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Medicinali comunemente utilizzati per Diabete di tipo 1
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: INJECTABLE, 50 IU / 50 IUPrincipio attivo: insulin (human)Produttore: Sanofi-Aventis Deutschland GmbhPrescrizione richiestaForma farmaceutica: INJECTABLE, 40 IU/mlPrincipio attivo: insulin (human)Produttore: Sanofi-Aventis Deutschland GmbhPrescrizione richiestaForma farmaceutica: INJECTABLE, 100 U/mlPrincipio attivo: insulin glargineProduttore: Eli Lilly Nederland B.V.Prescrizione richiesta
Nel diabete di tipo 1 il sistema immunitario distrugge le cellule del pancreas che producono insulina. Senza insulina il glucosio non riesce a passare dal sangue dentro le cellule: nel sangue ce n'è troppo, agli organi manca energia e il corpo comincia a bruciare grasso. Non lo provocano gli zuccheri, né il peso in eccesso, né qualcosa nell'educazione di un bambino. Il diabete di tipo 1 non si può prevenire e nessun genitore ne ha colpa. Comincia più spesso nell'infanzia o in giovane età, ma può esordire a qualunque età. L'insulina serve dal primo giorno e per tutta la vita, e con essa si lavora, si fa sport e si hanno figli come chiunque altro.
Le prime settimane: quello che sfugge
Il diabete di tipo 1 si installa in fretta, nell'arco di settimane e a volte di pochi giorni. I primi segni sembrano così innocui che vengono attribuiti al caldo, alla crescita, allo stress o alla stanchezza della scuola. In un bambino il quadro è questo:
- sete continua: beve molto e chiede ancora in continuazione;
- urina abbondante e frequente, anche di notte, alzandosi più volte;
- torna a bagnare il letto un bambino asciutto da tempo: è uno dei segni più indicativi e quello che più spesso viene scambiato per un capriccio o per una regressione;
- dimagrisce pur con appetito normale o addirittura aumentato;
- stanchezza, apatia, irritabilità, calo del rendimento scolastico;
- vista annebbiata;
- nei lattanti, pannolini pesanti di urina, scarso aumento di peso, suzione debole;
- ferite che tardano a chiudersi, candidosi ricorrenti, prurito nella zona genitale.
A un adulto nella stessa situazione viene spesso attribuito un diabete di tipo 2, perché «alla sua età non comincia così». Se una persona dimagrisce e ha la glicemia alta, il tipo di diabete va precisato, non supposto.
La diagnosi in sé è semplice: basta misurare il glucosio nel sangue, anche con una goccia dal dito, e controllare i chetoni nelle urine. Richiede minuti e si fa in qualunque ambulatorio. Qui non si aspetta un appuntamento né un referto «della settimana prossima»: con una glicemia alta confermata si invia allo specialista in giornata. È proprio in quell'intervallo, tra i primi sintomi e la visita, che avviene la maggior parte degli esordi gravi.
Chetoacidosi: quando contano le ore
Senza insulina l'organismo passa a bruciare grasso e nel sangue si accumulano i chetoni, che lo rendono acido. È la chetoacidosi diabetica, e compare o in un esordio non riconosciuto, o più tardi, quando chi ha il diabete ha saltato l'insulina o si è ammalato.
Chiami un'ambulanza — in Europa il numero unico è il 112 — se alla sete, all'urina abbondante e alla debolezza si aggiunge anche solo uno di questi segni:
- vomito, soprattutto ripetuto, e impossibilità di bere;
- dolore addominale, che nei bambini può essere così forte da far sospettare un'appendicite;
- alito che sa di acetone, come il solvente per unghie o la frutta troppo matura;
- respiro profondo, lento e rumoroso, come se l'aria non bastasse mai;
- sonnolenza crescente, confusione, comportamento strano;
- pelle e labbra secche, occhi infossati; in un bambino, spossatezza e rifiuto di bere.
La chetoacidosi risponde bene alle cure, con liquidi e insulina in ospedale. Pericolosa la rende solo l'averla aspettata a casa. Non cerchi di risolverla da solo e non porti in auto una persona sonnolenta: chiami un'ambulanza e prenda con sé tutti i suoi farmaci.
Insulina ogni giorno, malattia compresa
L'insulina si somministra sotto pelle, con la penna più volte al giorno oppure con un microinfusore che la eroga in continuo. Lo schema abituale unisce un'insulina basale ad azione prolungata a una rapida prima dei pasti, la cui dose si calcola dai carboidrati nel piatto e dalla glicemia del momento. L'insulina non si può prendere in compresse: lo stomaco la distrugge.
Due regole, e infrangerle è ciò che porta più spesso in ospedale:
- L'insulina basale non si salta mai, nemmeno quando non si mangia. Non serve per il cibo, serve perché il corpo non cominci a bruciare grasso. Saltarla per un giorno porta dritti alla chetoacidosi. Se la nausea impedisce di mangiare, la dose si aggiusta con il medico, non si sospende.
- Durante una malattia il fabbisogno di insulina di norma sale, non scende. Un raffreddore, un'infezione intestinale, la febbre, un trauma, un intervento: tutto questo alza la glicemia anche in assenza totale di appetito. In quei giorni si misura più spesso, si controllano i chetoni, si beve molto e si resta in contatto con il proprio team.
Il punto di iniezione va cambiato ogni volta: pungere sempre nello stesso posto crea noduli sotto la pelle da cui l'insulina viene assorbita in modo imprevedibile, e la glicemia comincia a oscillare senza motivo apparente. Tenga in casa una scorta di insulina e di materiale, e in viaggio la porti nel bagaglio a mano con una dichiarazione del medico.
Ipoglicemia: riconoscerla senza farsi prendere dal panico
L'ipoglicemia è una glicemia troppo bassa, in genere sotto i 70 mg/dL. I motivi sono semplici: insulina più del necessario, un pasto saltato o ritardato, uno sforzo insolito, l'alcol. Gli episodi lievi capitano a tutti e di per sé non sono pericolosi, purché vengano riconosciuti in tempo.
I segni: tremore, sudorazione, batticuore, fame improvvisa e intensa, pallore, gambe molli, irritabilità oppure, al contrario, confusione, difficoltà a concentrarsi e mal di testa. L'ipoglicemia notturna si tradisce con incubi, sudorazione e testa pesante al mattino. Nei bambini piccoli si manifesta più spesso come pallore improvviso, pianto o una sonnolenza inattesa.
Finché la persona è cosciente: le dia zuccheri ad assorbimento rapido — un bicchiere di succo o di una comune bibita zuccherata, compresse di glucosio, qualche zolletta. Non cioccolato né biscotti: il grasso che contengono rallenta l'assorbimento. Dopo quindici minuti rimisuri e ripeta se è ancora bassa, poi le faccia mangiare qualcosa di più lento, un panino o dei cereali.
Se la persona è incosciente, non riesce a deglutire o ha convulsioni, non le metta nulla in bocca. Né acqua, né succo, né zucchero sotto la lingua: si soffocherebbe. La metta su un fianco, chiami un'ambulanza e, se in casa c'è il glucagone e le hanno insegnato a usarlo, lo somministri. Il glucagone esiste come iniezione e come spray nasale, non è difficile da usare, e conviene istruire i familiari in anticipo, perché saranno loro a doverlo dare.
Come si tiene d'occhio la glicemia
Il glucometro con puntura del dito è semplice e affidabile, e lo usano ancora tutti. Si misura prima dei pasti, prima di dormire, prima di mettersi alla guida e ogni volta che ci si sente strani; più spesso durante una malattia, con lo sport e con l'alcol.
Il monitoraggio continuo è un sensore applicato sulla pelle che invia un valore al telefono ogni pochi minuti e avvisa quando la glicemia scende o sale troppo in fretta. Mostra ciò che le punture non fanno vedere: le cadute notturne, la salita dopo un piatto preciso e la direzione in cui la glicemia si sta muovendo adesso. I microinfusori erogano insulina in continuo e dosano con più precisione le piccole quantità, e alcuni lavorano insieme al sensore e regolano l'erogazione da soli. La disponibilità non è uguale ovunque, ma vale la pena chiederlo al proprio team: semplifica molto la vita, soprattutto ai bambini e a chi ha ipoglicemie notturne.
Ogni pochi mesi si esegue l'emoglobina glicata: riflette la glicemia media dei due-tre mesi precedenti e dice cose che le misurazioni singole non dicono. Gli obiettivi si concordano individualmente, ma in linea generale si punta a circa 70–130 mg/dL prima dei pasti e fino a 180 mg/dL un paio d'ore dopo. Rispettarli sempre è impossibile, e non è nemmeno lo scopo: conta la quota di tempo trascorsa nell'intervallo, non le cifre perfette.
Cibo, sport e alcol
Una «dieta per diabetici» a parte non esiste. Si può mangiare quello che mangiano tutti; l'abilità sta nel sapere quanti carboidrati contiene la porzione e adeguare la dose. Lo si impara nei corsi di educazione terapeutica, ed è la competenza che dà libertà: con quella si va a cena da amici, al ristorante o in escursione.
- L'attività fisica abbassa la glicemia, sia durante sia per diverse ore dopo, a volte di notte. Si misura prima, durante e dopo; prima servono di solito carboidrati in più o una dose ridotta.
- L'alcol è insidioso perché impedisce al fegato di rilasciare glucosio, così l'ipoglicemia arriva ore più tardi, spesso di notte, e chi sta intorno la scambia per ubriachezza. Non beva a stomaco vuoto, accompagni con carboidrati, misuri prima di dormire e non superi le raccomandazioni generali sull'alcol in vigore nel suo Paese.
- Guidare si può, purché si avverta l'ipoglicemia in arrivo e la si sappia evitare. Se non la si sente più o capitano episodi gravi, non si guida finché la cosa non è stata affrontata con il medico. Misuri prima di partire, tenga carboidrati rapidi in auto e si fermi al primo segno. Nella maggior parte dei Paesi va comunicato all'autorità che rilascia la patente di avere un diabete trattato con insulina.
- Porti sempre con sé carboidrati rapidi e un segno di riconoscimento: un braccialetto o una tessera che indichi il diabete di tipo 1 e la terapia insulinica. Insegni a chi le sta vicino a riconoscere un'ipoglicemia e a usare il glucagone; anche a scuola e al lavoro devono saperlo.
- Il fumo danneggia i vasi più che in qualsiasi altra condizione quando c'è il diabete, e smettere pesa quanto il controllo della glicemia.
Che cosa può arrivare dopo, e come allontanarlo
Anni di glicemia alta danneggiano vasi e nervi. Non è una condanna né una fatalità: le complicanze si sviluppano lentamente e tutto ciò che le previene è noto e funziona — glicemia stabile, pressione normale, colesterolo sotto controllo, niente fumo.
- Occhi. Le alterazioni della retina non danno sintomi a lungo, perciò il fondo dell'occhio si controlla con regolarità, a partire dall'adolescenza o alcuni anni dopo la diagnosi, secondo le regole del suo Paese. Una retinopatia individuata presto si cura bene; una avanzata, non più.
- Reni. Il segno precoce è la proteina nelle urine, che non si avverte in alcun modo. L'esame delle urine e la valutazione della funzione renale si fanno ogni anno.
- Nervi e piedi. Intorpidimento, formicolio, bruciore, perdita di sensibilità. Il pericolo è che una piccola ferita o un callo passino inosservati e diventino un'ulcera. Guardi i piedi ogni giorno e li faccia controllare una volta l'anno; una ferita al piede che non chiude va vista in fretta.
- Cuore e vasi. Il rischio di infarto e di ictus è più alto del solito, per questo pressione e colesterolo si trattano con la stessa serietà della glicemia. La glicemia alta favorisce anche la malattia gengivale, ed ecco perché il dentista rientra nei controlli abituali.
- Altre condizioni autoimmuni, in particolare la tiroide e la celiachia, sono più frequenti nel diabete di tipo 1 e si cercano di routine.
Il controllo annuale non è una formalità: quasi tutto ciò che è in questo elenco all'inizio è silenzioso e si trova solo se lo si va a cercare.
Consulto online
Quasi tutto, tranne le urgenze, si presta bene a un consulto online. Se ha notato sete, minzione frequente o un bambino che ricomincia a bagnare il letto, il medico le dirà quali esami fare oggi e dove rivolgersi. Se la diagnosi è già stata fatta, può rivedere con lei lo schema insulinico e il conteggio dei carboidrati, esaminare un diario glicemico o lo scarico del sensore, spiegare come comportarsi nei giorni di malattia e in viaggio, discutere le ipoglicemie frequenti o notturne e definire il piano dei controlli annuali. I segni della chetoacidosi — vomito, dolore addominale, alito di acetone, respiro rumoroso, sonnolenza — non aspettano un consulto: sono motivo per chiamare un'ambulanza.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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