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Medicinali comunemente utilizzati per Miosite
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 10 mgPrincipio attivo: baclofenProduttore: Novartis Farmaceutica S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 100 mgPrincipio attivo: azathioprineProduttore: Dr. Falk Pharma GmbhPrescrizione richiestaForma farmaceutica: INJECTABLE PERFUSION, 10 mgPrincipio attivo: baclofenProduttore: Novartis Farmaceutica S.A.Prescrizione richiesta
Nel linguaggio comune «miosite» finisce per indicare qualunque fastidio muscolare: il collo che al risveglio non si gira, la schiena che duole dopo una giornata pesante. In medicina il termine indica un gruppo di malattie rare in cui a infiammarsi è il tessuto muscolare stesso, e il disturbo principale non è il dolore ma la debolezza: braccia e gambe smettono di rispondere in gesti che prima non richiedevano alcun pensiero. Tutto procede lentamente e fra le prime difficoltà e la diagnosi passa spesso un anno. Alcune forme rispondono bene alle cure, altre obbligano a cercare la causa altrove.
Come comincia la debolezza
L'infiammazione colpisce i muscoli più vicini al tronco: spalle, bacino, cosce, collo. Mani e piedi conservano a lungo la loro forza, ed è per questo che la persona è convinta che il braccio funzioni: afferrare una tazza, in fondo, riesce ancora. La difficoltà compare dove bisogna sollevare il peso di tutto il corpo o tenere il braccio alzato.
Di solito è una di queste cose a saltare all'occhio per prima: alzarsi dalla sedia senza spingersi con le mani diventa faticoso, sulle scale serve il corrimano, dalla vasca non si esce, le braccia non salgono per lavarsi i capelli o prendere qualcosa dal ripiano alto. Qualcuno nota di inciampare e cadere anche su terreno piano. I muscoli possono dolere un poco oppure non dolere affatto, e proprio questo confonde: se non fa male, si dà per scontato che vada tutto bene.
La debolezza è di norma simile sui due lati e aumenta nel giro di settimane o mesi. Più in fretta aumenta, meno ha senso aspettare.
Che cosa compare oltre alla debolezza
In una parte delle persone la pelle cambia prima dei muscoli. Il segno più riconoscibile è una tonalità lilla e gonfia sulle palpebre, come se non si fosse dormito o si fosse pianto. Un altro sono placche rossastre e dure sul dorso delle dita, esattamente sopra le articolazioni: non su tutta la mano, ma sulle nocche. Può comparire un rossore dove la pelle è esposta al sole, a forma di V sul petto e sulle spalle come uno scialle, che il sole accende ancora di più. La pelle ai lati delle dita può ispessirsi e screpolarsi, come in chi lavora con le mani.
Discorso a parte per respiro e deglutizione. L'infiammazione raggiunge il tessuto polmonare: compaiono tosse secca e un fiato corto che prima non c'era, dapprima in salita e poi anche in piano. I muscoli della gola si indeboliscono, si comincia ad andare di traverso, dopo i pasti la voce suona gorgogliante e i liquidi tornano dal naso. Non è un dettaglio da raccontare di sfuggita: al medico va detto subito.
Non mancano i disturbi generali: stanchezza sfibrante, febbre senza causa evidente, sudorazione notturna, calo di peso, dolori articolari, dita che sbiancano al freddo.
Quali forme esistono e perché si distinguono
La forma decide la terapia e la prognosi, perciò nella diagnosi si cerca di andare oltre la sola parola «miosite».
- Dermatomiosite: infiammazione muscolare insieme al quadro cutaneo descritto. Colpisce anche i bambini, nei quali con il tempo si depositano più spesso noduli duri di calcio sotto la pelle.
- Polimiosite: debolezza senza segni cutanei. La diagnosi si pone con prudenza, perché sotto questa etichetta finiscono facilmente altre malattie muscolari.
- Miopatia necrotizzante: debolezza che avanza rapidamente con valori altissimi di distruzione muscolare nel sangue. Una parte dei casi è legata ai farmaci che abbassano il colesterolo e, a differenza dei comuni dolori muscolari da statine, non si risolve da sola dopo la sospensione.
- Miosite a corpi inclusi: malattia della seconda metà della vita, più frequente negli uomini. Qui la debolezza è asimmetrica e coinvolge non solo le cosce ma anche i flessori delle dita: la presa cede, gli oggetti sfuggono di mano, girare una chiave diventa difficile. Progredisce negli anni e ai farmaci che frenano il sistema immunitario risponde pochissimo.
- Miosite infettiva. Nei bambini, dopo l'influenza, può comparire un dolore acuto ai polpacci che li porta a rifiutarsi di appoggiare i talloni; si risolve in pochi giorni. Una variante pericolosa è l'infezione purulenta di un solo muscolo: dolore forte in un punto, gonfiore, arrossamento e febbre alta.
C'è un legame che vale la pena conoscere. Negli adulti, soprattutto dopo i cinquant'anni, la dermatomiosite può essere la prima manifestazione di un tumore che non si è ancora fatto notare. Per questo, a diagnosi appena posta, il medico prescrive accertamenti: non perché sospetti il peggio, ma perché trovare un tumore in quella fase è un'occasione rara.
Da che cosa dipende
Alla base della maggior parte delle forme c'è un errore immunitario: cellule di difesa e anticorpi scambiano il tessuto muscolare per estraneo. Che cosa inneschi questo errore non è noto con certezza; si discute di infezioni pregresse, di alcuni farmaci, dell'esposizione al sole nelle forme cutanee e del fumo.
La miosite non si trasmette per via ereditaria: se ce l'ha un genitore, quasi certamente il figlio non l'avrà. Si ereditano soltanto caratteristiche del sistema immunitario che alzano un poco la probabilità di malattie autoimmuni in generale, senza che si possa prevedere quale né se comparirà davvero.
Discorso a sé per le malattie sistemiche del tessuto connettivo, come lupus, sclerodermia e sindrome di Sjögren: la miosite può farne parte, e allora si cura l'insieme.
Come si conferma la diagnosi
Si parte dalla visita: il medico saggia la forza gruppo per gruppo e osserva se la persona riesce ad alzarsi dalla sedia senza aiutarsi con le mani e a tenere sollevata una gamba. Poi vengono gli esami.
- Creatinchinasi (CK) nel sangue: l'enzima che esce dalle fibre muscolari danneggiate. Con infiammazione attiva è alto, spesso di decine di volte.
- Anticorpi tipici della miosite. Il singolo anticorpo spesso anticipa che cosa aspettarsi: per esempio un coinvolgimento polmonare o un legame con un tumore.
- Elettromiografia: registrazione dell'attività elettrica del muscolo. Dimostra che il problema sta nel muscolo e non nel nervo.
- Risonanza magnetica muscolare: mostra l'edema del tessuto infiammato e indica dove eseguire la biopsia.
- Biopsia muscolare: un frammento di tessuto al microscopio. È l'unico esame che distingue le forme con sicurezza, e da esso dipende la scelta della terapia.
Con che cosa la miosite non si diagnostica. Una comune radiografia o un'ecografia della schiena o del collo dicono quasi nulla sullo stato del tessuto muscolare, e un referto che parli di «segni di miosite» dopo quelle immagini di solito significa soltanto che il muscolo è contratto. Nemmeno una CK normale chiude la questione: in alcune forme cutanee resta nei valori normali pur essendoci debolezza e infiammazione. Per questo la diagnosi non si esclude con un solo prelievo. Quasi sempre si valutano inoltre i polmoni e la deglutizione.
Come si cura
La terapia punta a spegnere l'infiammazione e a restituire forza. Si comincia di regola con glucocorticoidi ad alto dosaggio, perché agiscono in fretta. Poi la dose si riduce e, per non tenere la persona sotto cortisone per anni, si affiancano farmaci che frenano il sistema immunitario in modo più delicato; la scelta dipende dalla forma della malattia e dal coinvolgimento dei polmoni.
Se non basta o la malattia è severa, si somministrano immunoglobuline ricavate da donazioni di sangue e farmaci diretti contro singoli meccanismi immunitari. Tutti vengono prescritti da uno specialista e richiedono controlli periodici degli esami.
La fisioterapia non è un'aggiunta ma parte della cura. Un tempo si consigliava il riposo; oggi si sa che un esercizio dosato e seguito da un professionista migliora la forza senza riaccendere l'infiammazione. In caso di difficoltà a deglutire interviene il logopedista, che adatta la consistenza dei cibi e insegna manovre che riducono il rischio di andare di traverso.
Nella miosite a corpi inclusi i farmaci immunosoppressori non restituiscono forza. Qui contano l'esercizio regolare, gli ausili che semplificano la vita quotidiana, il lavoro sulla sicurezza della deglutizione e la prevenzione delle cadute. Non è rinunciare all'aiuto: è un aiuto di altro tipo.
Che cosa aiuta nella vita di tutti i giorni
Muovetevi quanto le condizioni permettono, e fatelo con regolarità: un muscolo che non lavora si indebolisce anche senza alcuna infiammazione. Guardate la casa pensando alle cadute: tappeti, cavi, luce sul tragitto verso il bagno, un maniglione nella doccia, un appoggio accanto al water.
Nelle forme cutanee la protezione solare è obbligatoria: la luce del sole peggiora sia l'eruzione sia l'infiammazione muscolare. Crema ad alto fattore, indumenti coprenti, ombra nelle ore centrali.
L'uso prolungato di cortisone indebolisce le ossa e alza la glicemia, perciò il medico parla in anticipo di calcio, vitamina D, se serve farmaci per l'osso e controllo di pressione e zuccheri. Le vaccinazioni abituali durante una terapia immunosoppressiva si concordano prima, e i vaccini vivi di norma non si somministrano. Sospendere o ridurre da soli il cortisone non è ammissibile: l'interruzione brusca è pericolosa di per sé.
Quando serve aiuto urgente
Chiamate l'ambulanza (in Spagna, Italia, Portogallo, Polonia e Ucraina il numero unico europeo è il 112) se:
- manca l'aria a riposo e il respiro è rapido e superficiale;
- qualcosa va di traverso e non si riesce a tossire per liberarsi, oppure dopo il pasto compaiono tosse, febbre e affanno;
- le urine diventano scure, color tè forte o cola, soprattutto insieme a un forte dolore muscolare: è il segno di una distruzione muscolare massiva, che danneggia i reni;
- la debolezza cresce nell'arco di ore o giorni al punto che la persona non riesce ad alzarsi o a tenere su la testa.
Rivolgetevi al medico in giornata se compare febbre con dolore improvviso in un solo muscolo e la pelle sopra è arrossata e gonfia; se compaiono tosse secca e affanno sotto sforzo prima assenti; se si comincia ad andare di traverso con i liquidi. E prendete appuntamento, senza fretta ma senza rimandare, quando la debolezza di spalle e bacino dura da settimane o quando compare un'eruzione sulle palpebre o sulle nocche.
Consulto online con il medico
La visita a distanza serve bene a capire di che cosa si sta parlando. Il medico chiederà quali movimenti non riescono più, se c'è dolore, quanto in fretta è cominciato tutto e che cosa è cambiato nelle terapie, e già da questo distinguerà una debolezza muscolare dalla stanchezza e dal mal di schiena. Indicherà anche quali esami conviene avere pronti prima della visita in presenza e se vale la pena chiedere l'invio al neurologo o al reumatologo.
A diagnosi già posta, online è comodo affrontare le questioni correnti: come procede la riduzione del cortisone, che fare con gli effetti collaterali, se ci si può vaccinare, quanto sforzo è ragionevole, che cosa dicono gli ultimi esami. I limiti conviene conoscerli subito: la forza muscolare e la deglutizione si valutano con le mani, una biopsia non si esegue attraverso uno schermo e, davanti a difficoltà respiratoria, urine scure o debolezza che avanza rapidamente, non serve una conversazione ma un'ambulanza.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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