In questa pagina
- Perché sale senza farsi sentire
- Misurare in modo che i numeri valgano
- Quali valori si considerano alti
- Chi rischia più degli altri
- Quando dietro la pressione c'è un'altra malattia
- Che cosa comporta non curarla
- Che cosa abbassa davvero la pressione
- I farmaci e che cosa aspettarsi
- Quando chiamare i soccorsi
- Consulto online
Medicinali comunemente utilizzati per Pressione alta
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 40 mg furosemidePrincipio attivo: furosemideProduttore: Kern Pharma S.L.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 5 mgPrincipio attivo: ramiprilProduttore: Laboratorio Stada S.L.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 100 mgPrincipio attivo: metoprololProduttore: Casen Recordati S.L.Prescrizione richiesta
La pressione alta è uno dei pochi disturbi che per anni non dà alcun fastidio e intanto logora le arterie giorno dopo giorno. Di solito si scopre per caso: a una visita di lavoro, prima di un intervento, al banco della farmacia. A quel punto i valori sono elevati già da parecchio. Il lato favorevole è che l'ipertensione risponde bene: togliere dieci punti al valore più alto riduce in misura apprezzabile la probabilità di un ictus, e metà del lavoro la fanno le abitudini, non le compresse. Qui sotto: come ottenere numeri attendibili, che cosa c'è dietro e quando non conviene aspettare.
Perché sale senza farsi sentire
La pressione è la forza con cui il sangue spinge contro la parete delle arterie. Cambia da sola nell'arco della giornata: è più bassa nel sonno, più alta al mattino e sotto sforzo, e schizza con la rabbia o con il dolore. Malattia non è il singolo picco, ma un livello che resta alto.
Di regola non dà alcun sintomo. La parete arteriosa si distende lentamente, l'organismo fa in tempo ad abituarsi, e chi ha 170/100 può stare esattamente come starebbe a 120/70. Con valori molto elevati compaiono a volte mal di testa, vista annebbiata, peso al torace o sangue dal naso, ma è l'eccezione, non la regola.
Da qui l'equivoco più diffuso: «io me ne accorgo, quando ce l'ho alta». Le verifiche su grandi gruppi di persone mostrano che mal di testa, viso arrossato, ronzii e stanchezza coincidono con i valori reali poco più del caso. Non ci si può fidare delle sensazioni né in un senso né nell'altro: si sta malissimo con la pressione normale e benissimo con la pressione alle stelle. Il modo per saperlo è uno solo, misurarla.
Misurare in modo che i numeri valgano
Metà dei risultati strani non li spiega la malattia, ma il modo in cui si è misurato. Un misuratore da casa costa poco e si ripaga se lo si usa bene.
- Scegliete un apparecchio con bracciale da braccio e non da polso: quelli da polso rispondono più alla posizione della mano che alla pressione.
- Il bracciale deve corrispondere alla circonferenza del braccio. Uno stretto su un braccio grosso gonfia il risultato di decine di punti, ed è la causa più frequente di ipertensione soltanto apparente.
- Prima di misurare state seduti cinque minuti in silenzio, con la schiena appoggiata, i piedi a terra e le gambe non accavallate. Il braccio poggia sul tavolo in modo che il bracciale resti all'altezza del cuore.
- Nella mezz'ora precedente niente fumo, niente caffè, niente attività fisica. Andate in bagno: la vescica piena alza i valori.
- Non parlate durante la misurazione e non guardate il display.
- Fate due o tre rilevazioni a un minuto di distanza e annotate la media delle ultime due. La prima è di solito la più alta, ed è normale.
- Per la diagnosi serve una serie: mattina e sera per una settimana. Un valore isolato non significa nulla.
Le misurazioni domestiche contano per altri due motivi. In una parte delle persone la pressione sale solo nello studio del medico: è l'effetto camice bianco e non si cura con le compresse. In un'altra parte accade il contrario: numeri rispettabili alla visita, valori alti a casa e al lavoro. Questa forma mascherata si scopre solo con il diario domiciliare o con il monitoraggio delle ventiquattro ore, in cui l'apparecchio si porta addosso per un giorno intero e registra anche di notte.
Quali valori si considerano alti
Il risultato si scrive con due numeri, per esempio 130/80. Il primo è la pressione nel momento in cui il cuore si contrae, il secondo quella che resta tra un battito e l'altro, mentre il cuore si riempie.
- Nello studio del medico si parla di ipertensione con valori ripetuti di 140/90 o superiori.
- A casa la stessa diagnosi corrisponde a una soglia più bassa, 135/85, perché a casa si è più tranquilli.
- La fascia che va all'incirca da 130/85 a 139/89 non è malattia, ma è già un motivo per cambiare abitudini e misurarsi con regolarità.
Basta che superi uno dei due numeri. Nelle persone anziane spesso sale solo il primo mentre il secondo resta normale: non è una variante innocua della norma, è una forma piena di ipertensione e va trattata anch'essa. Nelle età molto avanzate vale il contrario: gli obiettivi si allentano e la pressione si abbassa con più prudenza, perché capogiri e cadute pesano più di cinque punti in eccesso.
La diagnosi non si fa quasi mai in una sola visita. Di norma si osserva per qualche settimana, salvo che i valori siano molto alti o che si vedano già alterazioni del cuore, dei reni o del fondo dell'occhio.
Chi rischia più degli altri
La probabilità è maggiore se in famiglia c'è ipertensione, se si sono superati i cinquanta, se il peso in eccesso si deposita sull'addome, se nel cibo c'è molto sale e di movimento ce n'è poco. Aggiungono rischio l'alcol abituale, il fumo, il sonno scarso, il russamento notturno con pause del respiro e la tensione prolungata senza recupero. Nelle persone di origine africana, caraibica e dell'Asia meridionale l'ipertensione comincia prima e decorre peggio, cosa da tenere presente quando si decide a che età fare la prima misurazione.
C'è poi una causa che sfugge molto spesso: i farmaci. Alzano la pressione gli antinfiammatori presi con regolarità, i decongestionanti nasali in gocce o in compresse, i contraccettivi ormonali, i cortisonici e alcuni antidepressivi; fuori dall'armadietto, le bevande energetiche e la liquirizia in quantità. Se la pressione è salita negli ultimi mesi, conviene ripassare che cosa è entrato di nuovo tra le cose che si assumono.
Quando dietro la pressione c'è un'altra malattia
In circa una persona su dieci la pressione alta non è una malattia a sé, ma un sintomo. Vale la pena cercare queste forme: alcune guariscono del tutto e, risolta la causa, la pressione si normalizza senza terapia a vita.
Il sospetto è motivato quando:
- la pressione sale per la prima volta in una persona giovane oppure, al contrario, compare di colpo dopo molti anni di valori normali;
- è molto alta fin dall'inizio;
- tre farmaci a dose piena non la controllano;
- gli esami mostrano il potassio basso;
- ci sono crisi con cardiopalmo, tremore, sudorazione abbondante e mal di testa, in cui la pressione si impenna e poi cade;
- c'è russamento forte con pause respiratorie e sonnolenza diurna;
- l'esame delle urine o l'ecografia mostrano alterazioni renali.
Che cosa c'è di solito dietro: restringimento di un'arteria renale, malattia renale cronica, eccesso dell'ormone aldosterone — la più frequente fra le cause curabili — apnee nel sonno, disturbi della tiroide e, nei giovani, un restringimento congenito dell'aorta. Un reperto raro ma pericoloso è un tumore del surrene che produce ormoni: dà proprio quelle crisi e si risolve con la chirurgia.
Che cosa comporta non curarla
La pressione stabilmente alta impone un lavoro in più alle arterie e agli organi che da esse dipendono. Le pareti si ispessiscono e perdono elasticità, le placche si depositano prima, il cuore lavora contro una resistenza e con il tempo si ingrandisce.
Negli anni questo si traduce in infarto, ictus, scompenso cardiaco, aritmie, perdita di funzione renale fino alla dialisi, demenza vascolare, aneurisma dell'aorta e danno dei vasi del fondo oculare con perdita della vista. Fra tutte le cause di ictus, la pressione alta è quella che pesa di più.
Il dato incoraggiante è che il rapporto vale anche in senso inverso, e senza alcuna soglia: qualunque riduzione stabile abbassa il rischio, e si vede anche uno spostamento modesto dei numeri.
Che cosa abbassa davvero la pressione
Le abitudini non sono qui un complemento della cura, ne sono parte, e nelle fasi iniziali a volte sono tutta la cura.
- Meno sale. La leva più potente. La saliera è meno colpevole di quanto sembri: il grosso arriva con il pane, i formaggi, i salumi, le salse, i piatti pronti e gli snack. Al gusto meno salato ci si abitua in un paio di settimane.
- Perdere peso. Ogni chilo si vede sul misuratore, e i primi si notano quasi subito.
- Muoversi con regolarità. Il riferimento è di circa due ore e mezza di attività moderata alla settimana, e camminare di buon passo conta benissimo.
- Più verdura, frutta e legumi. Portano potassio, che contrasta il sodio. Fanno eccezione la malattia renale e certi diuretici: lì il potassio si discute con il medico.
- Meno alcol. Ci sono persone la cui pressione si normalizza con questo passo soltanto. Berne con regolarità tiene alti i valori a dispetto delle compresse.
- Smettere di fumare. Sui numeri incide in modo moderato, ma è il fumo insieme alla pressione a rovinare le arterie più in fretta.
- Dormire. Il sonno cronicamente corto e le apnee non trattate alzano la pressione notturna, e i valori della notte prevedono le complicanze meglio di quelli del giorno.
Diciamo con onestà anche dove sta il limite: con valori molto oltre la soglia le sole abitudini di rado bastano, e rimandare i farmaci per «prima provo da solo» è una strategia perdente. Non si tratta di scegliere fra le due cose.
I farmaci e che cosa aspettarsi
Si prescrivono quando i valori sono alti, quando il rischio cardiovascolare complessivo è elevato o quando il cambio di stile di vita non è bastato. I gruppi principali sono diversi: inibitori dell'enzima di conversione dell'angiotensina e antagonisti dei suoi recettori, calcioantagonisti e diuretici di tipo tiazidico; i betabloccanti restano per situazioni particolari. La scelta dipende dall'età, dall'origine, dallo stato dei reni, dalla presenza di diabete e dai progetti di gravidanza.
Conviene sapere in anticipo che:
- si prescrivono più spesso due farmaci a dose bassa che uno a dose massima, perché così funziona meglio e con meno effetti indesiderati; spesso è un'unica compressa con la combinazione già pronta;
- si prendono a lungo, di norma una volta al giorno e in genere per tutta la vita. Valori buoni durante la terapia significano che la terapia funziona, non che si può lasciare: se si sospende, la pressione torna nel giro di settimane;
- gli inibitori dell'enzima possono dare tosse secca, che non è pericolosa ma giustifica il passaggio a un farmaco affine; i calcioantagonisti a volte gonfiano le caviglie e i diuretici fanno urinare di più. Tutto questo si racconta al medico invece di interrompere la cura;
- gli antidolorifici antinfiammatori riducono l'efficacia di quasi tutti i farmaci per la pressione;
- se si programma una gravidanza lo schema si cambia prima: una parte di questi medicinali è controindicata alla donna in attesa.
Quando chiamare i soccorsi
Valori alti da soli, senza disturbi, sono un motivo per farsi vedere dal medico in giornata, non per chiamare un'ambulanza. E ancora meno per prendere compresse in più allo scopo di far scendere il numero in fretta: una caduta brusca della pressione è più pericolosa del rialzo stesso.
L'ambulanza serve subito se compare qualcosa di questo elenco (in Italia e in Europa il numero unico è il 112):
- dolore oppressivo o urente al torace che dura più di qualche minuto e si irradia al braccio, al collo, alla mandibola, alla schiena o all'addome, soprattutto con sudorazione, nausea e mancanza d'aria;
- angolo della bocca abbassato, un braccio che non si solleva, parola impastata o la persona che smette di capire ciò che le si dice: sono segni di ictus, e qui contano i minuti;
- mal di testa improvviso di un'intensità mai provata, come un colpo alla nuca;
- perdita brusca della vista o visione doppia;
- affanno intenso a riposo, impossibilità di stare sdraiati, espettorato schiumoso e rosato;
- dolore lacerante al torace che trafigge verso la schiena, fra le scapole;
- convulsioni, stato confusionale;
- in una donna incinta, pressione alta insieme a mal di testa, lampi nella vista, dolore alla bocca dello stomaco o gonfiore comparso in fretta a viso e mani.
In questi casi non mettetevi alla guida. Portate con voi l'elenco dei medicinali che assumete e il registro delle misurazioni fatte a casa, se lo tenete.
Consulto online
Sulla pressione a distanza si può fare più di quanto si creda, perché qui a decidere non è la visita fisica ma i numeri e la loro lettura. Il medico esaminerà il vostro diario delle misurazioni, dirà se si tratta davvero di ipertensione o se il problema sta nella tecnica e nell'emozione, e stabilirà quali esami e accertamenti servono per non lasciarsi sfuggire una forma secondaria e per valutare lo stato degli organi. Il consulto online è comodo anche per affrontare gli effetti indesiderati, capire perché la pressione non scende con lo schema attuale e correggerlo sulla base dei vostri appunti senza spendere la visita a recitare cifre. I segni urgenti dell'elenco precedente non si affrontano a distanza: con quelli si chiama immediatamente l'ambulanza.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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