Fuoco di Sant'Antonio (herpes zoster)
Il fuoco di Sant'Antonio è il risveglio del virus della varicella, rimasto nei gangli nervosi dopo la malattia dell'infanzia e per anni silenzioso.
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Medicinali comunemente utilizzati per Fuoco di Sant'Antonio (herpes zoster)
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 1 gPrincipio attivo: paracetamolProduttore: Industria Quimica Y Farmaceutica Vir S.A.Prescrizione non richiestaForma farmaceutica: TABLET, 1000 mgPrincipio attivo: paracetamolProduttore: Laboratorios Normon S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 1000 mgPrincipio attivo: paracetamolProduttore: Tarbis Farma S.L.Prescrizione richiesta
Il fuoco di Sant'Antonio è il risveglio del virus della varicella, rimasto nei gangli nervosi dopo la malattia dell'infanzia e per anni silenzioso. Esce lungo un solo nervo, e per questo l'eruzione si dispone a fascia su un lato del corpo, mentre il dolore spesso la precede di qualche giorno. Una cosa va saputa prima di tutte le altre: gli antivirali funzionano soltanto all'inizio, e la scelta di aspettare che passi da sé è quella che costa di più. Qui si conta a giorni, non a settimane.
Perché il tempo si conta dalla prima vescicola
Gli antivirali non uccidono il virus: ne bloccano la moltiplicazione. Finché compaiono vescicole nuove c'è qualcosa da bloccare; quando si sono seccate, il farmaco non ha più su cosa agire. Il trattamento ha quindi una finestra di circa tre giorni dalla comparsa delle prime vescicole, e quanto prima si inizia dentro quella finestra, tanto migliore è il risultato.
Iniziare presto porta tre vantaggi insieme: la pelle guarisce più in fretta, il dolore acuto è meno forte e più breve, e si riduce il rischio che il dolore rimanga per mesi dopo la guarigione. Nessuno di questi effetti si recupera in un secondo momento.
La conclusione è semplice: se su un lato del corpo compaiono vescicole raggruppate su una base arrossata e il giorno prima quel punto bruciava o faceva male, bisogna farsi vedere lo stesso giorno o l'indomani, non «quando sarà chiaro che cos'è». Capire di che si tratta è compito del medico, e sbagliare per eccesso di prudenza non costa nulla.
Anche oltre i tre giorni a volte si prescrive la terapia: se continuano a uscire vescicole nuove, se sono interessati il viso o l'occhio, se le difese sono basse. Ma è un adattarsi alle circostanze, non un sostituto equivalente.
Che aspetto ha e che cosa si sente
La malattia quasi mai comincia dalla pelle. Da uno a quattro giorni prima dell'eruzione, in una zona circoscritta compare una sensazione strana: bruciore, formicolio, prurito, un dolore che tira o che dà fitte. La pelle può diventare così sensibile da far male al contatto dei vestiti. In quei giorni molti cercano la causa dove non è: pensano a una nevralgia intercostale, a uno strappo muscolare, a un dente, a una colica renale, e se la zona è sul lato sinistro del torace arrivano a sospettare il cuore.
Poi arriva l'eruzione, ed è riconoscibile:
- chiazze rosse su cui in uno o due giorni crescono piccole vescicole a contenuto limpido; poi si intorbidano, si aprono e formano croste;
- una sede rigorosamente su un solo lato: l'eruzione segue il percorso del nervo a fascia e non oltrepassa la linea mediana del corpo. Lesioni uguali a destra e a sinistra quasi certamente non sono fuoco di Sant'Antonio;
- più spesso la fascia cade sul torace o sulla zona lombare, meno di frequente sul viso, sul collo, su un braccio, una gamba o un gluteo;
- il dolore in quella zona continua anche dopo la comparsa dell'eruzione, e a volte è intenso;
- in una parte delle persone si aggiungono malessere generale, mal di testa e qualche linea di febbre.
Le croste cadono di solito in due-quattro settimane. Di rado il virus provoca dolore lungo il nervo senza alcuna eruzione: allora la diagnosi si fa sull'insieme dei dati, ed è un caso difficile.
Due situazioni che si contano a ore
Ci sono due casi in cui una visita ordinaria non basta.
Eruzione sul viso, attorno all'occhio o sulla punta del naso. Le vescicole sulla punta o sull'ala del naso sono un segno noto del coinvolgimento del ramo nervoso che raggiunge anche l'occhio. Anche se l'occhio non dà ancora fastidio, serve la visita di un oculista nel giro di poche ore. Il fuoco di Sant'Antonio all'occhio infiamma la cornea e le strutture interne e, senza terapia, può lasciare una riduzione permanente della vista. Segnali d'allarme dall'occhio: arrossamento, dolore oculare, fastidio alla luce, vista annebbiata o peggiorata, palpebre gonfie.
Eruzione dentro o attorno all'orecchio insieme a debolezza dei muscoli del viso. È la sindrome di Ramsay Hunt: il virus colpisce il nervo facciale. Metà faccia smette di rispondere — l'occhio non si chiude, l'angolo della bocca cade — e si aggiungono dolore all'orecchio, ronzii o calo dell'udito, vertigini e a volte alterazione del gusto. Anche qui ogni ora conta: prima si comincia la terapia, maggiore è la probabilità che il viso recuperi del tutto.
Quando farsi vedere in giornata
Oltre ai due casi sopra, non si rimanda all'indomani se:
- le difese sono basse: chemioterapia, terapia dopo un trapianto, farmaci che sopprimono il sistema immunitario, infezione da HIV;
- l'eruzione non resta in una sola fascia ma è sparsa sul corpo;
- il dolore è molto forte e non cede ai comuni antidolorifici;
- la pelle intorno è calda, rosso acceso e gonfia, dalle lesioni esce pus ed è comparsa la febbre: così si presenta un'infezione batterica sovrapposta;
- il fuoco di Sant'Antonio compare in gravidanza o in un lattante.
Si chiama l'ambulanza (il 112, numero unico europeo per le emergenze) se durante la malattia compaiono mal di testa forte con vomito, confusione, convulsioni, rigidità del collo o debolezza improvvisa di un braccio o di una gamba. Sono complicanze rare, ma richiedono l'ospedale.
Come stare meglio mentre la terapia lavora
La cura della pelle è semplice e ha due scopi: non ostacolare la guarigione e non far entrare infezioni.
- Tieni le lesioni pulite e asciutte, lavale con acqua fresca senza strofinare.
- Non rompere e non grattare le vescicole: sotto resta facilmente una cicatrice, e dalla ferita passano i batteri.
- Un impacco freddo — un panno umido o una busta di ghiaccio avvolta in un asciugamano — per qualche minuto più volte al giorno toglie molto del bruciore.
- Indossa abiti larghi di tessuto morbido; se l'eruzione sfrega contro i vestiti, coprila con una medicazione asciutta non adesiva.
- Non chiudere con cerotti le vescicole che trasudano e non applicare creme o pomate di tua iniziativa, tanto meno quelle cortisoniche.
Il dolore si affronta a gradini. Di solito si parte dal paracetamolo o da un antinfiammatorio. Se non basta, il medico aggiunge farmaci che agiscono proprio sul dolore di origine nervosa: si aumentano poco per volta e l'effetto non arriva il primo giorno. Con dolore molto forte si prescrivono antidolorifici più potenti, ma la decisione è del medico. Sopportare il dolore qui non è solo faticoso, è dannoso: un dolore controllato male nella fase acuta è uno dei motivi per cui poi resta a lungo.
Il dolore che rimane dopo la guarigione
La complicanza più frequente è la nevralgia post-erpetica: l'eruzione è guarita e il dolore nella stessa zona è rimasto. Può bruciare, arrivare a scariche, oppure presentarsi come una sensibilità insopportabile in cui perfino lo sfregamento dei vestiti fa male. Succede perché il virus ha danneggiato il nervo, che continua a mandare segnali di dolore senza che ci sia un motivo.
Va detto senza giri di parole: questo dolore a volte dura mesi, e in alcune persone più di un anno. Il rischio è maggiore nell'età avanzata, con eruzioni estese e quando il dolore della fase acuta è stato intenso. È proprio per questo che i medici insistono tanto sulla terapia precoce: riduce quel rischio, anche se non lo azzera.
La nevralgia post-erpetica si cura, e non con i comuni antidolorifici: si usano farmaci attivi sul dolore neuropatico, preparati da applicare sulla pelle e, nei casi difficili, l'aiuto di un centro di terapia del dolore. Non serve aspettare che passi da sola; prima si comincia, più facile è tenerla sotto controllo.
Si trasmette agli altri?
Qui la precisione conta, perché la confusione spaventa le persone senza motivo.
Il fuoco di Sant'Antonio non si prende: non passa da persona a persona. È il tuo virus, che si è risvegliato. Ma nel liquido delle vescicole il virus è vivo, e chi non ha mai avuto la varicella e non è vaccinato può ammalarsi dopo un contatto diretto con quel liquido: si ammalerà di varicella, non di fuoco di Sant'Antonio.
Si è contagiosi dal momento in cui compaiono le vescicole fino a quando tutte si sono coperte di crosta. Prima dell'eruzione e dopo la formazione delle croste non si trasmette nulla. Finché le lesioni trasudano basta coprirle con i vestiti o una medicazione: questo permette di vivere in famiglia senza isolarsi.
Serve attenzione particolare vicino a chi rischia con la varicella:
- le donne in gravidanza che non hanno avuto la varicella e non sono vaccinate: in gravidanza la varicella è pericolosa sia per la donna sia per il bambino;
- i neonati;
- le persone con difese immunitarie basse.
Se il contatto è già avvenuto, chi appartiene a questi gruppi deve sentire il medico senza aspettare i sintomi: nei primi giorni dopo il contatto esistono misure che riducono il rischio. Non si va al lavoro né a scuola finché le lesioni trasudano e non possono essere coperte.
Il vaccino e gli episodi ripetuti
Averlo avuto non protegge per sempre: può tornare, anche se nella maggior parte delle persone capita una volta sola. L'innesco è di solito tutto ciò che abbassa temporaneamente le difese — una malattia seria, un intervento, farmaci che sopprimono il sistema immunitario, un periodo di forte stress — e soprattutto l'età, perché con gli anni la difesa verso questo virus si indebolisce naturalmente.
Un vaccino contro l'herpes zoster esiste e riduce in modo apprezzabile sia la probabilità di ammalarsi sia il rischio di nevralgia post-erpetica; e se la malattia arriva lo stesso, decorre più lieve. Vale la pena parlarne dopo una certa età e in caso di difese immunitarie basse, comprese le persone che l'hanno già avuto.
L'età a partire dalla quale viene offerto, il numero di dosi e l'intervallo cambiano da paese a paese. Bisogna guardare il calendario vaccinale del proprio paese e chiedere al medico di famiglia, invece di trasferire lo schema di un sistema sanitario diverso.
Consulto online
Nel fuoco di Sant'Antonio il consulto online fa guadagnare soprattutto tempo, e qui il tempo è la terapia. L'eruzione si vede bene in fotografia, e parlando il medico può valutare se ha l'aspetto tipico, a che giorno si è arrivati e se ci sono motivi per iniziare subito l'antivirale.
Prepara alcune fotografie nitide dell'eruzione con buona luce: una d'insieme, che mostri come corre la fascia, e una ravvicinata. Ricorda le date esatte: quando è iniziata la prima sensazione strana sulla pelle e quando sono uscite le prime vescicole. Di' quali farmaci prendi abitualmente, se hai malattie che abbassano le difese e se vivi con una donna incinta, un neonato o una persona in chemioterapia.
Alla fine il medico prescriverà la terapia e spiegherà come curare la pelle, oppure — se l'eruzione è sul viso, vicino all'occhio o nell'orecchio, se è coinvolto il nervo facciale, se il quadro non è quello consueto — indirizzerà in giornata a una visita di persona dallo specialista adatto. Più avanti, se il dolore non passa dopo la guarigione della pelle, il consulto online è comodo per scegliere e regolare la terapia della nevralgia post-erpetica.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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