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Medicinali comunemente utilizzati per Costocondrite
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: ORALLY DISINTEGRATING TABLET/LIOTAB, 500 mgPrincipio attivo: paracetamolProduttore: Upsa S.A.S.Prescrizione non richiestaForma farmaceutica: TABLET, 500 mgPrincipio attivo: paracetamolProduttore: Farmalider S.A.Prescrizione non richiestaForma farmaceutica: INJECTABLE PERFUSION, 10 mg/mLPrincipio attivo: paracetamolProduttore: B. Braun Melsungen AgPrescrizione richiesta
Le costole si attaccano allo sterno non con osso ma con cartilagine, e quella giunzione può infiammarsi. Nel torace compare allora un dolore acuto che aumenta con il respiro profondo e con i movimenti: una sensazione abbastanza spaventosa da far pensare seriamente al cuore. La costocondrite non è pericolosa e quasi sempre si risolve da sola, anche se non con la rapidità che si vorrebbe. La difficoltà sta altrove: un dolore identico può venire da alcune condizioni in cui si conta a minuti. Per questo il testo non comincia dalla cura, ma da come distinguere ciò che è banale da ciò che è urgente.
Come si presenta
Il dolore è di solito acuto, trafittivo o sordo, più spesso a sinistra, accanto allo sterno, e a volte si sposta verso il fianco. Sta in un punto preciso e la persona riesce quasi sempre a indicarlo con un dito, cosa che con il dolore cardiaco riesce di rado. Poi emerge il suo tratto principale: cambia con quello che si fa.
- aumenta con l'inspirazione profonda, la tosse, uno starnuto, una risata;
- risponde quando si ruota il busto, ci si allunga verso l'alto, si solleva una borsa;
- compare premendo con un dito proprio sulla giunzione fra costola e sterno: quello è il punto;
- disturba da sdraiati, soprattutto sul lato dolente, e spesso sveglia girandosi nel sonno.
In genere si infiammano due o tre giunzioni vicine, quasi sempre nella metà alta dello sterno. La pelle sopra non cambia: niente rossore, niente gonfiore, niente calore. Se invece sulla zona dolente compare una tumefazione dura e visibile, con ogni probabilità non è costocondrite ma la sua parente stretta, la sindrome di Tietze: interessa una sola giunzione, è più frequente nei giovani e dura più a lungo, ma si tratta allo stesso modo ed è altrettanto innocua.
E un avvertimento importante. Il fatto che premendo faccia male non dimostra da solo che il cuore stia bene: una parete toracica dolente si trova anche in persone che stanno avendo nello stesso momento un infarto. Il segno aiuta, ma non sostituisce la valutazione di tutto il resto.
Il dolore toracico per cui si chiama il 112
Chiamate il 112 senza cercare di resistere fino al mattino se il dolore al petto:
- stringe, comprime o pesa e si irradia al braccio, al collo, alla mandibola, alla schiena o sotto la scapola;
- si accompagna a sudore freddo, nausea, pallore, sensazione di svenimento o di paura;
- dura più di quindici minuti oppure è comparso per la prima volta sotto sforzo;
- è iniziato di colpo insieme al fiato corto, soprattutto se nelle ultime settimane ci sono stati un intervento, un volo lungo, un gesso, una gravidanza o un parto recente: così si manifesta un coagulo nell'arteria polmonare;
- si accompagna a sangue con la tosse oppure a gonfiore e dolore in un solo polpaccio;
- è arrivato di scatto, come uno strappo, si irradia alla schiena fra le scapole ed è molto intenso;
- si somma a febbre, brividi, tosse con catarro o fiato corto che peggiora;
- è comparso dopo un trauma al torace, in particolare se respirare è diventato difficile.
A parte: in chi ha già una malattia cardiaca nota, ha superato i quarant'anni, fuma o convive con diabete, pressione alta o colesterolo elevato, la soglia per chiamare deve essere più bassa. In quel caso è meglio muoversi per niente che capirlo dopo.
Perché la cartilagine si infiamma
In circa metà dei casi la causa non si trova: il dolore arriva senza motivo e se ne va allo stesso modo. Quando la causa si vede, di solito è una di queste:
- una contusione o un colpo al torace, anche uno di cui ci si è già dimenticati;
- uno sforzo insolito con braccia e spalle: lavori in casa, un trasloco, pesi sollevati sopra la testa, un nuovo programma in palestra;
- una tosse lunga e insistente: durante una bronchite mette alla prova la parete toracica quanto un bilanciere;
- un'infezione virale recente;
- malattie delle articolazioni e del tessuto connettivo: artrite reumatoide, artrite psoriasica, spondilite anchilosante, fibromialgia;
- problemi del tratto dorsale della colonna e delle articolazioni fra costola e vertebra, che si riflettono in avanti.
A sé sta l'infezione della giunzione stessa: rara, ma reale. La si sospetta quando sopra le costole compaiono rossore, gonfiore e calore, sale la febbre e il dolore cresce di giorno in giorno. Succede dopo interventi al torace, con l'uso di droghe per via endovenosa e nelle persone con difese basse, e a quel punto gli antidolorifici non bastano più.
Che cos'altro fa male allo stesso modo
La costocondrite si diagnostica quando tutto il resto non torna, e conviene sapere che cosa sia questo resto.
- Muscoli e costole. Un muscolo intercostale stirato e una incrinatura costale danno lo stesso dolore localizzato. L'incrinatura si sospetta dopo una caduta o una tosse violenta, soprattutto negli anziani.
- Fuoco di Sant'Antonio. Il dolore urente lungo una costola compare alcuni giorni prima delle vescicole, e in quell'intervallo si scambia facilmente per costocondrite. Le vescicole su un solo lato del torace chiudono la questione.
- Esofago e stomaco. Bruciore e reflusso bruciano dietro lo sterno e seguono i pasti e la posizione del corpo, non il movimento.
- Polmoni e pleura. Pleurite e polmonite fanno male anch'esse inspirando, ma aggiungono febbre, tosse e fiato corto.
- Ansia. Non inventa il dolore, ma lo fissa: la paura per il cuore accelera il respiro, i muscoli fra le costole si contraggono, il dolore sale e con esso la paura. Il cerchio si spezza molto più facilmente quando il cuore è già stato controllato.
- Raro ma importante. Un tumore della parete toracica o una metastasi in una costola cominciano anch'essi con un dolore locale. Devono allarmare il dolore fisso in un solo punto che cresce settimana dopo settimana, il dolore notturno che sveglia, il calo di peso, il sudore notturno, la febbre senza causa e un tumore avuto in passato.
Che cosa aiuta
La costocondrite non ha una terapia propria, e non è una scusa: l'infiammazione della cartilagine si spegne da sola, tutto dipende dal tempo e dal non continuare a stuzzicarla. Di solito passa in qualche settimana, a volte si trascina per mesi e in alcune persone torna dopo gli sforzi.
- Togliete per un po' il movimento che riproduce il dolore: le spinte, le trazioni, il lavoro con le braccia sopra la testa, la borsa portata dal lato dolente. Il riposo assoluto non serve: camminare e fare la vita di sempre fa solo bene.
- Fra i farmaci aiutano gli antinfiammatori non steroidei, anche in gel sulla zona dolente; se non si tollerano, resta un comune analgesico. Quale sia adatto a voi, soprattutto con problemi di stomaco, reni o pressione, è meglio chiederlo al medico di famiglia o al farmacista.
- Il calore sulla parete toracica, con una borsa calda o una doccia tiepida, scioglie lo spasmo muscolare attorno al punto dolente.
- Se la tosse tormenta, conviene curarla a parte: finché il torace viene scosso dieci volte l'ora, la cartilagine non si calma.
- Quando il dolore acuto scende, aggiungete movimenti dolci di apertura del torace e un po' di lavoro sulla postura. Le ore passate curvi mantengono il dolore quanto gli sforzi.
- Dormite sul lato sano o supini, con un cuscino a sostenere il braccio dal lato dolente.
Se il dolore non passa
Fatevi vedere dal medico se dopo alcune settimane non cambia nulla, se il dolore aumenta, se compaiono febbre o una tumefazione sopra una costola, e anche se semplicemente siete in ansia e volete una certezza sul cuore. Nei dolori prolungati si propone talvolta un'infiltrazione di anestetico locale insieme a un antinfiammatorio nella giunzione dolente: non cura la causa, ma spezza il circolo del dolore e permette di tornare a muoversi. Serve anche il lavoro con il fisioterapista, che alleggerisce la parete toracica agendo su postura e respiro.
C'è però il rovescio di una storia che si allunga. Se il dolore dura da mesi, si comporta diversamente da prima o gli si è aggiunto qualcosa di nuovo, la diagnosi va rivista e non curata come si è sempre fatto. La costocondrite è una diagnosi di esclusione e non protegge dal fatto che più avanti compaia altro.
Consulto online
A distanza si risolve la domanda principale: se ciò che fa male somiglia alla parete toracica oppure se il quadro richiede una visita e degli accertamenti in giornata. Il medico chiederà come è iniziato il dolore, che cosa lo modifica, che cosa è successo il giorno prima, se ci sono fiato corto, febbre o fattori di rischio cardiovascolare, e dirà come procedere. Online è comodo anche scegliere l'analgesico tenendo conto degli altri farmaci che assumete, capire quali sforzi togliere e quando riprenderli, e valutare se servano accertamenti per un dolore che dura ormai da mesi. I segnali dell'elenco urgente non si valutano a distanza: in quel caso si chiamano subito i soccorsi.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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