In questa pagina
- Se il rischio è avvenuto nelle ultime 72 ore
- Come si trasmette il virus e come no
- Le prime settimane e gli anni senza disturbi
- Il test è l'unico modo per saperlo
- La terapia e che cosa vuol dire carica virale non rilevabile
- Proteggersi prima che il rischio arrivi
- Gravidanza, parto e allattamento
- Consulto online
Medicinali comunemente utilizzati per HIV e AIDS
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 400 mgPrincipio attivo: darunavirProduttore: Tarbis Farma S.L.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 400 mgPrincipio attivo: darunavirProduttore: Vivanta Generics S.R.O.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: Film‑coated tablet, 800 mgPrincipio attivo: darunavirProduttore: Kern Pharma S.L.Prescrizione richiesta
L'HIV è un virus che si insedia nelle cellule del sistema immunitario e per anni lo consuma dall'interno senza quasi dare segnali. Eliminarlo del tutto dall'organismo non si sa ancora fare, ma in quarant'anni il discorso si è spostato dalla sopravvivenza alla vita normale: una compressa al giorno tiene il virus a bada in modo così sicuro che una persona con HIV vive quanto chiunque altro e non trasmette il virus al partner. L'AIDS non è una malattia a sé, ma il nome della fase avanzata a cui arriva chi non ha saputo della propria diagnosi o è rimasto senza terapia. Quando la terapia comincia per tempo, quella fase semplicemente non si presenta.
Se il rischio è avvenuto nelle ultime 72 ore
Questa è l'unica parte del testo che non si può rimandare a domani. Esiste la profilassi post-esposizione (PEP): un ciclo di farmaci antiretrovirali di circa quattro settimane. Funziona soltanto se iniziato entro le prime 72 ore, e prima si comincia meglio è: la differenza fra due ore e due giorni si sente.
Vale la pena chiederla se:
- c'è stato un rapporto senza preservativo, o il preservativo si è rotto, e lo stato dell'altra persona è ignoto oppure ha l'HIV con carica virale rilevabile;
- si è usato un ago, una siringa o una soluzione di droga di qualcun altro;
- si è subita una violenza sessuale;
- si lavora in sanità e ci si è punti con un ago già usato.
Bisogna rivolgersi dove esiste assistenza urgente: pronto soccorso, servizio di malattie infettive, ambulatorio o centro che si occupa di infezioni sessualmente trasmissibili. Il percorso cambia da paese a paese, ma il principio è lo stesso: lo stesso giorno, non «prendo appuntamento in settimana». Se le 72 ore sono già passate la profilassi non serve più, ma il test resta indispensabile.
Come si trasmette il virus e come no
Il virus vive nel sangue, nello sperma, nel liquido preseminale, nelle secrezioni vaginali e rettali e nel latte materno. Nella saliva, nel sudore, nelle lacrime e nell'urina non se ne trova in quantità capace di infettare qualcuno. Da qui discende tutto l'elenco delle vie:
- rapporti senza preservativo: quello anale comporta il rischio maggiore, quello vaginale minore, quello orale basso ma non nullo se in bocca ci sono lesioni o le gengive sanguinano;
- aghi, siringhe, filtri, cucchiai e liquidi condivisi per preparare le droghe;
- giocattoli sessuali che passano da una persona all'altra senza preservativo e senza pulizia;
- passaggio al bambino in gravidanza, al parto o con l'allattamento, se la donna non è in terapia.
Ciò di cui non serve avere paura: stringere la mano, abbracciare, baciare, condividere stoviglie e asciugamani, il water, la piscina, la tosse e gli starnuti, le punture di zanzara. Vivere e lavorare accanto a una persona con HIV è sicuro e non richiede piatti separati. Il sangue donato viene controllato in tutti i paesi, per cui oggi il rischio legato a una trasfusione è irrisorio.
Fare il test con una certa regolarità, e non una sola volta nella vita, ha senso per chi ha un partner con HIV, per chi cambia partner, per chi ha rapporti fra uomini, per chi si inietta sostanze, per chi lavora nel sesso o ha avuto di recente un'altra infezione sessualmente trasmissibile. È un elenco di situazioni, non di rimproveri.
Le prime settimane e gli anni senza disturbi
Da due a sei settimane dopo l'ingresso del virus, in circa metà delle persone compare un episodio breve simile a un'influenza: febbre, mal di gola, linfonodi ingrossati al collo, un'eruzione sul tronco, dolori muscolari, a volte afte in bocca e feci liquide. Si risolve da solo in una o due settimane, e proprio lì sta la trappola: l'episodio viene attribuito a un raffreddore. Eppure è allora che il virus nel sangue è più abbondante e la probabilità di trasmetterlo è massima.
Poi arriva un lungo silenzio: la persona sta bene in media otto-dieci anni mentre le difese si consumano lentamente. Per questo i sintomi sono un pessimo modo di scoprire l'HIV, e la maggior parte delle diagnosi tardive riguarda chi non lamentava nulla.
La fase avanzata si riconosce dal fatto che l'organismo smette di reggere ciò che prima reggeva: febbricola che dura mesi, peso che se ne va, sudorazioni notturne, candidosi ostinata in bocca e alla deglutizione, diarrea prolungata, herpes zoster, tubercolosi, tosse secca con affanno crescente. Compaiono tumori rari in chi ha le difese integre, come il sarcoma di Kaposi e i linfomi.
Non si aspetta l'appuntamento ma si chiama l'ambulanza (in Europa il 112) se compaiono affanno a riposo, confusione, convulsioni, mal di testa forte con vomito e rigidità del collo, impossibilità di deglutire. Sono segni di quadri che si sviluppano nell'arco di ore.
Il test è l'unico modo per saperlo
L'esame di laboratorio sul sangue prelevato dalla vena cerca insieme gli anticorpi e una proteina del virus stesso. Individua la maggior parte delle infezioni dopo un mese, un mese e mezzo dal rischio; per escludere con sicurezza un contatto recente si ripete a circa tre mesi. Il test rapido su una goccia di sangue dal dito o su un prelievo dalle gengive risponde in pochi minuti, ma ha una finestra cieca più lunga.
Gli autotest sono utili se acquistati in farmacia o presso un fornitore affidabile: confezione integra, scadenza valida, kit davvero destinato all'uso personale. E soprattutto: un autotest positivo non è ancora una diagnosi, è il motivo per andare a fare il prelievo in laboratorio. I falsi positivi esistono, e capita di passare una settimana portandosi addosso una diagnosi che non era la propria.
Anche un risultato negativo ottenuto troppo presto non garantisce nulla: si ripete. Quello positivo si conferma con un secondo esame, dopo il quale si misurano la carica virale e i linfociti CD4, che dicono quanto virus c'è nel sangue e quanto ha sofferto l'immunità. Alle donne in gravidanza il test viene proposto nei controlli di routine, e non conviene rifiutarlo: è proprio ciò che permette di proteggere il bambino.
La terapia e che cosa vuol dire carica virale non rilevabile
L'HIV si tratta con la terapia antiretrovirale, una combinazione di più farmaci che oggi sta di solito in una compressa al giorno; esistono anche formulazioni iniettabili a lunga durata d'azione. La terapia si comincia subito dopo la diagnosi confermata, senza aspettare che le difese calino.
L'obiettivo è portare la quantità di virus nel sangue sotto la soglia che gli strumenti riescono a misurare. Di solito servono da tre a sei mesi. E qui sta il dato degli ultimi anni che fatica ancora a farsi strada: una persona con carica virale stabilmente non rilevabile non trasmette il virus per via sessuale. Non è una formula attenuata né un «rischio ridotto»: grandi studi su migliaia di coppie non hanno registrato un solo caso di trasmissione. Da qui la regola riassunta come «non rilevabile uguale non trasmissibile».
La condizione è una sola: la compressa, tutti i giorni. Le dimenticanze permettono al virus di tornare e di sviluppare resistenze, e una resistenza restringe la scelta degli schemi per anni. Gli schemi attuali si tollerano bene e, se qualcosa non va — nausea, sonno disturbato, alterazioni negli esami —, lo schema si cambia invece di sopportarlo. Il medico va avvisato di ogni altro farmaco o integratore: l'iperico e alcuni prodotti contro l'acidità indeboliscono la terapia.
Proteggersi prima che il rischio arrivi
Il preservativo resta il mezzo più semplice e l'unico che protegge anche dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili. Si usa con un lubrificante a base d'acqua o di silicone: vaselina, creme e oli rovinano il lattice. Per il sesso orale esistono sottili quadrati di lattice da porre fra la bocca e il partner.
Il secondo mezzo è recente e ha cambiato il quadro. La profilassi pre-esposizione (PrEP) è un farmaco che assume una persona HIV negativa ad alto rischio, in modo continuativo oppure secondo uno schema attorno al rapporto previsto. Presa correttamente protegge moltissimo. La prescrive il medico: prima di iniziare occorre accertarsi che l'HIV non ci sia e controllare la funzione dei reni, poi si prosegue con i controlli. Non protegge dalle altre infezioni né dalla gravidanza e non sostituisce il preservativo.
A chi si inietta sostanze serve una regola elementare: siringa propria, ago proprio, filtro proprio, cucchiaio proprio, niente in comune. Dove funzionano i programmi di scambio degli aghi, la diffusione del virus crolla. E infine curare è anch'esso prevenire: se il partner con HIV è in terapia e ha carica non rilevabile, siete al sicuro.
Gravidanza, parto e allattamento
Una donna con HIV può avere un figlio sano, e nella grande maggioranza dei casi è quello che succede. Con la terapia iniziata per tempo e carica virale non rilevabile la probabilità di trasmissione scende a frazioni di punto percentuale; senza terapia si misura in decine di punti. La distanza fra queste due cifre è il valore di un singolo esame alla prima visita in gravidanza.
La terapia prosegue per tutta la gravidanza, la carica virale viene sorvegliata e vicino al termine si decide come partorire: con carica non rilevabile il parto naturale è possibile, con carica alta si discute il cesareo. Al neonato si somministra un farmaco preventivo nelle prime settimane e gli si preleva sangue più volte. Il consueto test anticorpale nel lattante è inutile, perché gli anticorpi della madre restano nel suo sangue fino a un anno e mezzo: si cerca perciò il virus stesso.
Dell'allattamento si parla in anticipo. Con carica stabilmente non rilevabile il rischio è molto basso ma, a differenza della via sessuale, non è nullo, per cui dove latte in formula e acqua pulita sono facilmente disponibili si consiglia di norma la formula.
Consulto online
Il discorso sull'HIV viene spesso rimandato per imbarazzo, e qui la visita a distanza aiuta più che in altri temi: chiedere è più facile quando non si deve incrociare lo sguardo di nessuno in un corridoio. Online il medico esamina la situazione concreta e dice se un rischio c'è stato davvero, indica quale test serve e quando farlo, legge un referto già pronto e spiega che cosa significano carica virale e CD4. Con lui si possono affrontare anche la profilassi pre-esposizione, gli effetti indesiderati e la compatibilità della terapia con altri farmaci, la gravidanza, il modo di parlarne al partner e il funzionamento del segreto professionale. Due eccezioni: se il rischio è avvenuto nelle ultime 72 ore non si aspetta alcun consulto, si va subito a prendere la profilassi post-esposizione; e in caso di affanno, confusione o mal di testa con vomito e rigidità del collo si chiama l'ambulanza.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
Medici online per HIV e AIDS
Parla con un medico di sintomi, possibili opzioni di trattamento e dei prossimi passi per HIV e AIDS.














