Dolore al seno
Il seno risponde a tutto quello che fanno gli ormoni, e per questo fa male alla maggior parte delle donne: a una certa età, in certi giorni del mese, con…
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Medicinali comunemente prescritti per Dolore al seno
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi farmaco.
Forma farmaceutica: TABLET, 600 mgPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Industria Quimica Y Farmaceutica Vir S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 600 mgPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Kern Pharma S.L.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: TRANSDERMAL PATCH, 1.17 mg of estradiol hemihydratePrincipio attivo: estradiolProduttore: Bexal Farmaceutica S.A.Prescrizione richiesta
Il seno risponde a tutto quello che fanno gli ormoni, e per questo fa male alla maggior parte delle donne: a una certa età, in certi giorni del mese, con intensità variabile. Questa pagina parla del dolore nel seno vero e proprio: nel suo tessuto, nella pelle, nel capezzolo. Se invece a premere, bruciare o stringere è qualcosa di più profondo, dietro lo sterno e vicino al cuore, si tratta di tutt'altro e ha una pagina a sé, «Dolore toracico». Nel parlare comune si dice «dolore al petto» in entrambi i casi, ma in comune c'è solo la parola.
La paura con cui si arriva qui
Diciamo subito la cosa per cui questa pagina di solito viene aperta. Il dolore da solo non è quasi mai il primo segno di un tumore. Un tumore della mammella si manifesta in genere non con il dolore ma con un nodulo duro che si palpa e che non fa male affatto. È proprio l'assenza di dolore a rendere insidioso un nodulo: non disturba, ed è facile rimandare per mesi.
Non se ne deduce che il dolore si possa ignorare sempre. Le poche situazioni in cui conta davvero sono descritte più avanti, una per una. Ma un dolore senza nodulo e senza alterazioni della pelle indica gli ormoni, un muscolo o una costola molto più spesso di qualcosa di pericoloso.
Il dolore che torna con il ciclo
La forma più frequente è legata al ciclo e si riconosce da tre tratti:
- compare nella seconda metà del ciclo, una o due settimane prima delle mestruazioni, e allenta con il loro arrivo o nei primi giorni;
- interessa entrambi i seni insieme, più forte nella parte alta ed esterna, e spesso si irradia verso l'ascella e la spalla;
- si presenta come pesantezza, tensione e gonfiore, non come una fitta in un punto solo.
In quei giorni il seno sembra più denso e più grande, il contatto dà fastidio e la biancheria pesa. La forma più marcata si vede dopo i trent'anni e negli anni che precedono la menopausa, quando le oscillazioni ormonali sono maggiori. Con la menopausa il dolore ciclico di solito passa da solo, a meno che non si assumano preparati ormonali.
Un dolore così non è una malattia e non richiede una cura in quanto tale. Ci si interviene quando impedisce di dormire, di abbracciare i figli o di fare sport, e ci si interviene prima di tutto senza compresse, come si spiega più avanti.
Quando fa male un seno solo e in un punto solo
Il dolore non legato al ciclo funziona all'inverso: un lato, un punto preciso che si può indicare con un dito e nessun rapporto con il calendario. Dietro non c'è quasi mai la ghiandola, ma quello che le sta sotto:
- le cartilagini costali dove si attaccano allo sterno, cioè una costocondrite. La dolorabilità segue esattamente il bordo dello sterno, aumenta premendo con un dito e nel respiro profondo;
- i muscoli della parete toracica dopo uno sforzo, il trasporto di pesi o un lavoro insolito con le braccia;
- il tratto cervicale e dorsale della colonna: una radice nervosa irritata proietta il dolore lungo la costola, e la donna lo avverte in tutta onestà come dolore al seno;
- un seno voluminoso con un reggiseno inadatto, che tira senza tregua legamenti e muscoli del collo e della schiena;
- la cicatrice, la tensione e il torpore dopo un intervento alla mammella;
- una cisti, soprattutto se si è riempita in fretta.
Un discorso a parte meritano i farmaci. Danno tensione e dolore i contraccettivi ormonali combinati, la terapia ormonale della menopausa, alcuni antidepressivi e i trattamenti per la fertilità. Non vanno sospesi di propria iniziativa: il medico di famiglia cercherà un'alternativa oppure proporrà di aspettare, perché una parte di questi effetti svanisce dopo due o tre mesi.
Il dolore durante l'allattamento
In una donna che allatta il dolore si spiega quasi sempre con la meccanica e non con una malattia, e quasi sempre si risolve. Le tre cause più frequenti sono:
- un attacco scorretto: il bambino prende in bocca solo il capezzolo e non l'areola. Da qui le ragadi, il sangue sul capezzolo e il dolore acuto nei primi secondi della poppata;
- il ristagno di latte, che dà una zona dura e dolente che si ammorbidisce nettamente dopo la poppata o dopo la spremitura;
- lo spasmo dei vasi del capezzolo: il capezzolo impallidisce a fine poppata e compare un dolore urente che peggiora al freddo.
Aiutano cose semplici: allattare più spesso, cominciare dal lato dolente, farsi controllare una volta l'attacco da una consulente per l'allattamento, applicare calore prima della poppata e freddo dopo, curare le ragadi con lanolina pura. L'allattamento in genere non si interrompe: al contrario, un seno svuotato fa meno male.
Seno rosso, caldo e con febbre
È l'unica situazione della pagina che non si lascia passare. Una zona del seno, o il seno intero, arrossa, diventa caldo e duro, la pelle resta tesa, sale la febbre e compaiono dolori diffusi come in un'influenza. In una donna che allatta si tratta quasi sempre di una mastite: serve una visita nella stessa giornata, perché senza cura evolve in ascesso, e l'ascesso va poi drenato.
Se lo stesso quadro compare in una donna che non allatta, occorre chiarirlo prima e andare più a fondo. Esiste una forma rara ma aggressiva, il carcinoma infiammatorio della mammella, e l'aspetto è proprio quello di un'infiammazione: arrossamento su buona parte del seno, edema della pelle con i pori dilatati a buccia d'arancia, durezza e pesantezza, a volte un capezzolo retratto. Un nodulo può non palparsi affatto. A distinguerlo è il fatto che gli antibiotici non portano alcun miglioramento. La regola è semplice: una «mastite» in una donna che non allatta e che dopo una settimana di cura non è regredita richiede visita e accertamenti, non un secondo ciclo di antibiotici.
Che cosa allevia davvero
- Un reggiseno della taglia giusta, con spalline larghe e un sostegno reale: di giorno e, nelle giornate peggiori, anche di notte, morbido e senza ferretto. È la misura più sottovalutata di tutte e per molte donne rende più delle compresse.
- Un reggiseno sportivo durante l'attività fisica. Correre e saltare senza sostegno stira i legamenti, e il dolore poi resta per giorni.
- Un ciclo breve di antidolorifico: paracetamolo o un antinfiammatorio non steroideo. Quando a fare male è una cartilagine costale o un muscolo, funziona bene anche un gel antinfiammatorio spalmato sul punto dolente.
- Caldo o freddo, secondo quello che risulta più gradevole, sempre sulla pelle attraverso un tessuto e mai direttamente.
- Un diario di due o tre cicli: data, intensità del dolore da uno a dieci, lato interessato. Mostra quello che a occhio non sempre si vede, cioè se il dolore è legato al ciclo oppure no, e fa risparmiare tempo alla visita.
- Una revisione con il medico di tutti i farmaci assunti, compresi quelli che non hanno nulla a che vedere con la sfera ginecologica.
Si chiede spesso della vitamina E e dell'olio di enotera: prove convincenti di efficacia non ce ne sono, danni di solito nemmeno, e la scelta resta personale. Il legame del dolore con il caffè e i cibi grassi non è stato confermato negli studi, ma se lo si nota su di sé verificarlo non costa nulla.
Con che cosa si va dal medico senza rinviare
- si palpa un nodulo o una zona ispessita che prima non c'era, nel seno o nell'ascella;
- c'è una retrazione della pelle, una fossetta o una piega, soprattutto visibile alzando il braccio;
- il capezzolo si è introflesso o ha cambiato direzione;
- c'è secrezione dal capezzolo fuori dalla gravidanza e dall'allattamento, tanto più se da un solo dotto, limpida o con sangue;
- sono cambiate la forma o le dimensioni di un seno;
- arrossamento, edema della pelle, aspetto a buccia d'arancia, una crosta o una piaga che non guarisce sul capezzolo o sull'areola;
- dolore in un punto fisso che dura settimane e non dipende dal ciclo;
- dolore comparso per la prima volta dopo la menopausa;
- uno qualsiasi di questi riscontri in un uomo.
Se quello che ha trovato è un nodulo, a rigore le serve la pagina vicina, «Noduli al seno»: lì è spiegato in che cosa differisce una cisti da una lesione solida e che cosa si fa dopo. Lo studio comincia in ogni caso dalla visita e, secondo l'età, si aggiunge l'ecografia o la mammografia; se serve, si esegue un prelievo con ago. Non conviene aspettare il momento buono, ma nemmeno angosciarsi in attesa dell'appuntamento: la maggior parte dei riscontri risulta benigna.
Consulto online
A distanza si può fare la parte essenziale: capire a quale dei quadri descritti corrisponde il suo dolore e se serva davvero una visita di persona. Il medico esaminerà il rapporto fra dolore e ciclo, guarderà l'elenco dei farmaci, spiegherà come distinguere una cartilagine costale dolente dal dolore della ghiandola, indicherà che cosa fare in caso di ragadi e ristagno durante l'allattamento e verificherà a parte la presenza dei segni dell'ultimo elenco. Se la visita di persona serve, uscirà dal consulto sapendo da chi andare e quale esame chiedere, e non con la sola inquietudine.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
Medici online per Dolore al seno
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