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Medicinali comunemente utilizzati per Malattia di Peyronie
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 100 mgPrincipio attivo: sildenafilProduttore: Krka D.D. Novo MestoPrescrizione richiestaForma farmaceutica: INJECTABLE, 50 UPrincipio attivo: botulinum toxinProduttore: Croma-Pharma GmbhPrescrizione richiestaForma farmaceutica: INJECTABLE, 200 UPrincipio attivo: botulinum toxinProduttore: Merz Pharmaceuticals GmbhPrescrizione richiesta
Nella malattia di Peyronie il pene si curva durante l'erezione perché nel suo involucro è comparsa un'area di cicatrice. A riposo può apparire del tutto normale, e per questo molti uomini impiegano parecchio tempo a capire che cosa stia succedendo: prima fanno male le erezioni, poi si palpa un indurimento sotto la pelle, infine compare la curvatura. È un disturbo comune — riguarda circa un uomo su venti, soprattutto dopo i quarant'anni — e la cosa più utile da sapere è che con la chirurgia non bisogna avere fretta, mentre la visita non va rimandata, perché è la fase della malattia a decidere quale trattamento abbia senso.
Che cosa succede all'interno
Dentro il pene si trovano due corpi cavernosi, cilindri spugnosi che si riempiono di sangue. Ognuno è rivestito da una membrana robusta, la tunica albuginea: è elastica, si distende con l'erezione e trattiene la pressione interna. Quando in questa membrana si forma una placca cicatriziale, quel tratto perde la capacità di distendersi. Il resto continua a distendersi come prima, così durante l'erezione il pene si piega verso la placca: se si trova sulla faccia superiore la curvatura è verso l'alto, se sta sotto è verso il basso, se è laterale il pene devia di lato.
La placca non è sempre un punto isolato. Quando circonda la circonferenza a fascia, la parte centrale durante l'erezione si strozza come una clessidra, e lì il pene può piegarsi sotto carico: basta questo a dare fastidio anche senza una curvatura marcata. Con il tempo la cicatrice accorcia il lato su cui si trova e la lunghezza complessiva in erezione si riduce.
Che cosa notano gli uomini
I disturbi compaiono di solito in quest'ordine:
- erezioni dolorose, spesso il primo segno in assoluto: un dolore sordo, stirante, che aumenta man mano che il pene si riempie;
- un cordone o un nodulo duro sotto la pelle, palpabile a riposo, quasi sempre sulla faccia superiore dell'asta;
- una curvatura durante l'erezione che aumenta gradualmente;
- restringimento o strozzatura nella parte centrale, la cosiddetta clessidra;
- accorciamento;
- difficoltà nella penetrazione e nel rapporto stesso, con dolore anche per la partner;
- erezioni più deboli, a volte per la malattia in sé, a volte per l'ansia legata al rapporto.
Una lieve curvatura naturale ce l'hanno in molti e non è una malattia. Preoccupa invece una curvatura comparsa di recente e in evoluzione, un indurimento palpabile, un'erezione dolorosa o un pene diventato difficile da usare.
In una parte degli uomini con malattia di Peyronie la pelle e i tendini si ispessiscono anche altrove: sul palmo compare la contrattura di Dupuytren, che impedisce di distendere le dita, e più raramente noduli duri nella pianta del piede. Non è una coincidenza, ma la stessa tendenza del tessuto connettivo a cicatrizzare in eccesso.
Fase attiva e fase stabile: la distinzione che conta
La malattia attraversa due fasi, e da quale delle due si sta vivendo dipende letteralmente tutto.
La fase attiva dura all'incirca da sei a diciotto mesi. In questo periodo c'è dolore e l'angolo cambia di mese in mese, di solito in peggio. Operare adesso non ha senso: la cicatrice si sta ancora formando e il risultato dell'intervento seguirebbe la malattia nella sua evoluzione.
La fase stabile arriva quando il dolore è sparito e l'angolo non si modifica da diversi mesi. Solo allora si parla di chirurgia. La regola pratica è che sia passato almeno un anno dall'esordio e almeno tre-sei mesi senza variazioni.
Da sola la curvatura di regola non se ne va: circa un uomo su dieci migliora nel tempo, metà resta com'è, gli altri peggiorano lentamente. Aspettare e osservare è quindi ragionevole nella fase attiva, ma non all'infinito e non al posto della visita.
Quando serve aiuto subito
La malattia di Peyronie si installa nell'arco di settimane e mesi, perciò tutto ciò che accade all'improvviso è un'altra storia con un'altra urgenza.
- Durante il rapporto si sente uno schiocco, l'erezione crolla all'istante, il pene si gonfia e diventa violaceo e compare un dolore intenso: è una frattura del pene, cioè la rottura della tunica albuginea. Serve assistenza immediata, entro l'ora, perché una rottura simile si sutura di norma entro il primo giorno e, se non trattata, lascia per giunta una curvatura importante.
- Un'erezione che non recede dopo più di quattro ore ed è diventata dolorosa è un priapismo. Anche questa è un'urgenza: più a lungo il sangue ristagna, più alto è il rischio di perdere l'erezione in modo definitivo.
- Un nodulo duro, una piaghetta o un'erosione che non guarisce sul glande o sul prepuzio non è malattia di Peyronie e va guardata entro pochi giorni.
Il numero unico per le emergenze in Italia e in gran parte d'Europa è il 112. In tutte le altre situazioni basta una visita programmata.
Perché compare
La spiegazione accettata sono i microtraumi ripetuti. Durante i rapporti l'involucro si lacera di tanto in tanto su scala microscopica, e normalmente guarisce senza lasciare traccia. In alcuni uomini la riparazione avviene con un eccesso di collagene e in quel punto resta una cicatrice. Pochissimi ricordano un trauma preciso: quasi sempre non si riesce a collegare l'esordio ad alcun episodio.
La probabilità è maggiore in presenza di:
- contrattura di Dupuytren o ispessimenti analoghi al piede, anche in famiglia;
- diabete;
- pressione alta, colesterolo elevato, arteriosclerosi;
- fumo;
- un precedente intervento alla prostata;
- testosterone basso.
Nelle descrizioni più datate comparivano fra i fattori i betabloccanti e alcuni antidepressivi. Prove convincenti non ce ne sono e, soprattutto, questi farmaci non vanno sospesi di propria iniziativa: i betabloccanti si tolgono solo gradualmente e secondo uno schema, perché una sospensione brusca può provocare un rialzo pressorio, tachicardia e un attacco di angina. Lo stesso vale per gli antidepressivi, che si riducono lentamente. Se sospettate un collegamento, è un argomento da portare al medico, non un motivo per smettere di prendere le compresse.
Che cosa può somigliarle
Non ogni pene curvo è malattia di Peyronie. La curvatura congenita si nota fin dalle prime erezioni nell'adolescenza, la membrana è liscia, non c'è nodulo né dolore, e l'approccio è diverso. Dopo una frattura del pene restano una cicatrice nel punto della rottura e una deviazione, ma l'esordio è stato istantaneo e difficile da dimenticare.
Un cordone duro sotto la pelle della faccia superiore, comparso uno o due giorni dopo un rapporto lungo o intenso, è di solito una trombosi di una vena superficiale: si risolve da sola in qualche settimana e non lascia curvature. Al tatto può assomigliarle anche una linfangite sclerosante. Infine, qualunque formazione dura situata sul glande o sul prepuzio, tanto più se si ulcera, non ha rapporto con questa malattia e va valutata a parte.
Che cosa succede alla visita
Non c'è motivo di imbarazzo: è un motivo di consulto frequente e i medici lo ascoltano regolarmente. Si parte dalla storia: quando è iniziato, se c'è stato un trauma, se l'angolo è cambiato, se l'erezione fa male adesso, che cosa disturba esattamente nei rapporti.
Segue l'esame obiettivo. Con il pene a riposo il medico palpa l'asta, individua la placca, ne valuta dimensioni e sede e misura la lunghezza con una trazione delicata. L'angolo non si può stimare a parole, perciò sono davvero utili fotografie fatte a casa con il pene in erezione, dall'alto e di lato, con qualcosa che dia la scala. In alternativa si induce l'erezione in ambulatorio con un'iniezione e si misura l'angolo sul posto.
L'ecografia con doppler mostra la placca, le eventuali calcificazioni e insieme il flusso di sangue: quest'ultimo conta quando ci sono problemi di erezione, perché dalla loro causa dipende se raddrizzare il pene servirà. In caso di disfunzione erettile si controllano glicemia, lipidi e testosterone. Né esami del sangue né risonanza servono per la diagnosi in sé: si fa con la visita.
Che cosa si fa finché la malattia è attiva
Se la curvatura è modesta, non c'è dolore e la vita sessuale non ne risente, non c'è nulla da curare: ci si limita a controllare la situazione.
Nella fase attiva l'obiettivo è togliere il dolore e, per quanto possibile, impedire alla cicatrice di crescere. Il dolore di solito passa da solo in qualche mese; l'antidolorifico si sceglie con il medico, tenendo presente che gli antinfiammatori presi a lungo pesano su stomaco e reni e si combinano male con gli anticoagulanti. Le compresse proposte per decenni per «sciogliere la placca» non hanno mostrato un beneficio convincente negli studi e non conviene contarci. Due strade si usano davvero: iniettare un farmaco direttamente nella placca (a seconda del paese è disponibile un enzima che degrada il collagene oppure un farmaco del gruppo dei calcioantagonisti) e la trazione, con apparecchi dedicati o dispositivi a vuoto da indossare diverse ore al giorno per molti mesi. Le onde d'urto attenuano il dolore ma non raddrizzano l'angolo, e promettere il contrario non è onesto.
L'intervento e che cosa può ottenere
Nella fase stabile, se la curvatura ostacola i rapporti, si valuta l'intervento. Ne esistono tre tipi. Plicare e suturare il lato più lungo è il più semplice e affidabile, ma il pene resta più corto. Asportare la placca e sostituire il difetto con un innesto conserva la lunghezza e si usa per angoli ampi e strozzature, però peggiora l'erezione più spesso e riduce la sensibilità. Se le erezioni mancano già prima dell'intervento, si impianta una protesi, che raddrizza al tempo stesso. Il chirurgo deve illustrare in anticipo la probabile perdita di lunghezza, il rischio di alterazioni della sensibilità e il fatto che un pene perfettamente dritto non è il risultato consueto.
I problemi di erezione si curano a parte, in genere con compresse del gruppo degli inibitori della PDE-5. Non si possono associare ai nitrati, quindi il medico deve conoscere tutti i farmaci che assumete. Un'ultima cosa: la malattia di Peyronie colpisce l'autostima e la coppia più di quanto colpisca l'anatomia. Parlarne fa parte della cura e non è un segno di debolezza, e vale la pena coinvolgere la partner.
Consulto online
Cominciare online è comodo. Durante il consulto il medico ripercorre la vostra storia, aiuta a distinguere una curvatura recente da una congenita, stabilisce dai tempi e dalle vostre fotografie se la fase attiva è ancora in corso o la malattia si è stabilizzata, e spiega perché nel primo caso è presto per il chirurgo e nel secondo è il momento giusto. Nella stessa occasione si può parlare di come fare bene le foto e tenere traccia dei cambiamenti, quali esami portare alla visita in presenza, che cosa fare per l'erezione e come si concilia con i farmaci che già prendete. La visita e la misura dell'angolo richiederanno comunque una presenza fisica, ma ci arriverete preparati e senza mesi di attesa in più.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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