Poliomielite
La poliomielite è un'infezione virale a partenza intestinale che nella maggior parte delle persone contagiate passa inosservata e in pochi distrugge le…
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La poliomielite è un'infezione virale a partenza intestinale che nella maggior parte delle persone contagiate passa inosservata e in pochi distrugge le cellule nervose motorie, lasciando una paralisi per tutta la vita. La vaccinazione di massa ha ridotto i casi a numeri minimi: il virus selvaggio persiste solo in alcune aree dell'Afghanistan e del Pakistan, e l'Europa è stata dichiarata libera dalla poliomielite all'inizio degli anni Duemila. Il virus però non è scomparso, e la malattia torna dove la copertura vaccinale cala.
Che cosa fa il virus al sistema nervoso
Il poliovirus entra dalla bocca, si moltiplica nella gola e nell'intestino e da lì esce con le feci. Nella maggior parte delle persone tutto finisce qui. A volte però il virus passa nel sangue e dal sangue al midollo spinale, dove sceglie un bersaglio molto preciso: i motoneuroni delle corna anteriori, le cellule che ordinano al muscolo di contrarsi.
Da qui derivano tutte le caratteristiche della malattia. I neuroni morti non si rigenerano, quindi il muscolo rimasto senza il suo nervo si indebolisce e col tempo si atrofizza. La sensibilità invece si conserva: la persona avverte il tocco e il dolore nella gamba paralizzata, ed è proprio questo a distinguere la poliomielite da una lesione del midollo. Il danno è irregolare: una gamba può restare del tutto immobile e l'altra quasi non risentirne. Se il virus raggiunge il tronco encefalico vengono colpiti i muscoli della deglutizione e del respiro, e la malattia diventa pericolosa per la vita.
Come si trasmette
La via principale è oro-fecale. Il virus viene eliminato con le feci del malato per diverse settimane, arriva sulle mani, sugli oggetti, nell'acqua e negli alimenti, e da lì alla bocca di un'altra persona. Più raramente il contagio avviene per via respiratoria, con le goccioline di saliva emesse tossendo o parlando.
La persona è contagiosa già prima della comparsa dei disturbi e resta tale per un certo tempo dopo la guarigione. La particolarità del poliovirus è che un portatore senza alcun sintomo lo diffonde esattamente come un malato: per questo un focolaio non si individua osservando chi tossisce, ma analizzando le acque reflue. Dal contatto ai disturbi lievi passa circa una settimana, alla paralisi fino a tre.
Lavarsi le mani con il sapone, disporre di acqua potabile sicura e usare stoviglie separate riduce il rischio, ma l'unica cosa che interrompe davvero la trasmissione è il vaccino.
Come decorre la malattia
La maggior parte dei contagiati non presenta alcun segno e non saprà mai di aver incontrato il virus.
In circa un quarto compare un malessere breve, simile a quello di qualsiasi altra infezione:
- febbre;
- mal di gola, a volte nausea e feci molli;
- mal di testa;
- dolori muscolari;
- stanchezza marcata.
Dopo qualche giorno tutto si risolve. In una parte dei casi segue un'infiammazione delle meningi: forte mal di testa, rigidità del collo, fastidio alla luce. È un quadro serio, ma di solito si conclude con la guarigione senza perdita del movimento.
La forma più rara e più grave è quella paralitica. Si instaura rapidamente, in poche ore o in un paio di giorni, su un fondo di febbre e dolori muscolari. La debolezza comincia di solito dalle gambe, colpisce i muscoli in modo disuguale e non si accompagna a formicolii o intorpidimento. Una parte della forza torna nei mesi successivi, ma il recupero completo non è la regola: debolezza, deformità articolari e accorciamento di un arto possono restare per sempre.
Quando chiamare l'ambulanza
Chiami il 112, numero unico europeo per le emergenze, se un adulto o un bambino presenta anche una sola di queste condizioni:
- un braccio, una gamba o una parte del corpo ha smesso di muoversi o ha perso forza in modo evidente nel giro di poche ore;
- respira a fatica, manca l'aria da sdraiato, la voce è diventata bassa e spezzata;
- va di traverso bevendo, la saliva ristagna in bocca, la voce suona nasale;
- la debolezza sale dai piedi verso l'alto e ha già raggiunto il tronco;
- febbre alta insieme a forte mal di testa, vomito e rigidità del collo.
I disturbi del respiro e della deglutizione sono la minaccia immediata nella poliomielite e non ammettono attesa. Se la persona è tornata di recente da un Paese in cui il virus circola ancora, o ha avuto contatti con chi ne è arrivato, lo dica al momento della chiamata: da questo dipendono gli esami richiesti nelle prime ore.
Che altro provoca una debolezza improvvisa agli arti
Una debolezza flaccida a insorgenza acuta non è una diagnosi ma un segnale, e dietro di esso stanno diverse condizioni. Distinguerle è indispensabile, perché i trattamenti sono del tutto diversi:
- sindrome di Guillain-Barré: la debolezza è simmetrica, sale dai piedi verso l'alto, si accompagna a intorpidimento e formicolii e all'inizio di norma non c'è febbre; si tratta con immunoglobuline per vena o plasmaferesi;
- mielite flaccida acuta da altri virus intestinali: il quadro è quasi indistinguibile dalla poliomielite e si separa in laboratorio;
- mielite trasversa: c'è un livello sensitivo netto sul tronco e ritenzione di urina;
- botulismo: la debolezza scende dall'alto verso il basso e comincia con visione doppia, palpebre cadenti e bocca secca;
- compressione del midollo spinale da tumore, ernia o ematoma, quasi sempre con mal di schiena;
- caduta brusca del potassio nel sangue: debolezza improvvisa senza febbre, che si risolve rapidamente con la reintegrazione;
- in un bambino che smette di appoggiare la gamba di solito non c'è una paralisi, ma un'infiammazione dell'anca dopo un raffreddore oppure un trauma che non ha raccontato.
Queste condizioni si distinguono con la visita, l'esame del liquido cerebrospinale, la risonanza magnetica e lo studio della conduzione nervosa. Nel sospetto di poliomielite il virus si cerca nelle feci, e un solo risultato negativo non basta: vanno raccolti due campioni in giorni diversi, e un esito negativo a fronte di un quadro tipico non esclude la diagnosi.
Il vaccino è l'unica protezione affidabile
Non esiste alcun farmaco contro la poliomielite, quindi tutta la lotta si regge sulla vaccinazione. I vaccini sono due. Quello inattivato si somministra per iniezione, contiene virus ucciso e non può provocare la malattia. Quello vivo attenuato si dà in gocce per bocca, crea protezione anche nell'intestino e per questo interrompe meglio la circolazione del virus durante un focolaio.
Le prime dosi si somministrano nel primo anno di vita, poi seguono i richiami, in età prescolare e nell'adolescenza. Tempi esatti e combinazioni di vaccini cambiano da Paese a Paese, quindi il riferimento è il calendario vaccinale nazionale e non uno schema trovato in rete. Il ciclo completo comprende tutte le dosi previste, richiami inclusi: un ciclo interrotto protegge meno.
Ci si può vaccinare a qualsiasi età, se non lo si è mai fatto o se la documentazione è andata perduta. Il vaccino serve anche a chi ha già avuto la poliomielite: i tipi di virus sono più di uno e la malattia superata protegge solo da quello.
Merita un discorso a parte il virus di origine vaccinale. Il virus attenuato del vaccino orale viene eliminato per un certo tempo con le feci del bambino vaccinato e, dove poche persone sono immunizzate, passa da individuo a individuo e riacquista gradualmente la capacità di causare paralisi. Sono proprio questi ceppi a essere trovati nelle acque reflue delle città con copertura bassa. La conclusione è l'opposto di quella che si sente spesso: più alta è la copertura, prima quel virus scompare.
Se ha in programma un viaggio in un Paese dove la poliomielite è ancora presente, ne parli per tempo con il medico di famiglia: può servire una dose aggiuntiva. Alcuni Paesi richiedono un certificato vaccinale all'ingresso o all'uscita.
Come si aiuta chi si ammala
Non esiste un farmaco che uccida il poliovirus. La terapia sostiene l'organismo per tutta la durata della malattia e limita le conseguenze future. Comprende:
- riposo nella fase acuta, quando ogni sforzo su un muscolo che si sta indebolendo è dannoso;
- controllo del dolore e riduzione degli spasmi muscolari con impacchi caldi;
- supporto respiratorio con apparecchiatura se i muscoli del respiro si indeboliscono;
- alimentazione con sondino quando la deglutizione è compromessa;
- fisioterapia precoce e molto prudente, allungamenti e corretto posizionamento degli arti perché le articolazioni non si fissino in posizione scomoda.
Segue una riabilitazione lunga: lavoro con il fisioterapista, ortesi e calzature su misura, ausili per la mobilità. A volte servono interventi chirurgici: allungamento dei tendini, correzione della deformità del piede, riequilibrio della differenza di lunghezza tra le gambe. Molte persone che hanno avuto la poliomielite da bambini conducono una vita attiva per decenni.
Sindrome post-poliomielitica
A quindici, trenta, a volte quarant'anni di distanza dalla malattia, una parte di chi l'ha avuta nota una debolezza nuova: nei muscoli colpiti allora e talvolta anche in quelli che sembravano risparmiati. Vi si aggiungono affaticamento rapido, dolori muscolari e articolari, scarsa tolleranza al freddo e, in alcuni, difficoltà a deglutire e affanno.
La spiegazione è che i neuroni sopravvissuti hanno lavorato per anni al posto di quelli morti, facendosi carico di fibre muscolari non loro, e col tempo il sovraccarico presenta il conto. Non è un nuovo contagio e non è una condizione trasmissibile.
Non esiste una cura, ma aiuta gestire bene le forze: lavorare a intervalli che si fermano prima della stanchezza anziché attraversarla, scegliere il bastone o l'ortesi adatti, togliere carico inutile alle articolazioni, usare il supporto respiratorio notturno se manca l'aria durante il sonno. Una debolezza nuova in chi ha avuto la poliomielite non va attribuita all'età senza accertamenti: dietro lo stesso aspetto si nascondono altre malattie.
Consulto online
Il consulto online è adatto alle domande sulla poliomielite che non richiedono una visita: rivedere il libretto vaccinale e capire se il ciclo è completo; programmare la vaccinazione prima di un viaggio; decidere che cosa fare per un adulto mai vaccinato; chiarire se un bambino ha bisogno di una dose aggiuntiva quando parte delle vaccinazioni è stata fatta in un altro Paese con uno schema diverso.
Il medico può aiutare anche chi ha avuto la poliomielite molti anni fa: discutere la nuova debolezza e la stanchezza, impostare un piano di accertamenti, calibrare il livello di attività e orientare verso gli specialisti giusti. Per una debolezza comparsa all'improvviso in un arto o per una difficoltà a respirare, invece, il consulto online non è la via: lì serve l'ambulanza.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.



