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Medicinali comunemente utilizzati per Malattia diverticolare e diverticolite
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: CAPSULE, 500 mgPrincipio attivo: amoxicillinProduttore: Towa Pharmaceutical S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: CAPSULE, 500 mgPrincipio attivo: amoxicillinProduttore: Tarbis Farma S.L.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 750 mgPrincipio attivo: amoxicillinProduttore: Almus Farmaceutica S.A.U.Prescrizione richiesta
Con gli anni la parete dell'intestino crasso smette di essere un tubo liscio: vi compaiono tasche grandi come un pisello che sporgono verso l'esterno, i diverticoli. Di per sé non sono ancora una malattia, e la maggior parte delle persone li ha dopo i sessant'anni senza saperlo e senza mai venirlo a sapere. Il discorso comincia quando quelle tasche fanno male o si infiammano. Conviene distinguere fin da subito tre situazioni, perché dietro parole simili si nascondono cose molto diverse: da un reperto innocuo a un intervento che non può aspettare.
Da dove nascono le tasche nella parete intestinale
Lo strato muscolare dell'intestino non è continuo: dove lo attraversano i vasi che lo nutrono restano punti deboli. Quando la pressione dentro l'intestino sale, la mucosa viene spinta all'esterno attraverso quelle aperture, come una camera d'aria attraverso uno strappo del copertone. Così nasce il diverticolo, che in sostanza è un'ernia dello strato interno.
Che cosa fa salire quella pressione e favorisce il processo:
- poca fibra nell'alimentazione: feci dure e asciutte l'intestino le spinge avanti con uno sforzo molto maggiore;
- l'età, perché i tessuti perdono elasticità e dopo i sessant'anni i diverticoli si trovano nella maggior parte di chi viene esaminato;
- il peso in eccesso, il fumo, la sedentarietà e l'uso abituale di antinfiammatori;
- l'ereditarietà: in alcune persone il tessuto connettivo è più debole in partenza.
Le tre situazioni da tenere separate:
- Diverticolosi: le tasche ci sono e non danno disturbi. È un reperto casuale e non richiede cure.
- Malattia diverticolare: le tasche danno sintomi, ma non c'è infiammazione.
- Diverticolite: il contenuto è rimasto intrappolato in una tasca e la parete si è infiammata. Questo è già un quadro acuto, con febbre e dolore forte.
Come si manifesta
In Europa i diverticoli si trovano quasi sempre nella parte bassa sinistra dell'addome, nel sigma, ed è da lì che viene il caratteristico dolore a sinistra. Più di rado si collocano a destra, e allora il quadro inganna: un dolore nella metà destra dell'addome con febbre viene scambiato assai più spesso per un'appendicite, e la risposta arriva dalle immagini.
Nella malattia diverticolare senza infiammazione i disturbi sono questi:
- dolore sordo o crampiforme in basso a sinistra, più spesso dopo i pasti, che si attenua dopo l'evacuazione o l'emissione di aria;
- gonfiore e sensazione di non aver finito;
- stitichezza, feci molli o alternanza fra le due;
- a volte tracce di sangue nelle feci.
Nella diverticolite il quadro è diverso e nettamente più pesante: il dolore è continuo, forte e fisso in un punto preciso, e vi si aggiungono febbre, brividi, nausea e un cambiamento brusco dell'alvo. La zona fa male alla pressione. Una cosa così non passa da sola e va affrontata nella giornata stessa in cui compare.
A parte va considerato il sanguinamento diverticolare, che si comporta in modo del tutto diverso dall'infiammazione: compare all'improvviso, senza dolore né febbre, il sangue è subito abbondante ed è rosso scuro o vinoso, spesso con coaguli. Di solito si arresta da sé, ma la quantità spaventa e in certi casi diventa pericolosa. Davanti a un sanguinamento abbondante dal retto serve l'ospedale, che ci sia dolore oppure no.
Che cosa va escluso per prima cosa
Questa è la parte più delicata di tutto il discorso. Metà delle persone anziane ha diverticoli, perciò è fin troppo facile dichiararli colpevoli e chiudere lì la questione. Nel frattempo le stesse cose, cioè dolore addominale, alvo cambiato e sangue, le produce il tumore del colon, che allo stadio iniziale si cura bene e quasi senza lasciare traccia.
Non si può attribuire nulla ai diverticoli senza accertamenti se è presente anche solo una di queste condizioni:
- sangue nelle feci, soprattutto se si ripete;
- un alvo che è cambiato e resta diverso da più di qualche settimana, con feci più molli, più frequenti o più sottili;
- calo di peso senza motivo;
- anemia riscontrata nelle analisi, in particolare da carenza di ferro;
- disturbi comparsi per la prima volta in età avanzata;
- casi di tumore intestinale in famiglia.
Allo stesso modo si comportano la sindrome dell'intestino irritabile e le malattie infiammatorie croniche intestinali: dalle sole sensazioni non si distinguono.
Quali esami servono e quando
Nell'attacco acuto l'esame principale è la tomografia computerizzata dell'addome. Mostra non solo il tratto infiammato, ma anche in che cosa si è complicato: se ci sia una raccolta di pus o un foro nella parete. Da questo dipende direttamente se ci si cura a casa o in ospedale. Insieme si eseguono gli esami del sangue con gli indici di infiammazione.
La colonscopia non si esegue durante l'infiammazione acuta, perché una parete infiammata e distesa dall'aria può lacerarsi. Si rinvia di circa sei-otto settimane da quando tutto si è spento, e solo allora si esamina il colon per intero, soprattutto per accertarsi che dietro l'attacco non ci fosse un tumore. È un esame che non conviene saltare nemmeno se da tempo ci si sente perfettamente bene.
Fuori dalla fase acuta possono servire esami delle feci: sangue occulto e calprotectina, che distingue una malattia infiammatoria intestinale da un intestino irritabile.
Come si cura
Nella malattia diverticolare senza infiammazione la cura punta all'intestino stesso: regolarizzare l'alvo e togliere lo spasmo.
- Lassativi di massa, che vanno bene sia per la stitichezza sia per le feci molli, perché quello che fanno è normalizzare la consistenza.
- Antispastici quando il dolore è di tipo crampiforme.
- Come antidolorifico, il paracetamolo.
La diverticolite non complicata in una persona senza altre malattie importanti viene oggi gestita sempre più spesso senza antibiotici: riposo, liquidi abbondanti, qualche giorno di alimentazione leggera, analgesia e un controllo ravvicinato per vedere come procede. Gli antibiotici si riservano alla febbre alta, all'infiammazione marcata negli esami, alle difese immunitarie indebolite, alle malattie di base gravi o ai segni di complicanza. La decisione spetta al medico e si basa sul quadro concreto, non sul nome della diagnosi.
Che cosa non fare per il dolore addominale in questa situazione: non prendere antinfiammatori, cioè ibuprofene e affini, né antidolorifici oppioidi come la codeina. I primi aumentano il rischio che la parete intestinale si perfori, i secondi rallentano l'intestino e peggiorano la stitichezza, e con essa la pressione interna. È una delle poche situazioni in cui la scelta dell'antidolorifico cambia davvero l'esito.
Se gli episodi si ripetono spesso, condizionano la vita quotidiana o hanno lasciato un restringimento, si discute un intervento programmato per asportare il tratto alterato. La decisione si soppesa insieme al chirurgo, perché neanche l'operazione è cosa da poco.
Quando serve il pronto soccorso
Le complicanze sono rare ma corrono in fretta. Attorno a una tasca infiammata può raccogliersi del pus, la parete può rompersi nella cavità addominale provocando una peritonite, e l'intestino può restringersi fino a non lasciar passare più nulla. A volte si forma un tramite fra l'intestino e un organo vicino, quasi sempre la vescica, e lo si riconosce da segni insoliti: bollicine di gas o tracce di feci nelle urine e infezioni urinarie che tornano una dopo l'altra.
Chiami un'ambulanza (in Europa il numero unico è il 112) o si rechi subito al pronto soccorso se lei o la persona che assiste presenta:
- dolore addominale intenso, soprattutto con pancia dura e gonfia, vomito e nessuna emissione di feci né di aria;
- un sanguinamento abbondante dal retto, oppure debolezza e capogiri mentre sanguina;
- febbre con brividi e dolore che continua a crescere;
- confusione, pelle pallida o chiazzata, temperatura molto alta o molto bassa, respiro rapido e un calo brusco della quantità di urina, tutti segni che orientano verso una sepsi;
- un dolore che impedisce di raddrizzarsi e peggiora a ogni movimento o scossone.
La raccolta di pus viene di solito drenata attraverso la pelle sotto guida radiologica, mentre una perforazione richiede l'intervento. A volte l'intestino va portato temporaneamente sulla parete addominale perché il tratto infiammato possa guarire; nella maggior parte dei casi più avanti la continuità viene ripristinata.
Che cosa dipende dal cibo e dalle abitudini
I diverticoli non si possono eliminare, non se ne vanno. Si può però ridurre parecchio la probabilità che tornino a infiammarsi.
- Fibra ogni giorno: verdura, frutta, legumi, pane integrale e cereali. Va aumentata gradualmente, nell'arco di due o tre settimane, altrimenti i primi giorni porteranno aria e fastidio.
- L'acqua è il complemento obbligatorio della fibra. Senza bere a sufficienza, la fibra rende le feci soltanto più dure.
- Smettere di fumare: nei fumatori le complicanze sono più frequenti.
- Ridurre il peso se è in eccesso e muoversi con regolarità, per cui basta camminare.
- Parlare con il medico della sostituzione degli antinfiammatori presi di continuo, se li assume per le articolazioni o per la schiena.
E un capitolo a parte per il divieto che avrà sicuramente sentito: che frutta secca, semi, popcorn e semini di pomodoro e fragola si incastrino nelle tasche e scatenino l'infiammazione. È un'idea vecchia, verificata in studi ampi e non confermata, dato che chi mangiava frutta secca non aveva più episodi ma semmai qualcuno in meno. Non serve rinunciarvi. In questa malattia non esistono affatto cibi proibiti, esiste solo una regola generale: più cibo vegetale c'è, più l'intestino sta tranquillo.
Nei primi giorni dopo un attacco acuto l'alimentazione si alleggerisce per un po', ma è una misura legata alla durata dell'infiammazione, non uno stile di vita.
Consulto online
A distanza si affronta bene tutto ciò che non richiede una mano sull'addome in quel preciso momento: che cosa significano gli esami già fatti e il referto della tomografia, se serva una colonscopia e a che distanza programmarla dall'infiammazione, come distinguere il gonfiore abituale dall'inizio di un attacco. Il medico aiuta a mettere in ordine l'alimentazione e l'alvo, sceglie un'analgesia sicura al posto di quella che qui è meglio evitare e spiega davanti a quali cambiamenti bisogna partire per l'ospedale senza aspettare. Dolore addominale acuto, febbre e sanguinamento non si valutano attraverso uno schermo: con quelli serve una visita di persona.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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