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Medicinali comunemente utilizzati per Jet lag
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: INJECTABLE, 10 mg/2 mlPrincipio attivo: metoclopramideProduttore: Kern Pharma S.L.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 10 mg zolpidem tartratePrincipio attivo: zolpidemProduttore: Sanofi Aventis S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 10 mgPrincipio attivo: zolpidemProduttore: Laboratorios Normon S.A.Prescrizione richiesta
Il jet lag è il disallineamento fra l'orologio interno dell'organismo e l'ora locale dopo un volo rapido attraverso più fusi orari. Il corpo continua a vivere con l'ora di partenza: chiede di dormire nel pieno del pomeriggio e non lascia prendere sonno la sera, quando nel luogo d'arrivo è ora di andare a letto da un pezzo. Dalla normale stanchezza da viaggio si distingue per la durata. La stanchezza passa con una notte decente, mentre l'orologio interno non si sposta più in fretta di circa un'ora al giorno, e per tutto quel tempo si vive in controtempo rispetto a chi sta intorno.
Perché verso est è più faticoso che verso ovest
Il ritmo delle ventiquattro ore è governato da una piccola area del cervello che regola l'ora soprattutto sulla luce: la luce intensa del mattino porta avanti l'orologio, quella della sera lo porta indietro. Nella maggior parte delle persone il periodo proprio di questo orologio è un po' più lungo di un giorno, perciò all'organismo riesce più facile allungare la giornata che accorciarla. Da qui la regola pratica più utile: dopo un volo verso ovest si raggiunge l'ora locale in circa un giorno per ogni fuso attraversato, dopo un volo verso est molto più lentamente.
Il jet lag compare quando si sono attraversati almeno due o tre fusi e peggiora con il loro numero. Un volo da nord a sud, anche di dodici ore, non tocca l'orologio interno: lì cambiano il clima e l'altezza del sole, non l'ora del giorno. Con l'età l'adattamento di solito costa di più, e chi va a letto tardi sopporta meglio le mete verso ovest, mentre chi si sveglia presto si sistema prima dopo un viaggio verso est.
Come si manifesta
Il quadro è abbastanza riconoscibile:
- la sera non si riesce ad addormentarsi e nel cuore della notte il sonno si spezza;
- di giorno arriva una sonnolenza che coglie perfino in mezzo a una conversazione o a un pasto;
- la testa rende meno del solito: distrazione, errori sciocchi, reazioni rallentate, cosa che il primo giorno si nota alla guida;
- irritabilità, umore piatto, sensazione di corpo pesante;
- anche stomaco e intestino sono fuori orario: l'appetito arriva in momenti sbagliati e compaiono nausea, senso di peso, stitichezza o, al contrario, feci molli;
- nei bambini piccoli tutto questo prende la forma di capricci, risvegli notturni e rifiuto del cibo.
I primi due o tre giorni sono i peggiori, poi i disturbi si attenuano da soli. Se il sonno resta disturbato per settimane dopo il ritorno alle abitudini di sempre, la causa non è più il volo.
Che cosa fare prima di partire e durante il viaggio
Evitare del tutto il jet lag non è possibile, ma si può attenuare parecchio, e si comincia da casa.
- Non partite già in debito di sonno. La privazione di sonno da sola produce metà di questi disturbi, e poi non c'è modo di distinguere una cosa dall'altra.
- Due o tre giorni prima del volo spostate l'ora di coricarvi e di alzarvi di circa un'ora al giorno verso il nuovo fuso: se andate a est, prima; se andate a ovest, più tardi. Spostate insieme anche colazione e cena, perché per l'orologio interno anche i pasti sono un segnale.
- Se il viaggio è breve, di due o tre giorni, la scelta sensata è non adattarsi affatto: restate sull'ora di casa e mettete gli impegni importanti nelle ore in cui a casa è giorno. Altrimenti finirete di adattarvi proprio al ritorno e pagherete il jet lag due volte.
- In aereo portate l'orologio sull'ora di destinazione subito dopo il decollo e da quel momento ragionate su cibo e sonno con quell'ora.
- Bevete acqua, alzatevi e camminate lungo il corridoio, muovete le caviglie da seduti. Meglio limitare caffè e alcol: l'alcol accelera l'addormentamento ma rovina la seconda metà della notte e disidrata ulteriormente.
- Dormire in volo ha senso se a destinazione in quel momento è notte. Se lì è giorno, conviene resistere con luce, acqua e movimento. Mascherina e tappi per le orecchie aiutano in entrambi i casi.
I primi giorni nel nuovo posto
La leva principale è la luce, tutto il resto pesa meno. Se avete volato verso ovest, cercate luce intensa la sera e tenetela bassa al mattino, così l'orologio arretra più in fretta. Se avete volato verso est, nei primi giorni evitate il sole forte di primissima mattina: a quell'ora può spingere l'orologio nella direzione sbagliata. Prendete la luce piuttosto verso metà giornata e la sera abbassate l'illuminazione e mettete via gli schermi. Dopo qualche giorno, quando l'orologio si è riallineato, il sole del mattino torna a essere un alleato.
Il resto sono cose semplici che sommate danno il risultato. Mangiate con l'orario locale anche senza appetito: fare colazione quando lì è mattina aiuta quanto una passeggiata. Muovetevi di giorno e non a tarda sera. Il sonnellino è ammesso, ma breve e non oltre metà giornata, altrimenti la sera non prenderete sonno di nuovo. Mettete sempre la sveglia: dormire fino a mezzogiorno è il modo più sicuro per allungare il jet lag di una settimana. Tenete la camera fresca e buia e lasciate il caffè alla prima metà della giornata.
Melatonina e sonniferi
La melatonina è l'ormone che l'organismo rilascia la sera per segnalare al cervello che è ora di dormire. Come medicinale non funziona da sonnifero ma da segnale orario: conta più l'ora della quantità, e quell'ora è la sera secondo il fuso di arrivo. Rende soprattutto nei viaggi verso est. La vendita cambia da paese a paese: da qualche parte è un integratore senza ricetta, altrove si ottiene solo con prescrizione, e negli integratori la quantità effettiva di principio attivo non è sempre costante. Ai bambini si dà solo su indicazione del medico, e in gravidanza e allattamento non è cosa da iniziare per conto proprio. Chi assume anticoagulanti o antiepilettici dovrebbe chiedere un parere a parte.
I sonniferi nel jet lag di solito non servono. Vale la pena parlarne se il sonno non si sistema per più notti di seguito e questo rovina il viaggio, e comunque solo per pochi giorni: danno assuefazione e lasciano al mattino intontimento e lentezza. Non si associano all'alcol. Prenderli in aereo è una cattiva idea: un sonno profondo in poltrona significa diverse ore di completa immobilità.
Se prende farmaci a orari fissi
Il giorno del volo risulta più corto o più lungo di una giornata normale, e l'orario delle somministrazioni va ricalcolato. Sistemate la questione prima di partire, non in aeroporto.
- Insulina e antidiabetici orali: lo schema per il giorno del volo e per i primi giorni successivi si prepara con il medico, e in viaggio la glicemia si misura più spesso del solito.
- Contraccettivi: l'intervallo si conta dalla compressa precedente e non dall'orologio locale, e uno spostamento marcato può ridurre la protezione. Come comportarsi con il proprio schema è meglio chiederlo prima di partire.
- Antiepilettici: le dosi non si saltano, tanto più che la privazione di sonno del volo aumenta già di per sé il rischio di crisi.
- Anticoagulanti, ormone tiroideo e farmaci per il cuore: nei primi giorni conviene tenerli sull'ora di casa e poi spostarli poco alla volta.
Quando la causa non è il volo
Il jet lag in sé è innocuo, e il solo pericolo vero è attribuirgli ciò che non gli appartiene.
- Dolore, gonfiore, senso di tensione e calore in un solo polpaccio o in una coscia dopo ore seduti in aereo: così si manifesta la trombosi venosa profonda. Se vi si aggiungono affanno, dolore al petto durante l'inspirazione, sangue con la tosse o uno svenimento, si tratta di embolia polmonare e si chiama l'ambulanza; in Europa è attivo il numero unico 112. Il rischio è maggiore dopo un intervento recente, in gravidanza e dopo il parto, con i contraccettivi ormonali, in presenza di un tumore e in chi ha già avuto una trombosi.
- Febbre, diarrea, eruzione cutanea o colorito giallastro al rientro: non sono conseguenze del cambio di fuso ma un'infezione, a maggior ragione dopo i tropici. Rivolgersi al medico lo stesso giorno, dicendo dove si è stati.
- Se il sonno non si è normalizzato due settimane dopo il rientro alla vita di sempre, conviene affrontare l'insonnia come problema a sé e non come strascico del viaggio.
- Russamento forte con pause del respiro e sonnolenza diurna ostinata: qui va valutata la respirazione durante il sonno, il volo non c'entra.
Un'ultima cosa: nelle prime ventiquattro ore dopo un volo lungo è meglio non guidare e non fissare impegni in cui un errore costa caro.
Consulto online
Il consulto online è più utile prima della partenza, soprattutto se il viaggio è lungo e lei assume farmaci a orari fissi. Il medico aiuterà a ricalcolare le somministrazioni di insulina o di altri farmaci per il giorno del volo, dirà se la melatonina le serve e a che ora prenderla, e valuterà se nel suo caso convenga adattarsi o sia più ragionevole restare sull'ora di casa. Insieme guarderà il rischio di trombosi in un volo lungo e che cosa farci. Al ritorno il consulto online è utile quando non si capisce che cosa stia succedendo: il medico riprenderà le date, aiuterà a distinguere un jet lag che si prolunga da un'insonnia o da un'infezione riportata dal viaggio e dirà quali esami servono. Ma davanti al gonfiore di una sola gamba, all'affanno o al dolore al petto non si aspetta un consulto online: si chiama l'ambulanza.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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