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Medicinali comunemente utilizzati per Cirrosi epatica
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 20 mgPrincipio attivo: pantoprazoleProduttore: Sandoz Farmaceutica S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 0.67 g lactulose/mlPrincipio attivo: lactuloseProduttore: Lainco S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: INJECTABLE, 40 mgPrincipio attivo: pantoprazoleProduttore: Hikma Farmaceutica (Portugal) S.A.Prescrizione richiesta
La cirrosi non è una malattia a sé, ma il punto d'arrivo di danni al fegato molto diversi quando durano per anni. Le cellule che muoiono vengono sostituite da tessuto cicatriziale, l'organo diventa duro e bitorzoluto e il sangue non lo attraversa più liberamente. Il fegato, per di più, lavora con una riserva enorme, per cui la persona sta bene a lungo: ed è proprio questo a rendere pericolosa la cirrosi, perché i disturbi arrivano quando una parte consistente del tessuto è già andata perduta. La buona notizia è che l'idea della cirrosi come condanna senza appello è superata. Se si toglie la causa, la distruzione si ferma, e in una parte delle persone le cicatrici perfino regrediscono in parte.
Perché il fegato tace così a lungo
Finché le cellule rimaste reggono il carico, i segni possono mancare del tutto oppure sono così banali che nessuno li collega al fegato:
- una stanchezza che il riposo non toglie e la sensazione costante di essere a pezzi;
- appetito sparito, nausea, calo di peso senza alcuna dieta;
- un fastidio sordo o un senso di peso sotto le costole di destra;
- piccoli capillari a ragnatela sul torace, sulle spalle e sul viso;
- rossore a chiazze dei palmi delle mani, soprattutto alla base dei pollici, più difficile da notare sulla pelle scura;
- scarsa tolleranza allo sforzo abituale e perdita di muscolo su spalle e cosce.
Non di rado la cirrosi si scopre senza alcun disturbo: in un esame del sangue casuale con le piastrine basse, oppure a un'ecografia richiesta per tutt'altro motivo. È lo scenario migliore possibile, perché è in questa fase che si può fare di più.
I segni che compaiono più tardi
Quando il margine si esaurisce, il quadro diventa riconoscibile. Compaiono i segni che il fegato non riesce più a depurare, a produrre proteine e a lasciar passare il sangue:
- colorito giallo della pelle e del bianco degli occhi, urine scure, prurito senza alcuna eruzione;
- pancia che aumenta per il liquido che si raccoglie, gonfiore di gambe e piedi;
- lividi e sanguinamenti al minimo motivo, epistassi prolungate e gengive che sanguinano;
- vene dilatate che affiorano sull'addome;
- distrazione, giorno e notte invertiti, parola lenta e impastata, tremore a braccia tese;
- cambiamento di forma di dita e unghie: i polpastrelli si ingrossano e le unghie diventano biancastre;
- negli uomini aumento del seno e riduzione dei testicoli, nelle donne alterazioni del ciclo.
Il momento in cui compaiono per la prima volta il liquido nella pancia, la confusione o un sanguinamento i medici lo segnano a parte: da lì cambiano sia il modo di seguire la malattia sia il discorso sul trapianto. Per questo episodi del genere non si sopportano in casa, anche se il giorno dopo va meglio.
Quando chiamare l'ambulanza
Serve aiuto immediato se in una persona con una malattia del fegato compare:
- vomito di sangue o di materiale simile a fondi di caffè;
- feci nere e catramose: è così che si presenta il sanguinamento dalle vene dilatate dell'esofago;
- confusione improvvisa, sonnolenza, parola impastata, comportamento strano oppure difficoltà a svegliare la persona;
- febbre e dolore addominale quando c'è liquido raccolto: quel liquido può infettarsi e senza antibiotici la situazione è mortale;
- una brusca riduzione della quantità di urina, con pancia e gonfiori che crescono in fretta;
- affanno a riposo.
In queste condizioni non ci si mette al volante: fatevi accompagnare oppure chiamate il 112. Portate l'elenco di tutti i farmaci che assumete: al medico interessa sapere prima di tutto degli anticoagulanti e dei diuretici.
Perché il fegato si riempie di cicatrici
Le cause sono molte e nella stessa persona ce n'è spesso più di una; in quel caso si sommano, invece di limitarsi a convivere:
- il consumo regolare di alcol per anni. Il riferimento oltre il quale il rischio sale in modo evidente è intorno ai 30 g di alcol puro al giorno per gli uomini e ai 20 g per le donne, ma per un fegato già danneggiato non esiste alcuna dose sicura;
- la steatosi epatica legata al metabolismo: peso in eccesso, diabete di tipo 2, trigliceridi alti, pressione elevata. Da qualche anno viene chiamata associata a disfunzione metabolica ed è oggi la causa di cirrosi che cresce più rapidamente;
- le epatiti virali croniche B, C e D;
- le malattie autoimmuni: epatite autoimmune, colangite biliare primitiva, colangite sclerosante primitiva;
- i disturbi ereditari del metabolismo: accumulo eccessivo di ferro o di rame, deficit di alfa-1-antitripsina, fibrosi cistica;
- l'ostacolo prolungato al deflusso della bile e il ristagno di sangue nel fegato in caso di grave scompenso cardiaco;
- più di rado, il danno epatico da farmaci e da integratori vegetali.
Come si scopre e come si valuta
La diagnosi nasce raramente da un esame solo. Di solito si mettono insieme più fonti:
- gli esami del sangue: indici epatici, bilirubina, albumina, coagulazione, piastrine. Piastrine stabilmente basse sono spesso il primo indizio;
- l'elastografia, cioè la misura della durezza del fegato con una sonda, senza ago e in pochi minuti;
- l'ecografia con lo studio del flusso di sangue e, se serve, la tomografia;
- gli esami che stabiliscono la causa: epatiti virali, metabolismo del ferro e del rame, marcatori autoimmuni;
- la biopsia, che ormai non serve quasi mai e si riserva soprattutto ai casi in cui la causa resta poco chiara.
Poi si valuta quanto il fegato regga, con scale che tengono conto di bilirubina, albumina, coagulazione e presenza di complicanze. Quei punteggi non servono a spaventare: da loro dipendono la frequenza dei controlli, la sicurezza di un intervento e il posto nella lista per il trapianto.
Che cosa si riesce davvero a fermare
La cura non parte dal fegato ma dalla causa, e qui negli ultimi anni è cambiato molto. L'epatite C cronica oggi si guarisce con le compresse in quasi tutti e nel giro di pochi mesi. L'epatite B si riesce a sopprimere del tutto con antivirali assunti a lungo. Le malattie autoimmuni rispondono ai farmaci che frenano il sistema immunitario. Quando il ferro è in eccesso lo si toglie con salassi regolari, nella malattia da accumulo di rame con farmaci che lo legano. Nella steatosi funzionano il calo di peso e la cura del diabete. E nel danno da alcol smettere di bere porta un miglioramento che si vede negli esami già dopo qualche mese.
Il senso di tutto questo è semplice: finché la causa agisce, la cicatrice avanza; appena la si toglie, il fegato ha una possibilità. Del tutto sano non tornerà, ma lo stadio può scendere e le complicanze possono non arrivare. Se invece il fegato ha ceduto, si parla di trapianto, ed è meglio parlarne presto e non nel pieno di una crisi.
Le complicanze e come si prevengono
Gran parte del monitoraggio nella cirrosi non riguarda le cicatrici in sé, ma ciò che ne deriva. Il sangue, non trovando la strada attraverso il fegato, gira intorno e riempie troppo le vene dell'esofago e dello stomaco: si controllano con la gastroscopia e, se il reperto è pericoloso, o si prescrivono farmaci che abbassano la pressione in quelle vene, o le vene si legano per via endoscopica. Il liquido nella pancia si tratta limitando il sale e con i diuretici, e quando il volume è grande lo si toglie con un ago; il pericolo tipico è che quel liquido si infetti, per cui qualsiasi rialzo della febbre in chi ha ascite richiede una visita immediata.
Il disturbo della coscienza nasce da sostanze che il fegato ha smesso di neutralizzare; si cura con farmaci che accelerano lo svuotamento dell'intestino e ne modificano la flora, e la spinta di solito arriva da un'infezione, da un sanguinamento o dalla stitichezza. A parte, e sempre, si sorveglia il tumore del fegato: la cirrosi ne è il principale fattore di rischio, perciò l'ecografia del fegato si ripete ogni sei mesi per tutta la vita, comunque ci si senta. È proprio questa regolarità a dare la possibilità di trovare un tumore quando è ancora asportabile o curabile.
Che cosa dipende da voi
Ci sono alcune regole che cambiano davvero l'esito:
- l'alcol si elimina del tutto, qualunque sia la causa della cirrosi;
- le proteine non si limitano: è un consiglio superato. Nella cirrosi vale il contrario, di proteine ne serve più del solito, altrimenti si perde muscolo e con esso la capacità di reggere le complicanze. È utile prendere l'abitudine di uno spuntino leggero a tarda sera, così di notte l'organismo non consuma il proprio muscolo;
- il sale si limita solo in presenza di gonfiori e di liquido nella pancia, ma allora sul serio;
- l'attività fisica compatibile con le proprie forze conserva il muscolo e la capacità di affrontare un intervento;
- gli antidolorifici si scelgono con prudenza: gli antinfiammatori nella cirrosi sono pericolosi per i reni e per lo stomaco, mentre il solito antipiretico di norma è permesso, ma a dose giornaliera ridotta, da concordare con il medico;
- le tisane e gli integratori «per il fegato» è meglio non prenderli: un beneficio dimostrato non c'è, e casi di danno al fegato sono stati descritti;
- le vaccinazioni servono e si programmano per tempo: epatiti A e B, influenza, pneumococco;
- i frutti di mare crudi, i molluschi in particolare, nella cirrosi si escludono, perché in questi pazienti l'infezione decorre in modo grave;
- qualsiasi farmaco nuovo, compresi quelli da banco, va concordato con il medico di famiglia o con il farmacista.
Consulto online
La visita a distanza copre bene tutto ciò che non richiede le mani del medico. Se negli esami o all'ecografia sono emerse alterazioni del fegato, il medico spiega che cosa significano e quali accertamenti servono per arrivare alla causa: è forse la richiesta più frequente in assoluto. Con la diagnosi già fatta, online è comodo tenere il calendario: quando tocca l'ecografia, quando la gastroscopia, che cosa dicono gli esami appena ritirati. Nella stessa occasione si affrontano l'alimentazione e il sale, la sicurezza di farmaci e integratori, la preparazione alle vaccinazioni, le domande sul trapianto. E, a parte, il sostegno nello smettere di bere, dove il contatto regolare con il medico funziona meglio dei discorsi occasionali. Le situazioni del capitolo sull'emergenza online non si affrontano: con quelle si chiama l'ambulanza.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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