Dolore al collo
Il collo fa male almeno una volta nella vita alla maggior parte degli adulti, e quasi sempre finisce bene: una posizione sbagliata nel sonno, una giornata…
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Medicinali comunemente prescritti per Dolore al collo
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi farmaco.
Forma farmaceutica: ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 68.34 mg/mlPrincipio attivo: ibuprofenPrescrizione richiestaForma farmaceutica: ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 600 MGPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Laboratorios Combix S.L.U.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TABLET, 400 mgPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Mabo Farma S.A.Prescrizione non richiesta
Il collo fa male almeno una volta nella vita alla maggior parte degli adulti, e quasi sempre finisce bene: una posizione sbagliata nel sonno, una giornata lunga davanti allo schermo, un colpo d'aria, uno strappo, e nel giro di giorni o settimane passa. È proprio per quel «quasi sempre» che il dolore al collo è pericoloso da sottovalutare. Fra cento casi banali capitano quelli in cui dietro lo stesso dolore ci sono una meningite, una frattura, una compressione del midollo spinale o una lacerazione di un'arteria, e non si distinguono per l'intensità del dolore ma per ciò che lo accompagna. Questa pagina serve proprio a separare le due cose e, per inciso, a spiegare perché nel dolore al collo comune il collare e il riposo sono un consiglio superato.
Che cosa succede al collo il più delle volte
Il collo regge una testa che pesa quanto una buona anguria e deve comunque girare liberamente in tutte le direzioni. Il prezzo di questa mobilità è una quantità di piccole articolazioni, legamenti e muscoli facili da sovraccaricare. Da qui la scena tipica: uno si sveglia con il dolore e non riesce a girare la testa da un lato, oppure il dolore cresce verso sera dopo una giornata al computer, oppure è iniziato il giorno dopo un tamponamento in auto.
Nella maggior parte dei casi il colpevole preciso resta ignoto, ed è normale. Il dolore nasce insieme dai muscoli, dalle articolazioni fra le vertebre, dai legamenti e dai dischi intervertebrali; ripartire il contributo di ciascuno è impossibile e nemmeno serve, perché il trattamento è comunque lo stesso. Questo dolore si chiama aspecifico e passa da solo: quello acuto di solito in giorni o settimane.
Merita un discorso a parte la cosiddetta cervicale. Le alterazioni dei dischi e delle piccole articolazioni si trovano nelle immagini di quasi tutti dopo i quarant'anni, alla maggior parte di queste persone il collo non fa affatto male, e in chi ha dolore forte l'immagine spesso appare tranquilla. Vale a dire che un reperto in una radiografia o in una risonanza non fa da solo la diagnosi e non cambia la prognosi. Conta molto di più un'altra cosa: come si comporta il dolore, che cosa lo peggiora e se è comparso qualcosa oltre al dolore. È su queste domande che vale la pena concentrarsi, non sui referti delle immagini.
Quando serve l'ambulanza
Chiama un'ambulanza al numero unico europeo 112 se:
- il dolore al collo si accompagna a febbre e non riesci a portare il mento contro il petto. Rigidità della nuca, febbre, mal di testa intenso, fastidio per la luce, nausea, sonnolenza o confusione, e a volte un'eruzione cutanea che non impallidisce se ci si preme sopra un bicchiere: può essere una meningite. Si sviluppa nel giro di ore, quindi aspettare il mattino non è possibile;
- il collo ha cominciato a far male dopo un colpo forte, un incidente, un tuffo o una caduta. L'infortunato non si solleva, non si fa sedere in auto e non gli si gira la testa: si chiama l'ambulanza e lo si lascia sdraiato. Lo stesso vale per una caduta dalla propria altezza se la persona è anziana, ha l'osteoporosi o assume farmaci che fluidificano il sangue: in loro si rompe ciò che in un giovane avrebbe retto;
- è arrivato all'improvviso un dolore fortissimo al collo o alla nuca, diverso da quelli precedenti, soprattutto dopo una rotazione brusca della testa, uno strattone o una manipolazione cervicale, e insieme ci sono mal di testa, capogiro, visione doppia, instabilità, parola impastata, intorpidimento di metà volto o una palpebra abbassata. Così si manifesta la dissecazione dell'arteria vertebrale, una lacerazione della sua parete interna che può finire in un ictus;
- sono comparse in modo acuto debolezza o intorpidimento contemporaneamente a braccia e gambe, l'impossibilità di tenere in mano gli oggetti, l'instabilità nel camminare, oppure ritenzione di urina, incontinenza o intorpidimento nella zona genitale e anale;
- il dolore si irradia alla mascella, al braccio o al torace e si accompagna ad affanno, sudore freddo, nausea o senso di peso dietro lo sterno: anche un infarto a volte si presenta così, come dolore al collo.
Che cosa non si può rimandare
Fatti vedere da un medico in giornata o nei giorni immediatamente successivi se:
- sono comparse debolezza, intorpidimento o goffaggine alle mani, è cambiato il modo di camminare oppure si è alterata la minzione. Se ne parla in dettaglio qui sotto: questa combinazione significa sofferenza del midollo spinale, non «cervicale», e va chiarita con urgenza;
- al dolore al collo si è aggiunta febbre senza raffreddore, tanto più se di recente ci sono stati un intervento, un'iniezione nella zona della colonna o un'infezione con pus, se assumi farmaci che abbassano le difese o se hai fatto uso di droghe per via endovenosa. L'infezione della colonna è rara, ma si cura tanto meglio quanto prima viene trovata;
- hai avuto o hai un tumore e il dolore al collo è nuovo, costante, ti sveglia di notte e si accompagna a perdita di peso, sudorazioni o mancanza di appetito. È la combinazione per cui conviene essere prudenti in eccesso;
- il dolore è iniziato senza alcun motivo dopo i cinquant'anni e non ha il consueto carattere muscolare;
- il collo ha iniziato a far male dopo un trauma, anche lieve, e hai l'osteoporosi, hai preso cortisonici a lungo oppure hai fatto radioterapia su quella zona;
- la debolezza di un braccio peggiora di giorno in giorno;
- il dolore non lascia dormire per più notti di fila e non risponde ai comuni antidolorifici;
- insieme al dolore sono comparsi linfonodi duri e ingrossati nel collo, raucedine, difficoltà a deglutire o una sensazione di nodo che non passa;
- un bambino ha febbre insieme al dolore al collo, oppure non si lascia girare la testa, oppure tiene la testa storta e non riesce a raddrizzarla;
- dolore o rigidità non passano per più di qualche settimana, nonostante il movimento e gli antidolorifici.
Braccio e gambe: radice nervosa o midollo spinale
È la distinzione centrale di tutto l'argomento, ed è quella che più spesso non si fa. Dal collo escono le radici nervose dirette alle braccia, e dentro la colonna corre il midollo spinale, da cui dipendono braccia, gambe e vescica. La compressione di una radice e la compressione del midollo danno quadri del tutto diversi e richiedono comportamenti del tutto diversi.
La compressione di una radice si avverte come un dolore che parte dal collo verso la scapola e scende lungo il braccio in una striscia stretta, a volte fino a dita precise. Nella stessa zona formicola e si intorpidisce, e ogni tanto si indebolisce un movimento determinato. Il dolore aumenta con la tosse, con lo starnuto e quando si porta la testa all'indietro, e si attenua se si appoggia la mano sulla sommità del capo. È fastidioso e a tratti molto doloroso, ma nella grande maggioranza dei casi passa da solo in settimane o pochi mesi e si cura senza intervento.
La compressione del midollo si comporta diversamente, e non la si riconosce dal dolore: di dolore può quasi non essercene. Bisogna guardare la funzione:
- le mani perdono destrezza: i bottoni non si allacciano, la chiave non entra nella serratura, la scrittura peggiora, gli oggetti cadono;
- debolezza e intorpidimento compaiono in entrambe le braccia, non in una sola;
- il passo diventa insicuro, i piedi si allargano, al buio e sul terreno irregolare va nettamente peggio, e le gambe risultano molli oppure, al contrario, rigide;
- cambia la minzione: lo stimolo diventa improvviso e imperioso, ci si alza di notte, capitano perdite oppure, all'opposto, si fatica a iniziare;
- compare una sensazione di scossa lungo la colonna quando si piega la testa in avanti.
Non sono «depositi di calcio» e non sono un motivo per un ciclo di massaggi. La compressione midollare avanza a gradini: la persona vive per mesi in una condizione nuova, un po' peggiore, ci si abitua, e il gradino successivo verso il basso arriva all'improvviso. Ciò che si è perso si recupera male, quindi il senso della cura è fermarla prima che si perda. Servono una visita neurologica, una risonanza magnetica e il parere di un neurochirurgo. E a parte: con questi sintomi il collo non si manipola, non si mette in trazione e non si sottopone a manovre brusche, perché così la faccenda può chiudersi in una sola seduta.
Collare e riposo: perché non si consigliano più
Un tempo, davanti a un dolore al collo, quasi a tutti si dava un collare morbido e si diceva di stare a riposo. Quando lo si è confrontato con la normale attività, il risultato è stato il contrario delle attese: chi portava il collare e risparmiava il collo guariva più lentamente e più spesso restava con un dolore prolungato.
Il motivo si capisce. In una settimana di inattività i muscoli del collo si indeboliscono, le articolazioni smettono di percorrere tutto l'arco del movimento e la testa si abitua all'idea che il collo sia fragile e muoverlo sia pericoloso. La paura del movimento non è un dettaglio: è esattamente ciò che trasforma un dolore di due settimane in uno di molti mesi.
Perciò nel dolore al collo comune il collare non serve, e il movimento è la cura. Il collare resta per le situazioni in cui lo prescrive un medico: immobilizzazione subito dopo un trauma grave, in attesa della visita e dell'esame radiologico, il periodo dopo un intervento, un'instabilità vertebrale dimostrata. Portarlo «finché fa male», per decisione propria, non va fatto.
Con il riposo a letto vale esattamente lo stesso. Con il dolore al collo non bisogna stare sdraiati: è ragionevole ridurre il carico per un giorno o due, non sospendere la vita normale. Lavorare, camminare, guidare se la testa gira: tutto questo si può e si deve. L'unico limite è ovvio: se il collo non ruota abbastanza da vedere la strada, non ci si mette al volante.
Che cosa aiuta davvero
- Continua a muoverti. Gira e inclina la testa entro i limiti tollerabili, allargando ogni giorno un po' l'arco del movimento. Che faccia male muoversi, entro limiti ragionevoli, non significa che ci si stia facendo del danno. Qui non trovi schede di esercizi già pronte, e non per reticenza: il programma va costruito su ciò che fa male proprio a te, ed è un lavoro da fisioterapista.
- Caldo o freddo, quello che ti risulta più gradevole. Una doccia calda, una borsa dell'acqua calda o un impacco tiepido sopra un panno per quindici o venti minuti rilassano i muscoli; nelle prime ventiquattr'ore dopo un trauma a molti riesce meglio il freddo, anch'esso con un panno di mezzo e mai direttamente sulla pelle. Né l'uno né l'altro curano la causa, ma alleviano abbastanza da permettere di muoversi.
- Antidolorifici. Paracetamolo, oppure un ciclo breve di antinfiammatori non steroidei per bocca o in gel sul collo. Concorda scelta e dose con il medico o il farmacista, soprattutto in caso di malattie dello stomaco, dei reni o del cuore, in gravidanza e se prendi altri farmaci. Il senso dell'antidolorifico qui non è non sentire nulla, ma riuscire a muoversi e a dormire.
- Il cuscino. Non cercarne uno «ortopedico», ma uno adatto: la testa deve restare in linea con la colonna, senza piegature verso l'alto o verso il basso. Di fianco serve un cuscino più alto, a pancia in su più basso. Dormire a pancia in giù è l'opzione peggiore per il collo: la testa passa otto ore girata fino in fondo da un lato.
- La postazione di lavoro e il telefono. Bordo superiore dello schermo all'altezza degli occhi, gomiti appoggiati, il telefono si alza verso il viso invece di abbassare la testa su di esso. Ma la postura perfetta non esiste, e la regola principale è un'altra: cambiare posizione spesso e alzarsi almeno ogni mezz'ora. La postura migliore è la prossima.
- Sonno e tensione. Dormire poco e lo stress aumentano il dolore al collo in modo percepibile: i muscoli del cingolo scapolare e quelli della masticazione restano contratti tutto il giorno, spesso con i denti serrati di notte. Non è una cosa che si risolve con una pomata.
- Se dopo qualche settimana non migliora, chiedi al medico un invio alla fisioterapia: gli esercizi mirati di mobilità e forza per collo e cingolo scapolare sono la cosa meglio documentata che esista nel dolore prolungato.
Che cosa evitare: passare settimane sdraiati, portare il collare di propria iniziativa, pretendere un esame radiologico a ogni riacutizzazione, accettare manipolazioni brusche del collo quando la causa del dolore non è chiara e passare da un ciclo di iniezioni all'altro mentre la situazione non cambia. Se in un mese e mezzo nulla è cambiato, a cambiare deve essere l'impostazione, non il numero delle sedute.
Come evitare che ritorni
Il dolore al collo tende a ripresentarsi, e a prevenirlo non è l'arredamento perfetto ma l'abitudine al movimento.
- L'attività fisica regolare, di qualunque tipo, è la cosa più affidabile che si conosca. Sono particolarmente utili gli esercizi per la muscolatura della schiena e del cingolo scapolare: più solida è l'impalcatura, meno tocca al collo.
- Spezza le lunghe sedute: una pausa breve ogni mezz'ora, due passi, spalle che ruotano, uno sguardo fuori dalla finestra.
- Non portare sempre la borsa pesante sulla stessa spalla e non sollevare carichi con il busto ruotato.
- Sistema il sonno: orario costante per andare a letto, un cuscino adatto e mai a pancia in giù.
- Il fumo e il peso in eccesso peggiorano il decorso di qualunque dolore cronico, compreso questo.
- Se il dolore torna, comportati come la prima volta e senza allarmarti. Un nuovo episodio non significa che il collo si stia rovinando: nella maggior parte delle persone queste riacutizzazioni si alternano a periodi tranquilli per anni, e ognuna passa.
Consulto online
Il dolore al collo è un tema in cui parlare risolve davvero molto, perché quasi tutte le informazioni necessarie stanno nelle risposte alle domande e non nell'esame obiettivo. Il medico di Oladoctor chiederà come è iniziato il dolore, dove si irradia, che cosa lo peggiora, se c'è stato un trauma, che cosa succede alle mani, al passo e alla minzione, e già da questo dirà se siamo davanti a un comune dolore muscolare e articolare o a un quadro da vedere di persona e con urgenza. Aiuterà a scegliere l'antidolorifico tenendo conto delle tue altre malattie e degli altri farmaci, spiegherà se serva un esame per immagini proprio adesso (di solito non serve), a quale specialista abbia senso rivolgersi e che cosa dia realmente la fisioterapia. E dirà chiaramente quando la conversazione va interrotta: febbre con nuca rigida, un trauma recente, debolezza crescente a braccia e gambe o un modo di camminare che è cambiato non sono argomenti da visita a distanza, sono un motivo per andare in ospedale.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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