Fascite plantare
La fascite plantare è la causa più frequente di dolore al tallone negli adulti. A far male non è l'osso, ma una spessa banda fibrosa tesa dal calcagno alla…
In questa pagina
- I primi passi del mattino lo tradiscono
- Perché la pianta smette di reggere
- Che cosa aiuta davvero nelle prime settimane
- Come calmare il dolore mentre il piede si riprende
- Scarpe, solette e tutore notturno
- Quando il dolore al tallone non è fascite
- Segnali che non ammettono attesa
- Se il dolore si trascina per mesi
- Consulto online
Medicinali comunemente utilizzati per Fascite plantare
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 200 mgPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Farmalider S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 400 mgPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Aurovitas Spain, S.A.U.Prescrizione non richiestaForma farmaceutica: ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 400 mg/sachetPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Viatris Healthcare LimitedPrescrizione non richiesta
La fascite plantare è la causa più frequente di dolore al tallone negli adulti. A far male non è l'osso, ma una spessa banda fibrosa tesa dal calcagno alla base delle dita: sostiene l'arco del piede e lavora come una molla a ogni passo. Quando il carico su quella banda supera ciò a cui essa ha fatto in tempo ad adattarsi, nel punto in cui si aggancia al tallone compaiono microlacerazioni. Il dolore si comporta in modo così riconoscibile che il medico spesso sospetta la diagnosi dal solo racconto, prima ancora di toccare il piede.
I primi passi del mattino lo tradiscono
Il quadro è tipico. Ci si alza dal letto, si appoggia il piede e nel tallone divampa un dolore acuto e trafittivo, come se sotto la pianta fosse stato conficcato qualcosa. Dopo dieci o venti passi molla la presa e verso metà giornata quasi non ci si pensa più. Basta però restare seduti mezz'ora alla scrivania e rialzarsi perché tutto si ripeta, sia pure più attenuato. Alla fine di una giornata in piedi il tallone di solito duole in modo sordo e costante, senza l'acutezza mattutina.
Altri indizi che vanno nella stessa direzione:
- il dolore si concentra vicino al bordo interno del tallone, non è diffuso a tutta la pianta;
- fa male quando le dita si flettono verso l'alto: salendo le scale, camminando in salita, nella spinta finale del passo;
- premendo con un dito su un singolo punto del margine anteriore del calcagno si riproduce esattamente quel dolore;
- non ci sono gonfiore, arrossamento né calore locale; quando ci sono, la causa di solito è un'altra.
Quasi sempre è coinvolto un piede solo. Se fanno male entrambi i talloni allo stesso modo, conviene cercare una causa comune anziché immaginare due fasciti capitate insieme.
Perché la pianta smette di reggere
Alla base non c'è un'infiammazione nel senso consueto, ma usura: il tessuto dell'aggancio al tallone non riesce a recuperare tra uno sforzo e l'altro e perde resistenza a poco a poco. Da qui la regola principale della cura: bisogna cambiare il carico, non spegnere un'infiammazione.
Di solito si sommano più circostanze:
- il carico è cresciuto di colpo: si è iniziato a correre, si è aumentato il chilometraggio, si è cambiato lavoro passando a stare in piedi tutto il giorno;
- superfici dure — asfalto, cemento, piastrelle — e scarpe piatte e consumate, senza ammortizzazione;
- polpacci accorciati e tendine d'Achille rigido: la caviglia si flette male verso l'alto e tutta la spinta ricade sulla pianta. È il fattore più correggibile di tutti;
- peso in eccesso: ogni chilo attraversa il tallone migliaia di volte al giorno;
- la conformazione del piede: arco basso oppure, al contrario, arco alto e rigido;
- l'età fra i quaranta e i sessanta, quando il tessuto è già meno elastico ma l'attività resta intensa.
Un discorso a parte merita lo sperone calcaneare. Quella punta ossea compare nelle radiografie di moltissime persone che non si sono mai lamentate del tallone e, viceversa, può mancare in chi ha un dolore intenso. È la traccia di un vecchio rimodellamento dell'osso, non l'origine del dolore, e asportarlo di per sé non serve a nulla.
Che cosa aiuta davvero nelle prime settimane
Il riposo assoluto non serve ed è anzi controproducente: senza carico il tessuto non si rinforza. Serve un carico diverso. Metti da parte per un mese e mezzo corsa, salti e lunghe camminate, ma continua a muoverti: bicicletta, nuoto ed ellittica risparmiano la pianta.
Funzionano tre esercizi semplici, e vanno fatti ogni giorno, non a cicli.
- Allungamento della pianta prima del primo passo. Ancora a letto, accavalla la gamba, afferra le dita del piede e tirale verso di te finché non senti sotto la pelle la banda tesa. Dieci secondi, dieci ripetizioni, e solo dopo alzarsi. È proprio questo a togliere la fitta mattutina.
- Allungamento del polpaccio al muro. Mani appoggiate al muro, gamba dolorante indietro, tallone che non si stacca dal pavimento, ginocchio disteso: trenta secondi. Poi lo stesso con il ginocchio leggermente piegato, per raggiungere il soleo, che sta più in profondità. Tre serie, due o tre volte al giorno.
- Sollevamenti sulle punte con un asciugamano sotto le dita. Metti un asciugamano arrotolato sotto le dita, sali lentamente sulla punta del piede e scendi altrettanto lentamente. A giorni alterni, aumentando via via le ripetizioni. È l'esercizio che restituisce robustezza alla fascia.
Come calmare il dolore mentre il piede si riprende
La sera fa bene far rotolare la pianta su una bottiglia di acqua fredda per cinque o dieci minuti. Anche il ghiaccio avvolto in un panno, dieci-quindici minuti dopo lo sforzo, attenua il dolore; ma a guarire sono il carico ben dosato e l'allungamento, mentre il freddo rende soltanto la giornata più sopportabile.
L'antidolorifico è un appoggio, non una cura. Il paracetamolo va bene per la maggior parte delle persone. Gli antinfiammatori come ibuprofene o diclofenac in gel agiscono sul posto e per questo sono più sicuri delle compresse; queste si prendono per cicli brevi, a stomaco pieno, e si evitano in caso di ulcera, malattie renali, terapia anticoagulante o asma che peggiora con gli antidolorifici, e non si usano nella seconda metà della gravidanza. Nel dubbio, chiedi al medico di famiglia o al farmacista.
Serve pazienza: un miglioramento evidente arriva di solito dopo quattro-sei settimane, mentre il dolore scompare del tutto nell'arco di alcuni mesi.
Scarpe, solette e tutore notturno
Qui la scarpa non è un dettaglio, è metà della cura. Va bene un modello con contrafforte rigido che non ceda se lo stringi fra le dita, un tacco basso di uno-tre centimetri, una suola che non si pieghi a metà e una buona ammortizzazione sotto il tallone. Tacchi alti, punte strette, infradito e ciabatte senza tallone vanno accantonati per un po': con quelli la pianta lavora senza appoggio.
Anche in casa evita di camminare scalzo su piastrelle e parquet: procurati pantofole con suola rigida e sostegno dell'arco. Le solette da farmacia con rialzo dell'arco e cuscinetto morbido sotto il tallone all'inizio funzionano quanto quelle costose su misura; passare alle personalizzate ha senso se in un paio di mesi le semplici non hanno dato nulla o se il piede è molto deformato.
Quando il dolore mattutino non se ne va, aiuta il tutore notturno, che tiene il piede ad angolo retto perché la fascia non si accorci durante la notte. All'inizio dormirci è scomodo, ma è proprio in questa forma di dolore che rende di più.
Controlla anche ciò che indossi da tempo: le scarpe da corsa perdono l'ammortizzazione dopo sei-ottocento chilometri, e dall'esterno non si nota nulla.
Quando il dolore al tallone non è fascite
I quadri simili sono parecchi e si curano in modi diversi. Deve far sospettare tutto ciò che non rientra nello schema «male appena ci si alza, meglio camminando».
- Frattura da stress del calcagno. Il dolore è continuo, aumenta soltanto con l'uso e non passa camminando; fa male se si stringe il tallone ai lati con le mani. Compare dopo un aumento brusco della corsa o marce lunghe, e nelle persone con ossa fragili.
- Assottigliamento del cuscinetto adiposo del tallone. Più spesso dopo i sessanta. Fa male al centro esatto del tallone, con la sensazione di camminare su un sasso, e manca la fitta del mattino.
- Intrappolamento di un nervo nel tunnel tarsale o di un suo ramo plantare. Dà bruciore, formicolio e intorpidimento; il dolore non si placa a riposo e toglie il sonno.
- Dolore che viene dalla schiena. La compressione di una radice nervosa scende dal gluteo lungo la parte posteriore della gamba fino al tallone, spesso con intorpidimento del bordo esterno del piede.
- Problema del tendine d'Achille o della borsa che gli sta sotto. In quel caso fa male dietro e in alto, non sotto, e sopra il tallone si vede un rigonfiamento.
- Infiammazione delle inserzioni tendinee nelle spondiloartriti. Ci si pensa se fanno male entrambi i talloni, la persona ha meno di quarant'anni, al mattino la schiena impiega più di mezz'ora a sciogliersi e nella storia compaiono psoriasi, infiammazioni oculari o disturbi intestinali persistenti. Qui serve il reumatologo, non le solette.
- Gotta e artrite reumatoide ogni tanto esordiscono al tallone: allora ci sono gonfiore, arrossamento e un attacco improvviso.
- Nei bambini e negli adolescenti la fascite plantare è rarissima. Il dolore al tallone durante lo sport a quell'età è di norma un'apofisite del calcagno, la malattia di Sever, e fa male ai lati e dietro il tallone.
Segnali che non ammettono attesa
Il dolore al tallone da solo non è un'urgenza. Ci sono però situazioni in cui il medico serve lo stesso giorno o nei giorni immediatamente successivi:
- durante un salto o uno scatto si è sentito uno schiocco nella pianta, con dolore improvviso, gonfiore ed ematoma, e non si riesce ad appoggiare il piede: così si manifesta la rottura della fascia;
- il tallone è rosso, gonfio e caldo al tatto ed è salita la febbre: sembra un'infezione;
- compaiono intorpidimento o debolezza del piede, che inizia a sbattere a terra mentre si cammina;
- il dolore c'è a riposo e di notte, senza legame con lo sforzo, tanto più se accompagnato da calo di peso o sudorazione notturna;
- hai il diabete o una sensibilità ridotta ai piedi e sulla pianta compaiono dolore, una ragade o una ferita: qui il fai-da-te è pericoloso e il piede va visto senza rinvii;
- il dolore è iniziato dopo una caduta o un colpo e non riesci a caricare il peso: va esclusa una frattura.
Il numero unico europeo per le emergenze 112 si compone per un dolore al tallone soltanto in caso di trauma evidente con deformazione del piede o ferita aperta. Per tutto il resto basta una visita ordinaria.
Se il dolore si trascina per mesi
Quando sei-otto settimane di lavoro costante sul piede non hanno cambiato nulla, serve una visita di persona. Di solito si esegue un'ecografia — nella fascite la banda risulta ispessita vicino al tallone — mentre la radiografia si richiede non per lo sperone, ma per non lasciarsi sfuggire una frattura o un'altra alterazione dell'osso.
Da lì le possibilità sono diverse.
- Il lavoro con il fisioterapista. Adatta il programma di esercizi al tuo piede e controlla che il carico cresca in modo graduale: è la parte più utile di tutte.
- Solette ortopediche su misura, se quelle già pronte non sono servite.
- Terapia con onde d'urto. Alcune sedute con un apparecchio che invia impulsi ad alta energia sull'inserzione della fascia. Nel dolore ormai protratto è una delle scelte più affidabili.
- Infiltrazione di cortisonico. Toglie il dolore in fretta ma per poco, e le iniezioni ripetute aumentano il rischio di rottura della fascia e di assottigliamento del cuscinetto adiposo. Per questo si usa con parsimonia e mai come primo passo.
- L'intervento chirurgico — sezione parziale della fascia o allungamento del polpaccio — si discute in casi isolati, dopo un anno senza risultati.
La prognosi è buona: nella grande maggioranza delle persone il dolore se ne va senza alcuna procedura, e l'unica incognita è quanto tempo ci vorrà.
Consulto online
Il dolore al tallone è proprio il caso in cui un racconto dettagliato risolve gran parte della questione. Nel consulto online il medico ricostruirà come si comporta il dolore nell'arco della giornata, che cosa lo ha preceduto, che scarpe usi e quanto stai in piedi o corri, e da quelle risposte distinguerà una fascite da una frattura da stress, da un nervo intrappolato o da una causa reumatica. Ti spiegherà come eseguire correttamente gli allungamenti, che cosa cambiare nelle scarpe e negli allenamenti, quale antidolorifico ti conviene viste le altre malattie, e deciderà se è il momento di un'ecografia o di un invio all'ortopedico.
La visita di persona resta necessaria se c'è stato un trauma o se compaiono intorpidimento, gonfiore con febbre o se hai il diabete: un piede non si palpa e non si radiografa attraverso uno schermo. Il consulto online serve però a non perdere settimane su un'impostazione sbagliata.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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