In questa pagina
La dislessia è una difficoltà persistente con la lettura e la scrittura in una persona le cui capacità intellettive sono del tutto integre. Non ha nulla a che vedere con la pigrizia, con un cattivo insegnamento o con la mancanza di impegno: il cervello di chi ne è portatore elabora in modo diverso la struttura sonora delle parole, e decifrare un testo gli costa una fatica incomparabilmente maggiore. È una caratteristica che accompagna tutta la vita, ma non è una condanna: con il tipo giusto di intervento le persone dislessiche studiano, si diplomano e lavorano dove desiderano. Ciò che conta è capire per tempo di che cosa si tratta e smettere di cercare colpevoli.
Che cosa risulta difficile davvero
È diffusa l'idea che la dislessia consista nello scrivere le lettere al contrario e nel confondere la b con la d. Succede, ma non è il nocciolo della questione. Il nocciolo sta nella consapevolezza fonologica: la capacità di sentire che una parola è fatta di suoni distinti, di separarli, di scambiarli di posto e di rimetterli insieme. È lì che il meccanismo si inceppa, e la difficoltà di lettura ne è la conseguenza.
Nella pratica una persona dislessica il più delle volte:
- legge lentamente, inciampando, perdendo il rigo e sostituendo alle parole scritte altre parole somiglianti;
- scrive con errori ortografici incostanti, tanto che la stessa parola può comparire in due o tre grafie diverse nello stesso capoverso;
- capisce benissimo un contenuto quando glielo si racconta e si perde quando lo stesso contenuto arriva in forma scritta;
- fatica a tenere una sequenza: i giorni della settimana, i mesi, l'ordine dei passaggi di un'istruzione in quattro punti;
- impiega per un compito scritto diverse volte il tempo dei compagni o dei colleghi e ugualmente non arriva in fondo;
- racconta a voce in modo vivace e ricco e sulla carta risulta scarno e breve, non perché non abbia nulla da dire ma perché scrivere gli consuma tutte le energie.
Allo stesso tempo i punti di forza sono spesso marcati quanto quelli deboli: pensiero per immagini, capacità di cogliere un problema nel suo insieme, inventiva, espressione orale, memoria per i fatti vissuti. Vale la pena ricordarlo, perché il voto scolastico misura esattamente ciò in cui questo ragazzo riesce peggio.
Come si presenta alle diverse età
Prima della scuola. Si può sospettare, non concludere. Colpiscono l'arrivo tardivo del linguaggio in frasi, il rimescolamento costante delle sillabe nelle parole lunghe, la difficoltà con le rime e il disinteresse per i giochi di parole, poca curiosità per le lettere a fronte di una curiosità vivace per tutto il resto, e il restare bloccati a cercare il nome di oggetti conosciutissimi.
Scuola primaria. È la fase in cui il quadro si vede con maggiore nitidezza, perché leggere diventa il lavoro principale della giornata. Il bambino non riesce a ricordare quale suono corrisponda a quale lettera, sillaba molto più a lungo dei coetanei, indovina le parole dalle prime lettere invece di leggerle, scrive lentamente e in modo irregolare, confonde l'ordine delle lettere. Spesso arriva anche dell'altro: non voler andare a scuola, il mal di pancia ogni mattina, le lacrime sui compiti. Questa parte a volte si nota prima delle difficoltà di lettura vere e proprie.
Adolescenti e adulti. A quell'età leggere di solito si è imparato, ma lentamente e con grande sforzo, perciò si evita tutto ciò che ha a che fare con il testo. Sono in salita gli appunti, le lettere, le relazioni, la preparazione degli esami; numeri e codici non si fissano; le scadenze saltano, non per irresponsabilità ma perché anche la pianificazione ne risente. Molti adulti arrivano dallo specialista non di propria iniziativa, ma dopo che è stata diagnosticata la dislessia al figlio e si sono riconosciuti nella descrizione.
Perché succede
Il meccanismo esatto non è del tutto noto, ma il quadro generale è chiaro. Le aree cerebrali che collegano il suono alla lettera funzionano diversamente nelle persone dislessiche; è una caratteristica con cui si nasce, non l'esito delle circostanze. Si eredita in misura evidente: se uno dei genitori è dislessico, la probabilità nel figlio è nettamente superiore alla media, ed è per questo che la storia familiare viene sempre chiesta.
Che cosa non provoca la dislessia: la scarsa attenzione dei genitori, l'esposizione precoce agli schermi, il bilinguismo in casa, una vista scarsa, un'intelligenza modesta. Il mito del bilinguismo è particolarmente resistente: crescere un bambino in due lingue si può fare serenamente, la dislessia non nasce da questo, anche se può manifestarsi in entrambe le lingue insieme.
Secondo le diverse stime, difficoltà di questo tipo interessano in qualche misura da tre a dieci persone su cento, e l'ampiezza dell'intervallo dipende più dai criteri usati che dalle popolazioni studiate. Conta di più un altro aspetto: l'ortografia della lingua incide moltissimo su quanto il problema sia visibile. Dove la scrittura segue da vicino la pronuncia, un bambino può imparare a leggere quasi senza errori e restare comunque estremamente lento, e a questo ci si accorge più tardi di quanto si dovrebbe.
Che cosa va escluso per primo
Prima di parlare di dislessia bisogna accertarsi che alla lettura non stia mettendosi di traverso qualcosa di più semplice e del tutto correggibile.
- La vista. Un bambino può non lamentarsi affatto e semplicemente non vedere bene il rigo o non convergere gli occhi da vicino. La visita oculistica è indispensabile.
- L'udito. L'ostacolo più frequente è il liquido persistente nell'orecchio medio dopo otiti ripetute: il bambino sente attutito, non distingue suoni del parlato simili fra loro e dall'esterno sembra soltanto distratto.
- L'attenzione. Il disturbo da deficit di attenzione produce un quadro di insuccesso molto simile e spesso si accompagna alla dislessia; separare i due senza uno specialista è difficile.
- Lo sviluppo del linguaggio nel complesso. Se è compromesso anche il parlato, si comincia dal logopedista.
E a parte, ciò che con la dislessia non c'entra nulla e impone di rivolgersi al medico senza indugio. La dislessia c'è fin dall'inizio dell'apprendimento: non compare all'improvviso in un bambino che leggeva normalmente da un anno. Se l'abilità c'era ed è sparita — il bambino ha smesso di leggere, non capisce più ciò che gli si dice, e insieme sono cambiati l'andatura, la grafia o il comportamento, oppure sono comparsi mal di testa al risveglio, vomito o episodi di assenza — non si tratta di una difficoltà di apprendimento ma di un segno di sofferenza cerebrale, e va chiarito in fretta. Allo stesso modo, in un adulto l'impossibilità improvvisa di leggere un testo abituale, soprattutto insieme a disturbo del linguaggio, debolezza a un braccio o bocca storta, fa sospettare un ictus: lì si chiama l'ambulanza (in Spagna, Italia, Portogallo, Polonia e Ucraina il numero unico europeo 112) e non si prenota una visita.
Come si svolge la valutazione
La diagnosi non si fa con un test solo né con un questionario trovato in rete. La valutazione è condotta da uno specialista — psicologo scolastico o clinico, logopedista, insegnante specializzato — e occupa più incontri.
Di norma si esaminano rapidità e correttezza della lettura e la comprensione del testo, la scrittura e l'ortografia, il vocabolario, la capacità di manipolare i suoni delle parole, la memoria a breve termine e quella di lavoro, la velocità con cui vengono elaborate le informazioni visive e uditive, e anche il livello generale di ragionamento, proprio per mostrare la distanza fra questo e i risultati nella lettura. Separatamente si chiede a genitori e insegnanti come il bambino se la cava nel lavoro di tutti i giorni e non soltanto in una stanza tranquilla.
Il risultato non è un'etichetta ma la descrizione dei punti forti e deboli con indicazioni concrete: che cosa cambiare nel modo di presentare i contenuti, quanto tempo aggiungere nelle prove scritte, quali strumenti tecnici introdurre. Con quel documento si va a scuola e si concordano le misure di sostegno. Le procedure per formalizzarle cambiano da paese a paese, quindi conviene informarsi sul posto, nella scuola stessa o presso il servizio scolastico territoriale.
Prima si fa la valutazione, migliore è l'esito: il lavoro iniziato nei primi anni di scuola rende sensibilmente più di quello stesso lavoro con un adolescente. Detto questo, anche in adolescenza e in età adulta la valutazione ha senso, se non altro per ottenere tempo aggiuntivo agli esami e smettere di considerarsi incapaci.
Che cosa aiuta davvero
Non esiste alcun farmaco per la dislessia, e non la eliminano diete, ginnastiche oculari o corsi di attivazione cerebrale. Aiuta un insegnamento costruito in modo diverso.
- Lavoro sistematico sui suoni e sulle lettere. È la base con le prove migliori alle spalle: si insegna al bambino, un passo per volta, a sentire i singoli suoni, ad associarli alle lettere, a comporre parole e a scomporle di nuovo, procedendo per piccoli tratti e ripassando continuamente ciò che è stato fatto.
- Incontri individuali o in gruppi di due o tre con un insegnante formato apposta, con regolarità e a piccole dosi, non a raffiche prima di una verifica.
- Più sensi contemporaneamente: la lettera si guarda, si pronuncia, si ripassa con il dito e si traccia in aria nello stesso momento. L'ingresso attraverso più canali si fissa molto meglio.
- Strumenti tecnici. Sintesi vocale che legge il testo ad alta voce, dettatura al posto della digitazione, correttore ortografico, audiolibri in parallelo alla copia cartacea, caratteri più grandi e interlinea più ampia. Non sono stampelle ma attrezzi: tolgono peso alla lettura e liberano energie per il contenuto.
- Misure compensative e dispensative ragionevoli: tempo aggiuntivo per le prove scritte, la risposta orale valutata al pari di quella scritta, niente lettura ad alta voce davanti alla classe senza preavviso, i compiti consegnati già scritti invece che copiati dalla lavagna.
Che cosa invece non ha sostegno scientifico: le mascherine colorate sul testo e le lenti colorate, l'allenamento dei movimenti oculari, gli esercizi di coordinazione, gli integratori di acidi grassi. Non fanno male, ma il tempo e il denaro che assorbono non arrivano a ciò che funziona.
A casa, a scuola e al lavoro
Il compito dei genitori non è sostituire l'insegnante, ma tenere viva nel figlio la voglia di avere a che fare con i testi.
- Leggetegli ad alta voce voi, anche se è ormai adolescente. Vocabolario e comprensione crescono così, a prescindere dalla scorrevolezza della lettura.
- Leggete a turno: una pagina voi, un capoverso lui, e commentate che cosa potrebbe succedere dopo.
- Non temete la ripetizione. Il libro conosciuto letto per la decima volta gli regala l'esperienza di una lettura facile e riuscita, ed è proprio quella che gli manca.
- Scegliete ciò che lo interessa: fumetti, manuali di meccanica, testi di canzoni. Il genere non ha importanza.
- Lodate lo sforzo e ciò che è riuscito, non l'assenza di errori; correggete con calma e non tutto insieme.
- Sorvegliate l'umore. Anni di insuccessi davanti alla classe colpiscono l'autostima più delle difficoltà di lettura in sé, e l'ansia o il rifiuto della scuola sono un motivo per parlarne con un professionista.
All'adulto servono le stesse cose con mezzi propri: registrare una riunione e riascoltarla mentre si rivedono gli appunti, spezzare un compito grande in passaggi brevi, mappe e schemi al posto di lunghi elenchi, modelli per la corrispondenza di routine, far rileggere a un'altra persona ciò che è importante. Vale la pena dirlo al datore di lavoro: in molti paesi esiste l'obbligo di introdurre adattamenti ragionevoli sul posto, come più tempo per certe mansioni, istruzioni date a voce o programmi di lettura e dettatura. Fin dove arrivi quell'obbligo dipende dalla legislazione nazionale e conviene verificarlo a parte.
Consulto online
A distanza si compie bene il primo passo: capire se le difficoltà somigliano davvero a una dislessia oppure se in primo piano ci sono l'udito, la vista, l'attenzione o un ritardo generale del linguaggio. Il medico chiederà in dettaglio come è andato lo sviluppo del linguaggio, che cosa esattamente non funziona nella lettura e nella scrittura, che cosa dicono gli insegnanti e se in famiglia ci sono storie simili, e indicherà da quali accertamenti partire e a quale specialista rivolgersi per una valutazione completa. È anche un modo comodo per ragionare su come organizzare il lavoro a casa, che cosa chiedere alla scuola e come sostenere un bambino che ha già iniziato a credersi incapace. Le situazioni in cui la lettura o il linguaggio vengono persi all'improvviso non si affrontano a distanza: davanti a quelle si cerca subito assistenza urgente.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
Medici online per Dislessia
Parla con un medico di sintomi, possibili opzioni di trattamento e dei prossimi passi per Dislessia.














