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Medicinali comunemente utilizzati per Dissenteria
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 500 mgPrincipio attivo: azithromycinProduttore: Mabo Farma S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 500 mgPrincipio attivo: azithromycinProduttore: Arafarma Group S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 250 mgPrincipio attivo: azithromycinProduttore: Teva Pharma S.L.U.Prescrizione richiesta
Si chiama dissenteria l'infezione intestinale che infiamma l'intestino crasso e fa comparire sangue e muco nelle feci. A rigore non è una singola malattia ma la descrizione di un quadro: a provocarlo possono essere germi diversi, e da quale sia il responsabile dipendono sia i tempi di guarigione sia la necessità di antibiotici. La maggior parte degli adulti ne esce in una settimana. Ma il sangue nelle feci è proprio il segno che non si aspetta a casa: si mostra sempre a un medico e, se riguarda un bambino, lo stesso giorno.
Come si presenta
Comincia di solito all'improvviso, spesso uno o due giorni dopo un pasto dubbio o il contatto con qualcuno che stava male. All'inizio le scariche sono semplicemente liquide e acquose, poi nel giro di un giorno vi compaiono striature di sangue e muco torbido. A questo si aggiungono:
- dolore addominale crampiforme, più a sinistra e in basso, che si allenta per poco dopo essere andati in bagno;
- stimoli frequenti e sfiancanti che non danno quasi nulla, quello che si chiama tenesmo;
- febbre, brividi, dolori diffusi e spossatezza;
- nausea e talvolta vomito;
- mancanza di appetito e una debolezza evidente già alla fine della prima giornata.
C'è un particolare che aiuta a distinguere la dissenteria dalle altre infezioni intestinali: ogni scarica è di poco volume, ma i viaggi in bagno sono moltissimi, dieci, venti e più in una giornata. Nelle diarree acquose accade il contrario: si perdono litri di liquidi in pochi episodi, ma sangue non ce n'è. I meccanismi sono diversi: là l'intestino riversa acqua, qui è infiammato e danneggiato all'interno.
Vale la pena ricordare anche il rovescio della medaglia: il sangue nelle feci non significa sempre infezione. Un aspetto simile possono averlo una ragade anale, le emorroidi, una malattia infiammatoria cronica intestinale e, in una persona anziana, un tumore. Se la diarrea è passata e il sangue è rimasto, oppure se i sanguinamenti tornano a ondate per mesi, quasi certamente dietro non c'è nessun germe e l'iter di accertamenti deve essere un altro.
Da dove arriva
I responsabili sono diversi e si comportano ciascuno a modo suo.
- Le shigelle, la classica dissenteria batterica. Sono straordinariamente contagiose: per ammalarsi basta ingerirne una quantità minima, ed è per questo che l'infezione gira così facilmente in una famiglia o in un asilo.
- Alcuni gruppi di Escherichia coli, fra cui quelli che producono tossina Shiga. Sono collegati a focolai da carne macinata poco cotta, latte non pastorizzato, verdure lavate male e contatto con animali da allevamento.
- Campylobacter e salmonella, più spesso dopo pollame o uova poco cotti. Il sangue non compare sempre, ma il dolore può essere fortissimo.
- L'ameba della dissenteria, che non è un batterio ma un protozoo. Appartiene alle zone tropicali e subtropicali, si installa più lentamente nell'arco di una o due settimane, spesso con poca febbre, e dà una diarrea che va e viene. È quella da tenere presente dopo un viaggio in un paese caldo.
La via d'ingresso è sempre la stessa, la bocca, attraverso ciò che è entrato in contatto con le feci di un malato. In pratica significa mani non lavate, acqua di rubinetto dove i servizi igienici sono precari, ghiaccio, verdure ed erbe sciacquate con quell'acqua, asciugamani in comune, oltre al sesso orale e anale. La persona contagia finché dura la diarrea e ancora per un certo tempo dopo, ed è il motivo per cui in casa gli altri si ammalano qualche giorno dopo il primo caso.
Quando non si può aspettare domani
Chiamate un'ambulanza (in Spagna, Italia, Portogallo, Polonia e Ucraina funziona il numero unico europeo 112) o andate al pronto soccorso se compare anche uno solo di questi elementi:
- il sangue è abbondante o la scarica è praticamente solo sangue;
- ci sono segni di disidratazione: lingua asciutta, capogiro nell'alzarsi, urina scarsa e molto scura, e in un bambino il pannolino asciutto per sei o otto ore di fila, pianto senza lacrime, fontanella infossata, una sonnolenza insolita;
- il vomito impedisce di trattenere anche solo un sorso;
- l'addome si gonfia e diventa duro, il dolore è continuo e intenso e le scariche si sono fermate: così si comporta una complicanza temibile in cui l'intestino crasso si dilata oltre misura;
- febbre alta con confusione, convulsioni o sonnolenza marcata;
- si è ammalata una persona con difese immunitarie ridotte, una donna in gravidanza, un anziano o un lattante sotto i tre mesi.
Merita un capoverso a sé la ragione per cui un testo del genere andrebbe letto. Qualche giorno dopo una diarrea con sangue, più spesso in un bambino in età prescolare, può svilupparsi la sindrome emolitico-uremica: la tossina Shiga distrugge i globuli rossi e danneggia i reni. Mettono in allarme un pallore improvviso, una sonnolenza inconsueta, il gonfiore delle palpebre e delle gambe, i lividi comparsi senza urti e soprattutto il fatto che il bambino abbia quasi smesso di fare pipì proprio mentre la diarrea si sta calmando. È un quadro che si cura solo in ospedale e in cui il tempo pesa moltissimo. Davanti a questa coincidenza si chiama subito l'ambulanza, senza aspettare alcuna visita programmata.
Che cosa fa il medico
La prima cosa è capire chi sia il responsabile. Serve un esame delle feci, con coltura e ricerca del DNA dei germi possibili, e se si sospetta un'ameba il campione va anche al microscopio oppure se ne cercano gli antigeni. Gli esami del sangue mostrano quanto è forte la risposta infiammatoria, se i reni hanno sofferto e se il sangue si è concentrato per la perdita di liquidi. Se siete appena tornati da un viaggio ditelo e indicate la destinazione: il ventaglio delle cause possibili cambia parecchio a seconda del luogo.
Poi arriva la parte che sorprende molti: gli antibiotici non servono a tutti. La maggior parte delle dissenterie batteriche si risolve da sola e la terapia accorcia la malattia di poco più di un giorno. Non solo: quando si sospetta un Escherichia coli produttore di tossina Shiga, gli antibiotici possono aumentare il rischio proprio di quel danno renale, perciò prima del referto non si prescrivono con leggerezza. Esiste però anche il caso opposto: nelle forme gravi, in un'infezione da shigella accertata, nei pazienti debilitati e nei bambini molto piccoli l'antibiotico è davvero necessario. L'amebiasi si tratta con farmaci del tutto diversi e in due tempi: prima si elimina il parassita dai tessuti, poi con un altro medicinale si bonifica il lume intestinale, altrimenti la malattia ritorna. Sono tutte decisioni del medico e non si prendono leggendo in rete.
Se la disidratazione è grave, il vomito incoercibile o si sospetta una complicanza, il paziente viene ricoverato e i liquidi si reintegrano con la flebo.
A casa la cosa che conta è non disidratarsi
Finché dura la diarrea l'organismo perde acqua e sali insieme, e sono proprio i sali mancanti a dare la debolezza, il mal di testa e i capogiri.
- Comprate in farmacia le bustine per la soluzione reidratante orale e bevetela poco per volta ma di continuo, qualche sorso ogni cinque o dieci minuti. Un bicchiere intero tutto d'un fiato di solito torna indietro.
- Bibite gassate zuccherate, succhi confezionati e bevande per sportivi non svolgono questo compito: contengono troppo zucchero e peggiorano la diarrea.
- Mangiate appena ne avete voglia. Non serve digiunare né vivere per settimane di riso e fette biscottate, perché questo non fa che rallentare il recupero dell'intestino. Ricominciate dal cibo abituale in porzioni piccole.
- Alcune persone dopo un'infezione intestinale tollerano peggio i latticini per un paio di settimane; se compare gonfiore basta metterli da parte per un po'. L'allattamento al seno invece non si interrompe nemmeno per un giorno.
- I farmaci che bloccano la diarrea non si prendono quando c'è sangue nelle feci. Trattengono dentro il germe e le sue tossine e aumentano il rischio di complicanze.
- Alcol, caffè e cibi molto grassi è ragionevole rimandarli a guarigione avvenuta.
- Per antidolorifici e antipiretici chiedete al medico o al farmacista, soprattutto se assumete già qualcosa in modo regolare.
La durata abituale è di circa una settimana. Feci morbide e brontolii possono restare per altri dieci giorni dopo che tutto il resto è passato, e non c'è nulla di preoccupante. Impone invece di tornare dal medico l'assenza di qualsiasi miglioramento dopo una settimana, oppure il sangue che ricompare dopo alcuni giorni buoni.
Perché non si ammalino gli altri
La dissenteria attraversa una casa in fretta, e qui le misure semplici funzionano meglio di qualunque farmaco.
- Lavate le mani con acqua e sapone per almeno venti secondi, dopo il bagno, dopo aver cambiato un pannolino e prima di cucinare e di mangiare. Il gel alcolico rende meno contro le infezioni intestinali: non porta via le particelle e una parte di questi germi resiste all'alcol.
- Destinate al malato un asciugamano solo suo.
- Lavate a parte e ad alta temperatura indumenti, asciugamani e biancheria sporchi.
- Pulite ogni giorno l'asse del water, il pulsante dello sciacquone, i rubinetti, gli interruttori e le maniglie.
- Non cucinate per gli altri finché non sono passati due giorni dall'ultima scarica liquida.
- Niente piscina per due settimane dopo la guarigione: il cloro non elimina tutto.
- Il bambino resta a casa e non torna all'asilo o a scuola prima di quarantotto ore dall'ultimo episodio.
- Durante la malattia è sensato astenersi dai rapporti sessuali, e mantenere la protezione di barriera nei rapporti orali e anali ancora per qualche tempo.
Se state per partire
Dove l'acqua pulita è un problema il rischio di infezione intestinale è alto, e quasi tutto si gioca su poche abitudini semplici.
- Bevete acqua in bottiglia con il sigillo integro oppure acqua bollita, e usate la stessa per lavarvi i denti.
- Ricordate che il ghiaccio nelle bevande è quella stessa acqua del rubinetto.
- Fra frutta e verdura scegliete quella che si sbuccia e sbucciatela voi; insalate ed erbe crude nei posti dubbi meglio saltarle.
- Mangiate piatti caldi e appena cucinati; tutto ciò che è rimasto ore in vetrina o al sole conviene oltrepassarlo.
- Gelati, dolci al latte fatti in casa e formaggi non pastorizzati con il caldo sono una fonte frequente di guai.
- Mettete in valigia le bustine reidratanti: si riveleranno utili molto più spesso di una borsa del pronto soccorso completa.
E dite sempre al medico del viaggio se la diarrea con sangue è iniziata in trasferta o nelle prime settimane dopo il rientro, anche se ormai siete a casa e vi sentite discretamente.
Consulto online
A distanza si chiarisce bene la domanda principale: se questa è una comune infezione intestinale che può finire di guarire a casa oppure una situazione che richiede visita ed esami oggi stesso. Il medico ripercorrerà come è iniziata, che cosa avete mangiato e dove siete stati, quante scariche ci sono al giorno e quanto liquido riuscite davvero a bere, valuterà il rischio di disidratazione e spiegherà quale esame delle feci ha senso fare e come raccogliere bene il campione. A parte vi dirà quali segni sorvegliare in un bambino nei giorni successivi e in quale momento si lascia tutto e si va al pronto soccorso. I quadri dell'elenco dei segnali di allarme non si affrontano a distanza: davanti a quelli si chiama subito un'ambulanza.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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