Tumore della vagina
Il tumore della vagina è una neoplasia che cresce nella parete vaginale, cioè nel canale che va dalla vulva al collo dell'utero.
In questa pagina
- Segnali per cui vale la pena prendere un appuntamento
- Un sanguinamento dopo la menopausa si controlla sempre
- Che cosa c'è dietro questi sintomi più spesso di un tumore
- L'HPV e gli altri fattori di rischio
- Che cosa riduce davvero il rischio
- Come si arriva alla diagnosi
- Come si cura
- Domande di cui non ci si deve vergognare
- Consulto online
Il tumore della vagina è una neoplasia che cresce nella parete vaginale, cioè nel canale che va dalla vulva al collo dell'utero. È raro: rappresenta una quota molto piccola di tutti i tumori dell'apparato genitale femminile e la maggior parte dei casi compare dopo i sessant'anni. Da questa rarità discendono due cose insieme. La prima: se sono comparse perdite di sangue o fastidi, la probabilità che si tratti di un tumore è bassa e quasi sempre si trova un'altra spiegazione. La seconda: proprio perché è raro, è facile che quei disturbi vengano minimizzati, sia dalla donna sia da chi la ascolta, mentre il tumore cresce lentamente e resta a lungo curabile. Le due idee non si contraddicono: controllare serve, allarmarsi no.
Segnali per cui vale la pena prendere un appuntamento
Non esiste uno screening dedicato al tumore della vagina, perciò lo si individua attraverso i sintomi. Sono tutti aspecifici, ed è questa la difficoltà principale:
- perdite di sangue fuori dal ciclo, anche solo qualche macchia;
- sanguinamento o dolore dopo i rapporti;
- qualsiasi sanguinamento dopo la menopausa, a cui è dedicata la sezione qui sotto;
- perdite diverse dal solito: con sangue, maleodoranti o acquose, se prima non capitava;
- un nodulo, un rigonfiamento o una piaghetta in vagina o accanto, che si sente al tatto o si vede;
- prurito che dura settimane e non passa con le cure abituali;
- dolore al bacino o durante i rapporti;
- dolore a urinare e stimolo frequente; nelle fasi avanzate, stitichezza o gonfiore di una gamba.
Conviene farsi visitare se i sintomi durano più di due o tre settimane, se si ripetono o se compaiono per la prima volta nella vita. Qui conta più la durata che l'intensità: una perdita minima ma ostinata dice più di un sanguinamento abbondante e isolato con una causa evidente.
Un sanguinamento dopo la menopausa si controlla sempre
È l'unica regola che davvero vale la pena portarsi via da questa pagina. Se le mestruazioni sono cessate da un anno o più, qualunque comparsa di sangue è motivo per farsi vedere, indipendentemente dalla quantità. Una goccia sulla biancheria, una traccia rosata sulla carta, un episodio unico che non si è più ripetuto: conta tutto. Non serve aspettare che si ripeta, perché un tumore non avvisa una seconda volta per cortesia, e la settimana di attesa diventa mezzo anno.
Il motivo della regola è semplice. Il sangue dopo la menopausa dipende il più delle volte dall'assottigliamento della mucosa per carenza di estrogeni, cosa benigna e facilmente risolvibile. Ma è proprio questo il principale segno precoce dei tumori dell'utero, del collo dell'utero e della vagina, e non esiste modo di distinguerli senza una visita. Lo stesso principio vale durante la terapia ormonale della menopausa: un sanguinamento fuori dallo schema atteso si discute con il medico, non si attribuisce d'ufficio al farmaco.
Che cosa c'è dietro questi sintomi più spesso di un tumore
Vale la pena dirlo chiaramente, perché la paura non diventi il motivo per rimandare la visita. Gli stessi disturbi hanno spiegazioni molto più frequenti:
- l'atrofia della mucosa dopo la menopausa: secchezza, fragilità, sangue dopo i rapporti o dopo una visita;
- infezioni e infiammazioni, tra cui la candida, la vaginosi batterica e le infezioni sessualmente trasmissibili;
- polipi del collo dell'utero e dell'endometrio;
- fibromi uterini e iperplasia dell'endometrio;
- il lichen sclerosus della vulva, che dà prurito ostinato e ragadi;
- traumi meccanici, soprattutto in presenza di secchezza, e irritazione da prodotti per l'igiene;
- effetti indesiderati di terapie ormonali e di anticoagulanti.
Tutte queste condizioni si curano, e la maggior parte si cura facilmente. Ma l'elenco ha un rovescio: finché non è stato verificato che si tratta di una di esse, il sintomo resta non verificato. Vale soprattutto per il prurito e per l'«irritazione» trattati per anni con creme senza che nessuno guardi.
L'HPV e gli altri fattori di rischio
La maggior parte dei tumori della vagina è legata a un'infezione persistente da alcuni tipi di papillomavirus umano. È un virus estremamente diffuso, si trasmette con qualsiasi contatto di pelle e mucose nella zona genitale e nella maggior parte delle persone se ne va da solo entro un anno o poco più. Il pericolo non è il contagio in sé, ma gli anni in cui il virus non viene eliminato: in quel tempo nella mucosa possono comparire lesioni precancerose, e sono loro che, se nessuno le trova, si trasformano in tumore.
La probabilità è maggiore se:
- in passato sono state trovate lesioni precancerose del collo dell'utero o della vagina, oppure c'è stato un tumore del collo dell'utero;
- le difese immunitarie sono ridotte: HIV, farmaci dopo un trapianto, malattie autoimmuni come il lupus;
- si fuma: il fumo rende più difficile eliminare il virus e danneggia le cellule di per sé;
- in passato è stata eseguita radioterapia sul bacino;
- sua madre ha assunto dietilstilbestrolo in gravidanza, un farmaco usato a metà del secolo scorso per la minaccia di aborto; queste donne seguono controlli specifici.
Due precisazioni che spesso sfuggono. L'asportazione dell'utero non elimina il rischio: la vagina resta, e i sintomi che la riguardano si studiano allo stesso modo. Lo stesso vale per uomini trans e persone non binarie che conservano la vagina, per intero o in parte.
Che cosa riduce davvero il rischio
Il tumore della vagina non si può prevenire del tutto, ma due misure funzionano, ed entrambe riguardano l'HPV.
La vaccinazione contro il papillomavirus umano. Protegge dai tipi di virus responsabili della maggior parte di questi tumori e, insieme, dal tumore del collo dell'utero. Il beneficio è massimo se viene eseguita prima dell'inizio dell'attività sessuale, ed è per questo che viene offerta di routine nell'adolescenza; in diversi paesi si vaccinano sia le ragazze sia i ragazzi, mentre negli adulti l'indicazione si valuta caso per caso. Età e schema cambiano da paese a paese: faccia riferimento al calendario vaccinale del luogo in cui vive.
Lo screening del collo dell'utero. Il test individua le alterazioni cellulari molto prima che diventino un tumore e, per la stessa via, intercetta una parte delle lesioni vaginali. È il motivo per cui il tumore della vagina viene spesso evitato durante una visita fatta per tutt'altro. L'età di inizio e gli intervalli sono diversi nei vari paesi: segua il programma in vigore dove vive e non lasci cadere gli inviti. Dopo l'asportazione dell'utero per lesioni precancerose o per un tumore, i controlli di solito proseguono, anche se lo screening abituale non è più applicabile.
Che cos'altro ha senso: smettere di fumare, usare il preservativo — riduce, pur senza azzerarla, la trasmissione del virus — e non rimandare il controllo di un sintomo. Quest'ultima è probabilmente la cosa più efficace dell'intero elenco.
Come si arriva alla diagnosi
Si comincia da una normale visita ginecologica. Il medico osserva la vulva e le pareti vaginali con lo speculum e palpa gli organi del bacino. Può chiedere di essere visitata da una donna, farsi accompagnare, chiedere che ogni passaggio le venga spiegato prima e interrompere la visita in qualunque momento: sono richieste normali, non capricci.
Se qualcosa desta sospetto, il passo successivo è la colposcopia: la mucosa osservata ingrandita con uno strumento che resta all'esterno del corpo. Dura circa mezz'ora e di solito non è dolorosa, anche se piacevole non si può definirla. Se serve, si preleva un piccolo frammento di tessuto da analizzare: è la biopsia, ed è l'unica che dà la risposta definitiva. Dopo la biopsia, per un giorno o due, sono possibili qualche perdita e dolori simili a quelli mestruali.
L'attesa del risultato richiede tempo, a volte alcune settimane, e questo non significa che sia stato trovato qualcosa di brutto. Se la diagnosi viene confermata, si programmano esami aggiuntivi per definire lo stadio: analisi del sangue, TC, risonanza, talvolta PET e, se necessario, una visita approfondita in anestesia. Dallo stadio dipende tutto il resto, perciò questo passaggio non si salta. La seguirà un'équipe — ginecologo oncologo, radioterapista, infermiere specializzato; è utile andare accompagnata alle visite e portare le domande già scritte.
Come si cura
Il tumore della vagina è spesso curabile, e la terapia si adatta allo stadio, alle dimensioni, alla sede e alle condizioni generali di salute. Il cardine è la radioterapia: esterna, interna (brachiterapia, con la sorgente posizionata proprio accanto al tumore) oppure entrambe. Nei tumori piccoli e iniziali è possibile la chirurgia, la cui estensione varia molto, dalla rimozione di un tratto di parete vaginale a interventi ampi nella malattia avanzata. La chemioterapia raramente si usa da sola: di norma si associa alla radioterapia. Se la vagina deve essere asportata, si discute la ricostruzione con tessuti della paziente stessa.
Finita la terapia si programmano controlli, più ravvicinati nei primi anni e poi più distanziati. Fra un controllo e l'altro si rivolga ai medici senza aspettare il turno se compaiono un nuovo sanguinamento, dolore, gonfiore di una gamba o qualunque cosa la preoccupi.
Domande di cui non ci si deve vergognare
Le cure incidono sulla vita sessuale e sulla capacità di avere figli, e di questo bisogna parlare con i medici prima di iniziare, non dopo. Non è una domanda imbarazzante né una distrazione dalle cose serie: fa parte del piano terapeutico, e l'équipe si aspetta che venga posta.
- La radioterapia sul bacino provoca secchezza, restringimento e perdita di elasticità della vagina. È prevedibile e prevenibile: si usano idratanti, terapie locali e dilatatori vaginali con regolarità al termine del ciclo. Chieda quando cominciare e come esattamente.
- Nelle donne che non sono ancora in menopausa, la radioterapia e l'asportazione delle ovaie la anticipano, con tutte le sue manifestazioni. Chieda della terapia ormonale sostitutiva e se è adatta al suo caso.
- Se aveva in programma una gravidanza, sollevi il tema già alla prima visita: alcune opzioni per preservare la fertilità funzionano solo prima dell'inizio delle cure, e la decisione va presa in fretta.
- Tornare alla vita sessuale è possibile per la maggior parte delle persone, anche se cambiano tempi e sensazioni. Chieda quando può, che cosa aiuta se fa male e se convenga rivolgersi a un fisioterapista del pavimento pelvico.
- Il sostegno psicologico e i gruppi di pazienti non sono un lusso. Chieda alla sua équipe che cosa è disponibile dove viene curata.
Consulto online
Il consulto online vale soprattutto dove è l'imbarazzo a fare da ostacolo: raccontare da casa di perdite di sangue, di dolore durante i rapporti o di un prurito che non passa è più semplice, ed è proprio quel rinvio a costare di più. Il medico può ragionare su che cosa stia più probabilmente dietro i suoi sintomi, dirle con quanta urgenza serve una visita in presenza, spiegarle quali esami hanno senso nella sua situazione e aiutarla a non perdersi nel percorso. Online si commentano bene anche i risultati già disponibili, i dubbi sull'HPV e sul vaccino e la gestione degli esiti se le cure sono ormai alle spalle. Quello che non si può sostituire è la visita, la colposcopia e la biopsia: qualsiasi sanguinamento dopo la menopausa, il sangue dopo i rapporti, una piaghetta che non guarisce o un nodulo palpabile richiedono una visita in presenza, e meglio nei giorni immediatamente successivi.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.




