una ferita che penetra nell'articolazione;
  • il ginocchio è caldo, rosso e molto dolente, con brividi o febbre. Un'infezione dentro l'articolazione distrugge la cartilagine in pochi giorni, e qui si conta in ore.

Nei giorni immediatamente successivi, senza rimandare di un mese, serve una valutazione ortopedica se il ginocchio si è bloccato e non si estende, se cede ripetutamente nel camminare o se il gonfiore ritorna dopo ogni sforzo.

Una visita programmata è giustificata quando il dolore dura più di due o tre settimane nonostante il riposo, disturba il sonno o le attività abituali, e anche se al mattino il ginocchio resta rigido per più di mezz'ora.

Come si arriva alla diagnosi

Tutto comincia dal racconto del meccanismo: che cosa stava facendo la gamba nel momento del dolore, se c'è stata la sensazione di uno scatto, con quale rapidità è comparso il gonfiore. Poi il medico palpa la rima articolare ed esegue manovre di rotazione e flessione della gamba: con un menisco danneggiato riproducono il dolore già noto o uno scatto. Queste prove orientano il ragionamento, ma da sole non dimostrano nulla.

La radiografia non mostra il menisco, perché la cartilagine semplicemente non vi si vede. La lastra si esegue per altro: escludere una frattura e valutare quanto si è ridotto lo spazio articolare, cioè se non ci sia un'artrosi che spiega il dolore meglio di una fessurazione.

La lesione si conferma con la risonanza magnetica. Vede il menisco, la forma e la sede della rottura e insieme i legamenti e l'osso, che spesso si danneggiano nello stesso episodio. L'ecografia non è adatta a questo ruolo: rileva liquido e cisti, ma le rotture profonde le sfuggono.

L'artroscopia, guardare dentro l'articolazione con una telecamera, è diagnosi e trattamento insieme, ma non si usa come primo passo. E un'avvertenza importante: dopo i quarant'anni le alterazioni meniscali si trovano alla risonanza in una quota elevata di persone che non hanno alcun disturbo. Si cura la persona e i suoi sintomi, non l'immagine.

Come si cura

Alla maggior parte delle persone l'intervento non serve. Una rottura recente senza blocco e quasi ogni fessurazione legata all'età si trattano con il carico: un programma di esercizi per il quadricipite, i glutei e l'equilibrio, guidato da un fisioterapista. Dura da sei a dodici settimane e non è un attendere che passi, ma un lavoro ordinato con aumento progressivo dell'impegno.

Proprio sulle fessurazioni da usura la questione è stata studiata con particolare cura: asportare per via artroscopica una parte del menisco in persone di mezza età e anziane non ha dato vantaggi rispetto a un programma di esercizio ben condotto. Se il ginocchio non si blocca, non c'è fretta di andare in sala operatoria.

La chirurgia serve quando esiste un problema meccanico: ginocchio bloccato, rottura ampia con un lembo che si sposta dentro l'articolazione, gamba che cede ripetutamente, oppure una riabilitazione condotta seriamente e senza risultato. Le opzioni sono due. La sutura conserva il tessuto ed è preferibile quando la lesione è recente e si trova nella zona vascolarizzata, ma impone un regime prudente e lungo. L'asportazione parziale della parte danneggiata allevia prima i sintomi, però lascia meno tessuto.

Né le compresse né le infiltrazioni fanno risaldare una cartilagine rotta. I cosiddetti condroprotettori non agiscono su una lesione, e un'infiltrazione di cortisone può calmare l'infiammazione ma non risolve un ostacolo meccanico.

Recupero e che cosa succede dopo

Con il trattamento senza chirurgia il ginocchio di solito si calma in un tempo che va da qualche settimana a tre mesi. Dopo un'asportazione parziale si cammina quasi subito e si torna allo sport intorno alla sesta settimana. Dopo una sutura il regime è più severo: limiti alla flessione e all'appoggio, stampelle, tutore, e attività piena solo dopo diversi mesi. Questa differenza di tempi è il prezzo del tessuto conservato.

Sul lungo periodo conta soprattutto quanto menisco resta: meno se ne è tolto, minore è il rischio di artrosi del ginocchio negli anni. Su quel rischio incide anche ciò che dipende da voi, il peso corporeo e la forza dei muscoli della coscia.

Dopo un intervento è motivo per contattare subito il medico la comparsa di febbre, un gonfiore articolare caldo e crescente, dolore e gonfiore del polpaccio, oppure un affanno improvviso o un dolore al torace.

Consulto online

Il consulto a distanza risponde bene alla prima domanda, quella centrale: con che cosa avete a che fare e dove andare. Dal meccanismo del trauma, dalla rapidità con cui è comparso il gonfiore e dalla presenza di blocco o di scatti, il medico valuta se il quadro somiglia a un problema di menisco, se serve un esame per immagini e in quale ordine. Registrate un breve video mentre flettete ed estendete il ginocchio e misurate la circonferenza di entrambe le gambe nello stesso punto: la differenza in centimetri parla sia del gonfiore sia del muscolo perduto.

La conversazione è utile anche più avanti: capire il referto della risonanza, soppesare l'intervento proposto, distinguere che cosa dà la sutura e che cosa l'asportazione, e impostare il piano di esercizi delle settimane successive. I limiti sono evidenti: attraverso uno schermo non si palpa l'articolazione né si eseguono le manovre, e la decisione chirurgica si prende dopo una visita.

Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.

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