Lesione degli ischiocrurali
La parte posteriore della coscia è formata da tre muscoli che vanno dall'osso del bacino su cui ci si siede fino alle ossa della gamba e che quindi lavorano…
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Medicinali comunemente utilizzati per Lesione degli ischiocrurali
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 1000 mgPrincipio attivo: paracetamolProduttore: Sandoz Farmaceutica S.A.Prescrizione non richiestaForma farmaceutica: EFFERVSCENT ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 200 mgPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Viatris Healthcare LimitedPrescrizione non richiestaForma farmaceutica: TABLET, 1 g paracetamolPrincipio attivo: paracetamolProduttore: Teva Pharma S.L.U.Prescrizione richiesta
La parte posteriore della coscia è formata da tre muscoli che vanno dall'osso del bacino su cui ci si siede fino alle ossa della gamba e che quindi lavorano su due articolazioni insieme: estendono l'anca e flettono il ginocchio. Per questo sono loro a subire di più nella corsa veloce, in un affondo brusco o in un tiro, e per questo si strappano più di qualsiasi altro muscolo della gamba. Una lesione lieve si risolve da sola in una o due settimane, una seria si cura per mesi, ed esiste una variante in cui non si può proprio aspettare. A capire che cosa sia successo aiuta non tanto l'intensità del dolore quanto le circostanze del momento e ciò che riuscite a fare con la gamba il giorno dopo.
Che cosa si rompe e perché quasi sempre correndo
Il muscolo non si lesiona mentre si accorcia, ma mentre viene allungato sotto tensione. Per gli ischiocrurali quel momento arriva alla fine dello slancio della gamba in avanti: il muscolo è già teso al limite e contemporaneamente frena la gamba perché non si distenda di scatto. Da qui i due scenari tipici.
- Di velocità. Un'accelerazione, uno sprint, uno scatto per arrivare sul pallone: dolore acuto in corsa, di solito a metà coscia o verso il margine esterno. Queste rotture in genere guariscono prima.
- Di allungamento. Un calcio alto, una spaccata, un affondo profondo, una caduta nel tentativo di raggiungere la palla: il dolore compare in alto, vicino alla piega del gluteo. Impressiona meno, ma guarisce più lentamente e recidiva più facilmente.
Il rischio sale in modo netto se i muscoli non sono caldi, se la persona è stanca verso la fine dell'allenamento o della partita, se da tempo non corre a velocità, e anche se quella stessa gamba è già stata infortunata. La lesione precedente è il fattore più forte tra quelli noti, ed è proprio per questo che uno strappo curato a metà costa più di quanto sembri.
Come si avverte e quanto è grave
Il momento della rottura è quasi sempre riconoscibile: dolore improvviso dietro la coscia, come se fosse arrivato un colpo da dietro; la persona si porta la mano alla gamba e si ferma. A volte si sente uno schiocco. Nel giro di poche ore compare il gonfiore e dopo un giorno o due un livido che scende verso il ginocchio, perché il sangue cola sotto la pelle, e questo è normale.
La gravità si valuta da ciò che resta possibile.
- Lieve. Un punto dolente alla pressione, cammino quasi normale, dolore nel correre. Poco gonfiore e magari nessun livido. Il recupero va da qualche giorno a un paio di settimane.
- Moderata. Zoppia evidente, debolezza chiara nel flettere il ginocchio contro resistenza, gonfiore e livido marcati. Qui si parla di settimane, talvolta di un mese e mezzo o due.
- Grave. Appoggiare la gamba è quasi impossibile, sotto le dita si palpa un avvallamento, il livido è esteso e compare in fretta. Si tratta di una rottura completa o del distacco del tendine dall'osso, e qui serve il medico e a volte l'intervento.
A parte va considerato il dolore che non è nato in un istante ma è cresciuto nell'arco di settimane e che dà più fastidio da seduti su una superficie dura. Quello non è uno strappo ma un sovraccarico del tendine nel punto in cui si attacca all'osso, e si cura al contrario: con un carico progressivo e non con il riposo.
I primi giorni
Il compito delle prime quarantotto o settantadue ore è limitare il sanguinamento e non aggiungere danno, non guarire il muscolo.
- Fermatevi subito. Provare a «finire l'azione» trasforma uno strappo parziale in uno completo, ed è la ragione più frequente per cui un infortunio si allunga di mesi.
- Freddo attraverso un panno per quindici o venti minuti, ripetuto ogni due o tre ore il primo giorno. Attenua il dolore; sulla velocità di guarigione, al contrario di quanto si crede, incide pochissimo.
- Bendaggio elastico o pantaloncini a compressione sulla coscia, stretti ma non al punto da far intorpidire le dita o raffreddare il piede. Di notte si tolgono.
- Tenete la gamba sollevata quando siete sdraiati.
- Per tre giorni niente calore, niente bagni caldi, niente massaggi profondi sulla zona e niente alcol: tutto questo aumenta il sanguinamento.
- Non allungate il muscolo forzando il dolore. Uno stretching aggressivo su una rottura fresca allontana i margini della lesione invece di «scioglierla».
Nemmeno il riposo assoluto serve, anzi danneggia: già dal primo o secondo giorno conviene camminare con prudenza per quanto il dolore lo consenta e flettere ed estendere dolcemente il ginocchio nell'arco indolore. Un muscolo che non lavora perde forza rapidamente e la cicatrice si organizza peggio. Per il dolore vanno bene i comuni analgesici senza ricetta; quale scegliere lo indicano il farmacista o il medico di famiglia, soprattutto se assumete già qualcosa stabilmente.
Quando non è un semplice stiramento
Ci sono situazioni in cui la gestione domestica non è adeguata. Rivolgetevi al medico in giornata se:
- non riuscite ad appoggiare la gamba o camminate solo con un sostegno;
- al momento del trauma c'è stato uno schiocco netto e subito dopo è comparso un livido ampio in alto sulla coscia e sotto il gluteo;
- sotto le dita, nella parte alta della coscia, si palpa una fossetta oppure il muscolo si è raccolto in una massa più in basso del normale;
- lungo la gamba scendono intorpidimento, formicolio o un dolore che arriva al piede, oppure il piede si solleva peggio: così si comporta un nervo sciatico coinvolto;
- l'infortunio riguarda un adolescente in crescita: in lui non si stacca il tendine ma un frammento di osso con la cartilagine di accrescimento, e si gestisce in altro modo;
- il dolore è comparso senza alcun trauma o si accompagna a febbre.
Il distacco dei tendini dall'osso del bacino è il caso in cui rimandare cambia l'esito. Se si deve riparare, va fatto nelle settimane successive: più tardi i capi tendinei si ritraggono e cicatrizzano, l'intervento si complica e il risultato peggiora. Perciò «schiocco più impossibilità di camminare» non è motivo per aspettare una settimana, ma per farsi vedere e con ogni probabilità fare un esame di immagini.
Resta un aspetto a cui di solito non si pensa. Se qualche giorno dopo l'infortunio compaiono dolore e gonfiore al polpaccio, che risulta caldo al tatto e arrossato, tanto più insieme a mancanza di fiato, può trattarsi di un trombo nelle vene profonde, e questo si affronta con urgenza, fino alla chiamata dell'ambulanza (in Europa il 112). L'immobilità dopo un infortunio alla gamba aumenta un poco quel rischio.
Come tornare al carico
La guarigione del muscolo richiede settimane, ma il ritorno della forza non è un processo passivo: avviene esattamente nella misura in cui il muscolo viene caricato. La logica generale è questa.
- Finché muoversi fa male si lavora con contrazioni statiche: sdraiati sulla schiena, si appoggia il tallone a terra e si spinge mantenendo senza movimento, finché non compare dolore.
- Poi si aggiungono movimenti con il peso della gamba stessa, quindi contro resistenza, e infine esercizi in cui il muscolo si contrae allungandosi: abbassare lentamente il busto su una gamba sola, i curl per i femorali, i piegamenti in avanti a gambe tese. È questo tipo di lavoro a restituire al muscolo la tenuta allo strappo.
- La corsa si inserisce quando camminare, anche di buon passo, non fa più male: prima leggera, poi con allunghi, e soltanto alla fine sprint e lavoro con il pallone.
I riferimenti per tornare allo sport sono semplici: escursione completa e indolore, nessun dolore alla pressione sul punto lesionato, forza della gamba infortunata simile a quella sana e alcune sedute a velocità senza fastidi. Se la rottura è stata importante o non è la prima volta, il programma è meglio costruirlo con un fisioterapista, che vedrà anche che cosa correggere: mobilità del bacino, glutei deboli, tecnica di corsa.
Perché la lesione si ripresenta
Le recidive sono il problema principale di questo infortunio: una quota consistente di persone si rompe di nuovo lo stesso muscolo, e per lo più nei primi due mesi dopo il rientro. La causa è quasi sempre la stessa: si rientra secondo il calendario e non secondo le condizioni. Il dolore è passato prima che tornasse la forza, e il primo sprint ha trovato il punto debole.
Ciò che davvero riduce il rischio:
- esercizi regolari in cui la parte posteriore della coscia lavora allungandosi, la misura preventiva con il maggior sostegno, da mantenere in modo continuativo e non per un mese;
- un riscaldamento che comprenda accelerazioni progressive e non solo allungamenti;
- aumentare volume e velocità di corsa senza salti bruschi, specie dopo una pausa;
- attenzione alla stanchezza: la maggior parte delle rotture avviene nei secondi tempi e a fine allenamento;
- portare a termine per intero la riabilitazione dell'infortunio precedente, anche quando correre non fa più male.
Consulto online
A distanza si chiarisce bene la domanda principale della prima settimana: se si tratta di una lesione comune gestibile a casa o di una situazione che richiede visita ed esami, e con quanta urgenza. Il medico ricostruisce come è avvenuto l'infortunio, dove fa male e che cosa riuscite e non riuscite a fare con la gamba, spiega come aiutarsi nei primi giorni e che cosa evitare, e indica quando è il momento di aggiungere carico e quando invece rivolgersi a un fisioterapista. È anche un modo comodo per discutere il dolore rimasto dopo un mese o una nuova rottura. I segnali dell'elenco precedente, come l'impossibilità di appoggiare la gamba, l'intorpidimento o il polpaccio gonfio, non si valutano attraverso uno schermo: per quelli serve una visita di persona.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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