Tumore del collo dell'utero
Il collo dell'utero è il canale corto e sodo tra la vagina e la cavità uterina. Qui un tumore non compare quasi mai all'improvviso: prima un virus modifica…
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Il collo dell'utero è il canale corto e sodo tra la vagina e la cavità uterina. Qui un tumore non compare quasi mai all'improvviso: prima un virus modifica per anni le cellule della mucosa, e solo dopo quelle cellule diventano maligne. Proprio questa lentezza ne fa uno dei pochi tumori frequenti che si possono intercettare molto prima che esistano. Si scopre più spesso tra i trenta e i quarantacinque anni, ma è possibile a ogni età e in chiunque abbia un collo dell'utero.
Il virus da cui parte tutto
Quasi tutti i casi sono legati al papillomavirus umano, l'HPV. Non è un'infezione rara: la maggior parte delle persone con una vita sessuale la incontra prima o poi e di solito il corpo se ne libera da solo in uno o due anni, senza dare alcun segno. Pericolosi non sono tutti i tipi, ma una quindicina di tipi ad alto rischio oncogeno; due di essi, il sedici e il diciotto, spiegano circa il settanta per cento dei casi.
Il contagio avviene con qualunque contatto di pelle e mucose genitali, non solo con la penetrazione: anche con il sesso orale, con quello anale e con i giocattoli sessuali condivisi. Il preservativo riduce il rischio, ma non copre tutta la pelle e quindi non protegge del tutto.
I guai cominciano quando l'infezione non se ne va e resta per anni. Nelle cellule del collo si accumulano alterazioni, prima lievi e poi gravi, che prendono il nome di displasia. Dal contagio al tumore passano di norma dieci-venti anni e per quasi tutto questo tragitto le alterazioni o tornano da sole alla normalità o si tolgono con una procedura minore. È proprio questo margine che lo screening sfrutta.
I segnali da non rimandare
Le lesioni precancerose non fanno male e non si sentono: è questo il loro lato peggiore. Il tumore vero e proprio si annuncia quasi sempre con sangue che esce dal ritmo abituale:
- perdite di sangue dopo un rapporto, tra una mestruazione e l'altra o dopo una visita;
- mestruazioni diventate più abbondanti o più lunghe di come sono state per anni;
- qualsiasi sanguinamento dopo la menopausa;
- perdite cambiate: acquose, abbondanti, rosate o maleodoranti;
- dolore durante i rapporti;
- dolore sordo al basso ventre, nella zona lombare o tra le ossa del bacino.
Tutto questo capita anche con fibromi, polipi, endometriosi o una banale infiammazione: nella maggior parte dei casi non è un tumore. Ma a occhio una cosa non si distingue dall'altra, e un tumore trovato presto ha probabilità di guarigione molto più alte. Se convive da anni con disturbi simili per un'altra malattia, guardi al cambiamento: un sintomo diventato diverso, più forte o comparso fuori dal ciclo di sempre è un motivo per farsi vedere.
Bisogna rivolgersi con urgenza, senza aspettare un appuntamento programmato, in caso di sanguinamento abbondante che inzuppa un assorbente in un'ora; di qualsiasi sanguinamento dopo la menopausa; se dalla vagina esce urina o contenuto intestinale; se una gamba si gonfia e fa male; se compare sangue nelle urine o nelle feci. Un sanguinamento in gravidanza va valutato lo stesso giorno, a qualunque settimana.
Che cosa sposta davvero il rischio
Il fattore principale non ha nulla di esotico: è non fare controlli. La maggior parte dei tumori avanzati si trova in chi non faceva un pap test da anni. Viene poi il fumo, che raddoppia grosso modo il rischio perché indebolisce le difese locali e deposita sostanze cancerogene nel muco stesso del collo. E le condizioni in cui l'immunità è depressa: HIV, farmaci dopo un trapianto, terapie immunosoppressive prolungate. In queste persone il virus resta molto più spesso.
Alzano un poco il rischio i parti numerosi, un primo parto in età molto giovane e un precedente tumore della vagina o della vulva. Anche i contraccettivi ormonali combinati presi per più di cinque anni spostano il rischio leggermente in alto, ma dopo la sospensione torna quello di prima e per la maggior parte delle donne il bilancio di quelle pillole resta favorevole. Capitolo a parte e raro è il dietilstilbestrolo, un farmaco ormonale prescritto in gravidanza fino alla metà degli anni Settanta: nelle figlie di quelle gravidanze compare una forma particolare di tumore e serve un controllo con regole proprie.
Se l'utero è stato asportato insieme al collo, questo tumore non è più possibile. Ma quando l'intervento è stato fatto per una displasia grave i controlli proseguono comunque: si valuta la cupola vaginale.
Vaccino e screening: ciò che funziona davvero
Sono due strumenti diversi. Il vaccino impedisce che le alterazioni comincino, lo screening prende quelle già cominciate. Insieme coprono quasi del tutto il problema, e per questo nessuno dei due sostituisce l'altro.
Screening vuol dire pap test, test HPV o i due insieme. I controlli in genere partono tra i ventuno e i venticinque anni e proseguono fino ai sessantacinque circa; la frequenza dipende dal tipo di esame, perché la citologia si ripete più spesso e il test del virus più di rado. Età e intervalli cambiano da un paese all'altro, quindi il calendario esatto conviene confermarlo con il proprio medico di famiglia. Il prelievo dura pochi minuti, può essere fastidioso ma non deve fare male. Trovare il virus o cellule alterate non significa tumore e il più delle volte non significa neppure precancro: è il motivo per guardare il collo più da vicino.
Il vaccino contro l'HPV rende al meglio prima dell'inizio dei rapporti, perciò si somministra a ragazze e ragazzi dai nove ai quattordici anni; anche ai maschi, che il virus lo trasmettono e sviluppano altri tumori collegati. Farlo più tardi si può, con un beneficio più modesto. Chi è vaccinato ha comunque bisogno dello screening: il vaccino non copre tutti i tipi oncogeni.
Resta un punto di cui si parla poco. La citologia vede peggio i tumori che crescono in profondità nel canale, gli adenocarcinomi. Per questo un pap test buono di un anno fa non annulla la visita se è comparso un sanguinamento.
Come si arriva alla diagnosi
Il primo passo è la visita con lo speculum e la colposcopia: il collo si osserva con uno strumento di ingrandimento che resta fuori dal corpo e si tratta con soluzioni che fanno cambiare colore alle zone sospette. Dallo stesso punto si preleva un frammento di tessuto per l'analisi. A volte, invece della biopsia, si asporta subito l'area alterata a forma di cono: così la procedura chiarisce la diagnosi e insieme rimuove il precancro.
Confermato il tumore, se ne stabiliscono dimensioni ed estensione: risonanza magnetica della pelvi, tomografia computerizzata o a emissione di positroni, a volte una visita in anestesia, esami del sangue. Non tutti servono a tutti. I risultati arrivano spesso dopo settimane, e l'attesa di per sé non significa cattive notizie. Da questi esami dipende la scelta della cura, perciò qui la precisione rende più della fretta.
Come si cura
Il tumore del collo dell'utero si cura e nelle fasi iniziali spesso guarisce del tutto. Il metodo si sceglie in base a dimensioni e tipo del tumore, alla sua sede, alla presenza di metastasi e alle condizioni generali della persona.
- Fase iniziale. A volte basta asportare una porzione di collo a cono. Con un tumore un po' più grande si opera togliendo il collo e lasciando il corpo dell'utero, e dopo questo intervento una gravidanza resta possibile. L'opzione più comune è l'asportazione dell'utero con il collo e i linfonodi del bacino.
- Il tumore è uscito dal collo. Il trattamento principale è la radioterapia dall'esterno insieme alla brachiterapia, in cui la sorgente si porta a contatto del collo, con la chemioterapia in parallelo. Non è un ripiego per chi non si può operare, ma una cura a sé, fatta con l'intento di guarire.
- Malattia estesa o tornata. Si usano la chemioterapia, i farmaci che tolgono al tumore l'apporto di sangue e l'immunoterapia. L'obiettivo è frenare la crescita e allungare la vita.
Di figli e di ormoni si parla prima di iniziare le cure, non dopo: poi le possibilità di preservare la fertilità si restringono di colpo. Nelle donne giovani le ovaie a volte si spostano fuori dal campo di irradiazione per rimandare la menopausa. Conviene chiedere in anticipo anche che cosa aspettarsi dopo: menopausa precoce, secchezza e restringimento della vagina, gonfiore di una gamba per i linfonodi asportati. Tutto questo si tratta, non c'è ragione di tacerlo. Se la malattia non si può guarire, le cure proseguono lo stesso, perché frenano il tumore e alleviano i sintomi, e accanto a esse entra in campo l'équipe di cure di supporto.
Consulto online
A distanza il medico ricostruisce che cosa è cambiato esattamente: com'è il sanguinamento, che rapporto ha con il ciclo e con i rapporti sessuali, quando è stato l'ultimo screening e che cosa aveva mostrato. Spiegherà quale esame serve e con quanta urgenza, aiuterà a leggere i referti già in mano di citologia, test HPV o colposcopia e indicherà lo specialista da prenotare di persona. Se la cura è già in corso, è il momento buono per passare in rassegna gli effetti collaterali e capire quali non vadano sopportati.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.




