Cataratta infantile

La parola cataratta si associa d'istinto alla vecchiaia, eppure il cristallino può annebbiarsi già in un neonato.

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La parola cataratta si associa d'istinto alla vecchiaia, eppure il cristallino può annebbiarsi già in un neonato. La differenza non sta nell'opacità ma nei tempi. Un adulto operato riprende la vista che aveva. In un lattante il cristallino opaco non si limita a offuscare: impedisce alla vista di formarsi, perché nei primi mesi il cervello impara a vedere grazie all'immagine che gli arriva dall'occhio, e senza immagine le connessioni non si costruiscono. Per questo la cataratta dei bambini non si tiene sotto osservazione per anni: si cerca già in sala parto e si opera nel giro di settimane.

Perché si conta in settimane

La vista del neonato è una bozza. Distinguere i dettagli, valutare le distanze, fondere due immagini in una il cervello lo impara nei primi mesi e anni, e solo con la pratica. L'occhio che in quel periodo non dà un'immagine nitida viene via via ignorato: nasce così l'occhio pigro. Anche mettendogli poi un cristallino perfetto, quell'occhio vedrà peggio di quello sano, perché il momento per imparare è passato.

Di qui una regola che ai genitori sembra dura: davanti a un'opacità fitta che copre la pupilla si opera nelle prime settimane o nei primi mesi di vita, non «quando sarà più grande e più forte». Tanto più se l'occhio colpito è uno solo: il cervello ha quello sano su cui appoggiarsi e l'altro lo abbandona volentieri.

Non ogni opacità è però pericolosa. Puntini e striature sottili alla periferia del cristallino non disturbano la vista: basta tenerle d'occhio. A decidere non è l'opacità in sé, ma se copre il centro e come vede il bambino.

Che cosa si vede da fuori

Un bambino piccolo non si lamenta e non ha termini di paragone. Devono allarmare i genitori:

  • una pupilla bianca o grigiastra invece che nera con la luce normale;
  • una pupilla che con il flash viene rossa e l'altra bianca o spenta: questo dettaglio nelle foto di famiglia scopre più casi di quanto si creda;
  • il bambino che non segue con gli occhi un viso o un giocattolo;
  • scatti involontari e frequenti degli occhi da un lato all'altro;
  • un occhio che devia, che strabizza;
  • strizzare gli occhi e girare la testa davanti alla luce forte più del solito;
  • nei bambini più grandi, il libro attaccato al viso, gli occhi socchiusi, le lamentele di nebbia e di aloni attorno ai lampioni.

La pupilla bianca è l'unico segno dell'elenco con cui non si può aspettare un appuntamento comodo. Non la produce solo la cataratta: allo stesso modo si manifesta il retinoblastoma, tumore maligno della retina in cui il ritardo costa la vista e talvolta di più. Quel bambino deve essere visto dall'oculista in pochi giorni.

I controlli che la scoprono

È per reperti come questi che si guardano gli occhi a tutti i neonati e si ripete il controllo verso le sei-otto settimane. La prova dura pochi secondi: si illumina l'occhio e si valuta il riflesso rosso, quel bagliore dal fondo dell'occhio che nelle foto dà gli occhi rossi. Con il cristallino trasparente il riflesso è vivo e uguale da entrambi i lati; se è spento o manca, qualcosa si frappone sul cammino della luce.

Poi il bambino passa all'oculista. Si instillano gocce che dilatano la pupilla: possono bruciare, non danneggiano l'occhio e l'effetto svanisce in qualche ora. Con una lente d'ingrandimento si vede dove sta l'opacità, quanto è fitta, se riguarda un occhio o entrambi. Nelle cataratte bilaterali si aggiungono quasi sempre accertamenti generali per cercarne la causa. Alcuni casi compaiono dopo i controlli del lattante, perciò ogni dubbio su come vede un bambino giustifica una visita a qualsiasi età.

Perché il cristallino si opacizza

In circa metà dei casi la causa non si riesce a individuare, e questa è una risposta onesta, non una scusa. Fra quelle note le più frequenti sono:

  • l'ereditarietà: in circa un bambino su cinque qualcun altro in famiglia ha avuto la stessa cosa;
  • sindromi cromosomiche e genetiche, fra cui la più nota è la sindrome di Down;
  • infezioni contratte dalla madre in gravidanza: rosolia, toxoplasmosi, citomegalovirus, varicella, herpes simplex;
  • disturbi metabolici, soprattutto la galattosemia, in cui lo zucchero del latte non viene scisso. Qui l'opacità a volte regredisce da sola se il lattosio viene tolto per tempo dall'alimentazione, ed è per questo che in un lattante quell'esame si chiede fra i primi;
  • traumi dell'occhio e interventi oculari;
  • terapie prolungate con glucocorticoidi e radiazioni;
  • il diabete nei bambini più grandi.

La cataratta ereditaria non si può prevenire, una parte di quelle infettive sì: aggiornare la vaccinazione contro la rosolia prima del concepimento e usare prudenza con la carne cruda, la verdura non lavata e la lettiera del gatto. Se in famiglia è già nato un bambino con cataratta e si programma un'altra gravidanza, conviene chiedere al medico di famiglia una consulenza genetica.

L'intervento e con che cosa si sostituisce il cristallino

Non si opera ogni opacità, ma quella che impedisce di vedere. L'intervento si esegue in ospedale in anestesia generale e dura un'ora o un'ora e mezza: attraverso una minuscola incisione nella cornea il cristallino opaco viene asportato.

Comincia allora la parte che i genitori non immaginano. Un occhio senza cristallino non mette a fuoco, e restituirgli questa capacità conta quanto togliere l'opacità. Ai bambini più grandi durante l'intervento si impianta una lente artificiale dentro l'occhio. Nei piccoli sotto l'anno lo si fa più di rado: l'occhio cresce in fretta, la lente calcolata oggi fra un anno non andrà più bene e in quell'età le complicanze sono più numerose. A loro si adattano piuttosto lenti a contatto o, se sono stati operati entrambi gli occhi, occhiali; si mettono una o due settimane dopo l'intervento e si cambiano man mano che il bambino cresce.

Quando entrambi i cristallini sono opachi, gli occhi si operano uno alla volta, per non esporli tutti e due alla stessa complicanza; il secondo intervento si fa entro pochi giorni. Poi l'occhio viene coperto con una medicazione o una conchiglia trasparente, il bambino passa in genere una notte in ospedale e a casa si prosegue con colliri antinfiammatori da instillare a orari fissi nelle prime settimane. Prima delle dimissioni mostrano come si fa.

Bendaggio e occhiali: un lavoro di anni

L'intervento è l'inizio, non la fine. Bisogna costringere il cervello a servirsi di un occhio che si era abituato a ignorare, e qui tutto poggia sulla pazienza della famiglia.

Lo strumento principale è il bendaggio: si copre qualche ora al giorno l'occhio più forte perché entri in gioco quello debole. Quante ore e fino a che età lo decide lo specialista che segue lo sviluppo della vista. Ai bambini non piace, e la causa più frequente di insuccesso non è la chirurgia ma la terapia abbandonata. Si aggiungono occhiali o lenti a contatto, ricalcolati mentre l'occhio cresce, e i controlli più volte l'anno.

Quanto bene vedrà il bambino nessuno lo può dire in anticipo. Spesso l'occhio operato conserva una vista ridotta, ed è meglio saperlo subito. La maggior parte di questi bambini frequenta però una scuola normale e fa una vita normale; i limiti riguardano i mestieri che richiedono una visione tridimensionale impeccabile.

Che cosa può andare storto

L'operazione è ben collaudata e di solito fila liscia, ma le complicanze esistono e alcune richiedono attenzione per tutta la vita:

  • opacizzazione della capsula posteriore: la membrana sottile che trattiene la lente artificiale si ispessisce e la vista torna annebbiata. Non è la cataratta che ritorna; si risolve con un breve laser;
  • glaucoma, cioè aumento della pressione dentro l'occhio. Il rischio dura decenni, perciò a chi è stato operato di cataratta da lattante la pressione va misurata almeno una volta l'anno per sempre. Altrimenti la perdita di vista si scopre quando è già irreversibile;
  • strabismo e occhio pigro, che richiedono un trattamento a parte;
  • una pupilla di forma irregolare, che di norma non incide sulla vista;
  • gonfiore del centro della retina e, raramente, il suo distacco;
  • infezione dentro l'occhio: la più rara e insieme la più grave.

Si torna subito all'ospedale dove si è operato se il bambino ha un dolore evidente, è irrequieto e si sfrega l'occhio, se l'occhio arrossa, se compare secrezione abbondante o purulenta o sangue, oppure se all'improvviso vede peggio o rifugge la luce.

Consulto online

A distanza si affronta bene ciò che angoscia i genitori prima e dopo la visita oculistica. Il medico chiederà come il bambino segue i volti e gli oggetti, che aspetto hanno le pupille con luci diverse e con il flash, se c'è strabismo o scatti degli occhi, che cosa è successo in gravidanza e se in famiglia ci sono casi simili, e dirà con quanta urgenza serve una visita di persona. Dopo l'intervento è il posto giusto per rivedere lo schema dei colliri, il bendaggio, la cura delle lenti e il calendario dei controlli. La pupilla bianca e i segnali d'allarme dopo l'intervento non si valutano a distanza: con quelli si va direttamente dall'oculista.

Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.

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