Herpes genitale
Fra tutte le infezioni sessualmente trasmissibili questa è quella che spaventa di più, e quasi sempre più di quanto meriti.
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Medicinali comunemente utilizzati per Herpes genitale
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 500 mgPrincipio attivo: famciclovirProduttore: Phoenix Labs Unlimited CompanyPrescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 200 mgPrincipio attivo: aciclovirProduttore: Laboratorios Cinfa S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: INJECTABLE PERFUSION, 500 mgPrincipio attivo: aciclovirProduttore: Noridem Enterprises LimitedPrescrizione richiesta
Fra tutte le infezioni sessualmente trasmissibili questa è quella che spaventa di più, e quasi sempre più di quanto meriti. Il virus resta nell'organismo per tutta la vita: questa è l'unica notizia davvero cattiva. Il resto va meglio di come suona. Il primo episodio può essere doloroso, quelli successivi sono più brevi e più lievi, in molte persone finiscono per non ripresentarsi più, ed esistono farmaci che accorciano la riacutizzazione e riducono il rischio per il partner. La domanda utile non è come liberarsene per sempre, ma che cosa fare adesso, che cosa temere davvero e come andare avanti senza contagiare nessuno.
Che cosa compare sulla pelle e che cosa si sente
Di rado comincia con le vescicole. Comincia con una sensazione: qualche ora o un giorno prima, la pelle in un punto preciso formicola, prude o tira. Poi compaiono piccole vescicole a contenuto limpido, che si rompono in fretta e lasciano ulcerazioni rotonde e dolenti, destinate a seccarsi e a rimarginare. La sede può essere qualsiasi punto di quella zona: genitali, perineo, regione intorno all'ano, faccia interna delle cosce, glutei. Sulla pelle scura il rossore attorno alle lesioni si distingue meno, e le vescicole sfuggono più facilmente.
Il primo episodio della vita non somiglia a quelli che verranno. Dura più a lungo, fino a due o tre settimane, le ulcerazioni sono più numerose e più dolorose, e al problema locale se ne aggiunge uno generale: febbre, dolori diffusi, linfonodi inguinali ingrossati e dolenti. Spesso urinare brucia, perché l'urina passa sulle lesioni aperte. Nelle donne le lesioni possono essere interne, e allora gli unici segnali sono il dolore e perdite diverse dal solito.
Le recidive sono molto più miti: un paio di vescicole nel solito punto, senza febbre, guarite in una settimana o meno. Con gli anni si diradano e si attenuano. A scatenarle non è nulla di esotico: un raffreddore o qualunque altra malattia, lo stress e il sonno insufficiente, il ciclo mestruale, lo sfregamento e il sole forte sulla zona, il fumo, l'alcol. E, a parte, le difese immunitarie basse, per esempio durante una terapia che le deprime.
Come si trasmette il virus
Il contagio avviene per contatto pelle contro pelle e mucosa contro mucosa: rapporti vaginali, anali e orali, ma anche le mani e i giocattoli sessuali condivisi. La contagiosità è massima dal primo formicolio fino alla guarigione completa delle lesioni, ma non è nulla nemmeno nei periodi tranquilli: il virus affiora sulla pelle di tanto in tanto senza dare alcun sintomo, e la persona non può accorgersene. Per questo il ragionamento «il mio partner non può avermelo trasmesso, non aveva niente» è sbagliato.
C'è un dettaglio che rovina relazioni senza alcun motivo reale: l'herpes labiale, quello a cui quasi nessuno dà peso, produce herpes genitale se c'è un rapporto orale. È lo stesso virus, soltanto in un'altra sede. Il secondo dettaglio riguarda i tempi. Fra il contagio e le prime lesioni possono passare pochi giorni oppure diversi anni, perché il virus sa restare silenzioso a lungo. La comparsa delle ulcerazioni non dimostra alcun tradimento, e discutere su quella base non porta da nessuna parte.
Quello che invece non succede: non si prende da un asciugamano, da una tavoletta del water, da una piscina, da una sauna o dalle posate. Fuori dall'organismo il virus sopravvive pochi minuti, e in nessuno di quei casi c'è un contatto diretto pelle contro pelle.
Che cosa conferma la diagnosi
Il metodo migliore è prelevare con un tampone il contenuto di una vescicola o di un'ulcerazione recente e cercare il virus con la PCR. Lo stesso esame identifica il tipo di virus, e dal tipo dipende in parte la frequenza attesa delle recidive. Conviene farsi vedere nei primi giorni, con le lesioni ancora fresche: su una crosta secca il risultato può essere falsamente negativo, e su pelle già guarita non c'è più nulla da prelevare.
L'esame del sangue per gli anticorpi risponde a un'altra domanda: se l'organismo ha mai incontrato il virus. Non dice che cosa abbia provocato le lesioni di oggi, né quando sia avvenuto il contagio, né da chi. Non è quindi l'esame principale, anche se in situazioni particolari il medico lo richiede, per esempio per valutare il rischio in una donna incinta il cui partner ha l'herpes.
Un'ultima avvertenza: non tutte le ulcerazioni genitali sono erpetiche. Somigliano la sifilide, alcune altre infezioni e anche malattie della pelle e delle mucose che non si trasmettono affatto. Per questo un primo episodio è il momento giusto per controllare le altre infezioni sessualmente trasmissibili, HIV compreso: non per diffidenza, ma perché viaggiano spesso insieme e si curano in modi completamente diversi.
Che cosa fanno i farmaci
Non esiste nulla che elimini il virus dall'organismo, e qualsiasi promessa in questo senso è un buon motivo per alzarsi e andare via. Funzionano gli antivirali in compresse: impediscono al virus di moltiplicarsi, quindi accorciano l'episodio e lo rendono più sopportabile. Le creme antivirali in questa zona servono a poco; la terapia vera si prende per bocca.
Gli schemi sono due, e la scelta dipende da quanto spesso il disturbo si presenta.
- Al bisogno: un ciclo breve all'inizio di ogni riacutizzazione. Ha senso solo se si comincia presto, entro il primo o il secondo giorno, meglio ancora nella fase del formicolio. Per questo a chi ha recidive frequenti la ricetta viene spesso data in anticipo, così il farmaco è già in casa e non si perdono giorni ad aspettare una visita.
- Continuativo: una dose piccola ogni giorno per alcuni mesi. Se ne parla quando gli episodi sono numerosi, all'incirca sei l'anno o più, oppure molto intensi. Questo schema quasi azzera le recidive e riduce in modo apprezzabile anche la probabilità di contagiare il partner. Dopo qualche mese si sospende per vedere come si comporta l'organismo senza.
Nel primo episodio la terapia si avvia il prima possibile, indicativamente entro i primi cinque giorni o finché continuano a comparire vescicole nuove. Se quel margine è passato, vale comunque la pena farsi vedere: la diagnosi va confermata, e alleviare il dolore ed eseguire gli esami si può in qualsiasi momento.
Come superare una riacutizzazione
L'obiettivo di quei giorni è doppio: meno dolore e nessuna sovrainfezione delle lesioni.
- Lavi la zona con acqua pulita o leggermente salata e la asciughi tamponando, mai sfregando.
- Applichi qualcosa di freddo avvolto in un panno per qualche minuto. Il ghiaccio non si mette a contatto diretto con la pelle.
- Se urinare brucia, lo faccia versandosi addosso acqua tiepida, o direttamente in un bagno tiepido. Beva di più: l'urina diluita brucia meno.
- Una base grassa tipo vaselina prima di urinare protegge le ulcerazioni. Anche una crema con anestetico locale aiuta, ma chieda prima al medico di famiglia o al farmacista quale sia adatta.
- I comuni analgesici da banco sono ragionevoli; ne concordi la scelta se assume altri farmaci con regolarità.
- Indossi biancheria di cotone comoda e per qualche giorno lasci perdere jeans stretti e tessuti sintetici.
- Si lavi le mani prima e dopo aver toccato le lesioni. Non si sfreghi gli occhi con quelle mani.
- Non rompa le vescicole e non stacchi le crosticine.
- Eviti i rapporti fino a guarigione completa: è il periodo di massima contagiosità.
Quando serve aiuto urgente
Una riacutizzazione ordinaria si gestisce a casa e non richiede fretta. Ci sono però situazioni che non possono aspettare.
- Impossibilità totale di urinare, con vescica piena e dolente. Succede nei primi episodi più intensi, quando dolore e gonfiore impediscono di svuotarla. È un'urgenza e va affrontata subito.
- Mal di testa forte con nausea, rigidità del collo, fastidio alla luce o confusione. Il virus infiamma raramente le membrane che avvolgono il cervello: è una complicanza rara ma seria, che si cura in ospedale.
- Febbre alta che non scende mentre le lesioni si estendono e si coprono di pus.
- Primo episodio della vita in gravidanza, soprattutto nelle ultime settimane.
- Lesioni in una persona con difese immunitarie molto compromesse: dopo un trapianto, in terapia immunosoppressiva o con infezione da HIV non trattata. In questi casi il decorso è peggiore e la terapia va iniziata prima e in modo più deciso.
In caso di ritenzione urinaria, confusione o convulsioni chiami l'ambulanza; in Europa il numero unico di emergenza è il 112. Negli altri casi basta farsi vedere da un medico in giornata.
Gravidanza e neonato
Se l'herpes c'era già prima della gravidanza il quadro è tranquillo: gli anticorpi della madre passano al bambino e lo proteggono, la gestazione procede come tutte le altre e il parto è di solito vaginale. Il rischio per il piccolo in questa situazione è molto basso.
Lo scenario pericoloso è un altro: il primo contagio della vita alla fine della gravidanza. In quel caso non c'è tempo di produrre anticorpi e il bambino può infettarsi durante il parto. L'herpes neonatale è raro ma grave: colpisce la pelle e gli occhi e talvolta il cervello e gli organi interni, e senza cure può essere mortale. Per questo chi segue la gravidanza deve sapere dell'herpes, anche se è silenzioso da anni, e a maggior ragione se le lesioni compaiono per la prima volta.
Quello che di solito viene proposto è un antivirale nelle ultime settimane di gravidanza, perché al momento del parto non ci sia una riacutizzazione, e un taglio cesareo se il contagio è avvenuto poco prima del termine o se al momento del travaglio ci sono lesioni attive. La decisione è individuale: non esiste alcuna regola che imponga il cesareo a tutte.
Dopo la nascita i segnali di allarme nel neonato sono la scarsa reattività, il rifiuto della poppata, la febbre o al contrario una temperatura troppo bassa, un'irritabilità insolita e le vescicole sulla pelle o sugli occhi. Con uno qualsiasi di questi segni il bambino va visitato senza indugio. E una regola valida per tutta la famiglia: chi ha un herpes labiale attivo non deve baciare un neonato.
Come ridurre il rischio per il partner
Escludere del tutto la trasmissione non è possibile, ma abbassarla parecchio sì.
- Nessun rapporto dal primo formicolio fino alla chiusura delle lesioni. È la misura più efficace in assoluto.
- Il preservativo a ogni rapporto. Non copre tutta la pelle potenzialmente contagiosa, quindi non protegge al cento per cento, ma abbassa il rischio in modo sostanziale.
- La terapia antivirale continuativa di chi ha l'herpes è un modo per proteggere chi non ce l'ha; vale la pena parlarne con il medico, soprattutto se il partner non è infetto.
- I giocattoli sessuali devono essere personali; se condivisi, vanno lavati e il preservativo su di essi va cambiato.
- Parlarne. Costa più di qualsiasi misura pratica, ma è ciò che permette al partner di decidere con tutte le informazioni e toglie di mezzo quello che pesa a molti più della malattia stessa: il segreto.
E una cosa che vale la pena sentirsi dire: l'herpes genitale ce l'hanno moltissime persone, non rende nessuno pericoloso per chi gli sta intorno nella vita quotidiana e non impedisce di lavorare, di avere figli o di condurre una vita del tutto normale. È un fastidio cutaneo cronico, non una condanna.
Consulto online
A distanza si risolvono bene proprio le domande per cui molte persone rimandano la visita per mesi. Il medico valuta se quello che vede somiglia a un herpes e indica quale esame fare ed entro quanto, finché le lesioni sono fresche. Rivede lo schema di terapia se le recidive sono diventate frequenti e spiega come tenere il farmaco già pronto in casa. Risponde alle domande sulla gravidanza, sul rischio per il partner e su come e quando parlargliene. Se è il primo episodio, conviene discutere anche del resto degli accertamenti. Le situazioni urgenti dell'elenco precedente non si affrontano attraverso uno schermo: quelle richiedono una visita di persona.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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