Febbre da fieno
Il nome inganna due volte: il fieno non c'entra e la febbre non arriva mai. Si tratta dell'allergia ai pollini, che torna ogni anno nelle stesse settimane…
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Medicinali comunemente utilizzati per Febbre da fieno
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 10 mgPrincipio attivo: cetirizineProduttore: Mabo Farma S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 10 mgPrincipio attivo: cetirizineProduttore: Teva Pharma S.L.U.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 5 mg cetirizine hydrochloride/5 mlPrincipio attivo: cetirizineProduttore: Ucb Pharma S.A.Prescrizione richiesta
Il nome inganna due volte: il fieno non c'entra e la febbre non arriva mai. Si tratta dell'allergia ai pollini, che torna ogni anno nelle stesse settimane, dura un mese o più anziché un paio di giorni e pesa molto più di quanto sembri da fuori. Chi ne soffre dorme male, attraversa l'intera stagione a metà delle proprie forze e alla sera è svuotato, mentre gli altri vedono soltanto qualcuno che starnutisce. Raramente poi viaggia da sola: in una parte delle persone si porta dietro l'asma, e accorgersene per tempo conta più di ogni altra cosa scritta in questa pagina.
Come distinguerla da un raffreddore
Il segno più affidabile è il prurito. Prudono gli occhi, il palato, i condotti uditivi, la punta del naso; un raffreddore non fa questo. Da lì il quadro si riconosce senza fatica:
- starnuti non isolati ma a raffica, cinque o dieci di fila, soprattutto appena svegli;
- naso che cola acqua e allo stesso tempo resta chiuso;
- occhi rossi e lacrimosi, con le palpebre gonfie verso sera;
- perdita dell'olfatto e sapori spenti;
- senso di pressione sulla fronte e sugli zigomi, con mal di testa a fine giornata;
- una stanchezza pesante che non ha rapporto con quello che si è fatto.
Ciò che l'allergia non provoca: febbre, brividi, dolori muscolari, secrezioni dense e giallastre. Un raffreddore si esaurisce in una settimana o dieci giorni; questo va avanti per settimane e ritorna l'anno dopo quasi nelle stesse date. Peggiora all'aperto e con tempo secco e ventoso, si attenua con la pioggia e al chiuso. Nei bambini due dettagli si notano da fuori: il gesto ripetuto di strofinare il naso con il palmo verso l'alto e le occhiaie scure che non dipendono dal sonno.
Perché ritorna sempre nelle stesse settimane
I pollini arrivano a ondate, e il periodo dell'anno in cui compaiono i disturbi di solito tradisce il responsabile.
- Gli alberi aprono la stagione: nocciolo e ontano, poi la betulla nelle regioni settentrionali, mentre cipresso e olivo possono anticipare tutto alla fine dell'inverno.
- Le graminacee occupano la fine della primavera e l'inizio dell'estate. Sono la causa più frequente di allergia respiratoria in Italia e liberano di gran lunga la maggiore quantità di polline.
- Le erbe infestanti prendono la seconda metà dell'estate e l'autunno: artemisia, ambrosia e, nelle zone mediterranee, la parietaria, che può pollinare quasi tutto l'anno.
Le date precise cambiano da regione a regione e da un anno all'altro secondo il clima, quindi conviene seguire i bollettini pollinici locali invece di un calendario generico trovato in rete. Un'abitudine che ripaga: per due stagioni annotare quando i disturbi sono cominciati e quando hanno mollato la presa. Quel foglietto dice al medico più della descrizione più minuziosa dei sintomi.
Merita un capitolo a parte la reazione con alcuni alimenti. Le proteine dei pollini somigliano a quelle di certi frutti e l'organismo le scambia. Con l'allergia alla betulla, una mela, una pera, una ciliegia, la carota, la frutta secca o il kiwi crudi danno formicolio in bocca e gola che raschia. Di norma passa in pochi minuti e non è pericoloso, e gli stessi alimenti cotti si tollerano bene. Se però dopo aver mangiato si gonfiano labbra o lingua, cambia la voce o diventa difficile deglutire, non è più formicolio e va valutato seriamente.
Come incrociare meno polline
Nascondersi del tutto non si può, ma ridurre la dose è alla portata di chiunque e sulla giornata si sente.
- Tenere le finestre chiuse nelle giornate secche e ventose e nelle ore di punta, primo mattino e sera; arieggiare dopo la pioggia.
- Rientrando in casa lavarsi il viso, fare un lavaggio nasale con soluzione fisiologica e cambiarsi; lavare i capelli la sera, altrimenti il polline passa la notte sul cuscino.
- Non stendere il bucato all'aperto né sul balcone.
- Portare occhiali all'esterno, meglio se avvolgenti: riducono parecchio il bruciore agli occhi.
- In auto viaggiare con i finestrini chiusi e montare un filtro antipolline; in casa aiutano l'aspirapolvere con filtro fine e la pulizia a umido.
- Affidare ad altri il taglio dell'erba e i lavori nel verde per tutta la stagione.
- Non fumare e non restare in ambienti pieni di fumo: irrita la mucosa per conto suo e peggiora tutto quanto sopra.
Con che cosa si alleviano i disturbi
Parliamo di classi di farmaci; la scelta del prodotto e le dosi spettano al medico di famiglia o al farmacista, perché molto dipende dall'età, dalla gravidanza e da altre malattie.
- Spray nasali cortisonici: il cardine del trattamento quando il naso è chiuso. Hanno una particolarità su cui quasi tutti inciampano: non agiscono subito, l'effetto si costruisce in qualche giorno. Per questo lo spray si comincia una o due settimane prima della data in cui la stagione di solito parte e si usa ogni giorno, non solo quando va male. Il getto va diretto verso la parete esterna, lontano dal setto, e dopo non bisogna inspirare con forza.
- Antistaminici per bocca, contro prurito, starnuti e naso che cola. Quelli attuali danno poca sonnolenza; quelli più vecchi ne danno molta, e con essi non si guida e non si svolge un lavoro che richieda attenzione. Se il prodotto acquistato in farmacia fa dormire, farselo cambiare.
- Colliri antiallergici, quando bruciore e lacrimazione sono il disturbo principale.
- Lavaggi nasali salini: un gesto semplice che porta via il polline in modo meccanico e si combina bene con tutto il resto.
- Decongestionanti in gocce o spray: liberano in fretta, ma non si possono usare per più di qualche giorno di seguito, perché la mucosa ci si abitua e il naso finisce per chiudersi anche senza un granello di polline.
Se dopo due settimane di terapia condotta bene il naso resta chiuso e gli occhi non si calmano, non aumentate le dosi da soli: lo schema va rivisto con il medico.
L'unica cosa che cambia il decorso
La frase di sempre, «dall'allergia ai pollini non si guarisce», è superata. I farmaci in effetti alleviano soltanto, ma esiste un trattamento diretto all'allergia stessa: l'immunoterapia con allergeni, il cosiddetto vaccino per l'allergia. Consiste nel somministrare a lungo e in quantità crescenti proprio l'allergene, in gocce o compresse sotto la lingua oppure con iniezioni; il ciclo dura da tre a cinque anni e si avvia diversi mesi prima della stagione.
Il suo interesse sta nel fatto che il beneficio resta anche dopo la fine del ciclo e che nei bambini riduce la probabilità di sviluppare l'asma e di diventare allergici a nuove sostanze. In cambio richiede costanza e una diagnosi precisa: prima di iniziare occorre confermare a che cosa si reagisce, con test cutanei o con un esame del sangue. Le prime somministrazioni avvengono sotto sorveglianza, perché sono possibili reazioni intense. Non è disponibile ovunque e l'indicazione la pone l'allergologo.
Quando il problema non è più solo il naso
Non rimandate la visita se durante la stagione compaiono tosse notturna, sibili nel petto, fiato corto con uno sforzo normale o senso di costrizione toracica. È così che si annuncia l'asma, frequente in chi è allergico ai pollini; prima la si tiene sotto controllo, più tranquilli saranno gli anni successivi.
Conviene farsi vedere in giornata se le secrezioni diventano dense e giallo-verdi, sale la febbre, fa male metà del viso, oppure se si chiude una sola narice e nel muco compare sangue: nulla di tutto ciò corrisponde a un'allergia. Lo stesso vale per gli occhi: dolore dentro l'occhio, fastidio alla luce e calo della vista non appartengono a una congiuntivite allergica.
Chiamate subito i soccorsi (il 112 nei paesi europei) se dopo un alimento, una puntura d'insetto o un farmaco si gonfiano labbra, lingua o gola, cambia la voce, si respira a fatica, compaiono pomfi diffusi o gira la testa fino allo svenimento. È un'anafilassi e si misura in minuti. Se vi è già stato prescritto un autoiniettore di adrenalina, si usa immediatamente e si chiamano comunque i soccorsi.
Consulto online
A distanza si risolvono bene le domande più comuni della stagione: se sia allergia o un raffreddore che non passa, perché lo spray «non fa niente» (quasi sempre per la data di inizio e per la tecnica), se i prodotti scelti si possano associare alle terapie abituali, che cosa usare in gravidanza e che cosa sia adatto a un bambino. Il medico aiuta a preparare in anticipo il piano dell'intera stagione, spiega quali esami servono prima di parlare di immunoterapia e indica a quale specialista rivolgersi. Non si valutano invece a distanza la fatica a respirare e il gonfiore di viso e gola: in quel caso si chiamano i soccorsi e basta.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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