Glaucoma

Il glaucoma è la perdita progressiva del nervo ottico, il cavo che porta l'immagine dall'occhio al cervello.

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Questa pagina fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere di un medico. Se i sintomi sono gravi o in peggioramento, rivolgiti a un servizio medico di emergenza o chiama i servizi di soccorso.

Il glaucoma è la perdita progressiva del nervo ottico, il cavo che porta l'immagine dall'occhio al cervello. Le sue fibre muoiono una alla volta e in silenzio, perciò la malattia può andare avanti per anni senza farsi annunciare: la persona legge l'ultima riga della tabella come sempre e scopre la diagnosi alla visita fatta per cambiare gli occhiali. Il punto essenziale è questo: nessuna terapia restituisce le fibre perdute, mentre fermare la malattia al livello di vista che c'è oggi riesce quasi sempre. Tutto il valore sta quindi in quanto presto la si trova.

Perché ci si accorge così tardi

La vista si restringe dai bordi, non dal centro. Vengono a mancare zone del campo laterale, proprio dove non guardiamo dritto e non leggiamo. Quei vuoti il cervello non li mostra come macchie nere: riempie la scena con ciò che sta intorno. In più i due occhi non si ammalano allo stesso modo, e quello migliore copre a lungo l'altro, così che guardando con entrambi il difetto non esiste.

Il risultato è che il sospetto arriva quando è già andata più di metà delle fibre. E non arriva come «vedere annebbiato», ma come piccole goffaggini che si attribuiscono all'età e alla stanchezza:

  • si urta la spalla contro gli stipiti e si rovesciano le tazze dal tavolo più di prima;
  • cambiare corsia è diventato scomodo e l'auto della corsia accanto compare dal nulla;
  • sui gradini e sui marciapiedi si abbassa la testa e si cammina con prudenza;
  • all'imbrunire, o passando dal sole a un androne in penombra, l'occhio impiega molto più tempo di una volta ad abituarsi.

Se qualcosa di tutto questo vi suona familiare, la visita non va rimandata; ma non c'è nemmeno da spaventarsi, perché la cataratta e la normale presbiopia danno lo stesso quadro. A distinguerli riescono solo gli strumenti.

L'attacco in cui contano le ore

Esiste una forma che si comporta all'opposto e precipita nel giro di poche ore: il deflusso si chiude di colpo, la pressione dentro l'occhio triplica e fa molto male. I segni sono questi:

  • dolore intenso nell'occhio e intorno, spesso irradiato alla tempia;
  • l'occhio si arrossa e la vista si annebbia all'improvviso, come attraverso un vetro appannato;
  • compaiono aloni colorati attorno ai lampioni e alle lampadine;
  • nausea e vomito;
  • l'occhio è duro al tatto e la pupilla resta dilatata e non si restringe alla luce.

Il pericolo non sta soltanto nella pressione, ma in ciò per cui l'attacco viene scambiato. Per via del vomito e del mal di testa lo si cura in casa come un'emicrania o un'indigestione, e si perde proprio la notte che decide l'esito: se la pressione non scende entro poche ore, il nervo è perduto per sempre.

È un'urgenza. Bisogna arrivare al pronto soccorso nella stessa ora, meglio dove ci sia un oculista reperibile, e non aspettare il mattino né la fine del fine settimana. In quello stato non si guida: fatevi accompagnare e, se non c'è modo di spostarsi, chiamate un'ambulanza, che in Europa si chiede al numero unico 112. Portate con voi l'elenco di tutti i farmaci che assumete.

L'attacco capita più spesso di sera, con poca luce, dopo uno spavento o dopo gocce che dilatano la pupilla. Possono scatenarlo anche alcune compresse: contro il mal d'auto, l'allergia, l'incontinenza, gli spasmi, e una parte degli antidepressivi. È a questo che si riferisce il foglietto illustrativo quando scrive «controindicato nel glaucoma ad angolo chiuso». Se vi hanno dato quella diagnosi, mostrate l'elenco dei vostri farmaci sia all'oculista sia al medico che ve ne prescrive uno nuovo.

Che cosa rovina il nervo

Dentro l'occhio si produce di continuo un liquido trasparente che bagna il cristallino ed esce attraverso una rete di drenaggio posta nell'angolo tra iride e cornea. Quando esce meno di quanto entra, la pressione sale e schiaccia le fibre nel punto in cui il nervo lascia l'occhio. Da come esattamente il deflusso si è guastato dipende anche la cura:

  • ad angolo aperto, di gran lunga il più comune: l'angolo è libero, ma la rete filtra sempre peggio, come un filtro che si intasa. Procede per anni e senza sintomi;
  • ad angolo chiuso: la radice dell'iride ostruisce l'angolo. Può chiudersi lentamente oppure dare l'attacco descritto sopra;
  • a pressione normale: i valori risultano regolari e il nervo si perde lo stesso, perché si rivela sensibile a una pressione che altri tollerano e perché conta anche il suo apporto di sangue. Si scopre solo guardando il nervo e il campo visivo;
  • secondario, conseguenza di altro: un trauma, un'infiammazione prolungata dentro l'occhio, un diabete non controllato, un cristallino spostato. Merita una menzione a parte il glaucoma da cortisone: colliri e pomate cortisoniche usati per mesi «contro il rossore» e senza controlli alzano la pressione in una parte delle persone;
  • congenito, raro e proprio dei neonati. Si tradisce con la lacrimazione, il fastidio alla luce e occhi insolitamente grandi e «belli»; quegli occhi vanno mostrati al medico invece che ammirati.

Il rischio cresce a ogni decennio dopo i quaranta. È più alto se il glaucoma c'è stato nei genitori o in un fratello; se siete di origine africana, perché in quel gruppo la forma ad angolo aperto comincia prima e decorre peggio; e se gli antenati vengono dall'Asia orientale, dove prevale l'angolo chiuso. Si aggiungono la miopia elevata, l'ipermetropia con occhio piccolo, il diabete, l'uso prolungato di cortisonici e un vecchio trauma oculare.

Come si arriva alla diagnosi

Misurare la pressione non basta, ed è l'equivoco più diffuso sul glaucoma: un valore normale non esclude la diagnosi e un valore alto da solo non la fa. Si guardano più cose insieme:

  • la pressione oculare, corretta per lo spessore corneale: su una cornea spessa lo strumento sovrastima, su una sottile sottostima;
  • il nervo ottico stesso, che il medico osserva nel fondo oculare attraverso la pupilla per valutare quanto la papilla sia escavata;
  • il campo visivo al perimetro: si preme un pulsante ogni volta che si coglie un lampo di lato. È così che emergono le perdite che non si sentono;
  • lo spessore dello strato delle fibre nervose alla tomografia, che si assottiglia prima che il campo visivo peggiori;
  • l'angolo di deflusso con una lente apposita, da cui dipende se serve il laser e se per voi sono pericolose le gocce che dilatano la pupilla.

La visita periodica è l'unico modo di arrivare in tempo. A un adulto conviene farsi guardare gli occhi ogni uno o due anni, e dopo i quaranta o in presenza di fattori di rischio con la frequenza indicata dal medico; ogni Paese organizza quel controllo a modo suo, in alcuni lo fa l'oculista, in altri l'optometrista. E una cosa che quasi nessuno ricorda: se il glaucoma è stato trovato in voi, devono farsi controllare i vostri figli adulti e i vostri fratelli. Nei parenti diretti il rischio è di parecchie volte superiore, e a loro conviene cominciare prima.

Che cosa trattiene la vista

L'obiettivo è uno solo: abbassare la pressione abbastanza perché le fibre smettano di morire. Quel valore bersaglio si stabilisce occhio per occhio, in base a quanto il danno è avanzato. Il glaucoma non si guarisce, ma di regola si può fermare.

  • Colliri. Alcuni riducono la produzione del liquido, altri ne facilitano l'uscita. Le classi principali sono gli analoghi delle prostaglandine, i betabloccanti, gli inibitori dell'anidrasi carbonica e gli agonisti alfa, spesso associati in un unico flacone. Li sceglie il medico, e qui passare di testa propria a «uno simile» non funziona.
  • Laser. Procedura breve e quasi indolore. Con l'angolo aperto il laser libera la rete di drenaggio, e sempre più spesso si comincia da lì senza aspettare i colliri. Con l'angolo chiuso si pratica un forellino nell'iride perché il liquido aggiri il blocco: è cura e insieme protezione dell'altro occhio dall'attacco.
  • Chirurgia. Quando la pressione resta alta si crea una via d'uscita nuova, ricavata nei tessuti dell'occhio oppure affidata a un drenaggio microscopico impiantato. Alcuni di questi interventi si eseguono insieme a quello di cataratta.

Sulle gocce in ambulatorio non c'è mai tempo di dire tutto. Dopo averle instillate, chiudete l'occhio e premete per un minuto l'angolo interno con un dito: il farmaco resta nell'occhio invece di scendere per il naso nel sangue. Avvisate senza fallo se avete asma, un affanno importante o il polso lento, perché i betabloccanti in collirio non agiscono soltanto sull'occhio. All'inizio possono bruciare, l'occhio si arrossa e in qualcuno la pelle della palpebra si scurisce e le ciglia si allungano: nulla di questo obbliga a smettere, ma tutto va riferito.

E soprattutto. I colliri funzionano finché si mettono: ogni giorno, per anni, anche nei giorni in cui «si vede benissimo». Il loro beneficio non si può sentire, perché non migliorano la vista, le impediscono di andarsene. Per questo il glaucoma toglie la vista più spesso a chi ha smesso di instillare e non è tornato al controllo che a chi non aveva con cosa curarsi.

Come ci si convive

Trovato per tempo, la maggior parte delle persone vede per tutta la vita quanto basta per leggere, guidare e lavorare. La diagnosi cambia più le abitudini che la vista: gocce mattina e sera, medico ogni pochi mesi, campo visivo una volta all'anno.

Legate l'instillazione a qualcosa che già fate ogni giorno, mettete una sveglia, tenete un flacone di scorta dove dormite. Se le mani tremano o è difficile centrare l'occhio, ditelo: esistono supporti da innestare sul flacone, esistono le monodose senza conservanti e a volte è più comodo passare al laser. Chiedete a parte della guida, perché i requisiti di campo visivo per i conducenti cambiano da Paese a Paese ed è meglio conoscerli prima che alla visita medica.

A chi la vista l'ha già persa in parte servono cose semplici: luce abbondante e uniforme in casa, nastro colorato sul bordo dei gradini, niente tappetini e cavi sul pavimento, caratteri grandi, ingranditori, libri da ascoltare. Ansia e umore basso con questa diagnosi sono normali, e anche di quelli si parla con il medico invece di sopportarli.

Consulto online

A distanza si affronta tutto ciò che non richiede strumenti, e nel glaucoma di domande così ce ne sono molte. Il medico rivede il referto e i valori di pressione, spiega che cosa dice il vostro campo visivo e perché sono stati scelti proprio quei colliri, ripassa la tecnica di instillazione, aiuta a capire se un disturbo nuovo venga dalla terapia e controlla nel vostro elenco di farmaci se qualcuno sia rischioso con l'angolo stretto. È anche un modo comodo per decidere se i figli o i fratelli debbano farsi visitare e da dove partire. Misurare la pressione, vedere il nervo ed eseguire un campo visivo attraverso uno schermo non si può, quindi il consulto online si aggiunge alla visita di persona e non la sostituisce. I segni dell'attacco elencati sopra non si discutono affatto a distanza: con quelli si va direttamente in ospedale.

Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.

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