Infezione delle basse vie respiratorie
Con questo nome si raccolgono le infezioni dei bronchi e dei polmoni, quello che di solito si chiama un'infezione al petto.
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Medicinali comunemente utilizzati per Infezione delle basse vie respiratorie
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: ORALLY DISINTEGRATING TABLET/LIOTAB, 325 mgPrincipio attivo: paracetamolProduttore: Laboratorios Ern S.A.Prescrizione non richiestaForma farmaceutica: ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 200 mgPrincipio attivo: acetylcysteineProduttore: Bexal Farmaceutica S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 500 mgPrincipio attivo: amoxicillinProduttore: Teva Pharma S.L.U.Prescrizione richiesta
Con questo nome si raccolgono le infezioni dei bronchi e dei polmoni, quello che di solito si chiama un'infezione al petto. Dietro ci sono quasi sempre due quadri distinti: la bronchite acuta, in cui l'infiammazione non va oltre i bronchi, e la polmonite, in cui è coinvolto il tessuto del polmone. Iniziano allo stesso modo, in genere sulla scia di un raffreddore, ma finiscono in modo molto diverso: la bronchite si risolve da sola nella stragrande maggioranza dei casi, mentre la polmonite richiede una cura e a volte il ricovero. Perciò, davanti a una tosse lunga con febbre, la domanda che conta non è quale sciroppo comprare ma se si tratti ancora di bronchite o già di polmonite. Qui si spiega come si distinguono, che cosa aiuta davvero a casa e a che punto serve il medico.
Come procede di solito
I primi giorni somigliano a un raffreddore: naso chiuso, mal di gola, dolori diffusi. Poi tutto scende:
- tosse, prima secca e poi con catarro, peggiore di notte e al risveglio;
- febbre, brividi, debolezza, mal di testa e dolori muscolari;
- senso di peso o bruciore dietro lo sterno che aumenta con i colpi di tosse;
- respiro sibilante e fiato corto sotto sforzo.
Tutto questo di solito si attenua in una settimana o dieci giorni, ma la tosse dura più di ogni altro sintomo: tre settimane sono un tempo normale e non significano che la cura non funzioni. Dopo l'infezione la mucosa dei bronchi resta irritata e risponde con la tosse all'aria fredda, al fumo e perfino alle risate.
Merita un capoverso a parte il colore del catarro, perché intorno a esso circolano molte idee sbagliate. Giallo o verde non vuol dire che servano gli antibiotici: quel colore lo danno le cellule che intervengono in qualunque infiammazione, anche virale. Contano molto di più come ci si sente e come si respira.
A far pensare a una polmonite è altro: febbre che dura più di tre o quattro giorni o che ritorna dopo un miglioramento, fiato corto a riposo, respiro più rapido, una fitta al fianco nel respiro profondo e la sensazione di stare molto peggio che con un comune raffreddore. Negli anziani il quadro può ingannare: senza febbre alta, ma con confusione, sonnolenza insolita o una debolezza improvvisa, che spesso è l'unico segno di polmonite.
Che cosa aiuta a casa
In una bronchite comune le misure casalinghe sono la cura vera e propria.
- Riposate e non tirate avanti come se nulla fosse: quell'energia serve alla guarigione.
- Bevete a sufficienza bevande tiepide: ammorbidiscono la gola e rendono il catarro più facile da espellere.
- Un cucchiaio di miele in acqua calda con limone calma la tosse quanto la maggior parte degli sciroppi. Sotto l'anno di età il miele non si dà.
- Dormite con la testiera sollevata: di notte si tossisce meno.
- Arieggiate la stanza ed evitate l'aria troppo secca, soprattutto con il riscaldamento acceso.
- Per febbre e dolori vanno bene i comuni antipiretici. L'aspirina non si dà a bambini e adolescenti.
- Non fumate e non restate in ambienti pieni di fumo: la tosse si allunga proprio così.
Che cosa evitare: chinarsi su una pentola di acqua bollente, perché le ustioni da vapore sono un incidente frequente e del tutto inutile, soprattutto nei bambini; e dare sciroppi per la tosse ai piccoli, sconsigliati sotto i sei anni e di scarsa utilità a qualsiasi età. I mucolitici e le frizioni sul petto rendono meno di una semplice bevanda calda. Se avete dubbi su un prodotto da banco chiedete al farmacista, in particolare se già assumete farmaci per la pressione o per il cuore.
Segnali che non ammettono attesa
Si chiama il 112 senza esitare se compaiono:
- fiato corto marcato a riposo, impossibilità di finire una frase, respiro rapido e superficiale;
- labbra o pelle bluastre, pallore con aspetto marezzato;
- confusione, torpore, sonnolenza insolita da cui è difficile riscuotere la persona;
- dolore forte al torace, soprattutto se è comparso all'improvviso e senza un raffreddore prima;
- sangue nel catarro, oltre a qualche filamento dopo un colpo di tosse violento;
- febbre con mani e piedi freddi, assenza di urina per l'intera giornata, convulsioni;
- in un bambino, rientramenti fra le costole e sopra lo sterno, alette nasali che si muovono, gemito nell'espirazione, rifiuto di bere, spossatezza e, in un lattante, pause nel respiro.
Bisogna farsi vedere entro un giorno o due se avete più di sessantacinque anni, se siete in gravidanza, se convivete con una malattia cronica di polmoni, cuore, reni o fegato, con il diabete o con difese ridotte da una terapia; e anche se dopo qualche giorno di miglioramento la febbre torna o le cose peggiorano di nuovo.
Antibiotici: quando servono e quando no
La grande maggioranza delle bronchiti acute è causata da virus, e lì l'antibiotico non aggiunge nulla: non accorcia la tosse di un solo giorno, mentre provoca diarrea, sfoghi cutanei e candida e insegna ai batteri a resistere alle cure. Per questo il medico propone spesso di aspettare e osservare: non è un rifiuto di aiuto, è una scelta ponderata.
Gli antibiotici servono nella polmonite e in altre infezioni batteriche, e la scelta dipende dall'età, dalle malattie di base e da ciò che si è preso in passato. Se vengono prescritti, prendeteli come indicato: non interrompeteli al primo sollievo e non allungate il ciclo di vostra iniziativa. Le scatole avanzate dalla volta scorsa e l'antibiotico che ha funzionato a un conoscente non vanno bene, perché dietro sintomi simili ci sono microbi diversi.
Per capire che cosa stia succedendo il medico ausculta il torace, conta gli atti respiratori e misura l'ossigeno nel sangue. Se sospetta una polmonite possono servire una radiografia del torace e gli esami del sangue, a volte l'esame del catarro.
Quando la tosse non passa
Una tosse che dura più di tre settimane va mostrata al medico anche se per il resto state bene. Le cause sono diverse e non tutte infettive.
- La normale ipersensibilità dei bronchi lasciata dall'infezione: può durare un paio di mesi e se ne va da sola.
- Un'asma che si manifesta per la prima volta durante la malattia; l'indizio è la tosse notturna, verso l'alba e sotto sforzo.
- La pertosse: accessi che finiscono con il vomito, con un respiro rumoroso, che vanno avanti per settimane; nei vaccinati il quadro è molto più sfumato.
- Un effetto indesiderato dei farmaci per la pressione del gruppo degli ACE-inibitori: una tosse secca e insistente che passa solo cambiando medicinale.
- La risalita di acido dallo stomaco e il muco che cola lungo la parete posteriore della gola.
- La tubercolosi: settimane di tosse, sudorazione notturna, calo di peso, febbricola e sangue nel catarro. È poco frequente, ma non va lasciata sfuggire.
- Un tumore del polmone: il sospetto riguarda soprattutto il fumatore oltre i quarant'anni la cui tosse abituale è cambiata, con sangue nel catarro, voce rauca o dimagrimento.
Che cosa riduce il rischio di ricadute
Se queste infezioni tornano ogni inverno, conviene occuparsi meno dell'episodio di turno e più della prevenzione.
- la vaccinazione antinfluenzale annuale, la misura più semplice con efficacia dimostrata;
- la vaccinazione contro lo pneumococco se avete più di sessantacinque anni o una malattia cronica; chiedete al medico di famiglia che cosa spetta a voi;
- smettere di fumare, che per frequenza delle bronchiti non ha rivali;
- tenere sotto controllo le malattie croniche: asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva, scompenso cardiaco e diabete mal regolati aumentano da soli il rischio di polmonite;
- moderazione con l'alcol, alimentazione adeguata e sonno sufficiente;
- lavarsi le mani e stare lontani dagli altri nei primi giorni di malattia, cosa che protegge loro più di voi.
Consulto online
A distanza si risolve bene la domanda dei primi giorni: se si tratti ancora di una bronchite destinata a passare da sola o di un quadro che richiede visita e radiografia. Il medico chiederà i tempi, la febbre, il fiato corto e quanto sforzo riuscite a sostenere, rivedrà le malattie croniche e i farmaci che assumete e spiegherà che cosa sorvegliare a casa e quando richiamare. È anche un modo comodo per fare chiarezza su una tosse arrivata alla quarta settimana dopo l'infezione e per capire se servano accertamenti. I segnali dell'elenco precedente non si gestiscono attraverso uno schermo: con fiato corto marcato, confusione o labbra bluastre si chiamano i soccorsi.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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