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Medicinali comunemente utilizzati per Infiammazioni dell'orecchio
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 600 mgPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Tarbis Farma S.L.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 400 mgPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Zambon S.A.U.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 1 gPrincipio attivo: paracetamolProduttore: Laboratorios Cinfa S.A.Prescrizione non richiesta
Con la frase «mi fa male l'orecchio» si descrivono almeno tre malattie diverse, e ognuna si cura a modo suo. Una comincia all'esterno, nel condotto uditivo, e quasi sempre ha a che fare con l'acqua. Un'altra si installa dietro il timpano e arriva di solito dopo qualche giorno di raffreddore: è quella che sveglia i bambini nel cuore della notte. La terza riguarda l'orecchio interno, e il suo disturbo principale non è il dolore ma la sensazione che il mondo si muova. La maggior parte di queste storie si chiude in pochi giorni senza alcuna cura. Ma l'orecchio ha una caratteristica scomoda: subito dietro comincia il cranio, e le sue complicanze rare corrono in fretta. Qui di seguito, come distinguerle e a che punto smettere di aspettare a casa.
Tre piani di uno stesso organo
Capire quale piano si è infiammato è possibile ancora prima della visita, da ciò che dà fastidio.
- Orecchio esterno. È l'infiammazione della pelle del condotto. L'orecchio prima prude, poi comincia a dolere, e il dolore aumenta di colpo se si tira il lobo o si preme sulla sporgenza davanti all'ingresso. L'udito si attutisce per il gonfiore e può uscire un po' di secrezione. La causa è l'acqua rimasta dentro dopo la piscina, l'abitudine di pulire le orecchie con i bastoncini, gli auricolari a inserimento, l'eczema o la psoriasi. Il germe arriva per secondo, su una pelle già danneggiata.
- Orecchio medio. È la cavità dietro il timpano. Si ventila attraverso la tromba di Eustachio, che sbocca dietro il naso; con un raffreddore la tromba si gonfia e smette di funzionare, nella cavità ristagna liquido e lì arriva l'infezione dal naso. Da qui l'ordine dei fatti: prima due o tre giorni di naso che cola, poi il dolore notturno. Tirare il padiglione non fa male, perché il dolore è profondo.
- Orecchio interno. Qui stanno la coclea e l'organo dell'equilibrio. L'infiammazione non dà dolore ma vertigine intensa con nausea, a volte ronzio e calo dell'udito da un lato. Nella grande maggioranza dei casi è virale, e dura più a lungo: giorni e settimane, con miglioramento graduale.
Come si presenta nei bambini
Un bambino sotto i due o tre anni non dice che gli fa male l'orecchio. La sua tromba di Eustachio è più corta e più orizzontale, perciò l'orecchio medio si infiamma molto più facilmente che nell'adulto. Mettono in allarme:
- un pianto che peggiora quando lo si distende e si calma tenendolo in braccio dritto;
- una mano che torna di continuo sullo stesso orecchio;
- il rifiuto del seno o del biberon, perché la suzione manda dolore all'orecchio;
- febbre e una notte agitata al terzo o quarto giorno di un comune raffreddore;
- un bambino che si tranquillizza all'improvviso: dormiva male e di colpo si placa, e sul cuscino compare una macchia giallastra. È il timpano che si è perforato, la pressione è scesa e con essa il dolore. Fa impressione, ma il foro quasi sempre si chiude da solo nel giro di un paio di settimane.
C'è poi un capitolo che non fa male affatto: il silenzio. Se dopo un'otite il bambino comincia a chiedere «cosa?», ad alzare il volume dei cartoni e a rispondere meno al proprio nome, dietro il timpano può esserci liquido fermo da mesi. Non duole e per questo passa inosservato, e per il linguaggio a quell'età qualche mese di udito ovattato è un tempo lungo. È un motivo per far controllare l'udito, non per continuare ad aspettare.
Che cosa fare nei primi giorni
Se per il resto la persona sta bene e l'unico problema è l'orecchio, i primi due o tre giorni sono di solito di osservazione.
- L'antidolorifico non si prende «quando non si regge più», ma subito e a orari fissi il primo giorno: è lui a risolvere il dolore, non le gocce e non l'antibiotico. Vanno bene i comuni farmaci da banco; quale scelga lei o suo figlio glielo dirà il medico di famiglia o il farmacista. A bambini e ragazzi l'aspirina non si dà.
- Il calore secco sull'orecchio allevia molti. La borsa dev'essere tiepida e non calda, e non si usa se l'orecchio secerne.
- Meglio dormire semiseduti, su due cuscini: da distesi il dolore è sempre peggiore.
- L'orecchio va tenuto asciutto. Per la doccia, un batuffolo di cotone con vaselina all'imbocco del condotto; la piscina si rimanda alla guarigione.
- La secrezione si toglie delicatamente all'esterno con del cotone. Dentro non si introduce nulla: né bastoncini, né dita, né garze arrotolate.
- I decongestionanti nasali e gli antistaminici nell'otite non funzionano: è stato verificato e non regge. Asciugheranno il naso, ma sull'orecchio non incidono.
- Mettere gocce in un orecchio che nessuno ha guardato è una cattiva idea, soprattutto se secerne. Alcuni preparati non devono entrare attraverso un timpano perforato, e da fuori è impossibile sapere se è integro.
Quando smettere di aspettare a casa
Conviene farsi vedere entro un giorno o due se il dolore non cede al terzo giorno, se l'orecchio ha cominciato a secernere, se si tratta di un lattante sotto l'anno, se la febbre resiste all'antipiretico o se le otiti si ripetono di continuo. A parte vanno le persone con diabete, con difese immunitarie ridotte o in chemioterapia: in loro l'otite esterna si comporta diversamente e va presa sul serio fin dall'inizio.
Con questi segni, invece, si parla già di urgenza e non si aspetta il mattino:
- la pelle dietro l'orecchio è arrossata, calda e gonfia, e il padiglione sembra spinto in avanti: così si presenta il passaggio dell'infezione alla mastoide, l'osso dietro l'orecchio;
- il viso si è storto: l'occhio non si chiude, il sopracciglio non si alza, l'angolo della bocca cade dal lato dell'orecchio malato;
- mal di testa forte con vomito, rigidità del collo, sonnolenza, confusione, convulsioni, fastidio per la luce, macchie sulla pelle che non impallidiscono premendovi sopra un bicchiere trasparente;
- vertigine improvvisa con vomito che impedisce di stare in piedi, soprattutto insieme a un calo dell'udito;
- l'udito sparisce di colpo, in minuti o ore, da un solo lato e senza dolore. Non è un tappo di cerume né un colpo d'aria: la sordità improvvisa ha una finestra stretta in cui la terapia funziona, e si conta in giorni;
- dolore all'orecchio che non fa dormire e che gli antidolorifici non toccano, in chi ha il diabete o difese basse: è una forma rara ma pericolosa di otite esterna che si estende all'osso della base cranica;
- in un lattante di pochi mesi, febbre sopra i 38 gradi, apatia, rifiuto delle poppate, un pianto monotono e diverso dal solito.
In questi casi si chiama l'ambulanza; nei paesi europei il numero unico è il 112.
Che cosa cura davvero
L'impostazione dipende dal piano coinvolto, e la differenza è sostanziale.
Nell'otite esterna l'essenziale è la terapia locale: il medico pulisce il condotto e prescrive gocce antibatteriche, antimicotiche o con cortisonico, a seconda di ciò che ha visto. Gli antibiotici in compresse qui di solito non servono, perché raggiungono la pelle del condotto peggio di una goccia caduta direttamente su di essa. Le gocce funzionano solo se arrivano davvero in fondo: sdraiarsi su un fianco con l'orecchio malato in alto, instillare, tirare delicatamente il padiglione indietro e in alto perché il condotto si raddrizzi, e restare distesi qualche minuto. Metà delle gocce «che non funzionano» è semplicemente rifluita fuori in trenta secondi.
Nell'otite media l'antibiotico non serve sempre. Nella maggior parte dei bambini oltre i due anni, con febbre modesta e dolore moderato, tutto si risolve da solo, e la scelta ragionevole è l'analgesia con rivalutazione dopo quarantotto ore. L'antibiotico si dà subito se l'orecchio secerne, se in un bambino piccolo sono colpite entrambe le orecchie, se il bambino è molto piccolo, se le condizioni generali sono scadenti o se ci sono fattori di rischio. Di norma sono penicilline, in caso di allergia altre famiglie; il ciclo si porta a termine anche se il dolore è passato il secondo giorno.
Nell'infiammazione dell'orecchio interno l'antibiotico non aggiunge nulla, perché la causa è virale. Si trattano vertigine e nausea, e poi il cervello si ritara da solo sul segnale cambiato: in questo aiuta il movimento, non il riposo. Al cammino normale si torna prima di quanto verrebbe voglia.
Un foruncolo nel condotto viene inciso dal medico se necessario. Se il liquido dietro il timpano staziona da mesi e impedisce a un bambino di sentire, si valuta un piccolo tubicino di ventilazione che aeri la cavità finché la tromba non riprende a lavorare da sola.
Che cosa riduce le ricadute
Evitarle del tutto non si può: metà delle otiti comincia con un banale raffreddore. Ma alcune cose cambiano davvero la frequenza.
- Il fumo di sigaretta in casa è uno dei fattori meglio dimostrati. Fumare alla finestra o sul balcone non risolve: il fumo resta sui vestiti e nell'aria della stanza.
- Le vaccinazioni previste per l'età, in particolare quella contro lo pneumococco e quella antinfluenzale, riducono in modo apprezzabile il numero di episodi.
- L'allattamento al seno nei primi mesi abbassa il rischio; dare il biberon con il bambino disteso sulla schiena non aiuta.
- Il ciuccio si toglie gradualmente dopo il primo semestre: nelle otiti ricorrenti è una delle poche cose che i genitori possono cambiare da soli.
- I bastoncini di cotone non si usano affatto. Non puliscono l'orecchio: spingono il cerume più in dentro e graffiano la pelle, ed è proprio di lì che entra l'infezione.
- A chi nuota servono i tappi o una cuffia che copra le orecchie, e l'abitudine di inclinare la testa uscendo dall'acqua perché il condotto si svuoti.
- Eczema, psoriasi e allergia alla chiocciola dell'apparecchio acustico vanno curati: la pelle infiammata del condotto si infetta più facilmente.
Consulto online
A distanza si risolve la domanda chiave del primo giorno: osservare a casa oppure andare a farsi guardare l'orecchio. Il medico ripercorre come è iniziato tutto, se c'è stato prima un raffreddore, se fa male toccare l'orecchio da fuori, se c'è secrezione e febbre, indica con che cosa calmare il dolore a un bambino e a quale dose in base al peso, e nomina i segni davanti ai quali non si aspetta più. È anche un modo comodo per decidere che fare di un orecchio che sente ancora peggio a un mese dall'otite, o di orecchie che si infiammano più volte l'anno. I segni urgenti dell'elenco precedente non si valutano attraverso uno schermo: con quelli si va direttamente al pronto soccorso.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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