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L'afasia è una perdita del linguaggio, non dell'intelligenza. È danneggiata l'area del cervello che governa le parole: la persona non trova più il nome che cerca, si imbroglia con le desinenze, non afferra il senso di ciò che le viene detto, inciampa nella lettura e nella scrittura. Eppure resta se stessa: coglie una battuta, riconosce i suoi cari, ricorda il proprio mestiere, decide della propria vita. Da fuori tutto questo quasi non si vede, e chi le sta attorno comincia a trattarla come se fosse tornata bambina. L'afasia compare quasi sempre di colpo, nel momento di un ictus, e già dalle prime settimane arretra, a volte del tutto.
Che cosa si rompe davvero nel linguaggio
Il linguaggio non occupa un blocco unico del cervello, perciò non si guasta in un modo solo. Uno fatica a trovare le parole e parla a scatti, ma capisce benissimo chi ha davanti e si arrabbia con la propria bocca. Un altro parla scorrevole e con l'intonazione giusta, e tuttavia non dice nulla: le parole vengono sostituite da altre simili nel suono o inventate di sana pianta, e all'inizio è lui stesso a non accorgersene.
Che cosa si può vedere e sentire:
- la parola resta sulla punta della lingua e non arriva: la persona descrive l'oggetto invece di nominarlo;
- al suo posto esce quella vicina per significato o per suono: «tavolo» al posto di «sedia», «pane» al posto di «cane»;
- la frase si sfalda: cadono preposizioni e desinenze, il discorso suona telegrafico;
- sente quello che le si dice, ma non lo decifra, soprattutto in mezzo al rumore, al telefono, quando si parla in fretta;
- lettura e scrittura si guastano insieme al parlato: le lettere sono note, ma la riga non si compone;
- i più difficili di tutti sono i numeri, le date, i nomi dei mesi e i nomi delle persone.
L'udito non c'entra nulla e alzare la voce non serve. Serve il tempo: la pausa in cui la persona riesce a costruire la frase.
In che cosa differisce da una parola impastata
Sono due cose che si confondono di continuo, manuali compresi. Nella disartria lingua, labbra e corde vocali ubbidiscono male: la voce esce impastata e rallentata, ma le parole scelte sono quelle giuste e la persona capisce tutto. L'afasia non tocca i muscoli, bensì la lingua come sistema di segni: la pronuncia può essere limpida e la frase, invece, priva di senso.
La differenza non è teorica. Nella disartria resta una via alternativa: scrivere a mano, digitare, indicare, usare i gesti. Nell'afasia anche queste vie sono compromesse, e per questo le sedute si impostano in altro modo. Una confusione simile riguarda l'aprassia del linguaggio, quando la persona conosce la parola ma non riesce a organizzare i movimenti per pronunciarla. A distinguere i quadri è il logopedista, e da ciò che trova dipende tutto il lavoro successivo.
Da dove nasce il danno
La causa di fondo è sempre la stessa: una lesione delle aree del linguaggio, di regola nell'emisfero sinistro. Cambia soltanto che cosa le ha danneggiate.
- Ictus. È la causa più frequente. La parola scompare nel giro di secondi o minuti.
- Trauma cranico. Anche qui all'improvviso, ma con un motivo evidente.
- Tumore cerebrale. Il linguaggio peggiora nell'arco di settimane e mesi, spesso insieme a mal di testa al risveglio o a una prima crisi convulsiva.
- Infezione. Encefalite o ascesso cerebrale: la parola se ne va in pochi giorni, con febbre, mal di testa, sonnolenza o comportamento strano. È un'emergenza, e non di rado viene scambiata per un crollo nervoso.
- Crisi epilettica e i suoi strascichi. Dopo una crisi il linguaggio può restare alterato per ore e poi tornare.
- Perdita graduale. Esiste una forma a sé, l'afasia primaria progressiva: la persona perde parole nel corso di anni, mentre memoria, orientamento e carattere si mantengono a lungo. Si attribuisce alla stanchezza o all'età, e fino alla diagnosi passano anni.
Ogni tanto il linguaggio si confonde in modo passeggero e per un motivo reversibile: un calo di zuccheri nel sangue, un'emicrania con aura, un'intossicazione, un'infezione grave in una persona anziana. A occhio non si distingue: si chiarisce già in ospedale.
Se la parola sparisce di colpo, si chiama il 112
Chiamare subito il numero unico di emergenza 112 se una persona, all'improvviso:
- ha il viso storto e l'angolo della bocca abbassato;
- ha un braccio o una gamba deboli da un lato, oppure metà corpo addormentata;
- parla in modo impastato, sconnesso o non parla affatto e non capisce le domande;
- ha perso la vista o vede doppio;
- ha un capogiro improvviso e perde l'equilibrio.
Anche se dopo dieci minuti tutto è passato da solo, la chiamata non si annulla: può essere l'avvisaglia di un ictus vero e proprio. Annotare l'ora esatta in cui la persona parlava ancora normalmente: da lì si conta la possibilità di sciogliere o rimuovere il trombo, e il conto è in ore. Non portarla in ospedale con mezzi propri: lungo la strada può peggiorare, mentre l'ambulanza inizia a curare già a bordo.
Come si capisce di che cosa si tratta
Nella fase acuta conta soprattutto trovare la causa: visita neurologica, immagini del cervello, esami del sangue e, se necessario, studio dei vasi. Il linguaggio si controlla in breve, con prove semplici: nominare oggetti, ripetere una frase, eseguire una richiesta in due passaggi.
La valutazione dettagliata la esegue il logopedista, e non serve per l'etichetta ma per il programma: che cosa si è conservato meglio, la comprensione o il parlato, la scrittura o la parola detta, i singoli vocaboli o le frasi. È su ciò che resta che si costruisce il resto. La valutazione si ripete, perché nei primi mesi il quadro cambia parecchio. Nelle forme a esordio lento il primo passo è di solito il medico di famiglia, che indirizza al neurologo.
Che cosa aiuta a riavere la parola
Non esiste una pillola contro l'afasia. Funziona il lavoro con il logopedista: regolare, iniziato il prima possibile e abbastanza intenso, perché sedute brevi e rade rendono molto meno di un calendario fitto.
- ricerca delle parole con l'appoggio di immagini, categorie, suono, inizio del termine;
- allenamento di frasi intere e utili, quelle che la persona usa ogni giorno;
- lavoro sulla comprensione, dalle richieste semplici a quelle lunghe e a più livelli;
- lettura e scrittura, digitazione compresa se la mano risponde peggio;
- vie alternative: gesto, disegno, fotografia, cartoncini, applicazioni sul telefono;
- sedute di gruppo, dove il linguaggio si allena in una conversazione vera e non in un esercizio.
Il recupero corre più veloce nei primi mesi, ma non finisce lì: c'è chi guadagna terreno anche dopo anni, soprattutto se continua a lavorarci. Quando la causa è progressiva l'obiettivo cambia: non riportare indietro ciò che è andato perduto, ma imparare per tempo altri modi di comunicare, finché impararli è ancora facile.
Un discorso a parte merita l'umore. Perdere la parola colpisce l'autonomia e porta spesso ad abbattimento e solitudine: la persona smette di telefonare, rifiuta la compagnia. Tutto questo si cura, e va detto al medico con la stessa franchezza con cui si parla del linguaggio.
Come parlare perché risulti più facile
- Usare la voce di sempre. Gridare non serve, l'udito è a posto.
- Frasi brevi, una domanda alla volta e una pausa dopo. La pausa può durare più a lungo di quanto sia comodo.
- Non completare le frasi al posto suo, se non lo chiede. Lasciargli il tempo di arrivarci.
- Formulare le domande in modo che si possa rispondere «sì» o «no» oppure scegliere fra due opzioni.
- Scrivere le parole chiave, disegnare, mostrare oggetti e fotografie: è conversazione, non una resa.
- Spegnere il televisore e sedersi faccia a faccia: il rumore e le labbra che non si vedono portano via metà della comprensione.
- Rivolgersi alla persona e non a chi l'accompagna, e parlarle come si parla a un adulto.
Consulto online
Nel consulto online il medico ricostruisce come e quando è cambiato il linguaggio, che cosa risulta più difficile e se ci sono altri segni neurologici, spiega quali accertamenti abbia senso fare e in che ordine e indica a quale specialista rivolgersi di persona. Aiuta inoltre a interpretare i referti già in mano e a organizzare le sedute. Ai familiari si spiega la parte più pratica: come impostare la comunicazione in casa e che cosa è meglio evitare.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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