Distorsioni e stiramenti muscolari
Sono gli infortuni più comuni che esistano: una caviglia che gira su un gradino, una mano che scivola da una sbarra, un ischiocrurale che cede al primo allungo.
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Medicinali comunemente utilizzati per Distorsioni e stiramenti muscolari
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 100 MG/5 MLPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Laboratorios Ern S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 600 mgPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Farmalider S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: GEL, 23.2 mg/gPrincipio attivo: diclofenacProduttore: Sandoz Farmaceutica S.A.Prescrizione non richiesta
Sono gli infortuni più comuni che esistano: una caviglia che gira su un gradino, una mano che scivola da una sbarra, un ischiocrurale che cede al primo allungo. La grande maggioranza guarisce a casa, senza medico e senza radiografie. Ma in questa semplicità ci sono due trappole. La prima è scambiare per una distorsione una frattura o una lussazione e perdere tempo. La seconda è l'opposto: restare immobili perché «il legamento è rotto» e ritrovarsi con un'articolazione rigida e debole invece che sana. Qui sotto: come distinguere le une dalle altre e che cosa fare giorno per giorno.
Distorsione di un legamento e stiramento di un muscolo: che cosa è che cosa
Dietro il linguaggio quotidiano si nascondono due lesioni diverse, e vale la pena separarle perché guariscono in modo diverso.
- La distorsione è il danno di un legamento, la corta banda robusta che tiene unite le ossa dentro un'articolazione. Le fibre si lacerano in parte; più di rado il legamento cede del tutto. Gli esempi classici sono la caviglia girata, il pollice forzato, il ginocchio torto in un cambio di direzione, il polso lesionato cadendo sulla mano.
- Lo stiramento è una lacerazione delle fibre del muscolo stesso o del tendine che lo ancora all'osso. Qui i classici sono altri: ischiocrurali e polpaccio nei podisti, adduttori nei calciatori, zona lombare quando si solleva di strappo un peso da terra.
Le articolazioni si danneggiano soprattutto girando e torcendo; i muscoli per una contrazione brusca mentre vengono allungati nello stesso momento: una partenza, un salto, il tentativo di trattenere un carico che cade.
Che cosa si avverte in entrambi i casi: dolore che compare nell'istante stesso del trauma, gonfiore nelle ore successive e un livido che a volte spunta solo il secondo o il terzo giorno, spesso ben più in basso della lesione, perché il sangue scende. Fa male appoggiare e fa male muovere, e un muscolo può rispondere con uno spasmo doloroso. La gravità va da poche fibre lacerate alla rottura completa; quella differenza la giudica un professionista, non l'infortunato.
Questa non è una lussazione, e la differenza conta
Nel parlare comune la lussazione finisce nello stesso mucchio delle distorsioni, ma è una lesione del tutto diversa: i capi articolari si sono separati e sono rimasti fuori posto. Riconoscerla non è difficile.
- L'articolazione ha cambiato forma: c'è un gradino, una sporgenza, l'arto punta a un'angolazione innaturale o sembra più corto dell'altro.
- Il movimento è praticamente impossibile, l'articolazione sembra bloccata e ogni tentativo di muoverla provoca un dolore acuto.
- Spesso resta la sensazione netta che «qualcosa sia uscito», e quella sensazione è corretta.
Non provate mai a rimettere a posto una lussazione da soli, né da soli né con l'aiuto di un allenatore o di un conoscente «che sa come si fa». Accanto all'articolazione passano nervi e vasi, e un tentativo brusco di riduzione aggiunge il loro danno, o una frattura, alla lussazione già presente. Inoltre una frattura scomposta ha un aspetto molto simile, e le due cose non si distinguono senza un esame radiologico.
Che cosa fare invece: sostenere l'arto nella posizione in cui si trova, senza raddrizzare nulla, applicare il freddo e arrivare al pronto soccorso il più in fretta possibile. Lungo la strada meglio non mangiare né bere, perché per ridurre l'articolazione potrebbero servire una sedazione o un'anestesia.
I primi giorni
I primi due o tre giorni decidono quanto gonfiore ci sarà e quindi quanto sarà faticoso poi recuperare il movimento. L'ordine è semplice.
- Riposo e protezione. Interrompete l'attività; se la lesione è alla gamba, caricate il meno possibile per un giorno o due; se è alla mano o a un dito, usate un sostegno. Si tratta di scaricare la parte, non di immobilizzarla.
- Freddo. Una borsa del ghiaccio o un sacchetto di verdure surgelate, sempre avvolti in un canovaccio, per 15-20 minuti, ogni due o tre ore nelle prime 24-48 ore. Il ghiaccio non va mai direttamente sulla pelle: provoca ustioni da freddo.
- Compressione. Una benda elastica dalle dita verso l'alto, aderente ma abbastanza larga da farci passare un dito sotto. Toglietela per la notte. Se oltre la benda compaiono intorpidimento, formicolio, un colorito bluastro o più dolore, è troppo stretta: allentatela subito.
- Elevazione. Tenete la parte lesionata sopra il livello del cuore quando siete seduti o sdraiati: la gamba su un cuscino, il braccio al collo. È nelle prime 48 ore che rende di più.
E ora l'avvertenza onesta, senza la quale l'elenco qui sopra fa danno. L'immobilità completa non cura, ostacola. Un'articolazione immobilizzata perde escursione in fretta, il muscolo intorno si indebolisce in pochi giorni e il tessuto in guarigione che non riceve mai carico recupera peggio. Perciò il riposo serve solo finché fa davvero male, di solito i primi uno-tre giorni. Appena il movimento smette di essere acutamente doloroso, si comincia a muoversi con delicatezza: piegare ed estendere in un'escursione confortevole, disegnare lettere in aria con il piede, appoggiare la gamba per quanto si riesce senza zoppicare. Tornare presto al movimento non è coraggio, è parte della cura.
Che cosa non fare
L'elenco è breve, e ogni sua voce viene disattesa con regolarità.
- Il caldo nelle prime 24-48 ore. Bagno caldo, sauna, borsa dell'acqua calda, pomate riscaldanti e cerotti al peperoncino dilatano i vasi e aumentano gonfiore e sanguinamento. Il caldo ha il suo momento più avanti, quando il gonfiore è già sceso e servono muscoli meno rigidi.
- L'alcol. Fa esattamente la stessa cosa ai vasi e in più attenua il dolore: così la parte lesionata viene caricata più di quanto dovrebbe, senza che la persona se ne accorga.
- Massaggiare o frizionare il punto lesionato. Nei primi giorni questo aumenta il sanguinamento nel tessuto e con esso il gonfiore. Impastare un muscolo lacerato «perché si sciolga» è una cattiva idea; il massaggio serve più tardi, e lontano dalla lesione fresca.
- Forzare attraverso un dolore intenso. Un fastidio moderato nel muovere è accettabile, il dolore acuto no.
- Tornare allo sport prima di aver recuperato la forza. Rifarsi male in un punto guarito a metà è la storia più ripetuta di tutte.
Quando servono il medico e la radiografia
Alcuni segni escludono il trattamento casalingo, perché dietro possono esserci una frattura, la rottura completa di un legamento o il danno di un nervo o di un'arteria. Cercate assistenza medica in giornata se:
- non riuscite ad appoggiare alcun peso sulla gamba o a caricare sul braccio: per nulla, nemmeno pochi passi, nemmeno subito dopo il trauma;
- l'articolazione o l'arto sono deformati, appaiono storti, accorciati o chiaramente fuori sede;
- c'è intorpidimento, formicolio o perdita di sensibilità sotto la lesione, oppure la pelle è pallida, bluastra o fredda al tatto;
- il gonfiore cresce in fretta e si accompagna a un dolore intenso, di tensione, che non cede né al freddo né agli antidolorifici e peggiora tirando le dita;
- al momento del trauma avete sentito uno schiocco, un crac o uno scatto;
- il ginocchio o un'altra articolazione grande si è gonfiato entro un'ora dal trauma, cede o si blocca;
- il dolore è esattamente sull'osso, per esempio sul malleolo quando lo premete con un dito;
- il dolore non è diminuito dopo alcuni giorni oppure, a una settimana, le cose vanno peggio anziché meglio;
- a farsi male è un bambino o un adolescente e la dolorabilità è vicina a un'articolazione: in un osso che cresce la cartilagine di accrescimento cede prima del legamento;
- c'è una ferita aperta, oppure la pelle sopra la lesione diventa rossa e calda e compare la febbre.
Se la deformità è evidente, se l'arto è intorpidito e pallido o se la persona non riesce a muoversi, chiamate un'ambulanza: in Europa il numero unico di emergenza è il 112. Negli altri casi basta recarsi con i propri mezzi al pronto soccorso. La radiografia non serve sempre: il medico esaminerà la zona e deciderà in base a segni precisi se aggiunga qualcosa.
Come calmare il dolore
Nei primi giorni il lavoro di fondo lo fanno il freddo, la fasciatura e l'elevazione; i farmaci li accompagnano.
Di solito si comincia dal paracetamolo. I gel e le creme con antinfiammatorio applicati sulla pelle sopra la lesione, in questo tipo di infortunio, funzionano quanto le compresse e quasi non passano nel sangue: qui sono una prima scelta ragionevole. Gli antinfiammatori per bocca si riservano a quando il dolore impedisce di muoversi o di dormire, per un ciclo breve e tenendo conto di stomaco, reni e cuore. Il medico di famiglia o il farmacista possono aiutarvi a sceglierli, soprattutto se già assumete altri farmaci.
Qui l'analgesia non punta al comfort ma al movimento: serve a poter riutilizzare presto la parte. Azzerare il dolore non è l'obiettivo, perché è proprio lui a segnalare il limite del carico sicuro.
Come si torna al carico pieno
I tempi variano molto e nessuna data seria può essere promessa, ma come riferimento: una lesione lieve smette di dare fastidio nella vita quotidiana in una-due settimane, corsa e salti tornano più tardi, da diverse settimane in poi, e dopo una rottura importante il recupero richiede mesi.
L'ordine è quasi sempre lo stesso: prima recuperare l'escursione completa senza dolore, poi la forza, poi l'equilibrio e la velocità, e solo allora lo sport. Un criterio pratico utile: se non riuscite a camminare senza zoppicare, è presto per correre.
Vale la pena spiegare a parte perché a certe persone la stessa caviglia gira anno dopo anno. Il trauma danneggia non solo il legamento, ma anche il senso della posizione dell'articolazione nello spazio, quello che permette al piede di reagire una frazione di secondo prima di cedere. Quel senso si recupera con esercizi di equilibrio: stare su una gamba sola, prima a terra, poi a occhi chiusi, poi su una superficie instabile. Qualche minuto al giorno per un paio di mesi riduce sensibilmente il rischio di ripetere l'infortunio, ed è la cosa più utile da fare una volta sceso il gonfiore. Se il danno è stato serio o si ripete, conviene percorrere questa strada con un fisioterapista.
Aiuta anche ciò che si fa prima: riscaldarsi bene, rinunciare all'allenamento quando la stanchezza è davvero eccessiva, usare calzature adatte, aumentare i carichi per gradi anziché a scatti.
Consulto online
Una visita a distanza risolve, per un infortunio così, più di quanto si creda. Il medico chiederà com'è successo esattamente, vi chiederà di mostrare la zona e di provare qualche movimento semplice davanti alla telecamera e, sulla base di questo, dirà se il trattamento a casa basta o se occorre andare a fare un esame radiologico. È proprio la domanda che fa passare a certe persone mezza giornata in sala d'attesa per nulla e ad altre due settimane in giro con una frattura. Da lì il medico può costruire un piano: quanti giorni proteggere la parte, quando iniziare a muoverla, con che cosa gestire il dolore alla luce delle altre terapie, quando riprovare a correre. E a un controllo successivo verifica che il recupero proceda come previsto. Per i segni del capitolo sull'urgenza, invece, il consulto online non è la strada: con quelli si va direttamente al pronto soccorso.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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