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Medicinali comunemente utilizzati per Varici (vene varicose)
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: INJECTABLE, 1%Principio attivo: sodium tetradecyl sulfateProduttore: Std Pharmaceutical (Ireland) LimitedPrescrizione richiestaForma farmaceutica: INJECTABLE, 0.5%Principio attivo: sodium tetradecyl sulfateProduttore: Std Pharmaceutical (Ireland) LimitedPrescrizione richiestaForma farmaceutica: Solution for injection, 2 mgPrincipio attivo: sodium tetradecyl sulfateProduttore: Std Pharmaceutical (Ireland) LimitedPrescrizione richiesta
Le varici sono vene gonfie e tortuose che si vedono sotto la pelle, quasi sempre sui polpacci e sulle cosce. Sono molto frequenti e di per sé quasi mai pericolose: moltissime persone ci convivono per decenni senza avere bisogno di alcuna cura. C'è però un secondo aspetto di cui si parla meno. Con il tempo alcune vene cominciano a dare fastidio sul serio: la gamba pesa e si gonfia verso sera, la pelle sopra la caviglia scurisce e si indurisce, compare prurito e a volte una ferita che non si chiude. Questa non è più estetica, e qui tenere sotto osservazione invece di curare costa caro. Lo scopo di questa pagina è aiutare a distinguere le due situazioni e mostrare che cosa si propone oggi al posto di un intervento importante.
Che aspetto hanno e che cosa si sente
Le varici di solito si vedono bene e si sentono facilmente al tatto: sporgono sotto la pelle come cordoni morbidi e sinuosi, bluastri o color pelle, e si notano soprattutto quando la persona è in piedi. Basta sdraiarsi e sollevare la gamba perché si svuotino: è il comportamento normale di una vena, non il segno che il problema sia passato.
I disturbi non compaiono in tutti e corrispondono poco alle dimensioni delle vene: un cordone grosso può non dare alcun fastidio, mentre vene appena visibili possono far pesare la gamba. Il quadro tipico è questo:
- pesantezza, senso di tensione e dolore sordo al polpaccio, che aumentano con il passare della giornata;
- gonfiore della caviglia e del piede: la sera resta il segno dell'elastico del calzino, la mattina la gamba è di nuovo normale;
- bruciore e prurito lungo il decorso della vena;
- crampi notturni ai polpacci;
- sollievo stando sdraiati con le gambe sollevate o camminando, e peggioramento con le lunghe attese in piedi, il caldo, il bagno caldo.
I capillari e le teleangectasie — quei vasi sottili rossi, blu o violacei che stanno dentro la pelle stessa — non sono varici: non si gonfiano, non danno pesantezza e si trattano solo per motivi estetici. Va detto però che a volte i capillari sono l'unica cosa visibile all'esterno mentre sotto c'è già una vena con le valvole che non tengono: per questo, se ci sono anche gonfiore e pesantezza, non vanno ignorati.
Perché le vene si dilatano
Il sangue risale lungo le vene delle gambe contro la forza di gravità. A tenerlo su sono due cose: le valvole all'interno della vena, lembi sottili che impediscono al sangue di ricadere, e i muscoli del polpaccio, che a ogni passo comprimono le vene profonde e spingono il sangue verso il cuore. Appena le valvole smettono di combaciare, una parte del sangue torna indietro. La pressione dentro la vena sale, la parete si distende, i lembi si allontanano ancora di più e il circolo si alimenta da solo. La vena inoltre si allunga e, non avendo dove andare, si piega su se stessa: da qui l'aspetto nodoso.
Tutto questo riguarda le vene superficiali, quelle che stanno subito sotto la pelle. Il deflusso principale passa per le vene profonde, dentro i muscoli, e nelle varici quelle di solito funzionano. Chiudere o togliere una vena superficiale non priva quindi la gamba di un canale necessario: il sangue prende semplicemente la strada giusta.
La probabilità è maggiore se le varici ci sono nei genitori, con l'età, in gravidanza, con il peso in eccesso, nei lavori che obbligano a stare ore in piedi o seduti immobili, e dopo una trombosi venosa profonda. Nelle donne si riscontrano più spesso. Le vene comparse in gravidanza spesso si riducono o scompaiono nei primi mesi dopo il parto, perciò prima di allora di solito non si interviene: ci si limita alle calze elastiche.
Quando è estetica e quando è già malattia
Varici senza disturbi e senza alterazioni della pelle sono una condizione con cui si può convivere tranquillamente senza fare nulla. Toglierle per l'aspetto è una scelta del tutto legittima, ma è una scelta, non una necessità medica.
Altra cosa sono i segni che la pressione nelle vene sta già danneggiando i tessuti della gamba. Qui aspettare gioca contro: le alterazioni della pelle si formano in anni e tornano indietro male. Vale la pena mostrare la gamba al medico e parlare di cura, non di controlli, se c'è almeno uno di questi elementi:
- gonfiore della gamba e della caviglia che non si riassorbe più del tutto durante la notte;
- pesantezza e dolore serali che costringono a cambiare le abitudini della giornata;
- cambiamento del colore della pelle sopra la caviglia: chiazze bruno-ruggine sulla pelle chiara e, sulla pelle scura, zone più scure del resto, lucide o grigiastre. È il ferro del sangue filtrato attraverso la parete del vaso, e da solo non se ne va;
- indurimento della pelle sopra la caviglia, quando quel tratto diventa duro e come stretto da una cintura mentre il polpaccio più in alto appare più pieno;
- un eczema che prude e desquama sopra le vene;
- un'ulcera alla gamba, aperta o guarita: un'ulcera guarita anni fa è la stessa indicazione di una aperta, perché senza curare le vene ritorna;
- anche un solo episodio di sanguinamento da una varice.
Questa pagina parla delle vene in sé. Della pelle della gamba — perché scurisce, prude e si sfalda, con che cosa trattarla e come evitare che si arrivi all'ulcera — si parla nella pagina sull'eczema varicoso. La causa è comune, ma le domande sono diverse.
Che cosa aiuta nella vita di tutti i giorni
Una premessa, per evitare delusioni: nulla di quanto segue elimina le vene già dilatate né restituisce alle valvole la loro funzione. Queste misure riducono i sintomi, contengono il gonfiore e proteggono la pelle — non è poco, ma non è una cura delle vene.
- Camminare. Non il consiglio generico sull'attività fisica, ma un meccanismo preciso: a ogni passo il muscolo del polpaccio lavora come una pompa. Mezz'ora di cammino al giorno fa per le gambe più di qualsiasi crema.
- Pause nel lavoro in piedi e da seduti. Ogni mezz'ora sollevarsi sulle punte dieci o quindici volte, ruotare le caviglie, fare qualche passo: a fare male è l'immobilità, non la posizione in sé.
- Gambe sollevate e peso. Venti o trenta minuti sdraiati con i piedi più in alto del livello del cuore sono il modo più rapido per far scendere il gonfiore serale. I chili di troppo significano più pressione nelle vene del bacino e delle gambe.
- Cura della pelle e prudenza. La pelle secca della gamba si idrata ogni giorno: quella screpolata viene grattata e in quel punto compare facilmente una ferita che poi guarisce male. La pelle sottile sopra una varice grossa si lacera contro lo spigolo di un mobile o un gradino, ed è una causa frequente di sanguinamento.
I prodotti da farmacia hanno qui un ruolo modesto. I flebotonici possono ridurre un po' la pesantezza e il gonfiore, li prescrive il medico, ma sulle vene non agiscono; creme e gel danno una piacevole sensazione di fresco, e nulla di più.
Le calze elastiche: che cosa danno e che cosa no
Le calze a compressione graduata stringono la gamba dall'esterno, di più alla caviglia e di meno salendo. Sostengono le vene distese, aiutano la pompa muscolare e tolgono il gonfiore. Pesantezza e stanchezza serali diminuiscono, e a molti questo basta per convivere con le varici senza alcun intervento.
Va però detto con chiarezza: la calza allevia i sintomi e non elimina le vene. La vena dilatata sotto resta dilatata, le valvole non ricominciano a chiudersi e, appena la calza viene tolta, tutto torna come prima. Non è un argomento contro la compressione: è un argomento contro il passare anni con la calza invece di affrontare il discorso della cura quando i motivi per curarsi ci sono già.
La classe di compressione e la taglia le stabilisce il medico, che prima deve accertarsi che il flusso arterioso della gamba sia integro: palpare il polso del piede e, nel dubbio, misurare l'indice caviglia-braccio confrontando la pressione alla caviglia e al braccio. Se le arterie sono ristrette, la gamba non va compressa. La calza si indossa la mattina, prima che la gamba si gonfi, e si toglie la sera. Se si arrotola formando un salsicciotto, taglia o sfrega, non è il caso di sopportare: va cambiata la taglia, perché quel rotolo funziona come un laccio. Il tessuto ormai allargato non comprime più, quindi si sostituisce ogni pochi mesi.
Come si studiano e come si curano oggi
L'esame è di solito uno solo e basta: l'ecocolordoppler delle vene. Mostra quali vene non trattengono il sangue, dove esattamente le valvole non tengono e se le vene profonde sono in ordine. Senza di esso non si programma nulla: togliere la vena che si vede senza sapere da dove arriva il reflusso è il modo più rapido per ritrovarsela.
L'intervento chirurgico maggiore ha smesso di essere l'opzione principale. Oggi nella maggior parte dei casi la vena non si asporta ma si chiude dall'interno attraverso una puntura, in anestesia locale, e la persona torna a casa lo stesso giorno.
- Ablazione termica, con laser o radiofrequenza. Attraverso la puntura si introduce nella vena uno strumento sottile che la riscalda dall'interno; le pareti si saldano, la vena smette di portare sangue e viene sostituita da un cordoncino fibroso. È oggi il metodo di prima scelta per i tronchi principali.
- Scleroterapia. Si inietta nella vena una sostanza, per lo più sotto forma di schiuma, che ne provoca la chiusura. Adatta a vene più piccole, collaterali e capillari, richiede di solito più sedute.
- Chiusura con colla e ablazione meccanochimica. Varianti senza calore e quindi senza bisogno di anestetizzare tutto il decorso della vena; si usano quando i metodi termici non sono adatti.
- Asportazione chirurgica della vena. Il tronco viene legato ed estratto, le collaterali si tolgono da incisioni minime. Resta necessaria con certe conformazioni e con varici molto voluminose, e si esegue in anestesia generale o spinale.
Comune a tutti: qualche giorno di calze elastiche dopo la procedura, con lividi e una sensazione di tiraggio lungo la vena per una o due settimane. E una cosa che conviene sapere prima: la cura toglie le vene trattate, ma non annulla la predisposizione. Dopo qualche anno una parte delle persone trova vene nuove, e questo non significa che l'intervento sia stato fatto male.
Quando serve il medico subito
Le urgenze legate alle varici sono rare, ma esistono e vale la pena saperle riconoscere.
Un cordone caldo e dolente lungo il decorso della vena. La vena diventa dura come una corda, la pelle sopra arrossisce, scotta e fa male al tatto. Così si presenta la tromboflebite superficiale. Di per sé di solito non è pericolosa, ma richiede una visita e un'ecografia nei giorni immediatamente successivi: bisogna capire fin dove risale il trombo e se è passato alle vene profonde. Quella zona non va scaldata, sfregata né massaggiata.
Una gamba intera gonfia, con dolore al polpaccio. Gonfiore di una sola gamba, dolore o tensione al polpaccio e pelle più calda del solito possono indicare una trombosi venosa profonda. Dal medico lo stesso giorno, senza rimandare a domani. Se si aggiungono affanno, dolore al torace nell'inspirare, battito accelerato o sangue con la tosse, chiamate l'ambulanza: così si manifesta l'embolia polmonare. In Spagna, Italia, Portogallo, Polonia e Ucraina è attivo il numero unico 112.
Sanguinamento da una varice. La pelle sottile sopra la varice si lacera a volte per un urto da nulla e, poiché la pressione all'interno è alta, il sangue esce a getto: è uno spettacolo che spaventa. Che cosa fare subito: si sdrai, sollevi la gamba il più possibile e prema con forza sul punto con un panno pulito; tenga la pressione dieci-quindici minuti di seguito, senza staccare la mano per guardare. In questa posizione l'emorragia si ferma quasi sempre. Poi applichi una fasciatura compressiva, tenga la gamba sollevata e si rivolga al medico anche se il sangue si è fermato. Se non riesce a fermarlo, chiami l'ambulanza. Un sanguinamento è un'indicazione diretta a curare le vene: una volta accaduto, si ripete.
Consulto online
Nelle varici il consulto online serve soprattutto a mettere ordine nella situazione. Il medico chiederà dei disturbi e di come si comporta la gamba verso sera e dopo la notte, guarderà fotografie della gamba fatte con buona luce in piedi e sdraiati, e aiuterà con la domanda principale: si tratta di estetica con cui si può convivere, o sono già le alterazioni per cui è il momento di rivolgersi al chirurgo vascolare.
Sempre qui ha senso discutere se serva l'ecocolordoppler e che cosa mostrerà; in che cosa differiscono laser, radiofrequenza e scleroterapia e perché la scelta si fa sul risultato dell'ecografia e non sul prezzo; come scegliere le calze elastiche e come portarle; che cosa fare per le gambe in un lavoro in piedi e durante la gravidanza. È utile leggere insieme un referto ecografico già fatto e capire che cosa dice davvero.
I limiti sono semplici. La diagnosi non si fa su una fotografia: lo stato delle valvole si vede solo all'ecografia. La compressione non si prescrive senza aver controllato il flusso arterioso. E se una gamba si è gonfiata e il polpaccio fa male, se lungo una vena è comparso un cordone caldo e dolente o c'è stato un episodio di sanguinamento, non serve una conversazione davanti a uno schermo ma il medico di persona, oggi.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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