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Medicinali comunemente utilizzati per Epatite B
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 1 mgPrincipio attivo: entecavirProduttore: Kern Pharma S.L.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: Film‑coated tablet, 1,065 mgPrincipio attivo: entecavirProduttore: Teva Pharma S.L.U.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: Film‑coated tablet, 1.06 mgPrincipio attivo: entecavirProduttore: Glenmark Arzneimittel GmbhPrescrizione richiesta
L'epatite B è un'infiammazione virale del fegato che si trasmette attraverso il sangue e altri liquidi del corpo. In un adulto l'infezione acuta finisce quasi sempre con la guarigione e un'immunità per tutta la vita, e capita che non si venga nemmeno a sapere di averla avuta. In una parte degli infettati, però, il virus resta nel fegato per sempre, ed è questa forma cronica il vero problema: per anni non dà alcun segno mentre danneggia il fegato. La buona notizia è che contro l'epatite B esiste un vaccino, fra i più affidabili in assoluto, e che oggi l'infezione cronica si sa tenere sotto controllo.
Come si trasmette e come non si trasmette
Il virus si trova nel sangue, nello sperma e nelle secrezioni vaginali. Il contagio avviene così:
- nei rapporti sessuali senza preservativo, vaginali, anali o orali: è la via più frequente negli adulti;
- attraverso aghi e siringhe in comune, e anche il materiale con cui si prepara l'iniezione;
- con tatuaggi, piercing, manicure e pedicure con taglio, se lo strumentario non è sterilizzato a dovere;
- con una puntura da ago usato, rischio proprio di chi lavora in sanità;
- dalla madre al figlio durante il parto: è la via principale nei paesi dove l'infezione è diffusa;
- in casa, condividendo rasoi, spazzolini, tronchesine, glucometri e le loro lancette: il virus sopravvive sugli oggetti per giorni;
- con trasfusioni e trapianti dove i donatori non vengono controllati; in Europa il sangue donato si analizza da tempo e questa via è ormai rara.
Ciò di cui non bisogna avere paura: l'epatite B non si trasmette con il cibo, l'acqua, le stoviglie, gli asciugamani o il water, né con la tosse, gli starnuti, una stretta di mano, un abbraccio o un bacio, né con la puntura di una zanzara, né in piscina, né assistendo un malato. Un genitore infetto può abbracciare e baciare il figlio, e un collega infetto può lavorare nello stesso ufficio.
La probabilità di incontrare il virus è maggiore nell'Africa subsahariana, nell'Asia orientale e sudorientale, nel bacino dell'Amazzonia e in Asia centrale. Ma non è la geografia a decidere: ci si può infettare anche a casa, nello studio di tatuaggi dietro l'angolo.
Che cosa succede dopo il contagio
Fra il contagio e le eventuali manifestazioni passano da un mese e mezzo a sei mesi. In due terzi degli adulti la fase acuta decorre senza alcun sintomo o come un lieve malessere. Negli altri ci sono alcune settimane di stanchezza, inappetenza, nausea e dolore sotto le costole a destra e alle articolazioni; poi urine scure, feci chiare, colorito giallo della pelle e del bianco degli occhi e talvolta un'eruzione che prude.
Quel che viene dopo dipende dall'età in cui è avvenuto il contagio, ed è la cosa più importante da sapere sull'epatite B:
- in un adulto con difese normali l'organismo elimina il virus in più di nove casi su dieci: l'infezione si chiude in qualche mese e lascia una protezione per tutta la vita;
- in un neonato contagiato al parto avviene l'opposto: l'infezione diventa cronica in circa nove casi su dieci, perché un sistema immunitario immaturo non riconosce il virus come estraneo;
- nei bambini piccoli il rischio di cronicizzazione sta nel mezzo, ed è tanto più alto quanto più piccolo è il bambino.
Da qui tutta la logica della prevenzione: un lattante contagiato si porta la malattia quasi certamente per tutta la vita, ed è per questo che il vaccino si fa nei primi mesi e non quando si comincia a fare vita da adulti.
Si parla di infezione cronica quando il virus è ancora presente nel sangue dopo più di sei mesi. Di norma la persona si sente benissimo.
Perché l'epatite B cronica è pericolosa
L'infezione cronica procede in silenzio per anni e decenni. L'infiammazione continua sostituisce a poco a poco il tessuto del fegato con cicatrici: compare la fibrosi e poi la cirrosi, quando il fegato non ce la fa più. I primi segni visibili — gambe gonfie, pancia piena di liquido, ittero, sanguinamenti — arrivano in una fase in cui tornare indietro è già difficile.
Il secondo pericolo è il tumore del fegato. L'epatite B ne aumenta il rischio in modo evidente e, a differenza di altre cause, il tumore può insorgere anche senza cirrosi. Per questo le persone con epatite B cronica vengono controllate con regolarità anche quando stanno benissimo: un tumore del fegato trovato a un controllo si cura, trovato per i sintomi molto meno.
Ci sono altre due situazioni meno note. La prima è il virus dell'epatite D: si moltiplica soltanto insieme a quello dell'epatite B e, quando si aggiunge, accelera bruscamente la distruzione del fegato, perciò ai portatori si fa almeno una volta anche quell'esame. La seconda è la riattivazione: se a chi ha avuto l'epatite B o la ospita in forma silente vengono prescritti chemioterapia, cortisone prolungato o altri farmaci che frenano il sistema immunitario, il virus può risvegliarsi e dare una riacutizzazione grave. Prima di quei cicli l'epatite B si controlla sempre, e un'infezione già nota va segnalata al medico di propria iniziativa.
Segnali con cui non si può aspettare
Di rado l'epatite B acuta ha un decorso grave e il fegato cede nel giro di pochi giorni. Chiami un'ambulanza (in Europa il numero unico 112) o porti la persona in ospedale se, insieme all'ittero, compaiono confusione, sonnolenza insolita, comportamento strano o tremore alle mani; vomito incoercibile che da più di un giorno impedisce di bere; facilità al sanguinamento, cioè lividi senza urti, sangue dalle gengive e dal naso, feci nere o sangue nel vomito; dolore in rapido aumento sotto le costole a destra e pancia che si gonfia a vista d'occhio.
Nei giorni successivi, senza ambulanza, bisogna arrivare dal medico se la pelle o gli occhi ingialliscono, se l'urina si scurisce, se c'è stato contatto con sangue altrui o un rapporto non protetto con una persona che ha l'epatite B, se ci si è fatti un tatuaggio o un piercing con strumenti dubbi, e anche se l'epatite B è stata trovata in un familiare o nel partner: in quel caso conviene che tutti i conviventi si controllino e si vaccinino.
Esami, terapia e controlli
La diagnosi si fa sul sangue. Il dato principale è l'antigene di superficie del virus: se è presente l'infezione è attiva, e se persiste oltre i sei mesi si tratta della forma cronica. Altri parametri dicono se la persona ha già avuto la malattia e se il vaccino ha lasciato protezione. Confermata l'infezione, si valutano la quantità di virus nel sangue, il funzionamento del fegato attraverso gli enzimi e lo stato del tessuto epatico con l'elastografia o l'ecografia, e si controllano le epatiti C e D e l'HIV.
L'epatite B acuta dell'adulto di regola non si tratta con antivirali: l'organismo se la cava da solo, e l'aiuto si riduce a riposo, liquidi, niente alcol e prudenza con i farmaci che affaticano il fegato.
L'infezione cronica non si tratta sempre né in tutti. La decisione spetta allo specialista del fegato e si basa sulla quantità di virus, sullo stato dell'organo e sull'età. Quando la terapia serve, si prescrivono antivirali in compresse: si prendono a lungo, spesso per anni, sono ben tollerati e sopprimono il virus in modo affidabile. Eliminarlo del tutto dall'organismo non riescono ancora, ma fermano la distruzione del fegato, e la fibrosi già iniziata può in parte regredire. Sospendere quelle compresse di testa propria non si può: il virus torna con una fiammata.
A chi per ora non viene trattato serve un controllo regolare: esami del sangue ed ecografia del fegato a intervalli stabiliti, di norma ogni sei mesi, per tutta la vita. A questo si aggiungono l'astensione dall'alcol, il mantenimento di un peso normale e il vaccino contro l'epatite A, perché una seconda infezione è l'ultima cosa che serve a un fegato malato.
Il vaccino e che cosa fare dopo un'esposizione
Il vaccino contro l'epatite B non contiene virus vivo ma una sola sua proteina, è ben tollerato e protegge quasi tutti i vaccinati per decenni e, secondo i dati attuali, per tutta la vita. Nella maggior parte dei paesi rientra nel calendario: le prime dosi si somministrano nel primo anno di vita e poi si completa il ciclo, con tempi precisi stabiliti dal calendario nazionale. Ai figli di madre con epatite B la prima dose si dà nelle prime ore di vita insieme ad anticorpi già pronti, e questo evita il contagio quasi del tutto. Per lo stesso motivo tutte le donne in gravidanza vengono controllate per l'epatite B.
Negli adulti il vaccino è indicato se non è stato fatto da bambini e inoltre quando il rischio è maggiore: personale sanitario e dei servizi a contatto con il sangue, persone con malattie del fegato o dei reni, in dialisi, con HIV, chi cambia spesso partner sessuale, chi usa droghe iniettabili, chi convive con una persona che ha l'epatite B e chi si trasferisce a lungo in regioni dove l'infezione è diffusa.
Se il contatto è già avvenuto — una puntura con l'ago di un altro, sangue altrui su cute lesa o su una mucosa, un rapporto non protetto con una persona infetta — bisogna andare dal medico subito, in giornata. A chi non è vaccinato si somministra il vaccino e, se il rischio è alto, anche anticorpi già pronti; quanto meno tempo è passato, tanto meglio funziona. Aspettare i sintomi non ha senso: quando compaiono, intervenire è già tardi.
Consulto online
La visita a distanza copre bene gran parte delle domande sull'epatite B. Il medico valuterà se c'è stato un rischio reale di contagio, spiegherà quali esami fare e da quanto tempo dopo l'esposizione diventano attendibili, leggerà i risultati già in suo possesso — non facili da interpretare da soli — e dirà che cosa significano: infezione passata, protezione da vaccino o virus attivo. Anche le questioni di controllo si risolvono bene online: quando tocca la prossima ecografia, che fare con una dose di vaccino saltata, se conviene vaccinare i conviventi, se un certo farmaco si può prendere con il fegato malato. La visita, l'ecografia e il prelievo restano cosa da fare di persona, e dopo una puntura con l'ago di un altro o un rapporto non protetto non c'è tempo da perdere: lì l'aiuto serve in giornata.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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