Listeriosi
È un'infezione alimentare provocata dal batterio listeria. In una persona sana passa quasi sempre come un breve disturbo intestinale, oppure non dà alcun…
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Medicinali comunemente utilizzati per Listeriosi
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 1000 mgPrincipio attivo: amoxicillinProduttore: Laboratorios Normon S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 1000 mgPrincipio attivo: amoxicillinProduttore: Laboratorios Combix S.L.U.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 1000 mgPrincipio attivo: amoxicillinProduttore: Laboratorios Normon S.A.Prescrizione richiesta
È un'infezione alimentare provocata dal batterio listeria. In una persona sana passa quasi sempre come un breve disturbo intestinale, oppure non dà alcun sintomo. Ma nelle donne in gravidanza, nei neonati, negli anziani e in chi ha le difese ridotte lo stesso batterio può uscire dall'intestino e causare un'infezione del sangue o un'infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello.
Ci si ammala di rado, molto meno che di salmonellosi. A renderla pericolosa non è la frequenza ma l'esito: fra coloro in cui l'infezione arriva nel sangue, il decorso grave è la regola. Vale quindi la pena di conoscere la listeriosi in anticipo, soprattutto se si è in gravidanza o si appartiene a uno dei gruppi vulnerabili.
Che cosa distingue la listeria dagli altri batteri alimentari
I comuni batteri intestinali si moltiplicano al caldo, e il frigorifero li ferma. La listeria no. Cresce tranquillamente alla temperatura del frigorifero, lentamente ma senza sosta, aumentando di numero in un alimento che è rimasto lì una settimana. Ecco perché i pericolosi non sono i piatti caldi, bensì i cibi refrigerati che si consumano senza riscaldarli.
Ha inoltre due abitudini scomode. Tollera il sale, l'affumicatura e la stagionatura, cioè proprio quei trattamenti che per molti microbi sono letali. E non guasta l'alimento: il cibo contaminato non ha odore, non cambia sapore e sembra del tutto normale. Fidarsi del naso e degli occhi qui non serve: contano solo la temperatura, le date e la separazione dei cibi.
Contro il calore, invece, la listeria è indifesa. Basta riscaldare l'alimento davvero, fino a farlo fumare ed essere caldo fin dentro, e il batterio muore. Da qui tutta la logica della prevenzione: il freddo non lo uccide, il calore sì.
Da dove arriva
Quasi sempre dal cibo, e quasi sempre da alimenti refrigerati che si mangiano senza cottura:
- affettati di carne cotta e stagionata, salumi e gastronomia pronta;
- pesce affumicato e poco salato, compreso quello usato nel sushi;
- formaggi molli a crosta fiorita ed erborinati, oltre a qualsiasi formaggio di latte non pastorizzato;
- latte non pastorizzato e tutto ciò che se ne ricava;
- paté di ogni tipo, compresi quelli vegetali;
- insalate e panini pronti, frutta e verdura tagliate e confezionate;
- verdure surgelate, che molti considerano pronte al consumo e aggiungono ai piatti senza cuocerle.
Più raramente il contagio arriva per altre vie: dalle mani di chi ha preparato il cibo senza lavarsele dopo il bagno, oppure dal contatto ravvicinato con animali da allevamento durante i parti. Il batterio è diffusissimo nel suolo, nell'acqua e sulle piante, perciò eliminarlo del tutto dalla catena alimentare è impossibile; si può soltanto impedirgli di moltiplicarsi.
Vale anche la pena di misurare bene il rischio: quegli alimenti non contengono affatto sempre la listeria. Se ne ha mangiato uno di recente e sta bene, non c'è nulla da fare.
Come si manifesta
Nella maggior parte delle persone sane tutto si riduce a qualche giorno di malessere: sale la febbre, si hanno brividi e dolori muscolari, a volte nausea, vomito e diarrea. Non è distinguibile dalle altre intossicazioni alimentari, e di norma nessuno arriva a scoprirne la causa.
Una difficoltà a sé sono i tempi. Fra il pasto e la malattia passano da qualche giorno a diverse settimane, a volte più di un mese: a quel punto non si ricorda più che cosa si è mangiato e il collegamento con l'alimento si perde. Perciò, se il medico chiede dei pasti delle ultime settimane, la domanda non è oziosa.
La forma grave si sviluppa quando il batterio passa dall'intestino al sangue. Compaiono allora febbre alta con brividi, spossatezza intensa e confusione. La listeria ha una particolare predilezione per il sistema nervoso: infiamma le membrane che avvolgono il cervello e, in modo abbastanza tipico, colpisce il tronco encefalico. Ne deriva un insieme di segni insolito: visione doppia, parola impastata, difficoltà a deglutire, instabilità e debolezza dei muscoli del viso.
In gravidanza il quadro inganna. La donna in genere se la cava con poco: febbre, dolori diffusi, la sensazione di un'influenza in arrivo, a volte dolore addominale. Il pericolo non riguarda lei, ma il bambino, perché la listeria attraversa la placenta e può portare ad aborto spontaneo, parto prematuro o morte in utero. Qualsiasi febbre in gravidanza è quindi motivo per contattare il medico in giornata, non per aspettare.
Nel neonato la malattia si manifesta o subito dopo la nascita con una grave infezione del sangue, oppure dopo una o due settimane con una meningite. Il bambino è spento oppure, al contrario, irritabile, si attacca male al seno, ha la febbre o — cosa ancora più preoccupante — la temperatura bassa, respira in fretta e ha la pelle grigiastra.
Per chi è davvero pericolosa
Per la maggior parte degli adulti la listeriosi è un episodio di disturbo intestinale e nulla più. Il decorso grave ricade su gruppi precisi, ed è utile sapere se si rientra in uno di essi:
- le donne in gravidanza, il cui rischio è molte volte superiore alla media, soprattutto per il pericolo che corre il bambino;
- i neonati;
- gli anziani, con probabilità di forme gravi che cresce con l'età;
- chi ha le difese ridotte: pazienti oncologici in chemioterapia, trapiantati, persone con HIV e chi assume a lungo cortisonici o altri farmaci che sopprimono l'immunità;
- chi ha una cirrosi o altre malattie del fegato, una malattia renale cronica o il diabete;
- chi ha un eccesso di ferro nell'organismo: con l'emocromatosi la listeria si moltiplica più facilmente;
- chi assume farmaci che riducono l'acidità dello stomaco, perché il succo gastrico funziona da barriera naturale e senza di esso i batteri raggiungono più facilmente l'intestino.
Quest'ultimo punto si conosce poco, eppure moltissime persone prendono quei farmaci per anni. Non è un motivo per sospenderli, ma lo è per trattare con più attenzione gli alimenti elencati sopra.
Quando serve il soccorso immediato
Chiami un'ambulanza al numero unico europeo 112 se lei o un bambino, in presenza di febbre, presenta:
- mal di testa intenso insieme a rigidità del collo, senza riuscire a portare il mento al petto;
- fastidio marcato alla luce intensa;
- confusione, comportamento strano, sonnolenza profonda o impossibilità di svegliare la persona;
- una crisi convulsiva;
- visione doppia, parola impastata, soffocamento nel deglutire o instabilità improvvisa;
- nel lattante: spossatezza, rifiuto del cibo, febbre o, al contrario, temperatura bassa, respiro rapido, pianto acuto insolito o fontanella sporgente.
Sono segni che l'infezione ha raggiunto il cervello e le sue membrane, e vanno trattati subito e in ospedale.
In giornata, ma senza ambulanza, si rivolga al medico se ha la febbre ed è in gravidanza; se la febbre dura più di due o tre giorni con le difese ridotte; se diarrea e vomito non passano da diversi giorni o compaiono segni di disidratazione come bocca secca, poca urina o capogiri quando ci si alza. In gravidanza c'è un ulteriore motivo di visita urgente: il dolore addominale o la sensazione che il bambino si muova meno del solito.
Come si arriva alla diagnosi e come si cura
La listeriosi si conferma con l'emocoltura e, se si sospetta un coinvolgimento del sistema nervoso, con l'esame del liquido cerebrospinale. L'esame delle feci per questo non serve. Ecco perché in un disturbo intestinale lieve la diagnosi di norma non viene nemmeno cercata: non avrebbe utilità pratica.
Dica al medico con chiarezza se è in gravidanza, se assume farmaci che abbassano le difese o se ha mangiato di recente qualcosa dell'elenco precedente. Non è una formalità: la listeria non risponde ad alcuni antibiotici comuni che si prescrivono «al buio» in un'infezione grave, e il sospetto cambia la scelta del farmaco.
La cura dipende dalla gravità. Una persona sana con disturbi intestinali lievi non ha bisogno di antibiotici: bastano riposo e liquidi abbondanti a piccoli sorsi, meglio se soluzioni reidratanti. Se invece l'infezione è passata nel sangue o ha raggiunto il sistema nervoso, oppure se si ammala una persona a rischio o una donna incinta, si prescrivono antibiotici di un gruppo preciso e di solito per via endovenosa, in ospedale. In gravidanza iniziare per tempo può proteggere il bambino: un motivo in più per non rimandare.
Come non ammalarsi
Le regole sono semplici e discendono tutte dal carattere del batterio: cresce al freddo e muore col calore.
- Tenga il frigorifero davvero freddo, intorno ai cinque gradi o meno, e lo verifichi con un termometro: i frigoriferi domestici lavorano spesso più caldi di quanto indichi la manopola.
- Guardi la data di scadenza, non l'odore e l'aspetto. Un alimento scaduto può avere un odore ottimo ed essere comunque pericoloso.
- Finisca una confezione aperta di cibo pronto entro un giorno o due, senza tirarla fino alla data stampata per la confezione chiusa.
- Non lasci a lungo al caldo il cibo pronto refrigerato: lo tolga dal frigorifero poco prima di mangiare.
- Riscaldi fino a far fumare e a renderlo caldo fin dentro, non soltanto tiepido. Vale anche per le verdure surgelate, se finiscono in un piatto senza cottura.
- Conservi carne e pesce crudi lontano dai cibi pronti, riservi loro il ripiano più basso e un tagliere dedicato.
- Lavi mani, taglieri e coltelli con il sapone e pulisca con regolarità i ripiani del frigorifero.
A chi è in un gruppo a rischio, e soprattutto in gravidanza, si aggiunge un elenco di alimenti da evitare: formaggi molli a crosta fiorita ed erborinati, qualsiasi formaggio o latte non pastorizzato, paté, pesce poco salato e affumicato a freddo, insalate pronte e affettati tagliati al banco. L'eccezione è una sola: tutto questo è sicuro se riscaldato fino a essere caldo fin dentro; un formaggio molle al forno, per esempio, non comporta pericolo.
Restano invece fuori da quell'elenco, e nella dieta abituale, i formaggi stagionati, la ricotta e i formaggi spalmabili di latte pastorizzato, la mozzarella, i formaggi fusi e lo yogurt. Le donne in gravidanza faranno bene inoltre a non partecipare ai parti del bestiame e a non avvicinarsi ad agnelli e vitelli appena nati.
Consulto online
In un'infezione alimentare il consulto a distanza serve soprattutto a fare ordine: capire che cosa sta succedendo e decidere se le cure a casa bastano. Il medico chiederà della febbre, dei tempi, di ciò che si è mangiato nelle ultime settimane e delle sue malattie croniche e dei suoi farmaci, e spiegherà come reintegrare i liquidi, che cosa si può mangiare, quando aspettarsi un miglioramento e quali segni indicano che non si può più aspettare.
C'è poi un motivo di contatto molto frequente: l'ansia dopo un pasto. «Sono incinta e ho mangiato un pezzo di formaggio erborinato, adesso che faccio?» è proprio la domanda che si risolve meglio a distanza: il medico valuterà il rischio reale, dirà quali segni sorvegliare e per quanto tempo, ed eviterà accertamenti inutili. Online si può affrontare anche il modo di riorganizzare l'alimentazione durante la gravidanza o durante una terapia che abbassa le difese.
Ma con la febbre alta in gravidanza, con il sospetto di un coinvolgimento cerebrale e con la malattia di un neonato serve assistenza in presenza, e spesso l'ospedale. In questi casi non perda tempo a scrivere: si rivolga direttamente ai soccorsi.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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