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Medicinali comunemente utilizzati per Polimialgia reumatica
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 400 mgPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Aristo Pharma GmbhPrescrizione non richiestaForma farmaceutica: TABLET, 400 mgPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Laboratorios Combix S.L.U.Prescrizione non richiestaForma farmaceutica: ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 200 mgPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Farmalider S.A.Prescrizione non richiesta
La polimialgia reumatica è una malattia infiammatoria che provoca dolore e rigidità nei muscoli delle spalle, del collo e dei fianchi. Esordisce rapidamente, spesso nel giro di pochi giorni: una persona che il giorno prima non lamentava nulla non riesce ad alzare le braccia, ad alzarsi da una sedia, a girarsi nel letto. Risponde molto bene alla terapia e il miglioramento si avverte di solito già nei primi giorni. Conta però soprattutto un altro aspetto: in una parte dei casi si accompagna all'infiammazione delle arterie della testa, che può far perdere la vista e impone di agire subito.
Che cosa si prova
L'elemento più caratteristico non è tanto il dolore quanto la rigidità mattutina. Ci si sveglia quasi immobili: per mettersi seduti nel letto bisogna aiutarsi con le braccia e dondolarsi. La rigidità dura più di quarantacinque minuti, spesso due o tre ore, e cede solo quando il corpo si mette in movimento. Verso sera si sta meglio, e dopo essere rimasti seduti a lungo tutto ritorna.
Il dolore è sordo, continuo, soprattutto alle spalle e alla parte alta delle braccia, al collo, ai glutei e alle cosce. Quasi sempre interessa entrambi i lati in modo simile e sveglia di notte quando ci si gira sulla spalla dolente. Da qui le difficoltà quotidiane facilmente riconoscibili: pettinarsi, infilare un cappotto, prendere qualcosa da un ripiano alto, alzarsi da una poltrona bassa o scendere dall'auto.
Spesso ci sono anche disturbi generali: stanchezza che il riposo non risolve, perdita di appetito e di peso, sudorazioni notturne, febbricola, umore depresso. A volte sono proprio questi, e non il dolore, a portare dal medico.
Un dettaglio importante: nella polimialgia reumatica i muscoli non perdono davvero forza. Muoversi è difficile per il dolore, ma se si aiuta la persona a sollevare il braccio la forza risulta normale. Una debolezza vera indica un'altra malattia.
Chi colpisce e perché compare
La polimialgia reumatica inizia nella seconda metà della vita. Praticamente non si osserva prima dei cinquant'anni e la maggior parte delle persone colpite ha superato i settanta. È circa due volte più frequente nelle donne che negli uomini e più comune nel nord Europa.
La causa non è nota: contano una predisposizione ereditaria e un innesco esterno, per esempio un'infezione precedente. Il sistema immunitario comincia a infiammare le guaine delle articolazioni e le borse che le circondano, e il dolore viene percepito nei muscoli. Non dipende da uno sforzo né da un colpo d'aria e non è contagiosa.
La polimialgia reumatica di per sé non distrugge le articolazioni e non accorcia la vita. Il pericolo principale non sta in lei, ma nella malattia che può accompagnarla.
Arterite temporale: quando non si può aspettare
Circa una persona su cinque con polimialgia reumatica sviluppa un'arterite a cellule giganti, detta anche arterite temporale: l'infiammazione delle arterie di grosso calibro, soprattutto quelle che corrono sulle tempie verso gli occhi. Succede anche il contrario, con l'arterite per prima e il dolore muscolare che si aggiunge dopo.
Si rivolga al medico in giornata se compaiono:
- un mal di testa nuovo e diverso dal solito, di norma alla tempia o alla nuca;
- dolore del cuoio capelluto: fa male pettinarsi, appoggiare la testa sul cuscino, mettere gli occhiali;
- stanchezza e dolore dei muscoli masticatori o della lingua mentre si mangia o si parla, tanto da doversi fermare;
- annebbiamento o oscuramento passeggero della vista in un occhio, oppure visione doppia;
- un'arteria della tempia indurita, dolente e senza pulsazione.
Chiami un'ambulanza (in Italia e in buona parte d'Europa il numero unico di emergenza è il 112) se la vista di un occhio si perde all'improvviso o peggiora bruscamente, e anche se all'improvviso un braccio e una gamba perdono forza o il linguaggio si altera.
La fretta ha una ragione semplice: la vista persa per un'arterite non torna, mentre una terapia iniziata per tempo quasi sempre la conserva. Per questo, quando il sospetto è fondato, il trattamento comincia subito, senza aspettare i risultati degli esami.
Che cosa assomiglia alla polimialgia reumatica
La diagnosi non è immediata proprio perché i quadri simili sono molti e non esiste un esame specifico. Le condizioni da distinguere più spesso sono:
- l'artrite reumatoide, in cui si gonfiano e fanno male le piccole articolazioni di mani e piedi, non i muscoli delle spalle;
- i disturbi della spalla — lesione della cuffia dei rotatori, spalla congelata, artrosi — di solito da un lato solo e senza malessere generale;
- l'ipotiroidismo, che dà dolori muscolari, freddolosità, gonfiore e affaticabilità;
- il danno muscolare da farmaci, in primo luogo quelli che abbassano il colesterolo, e le miopatie infiammatorie: lì la debolezza è reale e l'enzima creatinchinasi è elevato;
- la fibromialgia, con dolore diffuso e sonno disturbato ma indici di infiammazione normali;
- la malattia di Parkinson, che dà rigidità senza infiammazione;
- infezioni e tumori. Febbre prolungata, sudorazioni notturne, calo di peso importante, dolori ossei o alterazioni dell'emocromo possono indicare un'infezione delle valvole cardiache, un mieloma o un'altra neoplasia. La stessa domanda la solleva l'assenza totale di risposta alla terapia.
Come si arriva alla diagnosi
Non esiste un esame che dica «polimialgia reumatica». La diagnosi nasce dal quadro tipico, dai segni di infiammazione nel sangue, dall'esclusione delle malattie simili e dalla rapida risposta alla terapia.
Di norma si richiedono:
- VES e proteina C reattiva, gli indici di infiammazione: sono in genere elevati, ma in alcune persone uno dei due resta normale, perciò si controllano entrambi;
- emocromo completo, in cui possono comparire anemia e piastrine alte;
- creatinchinasi, che in questa malattia è normale: se è alta la strada porta alle malattie muscolari;
- ormoni tiroidei;
- fattore reumatoide e anticorpi anti-peptide citrullinato ciclico, per separare l'artrite reumatoide;
- esami di fegato e rene, elettroforesi delle proteine, esame delle urine;
- ecografia di spalle e anche, che mostra l'infiammazione di borse e tendini tipica di questo quadro.
La visita e la radiografia da sole non confermano nulla: una radiografia della spalla nella polimialgia reumatica può essere del tutto normale. Se si sospetta un'arterite temporale si aggiunge l'ecografia delle arterie temporali e talvolta si preleva un frammento di arteria per l'esame.
Depone per la diagnosi questa combinazione: età superiore a cinquant'anni, dolore a entrambe le spalle o al cingolo pelvico, rigidità mattutina di oltre quarantacinque minuti, disturbi presenti da più di due settimane, indici di infiammazione elevati e rapido miglioramento con la terapia.
Trattamento
La base del trattamento sono i cortisonici, di solito prednisone in compresse. Gli antidolorifici e antinfiammatori come l'ibuprofene in questa malattia servono a poco e per di più sono mal tollerati in età avanzata, quindi non costituiscono la terapia.
Si comincia con una dose moderata scelta dal medico. La risposta è di solito evidente: dolore e rigidità calano molto in due o tre giorni e dopo una settimana la persona si sente quasi come prima. Questa reazione fa parte della diagnosi; se in una settimana non cambia nulla, la diagnosi viene rivista.
La dose poi si riduce lentamente, a gradini distanziati di alcune settimane, guidandosi con il benessere della persona e con gli esami. Alla maggior parte serve da uno a due anni di terapia, ad alcuni di più. La fretta in questa fase è la causa più comune del ritorno dei sintomi.
Il cortisone non va mai sospeso di colpo. Con una terapia prolungata le ghiandole surrenali smettono di produrre il proprio ormone nelle quantità abituali, e una sospensione improvvisa può provocare un quadro grave con debolezza, vomito e caduta della pressione. La dose si abbassa solo secondo lo schema del medico. Per lo stesso motivo porti sempre con sé un tesserino che indichi che assume cortisonici: serve al personale dell'ambulanza, al chirurgo e al dentista.
Se la dose non riesce a scendere o la malattia recidiva di continuo, si aggiungono farmaci che permettono di ridurre il cortisone: metotrexato oppure medicinali che bloccano l'interleuchina-6. La decisione spetta al reumatologo.
Effetti indesiderati e che cosa prevedere
I cortisonici agiscono in fretta, ma in una terapia lunga hanno un prezzo che conviene conoscere fin dall'inizio, perché in buona parte si può prevenire.
- Ossa. Il cortisone accelera l'osteoporosi. Fin da subito si valutano un apporto sufficiente di calcio e vitamina D e, se serve, farmaci che rinforzano l'osso e una densitometria.
- Glicemia e pressione. Salgono spesso entrambe e vanno controllate con regolarità, ancora più spesso se il diabete c'è già.
- Stomaco. Possibili dolore nella parte alta dell'addome e ulcere, soprattutto insieme agli antidolorifici. In caso di bruciore o dolore il medico aggiunge una protezione gastrica. Feci nere o vomito con sangue richiedono un'ambulanza.
- Infezioni. Il cortisone le maschera e le aggrava. Con febbre, tosse o bruciore urinario si consulti il medico prima di quanto farebbe di solito.
- Varicella e fuoco di Sant'Antonio. Se non ha avuto la varicella ed è stata a contatto con chi ce l'ha, lo segnali in giornata. Delle vaccinazioni conviene parlare in anticipo: i vaccini vivi non si somministrano con dosi alte di cortisone, mentre gli altri sono anzi consigliati.
- Umore e sonno. Insonnia, irritabilità, ansia e oscillazioni dell'umore sono frequenti. Se compaiono abbattimento, confusione o pensieri di non voler più vivere, contatti subito il medico e, in caso di pericolo immediato, chiami un'ambulanza.
- Altro: aumento dell'appetito e del peso, pelle sottile e lividi, gonfiore del viso, cataratta e aumento della pressione dell'occhio.
Man mano che la dose si riduce, il rischio di questi effetti diminuisce.
Controlli e vita quotidiana
Nei primi mesi le visite sono ravvicinate, all'incirca ogni tre o quattro settimane, poi si diradano, ma nel primo anno non oltre i tre mesi l'una dall'altra. A ogni controllo si valuta come sta la persona, si misura la pressione e si verificano gli indici di infiammazione, la glicemia e, se serve, lo stato delle ossa.
Che i disturbi ricompaiano durante la riduzione della dose capita a molti e non significa che la terapia abbia fallito: di solito basta tornare al gradino precedente. L'importante è non alzare né abbassare la dose da soli, ma avvisare il medico.
Aiuta anche ciò che dipende dalla persona: non smettere di muoversi, fare ogni giorno esercizi dolci di mobilità per spalle e anche, iniziare la mattina con una doccia tiepida, tenere sotto controllo il peso, assumere abbastanza proteine, calcio e vitamina D, smettere di fumare. Il riposo assoluto in questa malattia non fa che aumentare la rigidità.
Nella maggior parte delle persone la malattia col tempo si spegne e la terapia si può sospendere del tutto. Può tornare anche dopo anni: in quel caso si ripercorre lo stesso cammino dall'inizio.
Consulto online
Il dolore alle spalle con rigidità mattutina in una persona adulta è una di quelle situazioni in cui non conviene perdere settimane con pomate e antidolorifici. In un consulto online il medico chiede come è cominciato tutto, guarda gli esami già fatti, indica quali accertamenti mancano per la diagnosi e spiega a quale specialista rivolgersi. È comodo anche per i passi successivi: come viene tollerata la terapia, che cosa fare se il dolore torna a dose ridotta, quali controlli servono durante una cura prolungata con cortisone. Ma davanti a un mal di testa nuovo, a dolore masticando o a qualsiasi cambiamento della vista non si può aspettare un appuntamento online: serve una visita di persona in giornata e, se la vista viene meno all'improvviso, un'ambulanza.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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