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Medicinali comunemente utilizzati per Febbre Q
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: CAPSULE, 200 mgPrincipio attivo: doxycyclineProduttore: Industrial Farmaceutica Cantabria S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: CAPSULE, 50 mgPrincipio attivo: doxycyclineProduttore: Industrial Farmaceutica Cantabria S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: CAPSULE, 100 mgPrincipio attivo: doxycyclineProduttore: Industrial Farmaceutica Cantabria S.A.Prescrizione richiesta
La febbre Q è un'infezione che si prende dagli animali. La provoca il batterio Coxiella burnetii, che vive soprattutto in pecore, capre e bovini. Nella maggior parte delle persone si traduce in una o due settimane di malessere simile all'influenza che passa da solo. In una parte dei casi, però, l'infezione riesce a nascondersi e a tornare dopo mesi o anni con un altro volto: il danno a una valvola cardiaca. È proprio questa seconda parte tardiva della storia a rimanere quasi sempre non raccontata.
Come si contrae
La via principale è l'inalazione. Il batterio viene eliminato in quantità enormi con il liquido amniotico e la placenta durante i parti degli animali, e anche con le feci e l'urina. Seccandosi assume una forma resistente che sopravvive per mesi nella polvere, nella paglia, nel letame, sulla lana e sugli indumenti, e che il vento trasporta. Basta inalarne una quantità molto piccola per infettarsi, quindi non si ammala soltanto chi ha toccato gli animali: può bastare trovarsi sottovento rispetto a un allevamento o passare accanto a una stalla nella stagione dei parti.
Da qui il profilo di chi rischia di più: addetti agli allevamenti e ai macelli, veterinari, tosatori, stallieri, personale di laboratorio e chi abita in campagna vicino ad aziende ovine e caprine. I focolai che coinvolgono interi territori coincidono di solito con il periodo dei parti di massa.
La seconda via è il latte non pastorizzato e i formaggi che se ne ricavano. Esiste, ma provoca molte meno infezioni rispetto all'aria. È possibile anche la trasmissione tramite zecche degli animali e, raramente, con le trasfusioni o dalla madre al bambino. Da persona a persona il contagio è praticamente assente, per cui non serve isolare chi è malato.
Come decorre la prima malattia, quella acuta
Circa metà degli infettati non ha alcun sintomo: lo scopre molto più tardi e per caso, da un esame del sangue. Negli altri, due o tre settimane dopo il contatto, la febbre comincia bruscamente.
Il quadro è abbastanza riconoscibile:
- febbre alta con brividi e sudorazione abbondante;
- mal di testa intenso, spesso avvertito come una pressione dietro gli occhi;
- dolori muscolari e articolari e debolezza marcata;
- tosse secca e talvolta dolore al torace durante il respiro;
- perdita di appetito, nausea, dolore addominale;
- a volte colorito giallastro della pelle e del bianco degli occhi.
A differenza di molte altre infezioni, di solito non compare alcuna eruzione cutanea. Gli organi più colpiti sono due: il polmone, dove si sviluppa una polmonite, e il fegato, dove insorge un'infiammazione che a volte è proprio ciò che porta la persona dal medico. Il tutto dura una o due settimane, raramente di più, e nella maggioranza si conclude con la guarigione.
Dopo la guarigione una parte delle persone lamenta per mesi stanchezza, sudorazione e difficoltà di concentrazione con esami del tutto normali. Non è il segno che l'infezione prosegue e gli antibiotici non servono, ma non è nemmeno immaginazione: questa condizione è descritta e merita un controllo, non un'alzata di spalle.
Per chi è più pericolosa
La maggior parte delle persone supera la febbre Q senza problemi. Ci sono però gruppi per i quali anche un'infezione apparentemente lieve impone di rivolgersi al medico e di riferire l'eventuale contatto con animali:
- le donne in gravidanza. In gravidanza l'infezione decorre quasi sempre senza un solo sintomo, ma può portare ad aborto, parto prematuro e basso peso alla nascita. Perciò, davanti a un contatto noto, la questione si risolve con un esame del sangue e non con le sensazioni;
- chi ha una valvola cardiaca alterata o artificiale: valvulopatia, protesi valvolare, valvola aortica bicuspide;
- chi ha una protesi vascolare o un aneurisma dell'aorta;
- chi ha difese immunitarie ridotte: dopo un trapianto, in chemioterapia o in terapia con farmaci che frenano il sistema immunitario.
In questi gruppi l'infezione non viene soltanto curata: dopo si sorveglia, ripetendo gli esami del sangue nell'arco di due anni per non lasciarsi sfuggire il passaggio alla forma cronica. Per tutti gli altri questa sorveglianza non serve.
Conviene farsi visitare in giornata se la febbre alta dura più di una settimana, se compare un affanno importante, se c'è ittero oppure se si presentano confusione o un forte mal di testa con vomito.
La forma cronica: endocardite dopo mesi e anni
È la cosa più importante da sapere sulla febbre Q, ed è quella che quasi mai viene spiegata. In una piccola quota degli infettati il batterio non se ne va: si insedia in un punto preciso e ci vive in silenzio per anni. Può manifestarsi dopo sei mesi, dopo due anni, a volte più tardi. Questa forma compare quasi esclusivamente in chi appartiene ai gruppi a rischio elencati sopra, e soprattutto in chi ha una valvola malata o sostituita.
La sua manifestazione principale è l'endocardite, l'infiammazione del rivestimento interno del cuore e della valvola. Più di rado il batterio si annida nella parete di un aneurisma aortico o in una protesi vascolare, nelle ossa, nel fegato.
L'insidia sta nel fatto che tutto inizia lentamente e senza un'infezione evidente. Devono mettere in allarme:
- una febbricola che si protrae e, in certi casi, l'assenza totale di febbre;
- sudorazioni notturne e calo di peso;
- debolezza e affanno crescenti ed edemi, cioè segni di scompenso cardiaco;
- ingrossamento della milza e alterazioni negli esami del sangue;
- debolezza improvvisa a un braccio o a una gamba, o dolore a un arto, se un frammento si è staccato dalla valvola.
Se ha una valvulopatia o una protesi valvolare e si trascina da mesi un malessere inspiegabile, dica al medico che è stata vicino a pecore, capre o bovini o che ha bevuto latte crudo. Quella frase a volte risolve la diagnosi.
Perché una comune emocoltura non la trova
Coxiella burnetii vive dentro le cellule e non cresce sui terreni di coltura abituali. Per questo l'emocoltura — il primo esame che si richiede quando si sospetta un'endocardite — risulta negativa. La febbre Q rientra nel breve elenco delle cause della cosiddetta endocardite a emocolture negative e, se non la si cerca in modo mirato, una persona può passare mesi con una valvola infetta e senza diagnosi.
La si cerca in altro modo:
- sierologia, l'esame degli anticorpi nel sangue, che è il metodo principale. Si distinguono gli anticorpi verso due fasi del batterio e il loro rapporto separa l'infezione recente da quella cronica. Un solo prelievo dice poco: di norma va ripetuto dopo due o tre settimane per vederne l'andamento;
- PCR, che individua il batterio nel sangue nei primi giorni, quando gli anticorpi non ci sono ancora; più tardi non serve più, e così i due metodi si completano a vicenda;
- ecocardiografia, spesso transesofagea quando si sospetta un'endocardite, perché guarda la valvola da vicino;
- tomografia computerizzata e tomografia a emissione di positroni, quando il focolaio va cercato nell'aorta, in una protesi vascolare o nelle ossa.
Come si cura
La forma acuta sintomatica si cura con un antibiotico del gruppo delle tetracicline per due o tre settimane. È meglio iniziare nei primi giorni: più tardi il beneficio cala sensibilmente. Un decorso lieve in una persona sana spesso si risolve anche senza terapia, ma con febbre alta, polmonite o interessamento del fegato l'antibiotico si prescrive. È importante completare l'intero ciclo anche se dopo tre giorni ci si sente meglio.
In gravidanza questi farmaci non sono adatti, perciò si sceglie un altro antibiotico che viene assunto a lungo, fino al parto, sotto controllo; dopo il parto vanno ricontrollati gli esami.
La forma cronica si cura in modo del tutto diverso. Qui si impiega l'associazione di due farmaci — un antibiotico del gruppo delle tetracicline insieme a un antimalarico che rende il batterio vulnerabile dentro la cellula — e non per settimane, ma per un anno e mezzo o due anni, più a lungo in presenza di una valvola artificiale. Per tutto questo tempo si ripetono gli anticorpi e si sorvegliano gli effetti indesiderati, compreso lo stato degli occhi. Una parte dei pazienti ha bisogno anche di un intervento sulla valvola.
Che cosa riduce il rischio
- Non bere latte non pastorizzato e non mangiare formaggi che ne derivano, in particolare in gravidanza e in presenza di malattie valvolari.
- Le donne in gravidanza non devono assistere ai parti degli animali né avvicinarsi a loro nella stagione dei parti, che cade in mesi diversi da paese a paese. La stessa precauzione protegge anche dalla toxoplasmosi e dalla clamidiosi degli ovini.
- Chi lavora con gli animali usi guanti, mascherina aderente e protezione per gli occhi, soprattutto assistendo ai parti, rimuovendo la lettiera e durante la tosatura.
- Placente e animali nati morti vanno rimossi subito e smaltiti in sicurezza, senza lasciarli all'aperto.
- Non mangiare né bere nei locali dove sono tenuti gli animali; lavare separatamente indumenti e calzature da lavoro e non portarli in casa.
- Disinfettare e coprire i tagli non appena si verificano.
- Un vaccino per l'uomo esiste, ma è registrato solo in alcuni paesi e viene somministrato ai gruppi a rischio professionale dopo accertamenti preliminari; nella maggior parte dell'Europa non è disponibile. In alcune regioni si vaccina il bestiame per ridurre l'infezione nelle greggi e nelle mandrie.
Consulto online
La febbre Q è uno di quei casi in cui la diagnosi non nasce da un esame, ma da una domanda posta al momento giusto: dov'è stata e con quali animali è venuta a contatto. Il consulto online è il posto adatto per ripercorrere tutto questo con calma.
Vale la pena prenotarlo se dopo un soggiorno in campagna o un lavoro con gli animali è comparsa febbre alta con forte mal di testa; se è in gravidanza e c'è stato contatto con pecore, capre o bovini; se ha una valvulopatia o una protesi valvolare e si trascina un malessere senza spiegazione; oppure se la sierologia è già stata fatta e i numeri delle due fasi non le dicono nulla.
Il medico indicherà quali esami servono e quando ripeterli, spiegherà perché un'emocoltura negativa non esclude nulla, aiuterà a orientarsi in una terapia lunga e nei suoi effetti indesiderati e dirà se le serve un controllo nei prossimi due anni. Se dal racconto emergono segnali che richiedono cure urgenti, verrà indirizzata subito nel posto giusto.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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