Infezione da Haemophilus influenzae tipo b (Hib)
Haemophilus influenzae di tipo b è un batterio che vive nel naso e nella gola di una parte delle persone sane senza dare alcun segno.
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Haemophilus influenzae di tipo b è un batterio che vive nel naso e nella gola di una parte delle persone sane senza dare alcun segno. I guai cominciano quando supera la mucosa e arriva nel sangue: nel giro di poche ore può provocare una meningite, un'infiammazione dell'epiglottide o una setticemia. A pagarne il prezzo più alto sono i bambini dei primi anni di vita. La buona notizia è che il vaccino esiste, e dove i bambini lo ricevono regolarmente la malattia è passata da frequente a rara.
Perché il nome inganna
La parola influenzae è il residuo di un errore di fine Ottocento: il batterio fu isolato da malati durante un'epidemia di influenza e lo si ritenne la causa. Il vero responsabile, un virus, fu individuato più tardi, ma il nome del batterio non venne più cambiato. Da qui un equivoco da chiarire subito: questo batterio non ha nulla a che vedere con l'influenza, e il vaccino contro l'Hib non protegge dall'influenza. Sono malattie diverse e vaccini diversi.
Seconda precisazione: di questo batterio esistono più varietà. Il tipo b è il più aggressivo, è quello che causava le infezioni gravi dell'infanzia ed è quello contro cui il vaccino è stato costruito. Le altre varietà provocano soprattutto otiti, sinusiti e bronchiti, e da queste il vaccino non protegge.
In che cosa si trasforma
Finché il batterio resta nel naso e nella gola la persona sta bene e in genere non sa nemmeno di portarlo. L'infezione diventa pericolosa quando il germe passa nel sangue e si distribuisce nell'organismo. Da un'unica origine nascono così malattie diverse:
- Meningite, infiammazione delle membrane che avvolgono cervello e midollo spinale. Prima del vaccino era la forma più frequente.
- Epiglottite, infiammazione dell'epiglottide, la valvola cartilaginea sopra l'ingresso della laringe. Gonfiandosi chiude le vie aeree, e lo fa molto in fretta.
- Sepsi, la reazione dell'organismo all'infezione nel sangue che finisce per danneggiare gli organi stessi: la pressione crolla, la circolazione si altera, i reni cedono.
- Polmonite, a volte con versamento nella pleura.
- Artrite settica e osteomielite, cioè infezione di un'articolazione o di un osso.
- Cellulite infettiva, un'infezione profonda della pelle e del tessuto sottostante, nei più piccoli soprattutto al volto e attorno all'occhio.
Anche con una terapia avviata per tempo, una parte dei bambini resta con esiti permanenti: calo dell'udito fino alla sordità, crisi convulsive, idrocefalo, difficoltà di apprendimento; dopo una sepsi grave si perdono talvolta dita o arti. È questo l'argomento più solido a favore della vaccinazione: l'infezione si sa curare, ma ciò che porta via non torna indietro.
Segnali che impongono di chiamare l'ambulanza
L'infezione da Hib si sviluppa in poche ore, e qui non c'è nulla da aspettare. Chiamate subito l'ambulanza — in Spagna, Italia, Portogallo, Polonia e Ucraina risponde il numero unico europeo 112 — se compare anche solo uno dei segni che seguono.
Sul fronte respiratorio:
- il bambino fatica a respirare: sta seduto rigidamente eretto, piegato in avanti e con il mento in fuori, perché in altre posizioni l'aria non basta;
- l'inspirazione è rumorosa, fischiante o rauca;
- la saliva cola dalla bocca, perché deglutire fa male o è impossibile;
- la voce è ovattata, come con qualcosa in bocca, e parlare costa fatica;
- mal di gola così intenso che il bambino rifiuta persino di bere;
- labbra, lingua o pelle diventano bluastre, grigiastre o a chiazze.
Un avvertimento importante: davanti a questi segni non provate a guardargli in gola con un cucchiaio e non sdraiatelo sulla schiena. Entrambe le cose possono chiudere del tutto le vie aeree. Lasciate che stia seduto come preferisce e non allontanatevi.
Sul fronte neurologico e circolatorio:
- una convulsione;
- non si riesce a svegliare il bambino, è insolitamente molle oppure, al contrario, non si calma e piange con un tono acuto;
- la fontanella del lattante è tesa e sporgente;
- mal di testa violento con rigidità del collo e fastidio per la luce;
- un'eruzione fatta di piccole emorragie simili a lividi o punture, che non impallidisce premendo con il bordo di un bicchiere;
- pelle fredda e marezzata, mani e piedi gelidi nonostante la febbre alta;
- respiro molto rapido, bambino spento che non reagisce come al solito.
L'eruzione non compare sempre e spesso arriva tardi: non è qualcosa che si possa attendere. Se le condizioni del bambino peggiorano rapidamente e avete la sensazione che stia succedendo qualcosa di serio, fidatevi: i genitori colgono il cambiamento prima di qualsiasi punteggio. Non mettetevi alla guida, chiamate aiuto e portate i farmaci che il bambino assume.
Quando serve un medico in giornata
La gran parte delle febbri dei bambini è di origine virale. Ma alcuni segni impongono di far vedere il bambino oggi e non fra qualche giorno:
- febbre alta in un lattante dei primi mesi;
- febbre che dura oltre tre giorni o che ritorna dopo un miglioramento;
- il bambino rifiuta di bere, urina molto meno del solito, i pannolini restano asciutti;
- vomito incessante che non lascia trattenere né cibo né liquidi;
- è comparsa una zoppia, non si lascia toccare un braccio o una gamba, un'articolazione è gonfia e calda;
- una zona di pelle, soprattutto sul viso o accanto all'occhio, è arrossata, gonfia e dolente;
- un bambino senza milza o con difese ridotte che si ammala con febbre: per lui la valutazione non si rimanda.
Come si cura
L'infezione invasiva da Hib si cura in ospedale. La base sono gli antibiotici per via endovenosa, avviati appena il sospetto è fondato e senza attendere le colture, perché qui ritardare è più pericoloso di un ciclo somministrato di troppo. Una volta identificato il germe, la terapia viene messa a punto.
Il resto dipende dalla forma. Nell'epiglottite la priorità è mantenere aperte le vie aeree, e di solito il bambino viene intubato in sala operatoria, dove c'è tutto il necessario. Nella meningite agli antibiotici si affianca talvolta un breve ciclo di cortisonici, che riduce il rischio di perdita dell'udito. Nella sepsi servono ossigeno, liquidi in vena e farmaci che sostengano la pressione. Il pus da un'articolazione o dalla pleura a volte va drenato chirurgicamente.
Discorso a parte per chi vive accanto al malato. Se in casa ci sono bambini non vaccinati o persone con difese ridotte, i medici possono prescrivere a tutti i conviventi un breve ciclo di antibiotico preventivo e verificare nel frattempo le vaccinazioni. È una decisione medica: cicli del genere non si intraprendono di propria iniziativa.
Il vaccino che ha cambiato il quadro
Prima della vaccinazione di massa l'Hib era una delle cause principali di meningite batterica sotto i cinque anni. Dopo la sua introduzione i casi sono calati di decine di volte, e oggi i medici di molti paesi incontrano questa infezione pochissime volte in tutta la carriera.
È un vaccino coniugato: un frammento dell'involucro del batterio è legato a una proteina di trasporto, ed è questo che consente una risposta immunitaria anche nei lattanti. Quasi mai viene fatto con un'iniezione a sé: il componente Hib è compreso nei vaccini combinati dell'infanzia insieme alla protezione contro pertosse, difterite, tetano e altre infezioni, quindi non aggiunge punture.
Sui tempi. Il principio è ovunque lo stesso: alcune dosi nel primo anno di vita, a partire dai primi mesi, e in seguito un richiamo che consolida la protezione. I mesi precisi, il numero di dosi e la composizione del preparato combinato variano da paese a paese, perciò occorre seguire il calendario vaccinale nazionale del proprio paese e le indicazioni del medico di famiglia, non uno schema letto su un sito straniero.
È utile sapere inoltre che:
- se sono state saltate delle dosi o il calendario è slittato, esiste un percorso di recupero: ricominciare da capo di solito non serve, il medico completa ciò che manca;
- ai bambini più grandi e agli adulti il vaccino non si somministra di routine, perché con l'età la suscettibilità diminuisce;
- alcuni gruppi vengono vaccinati a qualunque età, in primo luogo le persone senza milza o con milza non funzionante e alcune con alterazioni dell'immunità;
- il vaccino copre solo il tipo b e non protegge da meningococco, pneumococco e meningiti virali, che hanno vaccini propri;
- aver superato la malattia non lascia sempre una difesa duratura, perciò i bambini piccoli guariti vengono comunque vaccinati.
Come si trasmette e chi rischia di più
La via è quella del raffreddore: goccioline con tosse e starnuti, e poi bicchieri, ciucci e giocattoli che il bambino porta alla bocca. Può trasmetterlo anche un portatore sano che non immagina di averlo addosso, quindi risalire alla fonte è quasi sempre impossibile e isolare i malati non risolve il problema.
Ne soffrono di più:
- i bambini fra i sei mesi e i cinque anni circa, soprattutto nel secondo anno: gli anticorpi ricevuti dalla madre sono ormai svaniti e i propri non si sono ancora formati;
- chi non è vaccinato o lo è solo in parte;
- le persone senza milza o con milza che funziona male, compresi i casi di anemia falciforme;
- chi ha difese ridotte, dopo chemioterapia, per alcuni difetti congeniti o per l'HIV;
- gli anziani e chi ha malattie polmonari croniche;
- i bambini che vivono in spazi affollati o in comunità numerose.
L'igiene ordinaria aiuta senza risolvere tutto: lavarsi le mani, non condividere i bicchieri, tossire nell'incavo del gomito e non fumare in casa, perché nei bambini che crescono nel fumo le infezioni respiratorie decorrono peggio.
Consulto online
Il consulto online si presta bene alle domande tranquille: quali vaccinazioni il bambino ha già ricevuto, che cosa manca, come impostare un recupero dopo una malattia o un trasferimento, se convenga vaccinare un adulto senza milza o reduce da una chemioterapia. Il medico esaminerà la documentazione, spiegherà che cosa significano i nomi dei vaccini combinati e indicherà quali segni sorvegliare in un bambino malato e davanti a quali non si può attendere. Se invece si tratta di respiro difficoltoso, convulsioni o di un'eruzione che non impallidisce sotto il bicchiere, il consulto online non è la risposta: chiamate l'ambulanza.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.




