Epatite
Epatite non è una malattia sola, ma la parola generale per l'infiammazione del fegato. Le cause sono diverse: cinque virus indicati con le lettere, l'alcol…
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Epatite non è una malattia sola, ma la parola generale per l'infiammazione del fegato. Le cause sono diverse: cinque virus indicati con le lettere, l'alcol, i farmaci e gli integratori, il sistema immunitario stesso. Cambia anche il decorso: da un'infezione che passa in due settimane senza traccia a un processo silenzioso di anni che finisce in cirrosi. Distinguerle serve per un motivo semplice: alcune si guariscono, contro altre esiste un vaccino, altre ancora non chiedono compresse ma un cambio di abitudini.
Come si comporta un fegato infiammato
L'infiammazione acuta passa spesso inosservata, soprattutto nei bambini. Quando i disturbi compaiono, si somigliano qualunque sia la causa:
- debolezza e la sensazione di stare per ammalarsi;
- febbre, dolori a muscoli e articolazioni;
- appetito che sparisce, nausea, a volte vomito;
- una trazione o un peso sotto le costole di destra;
- urine scure come tè forte e feci chiare;
- prurito della pelle;
- ingiallimento del bianco degli occhi e poi della pelle.
L'ittero fa impressione, ma da solo non dice nulla sulla gravità: molte epatiti gravi decorrono senza, e molte lievi con.
L'infiammazione cronica è insidiosa proprio perché non fa male. Per anni la persona avverte solo stanchezza, o nulla, e il problema salta fuori per caso come enzimi epatici alti in un esame del sangue. Conviene rivolgersi al medico se il colorito giallo, le urine scure o una debolezza ostinata durano più di qualche giorno, oppure se i valori del fegato risultano alti due volte di seguito.
Si chiama l'ambulanza (in Europa il numero unico 112) quando all'ittero si aggiungono confusione, sonnolenza e comportamento strano, tremore a scatti con le braccia tese, vomito incoercibile, vomito di sangue, feci nere e catramose o dolore addominale intenso. Sono segni che il fegato non ce la fa più, e lì non si aspetta.
Epatiti A ed E: quello che entra dalla bocca
Questi due virus non hanno nulla a che vedere con il sangue e si trasmettono con cibo e acqua. Di regola non lasciano una forma cronica: si passa la malattia e finisce lì.
L'epatite A vive dove acqua e fognature sono mal separate. Si prende con verdure lavate male, ghiaccio, acqua del rubinetto in viaggio, molluschi crudi e anche direttamente da un'altra persona attraverso le mani. Dura da qualche settimana a un paio di mesi e si risolve da sola; non esiste un farmaco specifico e si curano i disturbi. Va peggio negli anziani e in chi ha già il fegato malato, dove di rado arriva all'insufficienza epatica. Esiste un vaccino affidabile, da valutare prima di un viaggio in regioni con scarse condizioni igieniche e in chiunque abbia una malattia cronica del fegato.
L'epatite E in Europa ha smesso da tempo di essere esotica ed è legata non ai viaggi ma al cibo: carne di maiale poco cotta, fegato e altre frattaglie, carne di cinghiale e di cervo, più di rado molluschi. Di solito decorre in modo lieve e passa da sola. È pericolosa in due situazioni: nella gravidanza avanzata, dove il quadro può essere grave, e nelle persone immunodepresse, dopo un trapianto o in terapia con farmaci che frenano le difese, nelle quali può cronicizzare. Non esiste un vaccino ampiamente disponibile; proteggono la carne ben cotta e l'acqua pulita.
Epatiti B e D: attraverso il sangue e il contatto stretto
L'epatite B si trasmette con il sangue, per via sessuale e dalla madre al bambino durante il parto. Il virus è molto contagioso e sopravvive bene fuori dall'organismo. Il destino dell'infezione dipende dall'età: un adulto la risolve più spesso da solo in qualche mese, mentre nei lattanti e nei bambini piccoli diventa quasi sempre cronica. L'epatite B cronica tace per anni, ma porta alla cirrosi e alza il rischio di tumore del fegato, un tumore che a volte compare anche senza cirrosi: per questo i controlli proseguono anche stando bene.
Eliminare del tutto il virus non è ancora possibile, ma gli antivirali ne sopprimono in modo affidabile la moltiplicazione e fermano il danno epatico. Si assumono a lungo e non si sospendono di propria iniziativa: un'interruzione brusca può scatenare una riacutizzazione dell'infiammazione.
La notizia principale sull'epatite B è che un vaccino esiste e funziona. Le prime dosi si somministrano nel primo anno di vita e poi seguono i richiami; le scadenze precise sono fissate dal calendario nazionale del vostro Paese e cambiano da uno all'altro. A parte si vaccinano gli adulti dei gruppi a rischio: operatori sanitari, pazienti in dialisi, partner di portatori del virus, chi parte a lungo per regioni ad alta diffusione. Ai figli di madri con epatite B la protezione si avvia nelle prime ore di vita.
L'epatite D non sa vivere da sola: le serve l'involucro del virus dell'epatite B, perciò compare soltanto in chi ha già quell'infezione. In compenso è la forma più aggressiva di epatite virale, con una cirrosi che arriva prima e più spesso. Un vaccino specifico non c'è, ma quello contro l'epatite B protegge anche qui, e a chiunque abbia un'epatite B conviene farsi controllare almeno una volta anche per questo virus.
Epatite C: silenziosa ma guaribile
L'epatite C si trasmette con il sangue: aghi condivisi nell'uso di droghe, strumenti non sterili in uno studio di tatuaggi o dal dentista, trasfusioni precedenti allo screening del sangue donato. Per via sessuale passa di rado.
Di solito non dà alcun sintomo, e fino a tre quarti degli infetti convivono con il virus per anni senza saperlo. Per questo un esame vale la pena farlo una volta a chiunque abbia avuto anche un solo episodio a rischio. La diagnosi ha smesso da tempo di fare paura: gli antivirali ad azione diretta guariscono più di nove persone su dieci con un ciclo di compresse di due o tre mesi. Un vaccino contro l'epatite C non esiste, e averla avuta non protegge da una nuova infezione.
Epatite alcolica
L'alcol danneggia il fegato in modo diretto, e il danno si accumula per anni senza alcun disturbo. La forma grave dell'epatite alcolica ha tutt'altro aspetto: nel giro di poche settimane compaiono ittero, dolore sotto le costole di destra, febbre e liquido che riempie l'addome. È una condizione che mette in pericolo la vita e si cura in ospedale.
Una dose di alcol sicura per il fegato non esiste: ci sono quantità più e meno rischiose, e meno è meglio. La buona notizia è che nelle fasi iniziali il fegato si riprende: smettendo del tutto, l'infiammazione si spegne e la cicatrizzazione avviata può in parte tornare indietro. Se smettere da soli non riesce, è un motivo per chiedere aiuto al medico, non un segno di debolezza.
Quando la colpa è di farmaci ed erbe
Di questa causa ci si ricorda di rado, eppure è quella che più spesso sta dietro a un'insufficienza epatica grave e improvvisa. Il primo posto spetta al sovradosaggio di paracetamolo, quasi sempre accidentale: si prendono insieme più prodotti per il raffreddore che lo contengono tutti, oppure si supera la dose mangiando poco e bevendo alcol.
Anche farmaci comuni possono danneggiare il fegato: certi antibiotici, i medicinali antitubercolari e antimicotici, gli antiepilettici, gli steroidi anabolizzanti. Un gruppo a parte e sottovalutato sono i preparati vegetali e gli integratori per lo sport e il dimagrimento: si suppone siano innocui perché si vendono senza ricetta, ma una parte di essi è seriamente tossica.
La conclusione pratica è semplice: trattate gli integratori come farmaci, non superate la dose degli antipiretici e leggete la composizione dei prodotti combinati per il raffreddore. Se con un medicinale nuovo compaiono nausea, prurito, urine scure o ittero, il farmaco va discusso con il medico e non semplicemente sopportato.
Epatite autoimmune
A volte il sistema immunitario comincia, per ragioni che restano oscure, a considerare estranee le cellule del fegato e ad attaccarle. È una malattia rara, più frequente nelle donne, e non di rado accompagna altre condizioni autoimmuni come le malattie della tiroide, la celiachia o l'artrite reumatoide.
Si manifesta in modi diversi: in alcuni stanchezza e dolori articolari crescono nell'arco di mesi, in altri tutto comincia di colpo con un ittero. La diagnosi poggia sulla combinazione di esami del sangue, anticorpi specifici e, di norma, una biopsia epatica. Prevenirla non si può, ma risponde bene alla terapia: i farmaci che attenuano la risposta immunitaria spengono l'infiammazione nella maggior parte dei casi e tengono lontana la cirrosi. La cura è lunga, e sospenderla di testa propria porta quasi sempre a una riacutizzazione.
Come si capisce di quale epatite si tratta
Si parte da un esame del sangue: gli enzimi epatici dicono se c'è infiammazione, mentre la bilirubina e i valori della coagulazione dicono se il fegato regge il proprio lavoro. Poi il cerchio si stringe:
- esami per i virus delle epatiti A, B, C ed E e, trovata un'epatite B, anche per la D;
- un colloquio dettagliato su che cosa bevete, quali farmaci e integratori assumete, dove siete stati e che cosa avete mangiato;
- anticorpi autoimmuni e livelli delle proteine del sangue;
- ecografia del fegato e, per valutare la cicatrizzazione, elastografia, che misura la rigidità del tessuto senza alcun ago;
- talvolta una biopsia, quando il quadro resta poco chiaro.
Non serve prescriversi tutto questo in anticipo: la scelta degli esami dipende da ciò che è realmente accaduto a ciascuno, e il medico la fa in modo mirato.
Consulto online
La visita a distanza si presta bene a rileggere un esame pieno di numeri incomprensibili e a decidere il passo successivo: gli enzimi epatici scoperti in un controllo di routine sono il motivo più frequente di questa conversazione. Il medico valuterà se c'è stato un rischio di contagio, quali accertamenti abbiano senso proprio nel vostro caso, se serva la vaccinazione contro le epatiti A e B prima di un viaggio o di un lavoro, e aiuterà a capire se l'aumento dei valori abbia a che fare con un farmaco o un integratore che state prendendo. Online è comodo anche seguire un'infezione cronica: discutere i controlli e fissare i tempi della prossima verifica. I segni del paragrafo sull'ambulanza non si valutano a distanza: con quelli si chiama subito aiuto.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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