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È una macchia bianca sulla mucosa della bocca che non si cancella e non si raschia via e che non si può spiegare con nessun'altra causa nota. Di per sé di solito non fa male e non dà fastidio, ma merita attenzione: in una piccola parte delle persone quella macchia si trasforma col tempo in un tumore del cavo orale.
La parola non indica una malattia dal meccanismo chiaro, bensì il risultato di un'esclusione: il medico verifica prima che non si tratti di un fungo, del segno lasciato dal mordersi la guancia o di un lichen planus, e solo ciò che resta chiama leucoplachia. Perciò la domanda utile qui non è «con che cosa la curo», ma «che cos'è davvero e come si tiene sotto controllo».
Che aspetto ha e con che cosa si confonde
La leucoplachia tipica è un'area bianca o bianco-grigiastra dai contorni irregolari sulla faccia interna della guancia, sulla lingua, sul pavimento della bocca, sulle gengive o sul palato. Può essere piatta e liscia oppure lievemente rilevata, con superficie grinzosa o screpolata. Di norma non duole; a volte si sente ruvida al passaggio della lingua. Compare senza farsi notare e resta settimane e mesi senza risolversi da sola.
Diversi tratti la distinguono da ciò che le somiglia.
- Fungo del cavo orale (candidosi): placche bianche simili a cagliata che si tolgono con una garza o uno spazzolino lasciando sotto una superficie rossa e bruciante. La leucoplachia non si toglie.
- Il segno del mordersi la guancia: una striscia biancastra e sfilacciata lungo la linea di chiusura dei denti, quasi sempre su entrambi i lati. Basta abbandonare l'abitudine e in un paio di settimane tutto si uniforma.
- Lichen planus: un disegno bianco sottile, a merletto o a rete, di regola simmetrico sulle due guance e spesso con bruciore ai cibi piccanti e acidi.
- Sfregamento di una protesi o di un bordo dentale tagliente: zona biancastra esattamente dove sfrega. Aggiustata la protesi o levigato il bordo, la zona scompare.
- Mucosa biancastra e morbida che svanisce tendendo la guancia: una particolarità innocua, non una malattia.
Esiste inoltre una varietà a sé: placche multiple, che si estendono e ritornano con ostinazione, dalla superficie verrucosa. Questa forma è più insistente delle altre, degenera più spesso e non si accontenta di un controllo annuale, ma richiede un monitoraggio stretto dallo specialista.
Il rosso è più pericoloso del bianco
Quasi nessuno lo sa, e varrebbe la pena saperlo. Una macchia rosso vivo e vellutata in bocca che non guarisce — l'eritroplachia — è molto meno frequente di quella bianca, ma incomparabilmente più pericolosa: nella maggior parte di questi casi l'esame trova già alterazioni precancerose o un tumore iniziale.
La variante intermedia è la macchia screziata, dove il bianco si mescola ad aree rosse. Anche questa preoccupa più di una bianca uniforme.
La regola è semplice: una macchia rossa o screziata che dura più di due o tre settimane impone di farsi visitare presto, non «quando ci sarà tempo».
Perché compare
Il meccanismo esatto è ignoto, ma le circostanze in cui la leucoplachia insorge assai più spesso sono ben stabilite.
- Il tabacco in qualunque forma. Sigarette, sigarette rollate, pipa e soprattutto tabacco da masticare o da fiuto tenuto nella guancia: lì la macchia cresce esattamente nel punto in cui viene alloggiato.
- Betel e noce di areca, miscele da masticare diffuse nell'Asia meridionale e sudorientale. Oltre alle macchie provocano un irrigidimento cicatriziale della mucosa, per cui la bocca smette a poco a poco di aprirsi.
- L'alcol, specie insieme al fumo: in coppia fanno più danno che presi singolarmente.
- L'irritazione meccanica continua: un dente scheggiato, una protesi mal appoggiata, l'abitudine di mordersi la guancia.
In una parte delle persone, però, non esiste nessuno di questi fattori. Questa leucoplachia si dice idiopatica e non è più benigna delle altre; semmai il contrario, perché il fattore che l'ha causata non si può togliere, e quindi va sorvegliata con altrettanta o maggiore attenzione.
Perché la macchia si tiene sempre d'occhio
La maggior parte delle leucoplachie non diventa tumore. Ma da esse nasce una quota rilevante dei tumori del cavo orale, e dall'aspetto non si può prevedere quale macchia si rivelerà pericolosa. La sorveglianza non è eccesso di prudenza: è l'unico modo efficace di cogliere il guaio quando la cura è ancora semplice e non lascia danni.
Il rischio è considerato maggiore se la macchia:
- si trova sul pavimento della bocca o sulla faccia inferiore o laterale della lingua, le sedi peggiori;
- è disomogenea, con punteggiature rosse, noduli o superficie verrucosa;
- è estesa, oppure ce n'è più di una;
- è presente da molti anni;
- è comparsa in una persona che non fuma.
Non bisogna rimandare la visita se la macchia è diventata dura al tatto, ha iniziato a sanguinare o si è ulcerata; se in bocca c'è una piaga che non guarisce in due o tre settimane; se si palpa un nodulo o un ispessimento; se il labbro o una parte della lingua si è addormentata; se un dente si è mosso senza motivo odontoiatrico; se deglutire è diventato doloroso o difficile, se la voce è cambiata o se è spuntato un nodulo al collo. Non è per forza un tumore, ma si verifica in fretta.
Che cosa succede alla visita
Si comincia dall'esame: il medico o il dentista valuta la macchia, la palpa insieme al collo e chiede di fumo, alcol, miscele da masticare, abitudine a mordersi la guancia e da quanto tempo va avanti la faccenda. Spesso già qui emerge che la colpa è di un bordo dentale tagliente o di una protesi; si corregge e si riguarda dopo due o tre settimane per vedere se è passata.
Se la macchia resta, si prescrive una biopsia: in anestesia locale si preleva un frammento piccolo di tessuto e lo si studia al microscopio. È il momento decisivo, perché solo così si capisce se nelle cellule ci sono alterazioni precancerose e quanto marcate. È il referto della biopsia a stabilire se osservare o asportare.
La procedura è breve e la ferita guarisce in pochi giorni. Non conviene rifiutarla per paura: l'ansia del non sapere dura più della biopsia stessa, e qui il tempo perso si paga caro.
Che cosa si fa
Non esiste un farmaco che elimini con sicurezza la leucoplachia. Funziona dell'altro.
- Smettere con il tabacco in ogni forma è la misura più efficace. In alcune persone la macchia poi impallidisce e sparisce nel giro di qualche mese; dove resta, il rischio di degenerazione cala comunque.
- Ridurre l'alcol. I limiti consigliati variano da paese a paese, ma la regola è una sola: meno è meglio, e con una macchia già presente conviene astenersi del tutto.
- Togliere l'irritante: levigare un bordo dentale tagliente, ribasare o sostituire la protesi, curare l'eventuale candidosi, perdere l'abitudine di mordersi la guancia.
- Controlli regolari con fotografia o misurazione della macchia, ogni pochi mesi all'inizio e poi più diradati, secondo accordo con il medico.
- Asportazione con bisturi, laser o crioterapia, in anestesia locale e più di rado generale. Vi si ricorre quando la biopsia mostra alterazioni marcate, quando la macchia sta in una sede a rischio o quando si comporta in modo preoccupante.
Sull'asportazione va detta una cosa che spesso si tralascia: non sostituisce la sorveglianza. La macchia ricresce di frequente nello stesso punto, e una mucosa esposta per anni al tabacco resta vulnerabile per intero, tanto che il tumore può nascere anche accanto. I controlli proseguono anche dopo l'intervento.
Aiuta anche la normale cura della bocca: lavare i denti e gli spazi fra i denti, curare le carie, andare regolarmente dal dentista, mangiare in modo vario con abbondanza di frutta e verdura. Nulla di tutto ciò guarisce la macchia, ma toglie irritazione superflua e aumenta la probabilità che un cambiamento venga notato in tempo.
La leucoplachia villosa è un'altra storia
Nonostante il nome simile, si tratta di tutt'altra cosa. La causa il virus di Epstein-Barr, lo stesso della mononucleosi infettiva, e si manifesta soltanto quando le difese immunitarie sono indebolite.
Si presenta come strisce bianche pieghettate, come rigate o pelose, per lo più sui bordi laterali della lingua. Sono indolori, non si raschiano via e, a differenza della leucoplachia comune, non diventano tumore.
Conta molto di più un altro aspetto: la leucoplachia villosa segnala che qualcosa non va con l'immunità. Si riscontra nell'infezione da HIV, anche non ancora diagnosticata, dopo un trapianto d'organo, durante terapie che frenano le difese e in alcune malattie del sangue. Trovarla è un motivo per approfondire e stabilirne la causa, non per spalmare qualcosa sulla lingua. La macchia in sé di solito non richiede cure; se dà fastidio si prescrivono antivirali, ma il risultato di fondo lo dà il recupero delle difese immunitarie.
Consulto online
La visita a distanza è utile nella fase in cui non si capisce da chi andare né quanto sia urgente. Da una descrizione e da una fotografia il medico orienta se ciò che si vede assomiglia a un fungo, a uno sfregamento o a una macchia da sottoporre a biopsia, e spiega che cosa chiedere al dentista e perché non convenga accettare un generico «teniamola d'occhio» senza esame. Lo stesso colloquio serve a interpretare un referto bioptico già in mano e a costruire un piano per smettere con il tabacco, che in questa condizione incide sull'esito più di qualunque procedura.
Si faccia visitare di persona e senza rimandare se la macchia si è indurita, sanguina o si è ulcerata, se c'è una piaga che non guarisce, se il labbro o la lingua si è addormentata, se un dente si è mosso, se deglutire è diventato difficile o se è spuntato un nodulo al collo. Queste cose si guardano e si biopsiano solo di persona.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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