Fusione delle piccole labbra
Si chiama fusione delle piccole labbra, o sinechia vulvare, la condizione in cui le piccole labbra di una bambina restano attaccate fra loro lungo la linea…
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Medicinali comunemente utilizzati per Fusione delle piccole labbra
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: CREAM, 0.5 mgPrincipio attivo: betamethasoneProduttore: Galenicum Derma S.L.U.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TRANSDERMAL SOLUTION, 1.53 mg/sprayPrincipio attivo: estradiolProduttore: Gedeon Richter Plc.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TRANSDERMAL PATCH, 0.78 mg of estradiol hemihydratePrincipio attivo: estradiolProduttore: Bexal Farmaceutica S.A.Prescrizione richiesta
Si chiama fusione delle piccole labbra, o sinechia vulvare, la condizione in cui le piccole labbra di una bambina restano attaccate fra loro lungo la linea mediana. A volte sono unite per un breve tratto, a volte quasi per tutta la lunghezza: allora l'ingresso della vagina risulta coperto e davanti rimane solo una fessura stretta da cui esce l'urina. L'immagine preoccupa, ma di per sé è quasi sempre innocua: di solito la si scopre per caso in una bambina sotto i sei o sette anni, non dà alcun fastidio e si risolve da sola. Quel che conviene capire è un'altra cosa: in quali casi vada davvero trattata e quando dietro un aspetto simile si nasconda qualcos'altro.
Che aspetto ha e come si scopre
Le labbra attaccate formano una membrana sottile e piatta, senza apertura, di solito pallida o semitrasparente, con una linea fine ben visibile al centro: è lungo quella che più avanti si separeranno. L'aderenza in genere comincia dal basso e si estende poco a poco verso l'alto, finché l'ingresso della vagina non si vede più.
Quasi sempre se ne accorge un genitore cambiando il pannolino o durante il bagnetto, più di rado il medico a un controllo di routine. Di regola non c'è alcun disturbo: la bambina è tranquilla, urina normalmente e non ha dolore.
Un dettaglio importante, che toglie ai genitori la paura principale: quella linea sottile al centro significa che gli organi si sono formati correttamente e si sono semplicemente incollati all'esterno. Non è una malformazione, non è una chiusura della vagina e non è una «mancanza di orifizio». Distinguere l'una cosa dall'altra spetta alla visita, perciò al minimo dubbio è meglio far vedere la bambina che guardare e toccare da soli.
Perché le labbra si attaccano
Il meccanismo si compone di due elementi. Il primo è il basso livello di estrogeni. Prima della pubertà è la norma, e la pelle delle labbra a quell'età è sottile e delicata, si lesiona con facilità e con facilità si incolla a sé stessa. Il secondo è l'irritazione o l'infiammazione della vulva, che rende la superficie appiccicosa e fa sì che i bordi a contatto comincino a saldarsi.
L'irritazione nasce da cose del tutto quotidiane: lunghe permanenze nel pannolino bagnato, sapone e bagnoschiuma, lavaggi troppo insistenti, biancheria stretta e sintetica, residui di detersivo, il pulirsi da dietro in avanti, e anche gli ossiuri, che provocano forte prurito e grattamento. Spesso non si riesce a indicare una causa precisa, e questo non cambia nulla nell'impostazione.
Lo stesso meccanismo spiega il resto. Nella neonata quasi non si osserva, perché agiscono ancora gli estrogeni materni. Con il loro esaurirsi, di solito dopo i primi mesi di vita, compare il rischio, che si mantiene fino ai sei o sette anni circa e cala con l'inizio della pubertà, quando la bambina comincia a produrre estrogeni propri. Nelle adulte l'aderenza si osserva dopo il parto e dopo la menopausa, anche qui su estrogeni bassi; ma nella donna adulta questo quadro richiede una valutazione a parte dal medico, perché dietro sta più spesso una malattia della pelle della vulva che un semplice incollamento.
Quando non serve fare nulla
Se la bambina urina senza difficoltà, non lamenta nulla e la fusione è stata trovata per caso, non va trattata. Un'aderenza così non minaccia complicanze e nella grande maggioranza dei casi si apre da sola, a volte in qualche mese, a volte soltanto all'arrivo della pubertà. Bastano cure delicate e uno sguardo del medico alla visita successiva.
E soprattutto ciò che non si deve fare: separare l'aderenza con le dita a casa. Fa male, provoca sanguinamento e lacerazioni, e sulla rottura si forma una nuova aderenza, questa volta più tenace. Il consiglio di «staccarle e basta» circola spesso, ma produce solo danni.
Che cosa deve mettere in allarme
La bambina va portata dal medico se compare qualcosa di quanto segue.
- L'urina gocciola dopo che si è già alzata dal vasino e la biancheria è sempre umida. È il segno più frequente che l'urina ristagna dietro la membrana.
- Infezioni urinarie ripetute, dolore o bruciore nell'urinare.
- Arrossamento, gonfiore, dolorabilità della vulva, lamentele di prurito e bruciore.
- Perdite maleodoranti, purulente o striate di sangue.
- Sanguinamento, lividi, escoriazioni o lacerazioni nella zona, e qualsiasi lesione di origine poco chiara.
- La pelle circostante appare bianca, lucida, assottigliata, quasi pergamenacea, con piccole emorragie. Così si manifesta il lichen sclerosus, una malattia cronica della pelle che pure porta alla fusione ma richiede un trattamento e un controllo del tutto diversi. Viene spesso scambiata per una comune sinechia e curata per anni nel modo sbagliato.
A parte c'è ciò che non ammette attesa. Se la bambina non riesce affatto a urinare, piange, spinge e l'addome sopra il pube è teso e dolente, l'aiuto serve subito: recatevi al pronto soccorso o chiamate l'ambulanza (in Spagna, Italia, Portogallo, Polonia e Ucraina con il numero unico europeo 112). Che la fusione blocchi del tutto il deflusso dell'urina è raro, ma è una situazione in cui non si può aspettare il mattino.
Il trattamento, quando serve
Non si tratta l'aderenza in sé, ma i disturbi che provoca. Il primo passo abituale è una crema a base di estrogeni prescritta per un ciclo breve. Si applica in quantità molto piccola ed esattamente sulla linea chiara della fusione, non su tutta la zona, con un leggero movimento di pressione; il ciclo ha una durata limitata, di norma alcune settimane, e non va prolungato di propria iniziativa.
Gli effetti indesiderati conviene conoscerli in anticipo per non spaventarsi: la pelle nel punto di applicazione può scurirsi, si può notare un lieve rigonfiamento del seno e comparire una piccola perdita di sangue. Tutto questo passa con la sospensione della crema, ma il medico va informato. Se l'estrogeno non è adatto o non funziona, a volte si prescrive una crema con un glucocorticoide: la scelta spetta al medico, perché non sono prodotti intercambiabili.
Una volta separate le labbra comincia la parte più importante: applicare per alcune settimane un emolliente, vaselina, crema per il cambio o un'altra crema barriera consigliata dal medico. È questa fase a impedire che i bordi si riattacchino, ed è proprio quella che più spesso si abbandona a metà strada.
La separazione meccanica serve di rado: quando la crema non ha funzionato e l'urina continua a ristagnare provocando infiammazione. Il medico separa l'aderenza con una sonda smussa o con un dito, e di solito cede facilmente. Si esegue in anestesia locale e, nelle bambine piccole o con aderenze tenaci, in anestesia generale, perché la manovra è dolorosa e un tentativo fallito senza anestesia lascia lacerazioni e quasi garantisce la ricomparsa. Le cure successive sono le stesse: emolliente per alcune settimane.
La ricomparsa e che cosa succede poi
Conviene prepararsi fin dall'inizio: la fusione torna spesso, sia dopo la crema sia dopo la separazione. Non significa che il trattamento fosse sbagliato o mal eseguito; semplicemente la causa è rimasta, gli estrogeni sono ancora bassi e la pelle è ancora sottile. Gli episodi ripetuti si diradano con la crescita e cessano con l'inizio della pubertà.
La fusione delle piccole labbra non lascia conseguenze a lungo termine. Non è legata ad altre malattie, non incide sulla futura capacità di avere figli né sulla vita sessuale e non interferisce con le mestruazioni: quando arriveranno, le aderenze non ci saranno più. Vale la pena dirlo chiaramente, perché qui l'ansia dei genitori supera di solito di molto le dimensioni reali del problema.
Le cure che riducono il rischio
Lo scopo di queste cure è uno solo: irritare meno una pelle delicata e non lasciarla seccare.
- Lavare con sola acqua tiepida, senza sapone, detergenti o bagnoschiuma; non strofinare, ma tamponare per asciugare.
- Non lavare all'interno, fra le labbra: basta il lavaggio esterno.
- Cambiare il pannolino più spesso e lasciare ogni giorno la pelle un po' all'aria.
- Biancheria di cotone più larga, niente collant e jeans stretti tutti i giorni, risciacquo accurato del bucato.
- Insegnare alla bambina a pulirsi da davanti all'indietro.
- Chiedere al medico una crema barriera se la pelle tende ad arrossarsi.
- Cercare e trattare gli ossiuri in caso di prurito notturno: l'irritazione da grattamento fa ripartire tutta la storia.
Consulto online
Nel consulto online, partendo da quello che racconterete e, se opportuno, da una fotografia, il medico aiuta a capire se si tratti di una fusione comune, se richieda un trattamento subito o se bastino osservazione e cure delicate. Vi spiegherà come e dove esattamente applicare la crema prescritta — gli errori di applicazione sono la causa più frequente del mancato risultato —, per quanto tempo usarla e quali cambiamenti aspettarsi. A parte verranno illustrati i segni che impongono una visita di persona: gocciolamento di urina, infezioni ripetute, pelle biancastra alterata o dolore. Ai genitori si dà inoltre una mano a organizzare le cure quotidiane in modo da rendere meno probabile la ricomparsa.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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