Spondilosi cervicale
Si chiama spondilosi cervicale l'usura legata all'età nella parte alta della colonna: i dischi tra le vertebre perdono acqua e si appiattiscono, sui bordi…
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Medicinali comunemente utilizzati per Spondilosi cervicale
Solo a scopo informativo. Consulta sempre un medico prima di assumere qualsiasi medicinale.
Forma farmaceutica: MODIFIED-RELEASE TABLET, 100 MGPrincipio attivo: tramadolProduttore: Teva Pharma S.L.U.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: INJECTABLE, 75 mgPrincipio attivo: diclofenacProduttore: Faes Farma S.A.Prescrizione richiestaForma farmaceutica: ORAL SOLUTION/SUSPENSION, 400 mgPrincipio attivo: ibuprofenProduttore: Farmalider S.A.Prescrizione non richiesta
Si chiama spondilosi cervicale l'usura legata all'età nella parte alta della colonna: i dischi tra le vertebre perdono acqua e si appiattiscono, sui bordi delle vertebre crescono piccoli speroni ossei e le articolazioni che le uniscono diventano rigide. A sessant'anni questi cambiamenti sono presenti quasi in tutti e la maggior parte delle persone non se ne accorge: l'immagine radiologica impressiona, il collo invece non disturba. Conviene quindi considerarla meno una malattia e più una caratteristica degli anni vissuti, alla quale a volte si aggiunge il dolore. Meritano attenzione non i cambiamenti in sé, ma due domande: come vivere con un collo che fa male per mesi e come non lasciarsi sfuggire il caso raro in cui dietro lo stesso dolore c'è una radice nervosa o un midollo spinale compressi.
Che cosa si sente
I disturbi sono di solito contenuti e arrivano a ondate: qualche giorno o qualche settimana difficile, poi mesi di calma.
- dolore sordo al collo e sulle spalle, più forte al risveglio e a fine giornata, più sopportabile dopo essersi mossi;
- rigidità: la testa gira peggio da un lato e diventa faticoso guardare indietro mentre si parcheggia;
- mal di testa che parte dalla nuca e si estende in avanti verso fronte e tempie;
- scricchiolii e scatti nei movimenti, che da soli non significano nulla;
- dolore che scende verso la scapola o la spalla e che per questo viene spesso scambiato per un problema della spalla.
Discorso a parte quando uno sperone osseo o un disco appiattito comprime una radice nervosa. Il dolore allora esce dal collo e scende lungo il braccio in una striscia stretta fino a dita precise, con formicolio, intorpidimento e a volte perdita di forza nella mano. È fastidioso e lungo, ma quasi sempre si risolve da solo in qualche mese, senza intervento.
Perché accade e perché l'esame non è una condanna
La causa principale è il tempo. Dopo i venticinque anni il disco si nutre sempre peggio, si appiattisce e il carico si sposta sulle articolazioni e sui bordi delle vertebre. Accelerano il processo un trauma cervicale passato, la familiarità, il fumo e anni di lavoro fisico pesante con carichi sulle spalle o con vibrazioni.
Di postura e schermi si parla più di quanto meritino. Le ore al monitor non consumano i dischi, ma l'immobilità e la tensione continua dei muscoli producono proprio quel dolore sordo che viene attribuito alla spondilosi. La differenza è pratica: le vertebre non si possono modificare, l'abitudine a restare seduti un'ora senza muoversi sì.
Il punto più importante: il referto quasi mai spiega il dolore. Parole come osteofiti, riduzione dell'altezza dei dischi, rettilineizzazione della curva compaiono nella maggioranza delle persone oltre i cinquant'anni, comprese quelle che non hanno mai avuto male al collo. Si cura la persona e ciò che avverte, non una riga di un referto.
Che cosa aiuta nei giorni normali
La chiave è il movimento, non il riposo. Un collo protetto troppo finisce per fare più male: i muscoli si indeboliscono, la rotazione si riduce e ogni gesto maldestro si paga con il dolore.
- ogni giorno rotazioni dolci, inclinazioni e circonduzioni delle spalle: pochi minuti, ma con regolarità; la sensazione di allungamento va bene, il dolore acuto no;
- aggiungere esercizi per i muscoli tra le scapole, che sono quelli che reggono davvero il collo;
- alzarsi e cambiare posizione ogni mezz'ora se si lavora seduti; portare il bordo superiore dello schermo all'altezza degli occhi e avvicinare il telefono al viso invece di piegare la testa verso di lui;
- scegliere un cuscino che tenga il collo allineato alla colonna: troppo alto e troppo piatto sono ugualmente sbagliati, e dormire a pancia in giù con la testa girata è meglio evitarlo del tutto;
- il calore, sotto forma di doccia, borsa termica o sciarpa, scioglie la contrattura e rende possibili esercizi che altrimenti non riescono;
- smettere di fumare, se si fuma: è una delle poche abitudini con effetto dimostrato sullo stato dei dischi;
- non portare il collare rigido per più di due o tre giorni e solo durante una crisi forte, perché con l'uso prolungato i muscoli si indeboliscono e la situazione peggiora.
Controllare il dolore: cosa aspettarsi e cosa evitare
Nella spondilosi i farmaci non riparano la colonna: servono a continuare a muoversi mentre la crisi passa da sé. L'obiettivo realistico non è la scomparsa del dolore ma la sua sopportabilità.
Di solito si comincia con antidolorifici semplici e antinfiammatori, anche in gel o crema da applicare sul collo, che agiscono meno ma quasi non toccano lo stomaco. Per bocca questi farmaci si usano in cicli brevi e con prudenza in caso di ulcera, pressione alta, malattie renali o terapia che fluidifica il sangue. Nella contrattura intensa si prescrivono a volte miorilassanti per pochi giorni: danno sonnolenza e non si conciliano con la guida. Se il dolore scende nel braccio si possono aggiungere farmaci per il dolore di origine nervosa, di efficacia modesta e non immediata. Quale medicinale e a che dose lo stabiliscono il medico di famiglia o il farmacista, soprattutto se già assumete qualcosa ogni giorno.
Massaggio, agopuntura e tecniche manuali danno sollievo temporaneo, e non c'è nulla di male. Un avvertimento però è serio: le manipolazioni brusche con rotazione del collo è meglio evitarle. Raramente lacerano il rivestimento interno di un'arteria vertebrale, e questa è la strada diretta verso l'ictus per chi era arrivato solo con il collo dolorante.
Segnali che non si tratta più di usura
Sono pochi e precisi, ed è per loro che vale la pena leggere fin qui.
- Le mani sono diventate maldestre: i bottoni non entrano, gli oggetti scivolano via, la calligrafia è cambiata, e nello stesso periodo il passo è diventato incerto, come sul ponte di una nave. Aggiungete la sensazione di scossa elettrica lungo la schiena quando si piega la testa in avanti e qualsiasi nuova difficoltà a urinare. Così si manifesta la compressione del midollo spinale. Bisogna rivolgersi subito al medico: l'intervento ferma il peggioramento ma recupera male ciò che è già perduto, quindi il tempo si misura in settimane e non in anni.
- Perdita di forza progressiva in un braccio: non dolore, ma proprio forza che manca, la tazza che sfugge, il braccio che non si alza.
- Dolore improvviso e violento al collo o alla nuca, diverso da tutti i precedenti, soprattutto insieme a vertigini, visione doppia, difficoltà a parlare o instabilità, a volte dopo una rotazione brusca della testa. Può trattarsi di una dissezione dell'arteria vertebrale: è un'emergenza, non qualcosa da osservare a casa.
- Febbre, sudorazione notturna, calo di peso senza motivo, dolore che sveglia di notte e non si placa a riposo, un tumore in passato, un'infezione grave recente. A volte è così che si annunciano un tumore o un'infezione della colonna, e in quel caso gli accertamenti non si rimandano.
- Dolore dopo una caduta o un colpo, in particolare in una persona anziana o con osteoporosi: va valutato lo stesso giorno.
- Collo rigido con febbre alta, mal di testa forte e fastidio per la luce: non riguarda la colonna ma la meningite, e si chiama il 112.
Che cosa può fare il medico
La visita non si limita al collo: si valutano l'ampiezza dei movimenti, la forza e la sensibilità nelle braccia, i riflessi, il cammino e l'equilibrio — è questo che distingue un dolore legato all'età da una compressione del nervo o del midollo.
Gli esami di immagine non servono a tutti: la radiografia mostra gli stessi cambiamenti presenti nei coetanei sani e raramente modifica una decisione. La risonanza magnetica ha senso quando ci sono i segni neurologici dell'elenco precedente, quando il dolore al braccio dura da mesi o quando si sta davvero valutando un intervento.
La base della cura resta la fisioterapia con aumento graduale del carico: sulla distanza funziona meglio di qualsiasi compressa. La chirurgia si prende in considerazione in due situazioni: dolore radicolare persistente che non è passato in diversi mesi e compressione del midollo. L'intervento ferma con buona affidabilità il peggioramento, ma non promette di restituire al collo la giovinezza, e questo viene spiegato con onestà prima di decidere.
Consulto online
A distanza si risolve bene la domanda principale: se si tratta di una crisi comune che passerà con un'attività ragionevole o di un quadro che richiede visita ed esami. Il medico chiederà dove arriva il dolore e fino a quali dita, se sono cambiate forza e destrezza delle mani, da quanto dura e che cosa avete già provato: di solito basta per separare i cambiamenti dell'età dai segni radicolari e midollari. È anche l'occasione per rivedere gli esercizi, adattare l'antidolorifico agli altri farmaci e capire se serve una risonanza. I segnali dell'elenco precedente non si gestiscono attraverso uno schermo: richiedono una visita di persona e, se il dolore compare all'improvviso con vertigini e difficoltà a parlare, cure urgenti.
Questo materiale ha finalità informativa e non sostituisce il consulto medico.
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