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Medicinali comunemente utilizzati per Sindrome di Wolff-Parkinson-White (WPW)
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: TABLET, 200 mgPrincipio attivo: amiodaroneProduttore: Sanofi Aventis S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: CAPSULE, 100 mgPrincipio attivo: disopyramideProduttore: Cheplapharm Arzneimittel GmbhPrescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 200 mgPrincipio attivo: amiodaroneProduttore: Aurovitas Spain, S.A.U.Prescrizione richiesta
Il cuore batte al comando di un segnale elettrico, e quel segnale di solito ha una sola strada da percorrere. Nella sindrome di WPW le strade sono due: oltre a quella normale esiste un ponticello di fibre muscolari con cui la persona nasce. Finché il segnale passa da dove deve, non succede nulla; ma appena imbocca la scorciatoia comincia a girare in tondo e il cuore sale a duecento battiti al minuto e oltre. Per la maggior parte delle persone si tratta di episodi fastidiosi ma innocui, che una sola procedura elimina del tutto. C'è però un'avvertenza, e vale la pena leggere fino in fondo proprio per quella: questa sindrome ha uno scenario raro in cui la via accessoria diventa davvero pericolosa.
Da dove viene la via in più
Normalmente gli atri e i ventricoli sono separati da uno strato fibroso che non conduce corrente, e l'unica porta fra i due è il nodo atrioventricolare. Quel nodo funziona come un tornello: trattiene il segnale, non lo lascia passare troppo spesso e in questo modo protegge i ventricoli da un ritmo impazzito che arriva dall'alto.
Nella sindrome di WPW un filo sottile di muscolo cardiaco ha attraversato quello strato: è la via accessoria. Si forma mentre il bambino si sviluppa prima della nascita e dietro non c'è di solito alcuna causa: non dipende da ciò che ha fatto la madre, non è una punizione e non è una malattia acquisita. Ogni tanto si incontrano famiglie con più parenti interessati, ma è l'eccezione.
Il guaio della via accessoria è che il tornello non ce l'ha. Il segnale la percorre in un istante, torna indietro attraverso il nodo, riparte lungo la via accessoria e il circuito si chiude. Finché il circuito gira, il cuore si contrae alla sua velocità. Questo è l'episodio.
Conviene distinguere due situazioni. A volte la via si vede sul tracciato ma la persona non ha mai avuto un episodio: allora si parla di quadro elettrocardiografico di WPW e l'atteggiamento è più tranquillo. Di sindrome si parla quando al tracciato si aggiungono gli episodi.
Com'è fatto un episodio
L'inizio è sempre improvviso: non un cuore che accelera piano piano per l'agitazione, ma un interruttore che scatta. La fine è altrettanto brusca. Fra un episodio e l'altro la persona sta come sempre ed è in salute.
Durante l'episodio possono comparire:
- battito rapido, regolare e forte, che si sente nelle orecchie e in gola;
- debolezza, sensazione di svenimento, vista che si annebbia quando si prova ad alzarsi;
- fame d'aria;
- pressione o dolore al petto;
- ansia, tremore, sudore freddo;
- bisogno di urinare poco dopo la fine dell'episodio: è una risposta normale del cuore che si è disteso e non deve spaventare;
- più raramente, perdita di coscienza.
Può durare da qualche secondo a diverse ore. C'è chi ha un episodio ogni qualche anno e chi ne ha più volte a settimana; la frequenza non si può prevedere in anticipo. Quasi sempre cominciano da soli, anche se a volte li innesca uno sforzo brusco, un caffè forte, un eccesso di alcol, una notte insonne o il piegarsi in avanti.
Una nota a parte sui bambini: un lattante non si lamenta, e l'episodio si manifesta come rifiuto del cibo, pallore, spossatezza e respiro rapido. Se la cosa si ripete, quello che va raccontato al medico è proprio che si ripete.
Perché la sindrome non si lascia senza controllo
Gli episodi appena descritti, di per sé, non mettono in pericolo la vita. Il pericolo sta in un'altra combinazione, rara ma reale.
Se una persona con una via accessoria entra in fibrillazione atriale, cioè in un tremolio caotico degli atri a diverse centinaia di impulsi al minuto, il nodo atrioventricolare trattiene, come è giusto che faccia, la maggior parte di quel torrente. La via accessoria non trattiene nulla. È in grado di lasciar passare il caos direttamente ai ventricoli, che si contraggono così in fretta e in modo così disordinato da smettere di pompare sangue. È una condizione che minaccia la vita e richiede soccorso immediato.
Succede di rado, e la stragrande maggioranza delle persone con questa sindrome invecchia senza alcun dramma. Ma è proprio per questo scenario che la sindrome non viene trascurata nemmeno quando gli episodi sono pochi e ben tollerati: il rischio non dipende da quanto spesso vi sentite male, ma dalle caratteristiche della via stessa. Solo il medico può valutarle, con il tracciato, con il comportamento dei segni di preeccitazione sotto sforzo e, se serve, con uno studio dentro il cuore.
Quando chiamare i soccorsi e cosa si può provare prima
Chiamate i soccorsi (il numero unico europeo è il 112) se durante l'episodio compare anche solo una di queste cose:
- dolore o forte pressione al petto;
- affanno marcato, fame d'aria a riposo;
- svenimento o sensazione di stare per perdere i sensi;
- il battito smette di essere regolare e diventa spezzato e disordinato;
- l'episodio non passa da solo e non si interrompe con le manovre che vi sono state insegnate;
- la pelle diventa pallida e madida di sudore freddo e la persona è torpida.
In questi casi non serve aspettare che passi, e in quello stato non si guida. Se l'episodio è stato il primo, fatevi vedere da un medico comunque, anche se tutto è durato un minuto e ora state benissimo: fuori dall'episodio il tracciato può sembrare ingannevolmente tranquillo, e registrare il ritmo conta.
Esistono manovre che stimolano il nervo vago e possono interrompere il circuito: spingere a bocca chiusa e naso tappato, immergere il viso nell'acqua fredda, tossire. In chi ha già la diagnosi funzionano spesso. Ma non vanno imparate da una descrizione trovata in rete: quale sia adatta a voi, quanto mantenerla e quando non si deve fare ve lo mostra il medico. Il massaggio del collo non rientra in questo elenco: da soli non si fa.
Come si scopre
Lo strumento principale è il comune elettrocardiogramma. La via accessoria vi lascia un'impronta caratteristica: i ventricoli cominciano ad attivarsi un attimo prima del dovuto e la salita del tracciato diventa dolce, con un avvio smussato. Un occhio esperto riconosce subito questa immagine, e non è raro che la sindrome salti fuori per caso su un tracciato eseguito prima di un intervento o a un controllo.
La difficoltà è che la via non si vede sempre: può condurre in modo intermittente, e allora il tracciato di una giornata tranquilla appare normale. Per questo si ricorre a:
- monitoraggio di ventiquattro ore o di più giorni, con un apparecchio portato addosso che registra il ritmo senza interruzione;
- registratore di eventi, che il paziente attiva quando l'episodio comincia: comodo quando gli episodi sono rari;
- prova da sforzo: se i segni di preeccitazione scompaiono a frequenza elevata, è un dato a favore di una via che conduce lentamente;
- ecocardiogramma, per guardare la struttura del cuore, perché di rado la sindrome si accompagna a un difetto congenito;
- studio elettrofisiologico: elettrodi sottili vengono portati nel cuore attraverso un vaso, si individua la via con precisione e si misura quanto in fretta è capace di condurre. Questo stesso studio di solito si unisce al trattamento.
L'ablazione è la soluzione abituale, non l'ultima spiaggia
L'ablazione transcatetere elimina la causa: la via accessoria viene individuata dall'interno del cuore e distrutta in un punto preciso con il calore o con il freddo. Si entra da un vaso all'inguine, il torace non si apre, l'anestesia di solito non è generale e a casa si torna in genere il giorno dopo.
Vale la pena sapere tre cose:
- guarisce la stragrande maggioranza: il successo si misura in cifre dell'ordine del novantacinque per cento, e dopo una procedura riuscita gli episodi non tornano e la via smette di essere una minaccia;
- non è l'ultima barriera a cui si arriva dopo aver provato tutto il resto. Oggi in molti casi viene proposta subito, al posto di anni di compresse, soprattutto ai giovani, a chi svolge un lavoro con responsabilità verso altre persone e a chi ha una via con caratteristiche preoccupanti;
- il rischio di complicanze è basso ma non nullo, ed è più alto quando la via è vicina al normale sistema di conduzione. Se ne parla prima della procedura.
Si usano anche i farmaci, quando l'ablazione non è indicata, viene rimandata o la persona la rifiuta. Li sceglie soltanto l'aritmologo, e di questo tratta la sezione seguente, perché qui c'è un tranello.
Che cosa i vostri medici devono sempre sapere
Questa è la parte più pratica della pagina. Alcuni farmaci che nella vita di tutti i giorni servono a rallentare il polso e a curare le aritmie, nella sindrome di WPW possono fare male. Il meccanismo è semplice: trattengono il segnale nel nodo atrioventricolare, quel tornello, e così sgombrano la strada alla via accessoria. Se in quel momento compare una fibrillazione atriale, tutto il torrente passa dalla scorciatoia e le cose peggiorano invece di migliorare. Rientrano in questo gruppo i glicosidi cardiaci e alcuni calcioantagonisti che rallentano il ritmo; con altri farmaci si procede con cautela. I nomi contano meno della regola.
La regola è questa: se vi hanno diagnosticato una sindrome di WPW, ditelo a qualunque medico vi prescriva una terapia: al medico di famiglia, al chirurgo, all'anestesista prima di un intervento, al dentista, all'equipaggio dell'ambulanza. Portate con voi il referto o una nota sul telefono. E non prendete nulla "per il batticuore" che abbia fatto bene a un conoscente o sia avanzato da vecchie prescrizioni: ciò che è sicuro in una tachicardia comune, con una via accessoria fa esattamente il contrario.
Dopo un'ablazione riuscita questo limite decade, e il medico ve lo dirà chiaramente.
Consulto online
A distanza si chiarisce bene ciò che di solito resta oscuro. Il medico vi aiuta a leggere il referto del tracciato e spiega se si tratta di un quadro elettrocardiografico o di una sindrome; valuta se i vostri episodi somigliano a una tachicardia da via accessoria o a qualcos'altro; indica quale esame ha senso fare dopo e con quanta urgenza. È anche un modo comodo per discutere se conviene l'ablazione e che cosa cambierebbe, per controllare che i farmaci prescritti siano compatibili con la diagnosi e per sciogliere i dubbi su sport, gravidanza e lavoro. Un episodio in corso adesso non si cura online: con i segni dell'elenco qui sopra, chiamate i soccorsi.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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